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Eroica Fenice

Gabriella Martinelli: quando la musica non si piega alle regole

Gabriella Martinelli: quando la musica non si piega alle regole

Sorprendente al primo ascolto, convincente al secondo.

Sorprendente e convincente: sono questi i due aggettivi che si attribuiscono all’ultimo lavoro di Gabriella Martinelli, cantautrice, pugliese d’adozione; un album auto-prodotto che non cede alle regole del mercato, ma si piega soltanto all’istinto musicale. Parlo di istinto proprio perché è questo il fulcro del disco della Martinelli, intitolato La pancia è un cervello col buco. Convivono diversi generi musicali, ma spicca l’amore per il cantautorato italiano, attraverso testi che riprendono vocaboli caduti in disuso, qui invece messi in risalto grazie ad una scrittura brillante che si sposa con una voce piena di armonici ed estremamente intonata. Nell’era dell’autotune, Gabriella Martinelli dà spazio al suo timbro, giocando con diversi stili musicali, dal reggae del brano omonimo al disco, alla ballad La vagabonde. Tra scrittura e vocalità permane il carattere fresco e pulito, peculiarità della cantautrice.

Otto tracce che delineano svariate figure femminili: irreali come Casimira, primo brano dell’album;  sono presenti anche riferimenti a donne che hanno fatto la storia e donne che circondano la quotidianità dell’artista. Donne rappresentate nel disco dall’artista Pronostico, creatore della copertina dell’album. Sicuramente è un disco lontano dal mainstream, più vicino alle dinamiche del cantautorato di nicchia, ma fruibile a tutti gli ascoltatori interessati a ciò che differisce dalla solita forma canzone.

Questa è la nostra intervista.

Gabriella Martinelli, l’intervista

La pancia è un cervello col buco: dove nasce l’idea e l’esigenza di raccontare soprattutto figure femminili?

Ho ritrovato tra i miei appunti alcune storie di donne ed ho cercato altre storie femminili che convivessero bene tra loro. La prima che ho scritto è la storia di Erika, “La pancia è un cervello col buco”, brano che dà il nome al disco e che tra l’altro ho presentato al premio Bianca D’Aponte ancor prima d’immaginare che sarebbe poi nato questo progetto. Sono storie di donne che effettivamente appartengono alla mia vita, come la mia terra, la Puglia, così come nonna e le donne della famiglia. Ci sono personaggi di fantasia come Casimira; attraverso di lei e le allegorie cerco di raccontare l’altro. Poi c’è Jeanne Baret, la prima donna che ha circumnavigato il globo e lo ha fatto travestita da uomo per seguire l’uomo che amava, perché alle donne a quei tempi alcune libertà non erano concesse. Sono personaggi positivi, coraggiosi. È un disco d’istinto, registrato in presa diretta, con la voglia di essere suonato in giro il più possibile.

Il disco e autoprodotto, un lavoro coraggioso quello di essere cantautori oggi…

Si, forse questo lavoro è una scommessa ma spero ci siano persone che possano ritrovarsi in quello che scrivo. Autoprodurre un disco è una scelta non legata ai meccanismi del momento, perché senza tempo e senza condizionamenti. Voglio scrivere canzoni nelle quali posso riconoscermi nel tempo. Autoproduzione significa anche scegliere la squadra giusta: ho scelto di attorniarmi di professionisti che credessero in questo lavoro tanto quanto me, promuovendolo con entusiasmo: a partire dal mio ufficio stampa, Chiara Giorgi; Adriano e Federica che curano la comunicazione sui social e poi i miei musicisti che hanno partecipato alle registrazioni dell’album: Andrea Jannicola alla chitarra, Paolo Mazziotti al basso, Alessandro Marzi alla batteria, Andrea Libero Cito al violino, Nicola Guida al pianoforte, Erika Scorza e Salvo Corallo alle voci. E Antonio Pronostico che ha dato un volto ed un corpo alle storie raccontate nel disco: ha disegnato ognuna di loro in modo straordinario; ha curato anche l’artwork dell’album.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali? Quali ascolti hanno maggiormente influenzato il tuo ultimo album?

Non è un disco che ha esattamente il suono di oggi, come ti accennavo non ho seguito mode e condizionamenti esterni. È un lavoro che nasce con l’idea del live, ricco di contaminazioni; tornano i miei viaggi in Francia e i miei primissimi ascolti: Bertoli, Dalla, Fossati. È un disco crossover, ogni brano suona di vita propria coerente con la sua storia.

Hai partecipato a rassegne come Musicultura, Bianca d’Aponte, il Premio de Andre; premi importanti per la musica cantautoriale italiana. Come hai vissuto queste esperienze? Le consiglieresti a chi vuole intraprendere la carriera musicale?

Sì le consiglio, perché sono rassegne serissime e sono delle opportunità per conoscere e confrontarsi con addetti ai lavori ed altri musicisti; tutto questo per un musicista fa parte della gavetta. Cosi come è importante studiare, mettersi continuamente in discussione e fare sacrifici.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho presentato ad Aprile il disco al Monk di Roma, al tramonto; abbiamo portato la pancia in tour già in Basilicata, in Puglia, in Abruzzo. Torneremo presto in Puglia e nel Lazio, per poi spostarci nel Nord Italia. Per tutte le date è possibile visitare il sito internet gabriellamartinelli.it e la pagina facebook; è possibile ascoltare l’album su tutti i digitals stores.

 

Ringraziamo di cuore Gabriella Martinelli per la disponibilità e la gentilezza concesse.

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