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Ghemon: E Vissero Feriti e Contenti, il nuovo album

Dal 19 Marzo è disponibile il nuovo album di Ghemon: E Vissero Feriti e Contenti, a solo un anno dal precedente lavoro. È il suo Momento Perfetto?

Dopo la sua seconda partecipazione al Festival Di Sanremo con Momento Perfetto, ecco che E vissero feriti e contenti di Ghemon vede la luce. Il nuovo figlio del soulman 2.0 è, già dal suo concepimento, estremamente sorprendente. L’ultimo progetto musicale del cantante avellinese era infatti Scritto Nelle Stelle, targato 24 aprile 2020. In un anno dunque, il bottino è di due dischi ufficiali e una partecipazione alla kermesse musicale italiana per eccellenza. Non male. Ma cosa ci racconta in più di quanto già sappiamo del paroliere campano?

E vissero feriti e contenti di Ghemon: un album che non ha bisogno di spiegarsi.

Il nome è un programma. Fin da subito, tra una traccia e un interludio, si percepisce la matrice dell’intera opera. Colorato dal velo di malinconia che da sempre accompagna ogni produzione dell’artista, E Vissero Feriti e Contenti è un viaggio alla ricerca/conquista di un posto nel mondo. È una lunga riflessione sulle consapevolezze raggiunte da un “ragazzo” di 38 anni, che ha ormai compreso la morale della favola. Dalle migliori avventure, non si può uscire incolumi.

Ma come ogni introspezione che si rispetti, vi è anche la certezza che queste consapevolezze potrebbero essere spazzate via, come è già accaduto in passato nella vita nel cantautore. E il viaggio si riflette in una camminata tra sonorità diverse: un’eterna fusione di soul, funk, disco, persino reggae, tutte condite dal tocco squisitamente pop (sempre utile sottolineare il senso positivo del temine). Il risultato? Le quindici tracce di E Vissero Feriti e Contenti: un Neffa che si mescola a Joe Barbieri, ma molto più attuale. Graffiante, come il gatto in copertina.

Recensione del disco: Un Road Trip a volume alto e tinte soul.

«Il suo era stato un cammino lungo e pieno di sorprese, un viaggio fatto di magnifiche rivelazioni ma anche lastricato di ostacoli.» Sono queste le parole pronunciate da Chiara Francesca nella prima traccia del disco, mostrando la strada di questo road-trip soul. Ogni brano si contraddistingue per una forte caratterizzazione ed elementi protagonisti ben rimarcati, seppur conservando la medesima identità. Impossibile non perdersi nel “rappato scuola Ghemon” di Piccoli Brividi. E poi diciamolo: «nella vita speri sempre di non cambiare / però alla fine ti lamenti che è tutto uguale / sei convinto che hai ragione tu / perché se prendi posizione, addio / ma poi alla fine cambi tanto per non cambiare.» È probabilmente il ritratto di un quadro umano che conosciamo tutti, e il pianoforte di Tanto Per Non Cambiare regala una melodia incalzante che da sola varrebbe l’ascolto.

Molto groove (ma meno forza) nella successiva Nel Mio Elemento, che sembra essere un prolungamento di una scia funk aperta in precedenza.

Molto più sperimentali i due brani che seguono. La Tigre apre con una batteria veloce, un ritmo afrojazz e trombe di sottofondo, preservando però un cuore che è spiccatamente disco-club. Quando scatta l’intro di Difficile capiamo che Ghemon non ha paura di osare. Reggae motivazionale, con un organo che si fa sentire, eccome. Vocalmente è forse il lavoro più complesso del cantautore. Il graffio si sente, il brano suona.

Non Posso Salvarti (e il suo interludio Lucido) riporta il disco sul piano della leggerezza. Il brano è uno spartiacque. Prima infatti, per quanto godibile, al tutto manca qualcosa. E ora c’è. Non Posso Salvarti è un pop soul scanzonato, con coriste di accompagnamento. Ci ricorda quanto spesso tagliare certi legami è più un bene che un male. Piccola chicca: il brano è suonato (tra gli altri) da Rocco Tanica, legato a Ghemon da una profonda amicizia. Abbiamo già conosciuto Momento Perfetto. Hit Sanremese che ha anticipato E vissero feriti e contenti, di cui è ovviamente disponibile anche il videoclip. Come una primavera, Ghemon presenta la sua rinascita: la sua occasione, che è un po’ l’occasione di tutti. Il Momento Perfetto è dietro l’angolo.

Infinito è l’esempio della comfort zone di Ghemon. Che non è un male, perché fa sempre piacere osservare l’artista tessere una trama di quotidianità di coppia, e concludere con una romantica e sincera dichiarazione di puro sentimento. Anzi, di mille sentimenti. E, oltretutto, il ritornello entra in testa al primo ascolto. Puoi Fidarti Di Me: torna il pianoforte, stavolta in compagnia di più di una chitarra, e indubbiamente più aggressivo. Ancora donne, tema ricorrente nel repertorio di Gianluca / Ghemon / Gilmar.

Illusione ottica è il secondo interludio, con voce di Ema Stokholma, che ci prepara per Trompe L’Oeil, uno dei prodotti più interessanti della discografia del cantautore, insieme a Sparire”, traccia immediatamente seguente e conclusiva. In entrambe ritroviamo un senso di incertezza, un’instabilità che ritorna e colpisce alle spalle. Nella prima, l’artista recita (forse nemmeno troppo), il ruolo del sedotto e abbandonato. Attratto dall’inganno di un “trompe l’oeil”, ossia di “un’opera d’arte così ben realizzata da sembrare reale“, danza su una melodia tra il rammarico e la nostalgia. Sparire è la paura, il Momento Imperfetto. E se il sogno che si sta inseguendo da così tanto, fosse davvero destinato a rimanere tale, senza mai concretizzarsi? Alla fine, anche se si Vive Contenti, non possiamo esimerci dalle Ferite. Titoli Di Coda (formalmente la vera conclusione), è in realtà una grande estensione di Sparire. «E’ arrivato il tempo di lasciare andare. Il disco è finito», si spengono le luci.

E Vissero Feriti e Contenti: il disco della maturita?

Chiudiamo il cerchio. Sì, il settimo album di Gianluca è davvero l’album della maturazione. Molto spesso ci troviamo di fronte a questa affermazione-cliché, ma mai come stavolta la riteniamo adeguata. Per sonorità, stile e voce, Ghemon va a colmare una casella scoperta nel nostro panorama musicale, recitando un ruolo che semplicemente non recita, gli appartiene. Sincero, innovativo, non banale. Si apprezza (specialmente nella sua seconda parte) già al primo ascolto, ma merita di essere approfondito per la sua continua ricerca. «Adesso sono qui», verrebbe da dire, citando un suo vecchio brano. È il Momento Perfetto per lui, diremo ora.

Fonte Immagine: Pagina Facebook Ghemon

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