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Franky Selector: un ode all’estete, al suono della leggerezza

Quiete e saudade o qualcosa che ci si avvicina di molto. Torna in scena il canadese Franky Selector e lo fa con un disco nuovo di zecca di inediti che, questa volta, lasciano ampio spazio al suono di raccontarci uno scenario fatto di visioni romantiche, losangeline, di soul e di funk ma anche moltissimo sapore italiano. Suona quasi tutto in prima persona ricercando strumenti e synth. Il risultato si intitola “Odeon”, lavoro che troviamo anche dentro una bella release in vinile sempre per The Good People Records. Si fa fragile quando scrive in italiano, si rende solido e sicuro quando scivola nelle soluzioni più funky. Diviene suo lo scenario che sento… suo e di nessun altro…

Sei cresciuto tra Florida e Canada, con influenze brasiliane e chanson francese. In che modo questo mosaico identitario si riflette oggi in “Odeon”?

Beh, tutto ciò che è accaduto nella mia infanzia fa parte di ciò che sono come artista oggi. Sono molto legato alla musica americana, ma con un tocco europeo (viviamo in Québec, la parte francese del Canada, che è ancora molto europea rispetto al resto del Nord America). E naturalmente, l’America Latina è molto presente, con la mia famiglia in Brasile da parte di mio padre. Tutte queste influenze sono presenti in Odeon.

“Con Le Mani Senza Paura” sembra avere una forte carica simbolica: un invito a toccare la vita senza protezioni. Ha senso chiederti perché questa immagine così fisica dell’amore?

Va interpretato al secondo grado, nel senso di non avere paura di vivere la vita al massimo; di sperimentare tutto ciò che la vita ha da offrire ed esserne grati. Non necessariamente in modo fisico o lussurioso.

E perché usare lo spoken word di Cici?

“Con Le Mani Senza Paura” era inizialmente un pezzo strumentale e Cici, un’italiana che vive a Montréal, è venuta nel mio studio con un’amica comune e abbiamo deciso di registrare un dialogo solo per divertimento, e alla fine l’ho mantenuto in pista! È stata una cosa spontanea.

L’Italia del sud resta un punto fermo anche per questo disco? In particolare con la Campania o sbaglio?

Non hai torto! Il Sud Italia e la Campania sono luoghi molto speciali per me, con cari amici e collaboratori; li considero quasi la mia seconda casa. Anche se Odeon non è nato in Italia, ha un’energia mediterranea.

E per il futuro? So che sei tornato qui per nuove registrazioni o sbaglio?

Sì, è vero! Stiamo lavorando a nuova musica; stanno nascendo cose davvero fantastiche.

Dopo “Never Better” e la versione italiana “Italians Do It Never Better”, cosa ti ha spinto oggi a raccontare questo nuovo capitolo? Cosa rappresenta “Odeon” nella tua discografia?

Non compongo consapevolmente con un messaggio specifico in mente; preferisco lasciarmi andare e lasciare che l’ispirazione arrivi in un flusso di coscienza, ma col senno di poi, si potrebbe dire che Odeon è la colonna sonora della mia vita nel momento in cui è stata creata; gli alti e bassi, le riflessioni introspettive, gli sfoghi gioiosi della vita quotidiana.

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