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Eroica Fenice

Teatro

Filippo Giardina presenta Formiche a Napoli

Filippo Giardina si esibisce nel Chiostro di San Domenico Maggiore a Napoli il 28 luglio. Filippo Giardina si scatena ancora, e stavolta il palco è quello allestito nel Chiostro di San Domenico Maggiore, il 28 luglio. Disinibito, irrispettoso, scorretto, ma ha anche dei difetti. Presentato da The Comedy Club, agenzia partenopea di management, produzione e comunicazione specializzata nella satira e stand up comedy, e da Stand up Comedy Napoli, Formiche si rivela essere una boccata d’aria fresca in un stanza calda di ansie e preoccupazioni. Chi conosce il movimento di stand up comedy italiano, non può non conoscere Filippo Giardina, e chi invece è estraneo a tale circolo, non può che iniziare proprio dal comico romano. Punto di riferimento per l’intera comunità di Comedians in Italia, fondatore del collettivo Satiriasi nel 2009, vanta partecipazioni tv al cast di “Stand Up Comedy” su Comedy Central IT, “Sbandati” su Rai2 e “Nemico Pubblico” su Rai3. Ben nove gli spettacoli (più e più volte portati in scena), alcuni disponibili al pubblico anche sul suo canale youtube (ecco qui il precedente spettacolo, Lo Ha Già Detto Gesù, forse uno dei lavori migliori dell’artista) Ed è proprio il palcoscenico l’habitat naturale di Filippo Giardina, e lo si è visto (ancora una volta) a Napoli il 28 luglio. E diciamolo, iniziare davanti ad una Chiesa, è già il miglior assist che si possa fare a qualcuno che fa satira. La serata in compagnia di Giardina e delle sue “Formiche” Dopo un’ottima apertura di Vincenzo Comunale, giovane talento partenopeo, ecco arrivare il protagonista della serata. Nel suo Formiche, Giardina veste i panni di una gigantesca gru, pronta a demolire qualsiasi convinzione e certezza dell’uomo medio. Spettacolo completo, nel senso che il comico romano non risparmia proprio nessuno. Tante sono infatti le tematiche che riesce a legare al filo del suo microfono. Si parte dall’analisi irriverente e dissacrante delle singole minoranze, allo sbeffeggiare la banalità di certe maggioranze, a grandi (e alquanto improbabili) rivoluzioni sociali. Ma non staremo parlando di Filippo Giardina se non facessimo almeno menzione alle sue grandi abilità di provocatore. E allora ecco il “revisionismo storico Giardiniano”, e le sue personalissime ma convincenti (a modo loro) visioni di De Andrè, Andreotti, Ilaria Cucchi e molti altri. Bene impostato, coinvolgente (il rapporto e il dialogo con il pubblico è ormai caratteristica nota) ma soprattutto: stimolante. La personalissima morale di Giardina, non solo invita alla riflessione, seppur utilizzando lo strumento dell’assurdo, ma presenta una particolare caratteristica: non può lasciare indifferenti. Quasi due ore di esilaranti paradossi, eccentriche teorie e pungenti osservazioni. La satira quindi, ma più in generale lo spettacolo dal vivo, persiste e resiste, anche con le situazioni oggettivamente complesse che hanno segnato questo 2020, che consentono un plauso in più non solo all’artista, ma a tutta la grande macchina organizzativa che vi è dietro questo, e altri spettacoli (pensiamo a quello tenuto il 21 luglio al Lanificio 25) In conclusione, segnaliamo le future date estive di Formiche: 29/07 Taranto- Jentu Beach 30/07 Bari- Malto’s Beer […]

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Attualità

Via Col Vento, rimosso dal catalogo HBO: il caso

La HBO rimuove dal suo catalogo Via Col Vento dopo le accuse di razzismo mosse al colossal del 1939. Vento di Tempesta Sono davvero in pochi (sciagurati!), a non aver mai visto Via Col Vento. Il film di Victor Fleming, con uno straordinario Clark Gable e una superba (e a tratti odiosa) Vivien Leigh è ancora oggi un’icona del cinema mondiale. Rhett Butler e Rossella O’Hara sono due figure che difficilmente si faranno dimenticare: la loro storia d’amore/odio, fatta di tragedie, di lotte e risentimenti è sicuramente una delle migliori espressioni di quel cinema Hollywoodiano che, si può dire con trasparenza, non esiste più. Il saccheggiatore dei Premi Oscar del 1940 ( ben 8 premi vinti su 13 nomination, più due premi speciali) non ha mai smesso di appassionare i suoi spettatori, che ancora oggi si lasciano trasportare nel 1861 e rivivono le passioni, i dolori e le tensioni dei diversi protagonisti. Non a caso, parliamo di uno dei maggiori successi commerciali di sempre, inflazione permettendo. Eppure, anche Via Col Vento non è intoccabile, anzi. Proprio perché esponente maggiore dei tanti lavori prodotti dalla Mecca del Cinema, è stato spesso oggetto di critiche. Mai però si era arrivati a quanto successo negli ultimi giorni. In seguito infatti alle forti contestazioni e al momento sociale sicuramente difficile dopo il caso di George Floyd, l’America vive inevitabilmente una crisi profonda che scuote l’intero Occidente, e che nelle sue scosse sismiche non risparmia nemmeno gli edifici più solidi. Numerose infatti sono state le accuse promosse nei confronti dell’opera. Il film, ambientato come già ricordato nel 1861, ripercorrendo le intere vicende della guerra civile americana, non può che essere specchio di evidenti stereotipi razzisti, con episodi espliciti e con atteggiamenti che a tutto fanno pensare tranne che a posizioni paritarie per la popolazione di colore. Tale motivazioni hanno spinto la HBO a rimuovere dal catalogo la tormentata storia d’amore di Via Col Vento, non senza qualche riserva. Da segnalare, poi, che anche altri lavori sono entrati nel mirino dei contestatori: la serie ‘Cops’, il reality show che elogia la polizia mostrando i suoi inseguimenti e il blocco dei sospettati, è stato cancellato dopo 33 stagioni a seguito delle numerose critiche. Via Col Vento: dalla trama al caso Rivolgendoci ancora a quei pochi (che non saranno però più perdonati dopo la lettura del presente articolo) che non hanno ancora visto Via Col Vento, risulta difficile sintetizzare gli intrecci che ruotano intorno alla bella Rossella O’Hara, ma ci proveremo, senza rivelare troppo delle tre ore (quasi quattro) di film. Partendo dal 1861, alle porte dell’imminente scontro americano, Via Col Vento narra le vicende di un’incantevole e fin troppo vivace ragazza del Sud, Rossella O’Hara, figlia di buona famiglia, e delle vicende amorose che segneranno la sua vita. Innamorata perdutamente di Ashley Wilkes (Leslie Howard), rimarrà profondamente delusa dalla notizia delle nozze di quest’ultimo con Melania Hamilton (Olivia de Havilland), nonostante le promesse d’amore del giovane ragazzo. Complice un fortuito incontro con Rhett Butler (Clark Gable), e l’imminente […]

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Musica

Francesco Vannini e il pop-rock di Non Siamo Mica Le Star

Francesco Vannini presenta Non Siamo mica le star, disponibile dal 15 maggio sulle principali piattaforme musicali, quarto lavoro in studio del cantautore siciliano e terzo da solista: nove tracce a tinte pop-rock. Non Siamo Mica Le Star di Francesco Vannini: un disco di velluto Dopo i risultati più che positivi raccolti con Tornando A Noi nel 2015, a tornare stavolta è proprio Francesco Vannini con Non Siamo Mica Le Star, disco interamente scritto, arrangiato, suonato e prodotto dallo stesso artista nel proprio studio di registrazione “DNV Production”. Anticipato dal singolo “Iene” (qui il video del singolo), quello presentato è sicuramente un lavoro che riesce a fondere e alternare una buona e valida critica sociale con tematiche più intime e personali. Il pendolo che oscilla tra le due estremità è però sempre appeso allo stesso filo conduttore, ossia una piacevole delicatezza. Questo forse è il miglior pregio di Non Siamo Mica Le Star: il disco è leggero, fluttuante, sicuramente più pop rispetto ad altri lavori del cantautore originario di Palermo; però riesce a non perdere il mordente necessario a mantenere il tutto vivo e non ripetitivo. Le 9 tracce garantiscono un piacevole ascolto, di quelli da gustarsi in un pomeriggio nuvoloso; quelli in cui si schiaccia il tasto play e si attende di essere trasportati. Un disco di velluto, tocca e si lascia toccare, ma senza che esso risulti aggressivo; qualcosa che ascoltato ricorda A Casa Tutto Bene di Brunori Sas. Da “Iene” a “Se son bravi tutti”, passando per “Cobalto” L’album si apre con il singolo di annuncio “Iene“, sprezzante visione della società moderna dove sembrano perdersi le ultime briciole di umanità rimasta e dove il tutti contro tutti sembra essere l’unica risposta. Di tutt’altro sapore è il secondo brano “Non siamo mica le star“,che dà il nome all’intero lavoro: una romantica presa di coscienza di ciò che l’uomo comune affronta ogni giorno, consapevole della sua routine e forte proprio nel non essere colui che è sotto i riflettori. L’ascolto prosegue con “Resta comodo“ prima e “Canzoni dentro di me” poi: un’attenta analisi del (terribile) utilizzo dei social da una parte, dall’altra la bellezza di ritrovarsi grazie alla riscoperta dei sentimenti più veri. “Cobalto“ è il quinto brano del disco, nonché secondo singolo. Vannini qui si lascia andare con un blues con contaminazioni elettroniche, ed accompagnato da forti spinte di basso non perde l’occasione per lanciare la pietra verso la situazione politica italiana. Proseguendo ci si imbatte in “Preghiera“, la richiesta laica di poter continuare a fare ciò che realmente si desidera nonostante le avversità. “Lascia in pace il tempo” e“Qui ora“ sono entrambi brani estremamente pop, dolci e coinvolgenti immersioni in amori (forse) finiti e di un amore che invece persiste, come quello per la musica. A chiudere il disco, “Se son bravi tutti“, ulteriore specchio della nostra società: la testimonianza che ci vuole più coraggio a fallire che «a essere belli e bravi, siamo bravi tutti». Giudizio finale su Non siamo mica le star Francesco Vannini ritorna dopo […]

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Culturalmente

Eduardo De Filippo compie 120 anni e torna in onda sulla Rai

In occasione del suo centoventesimo compleanno, la Rai ritrasmette le opere di Eduardo De Filippo, un viaggio nel pensiero dell’artista napoletano Eduardo De Filippo o più semplicemente: Eduardo Perché di Eduardo ce n’è uno. Il solo nome, infatti, è sufficiente ad identificare quella che è stata una delle migliori menti del panorama italiano. Drammaturgo, attore, scrittore, regista, pensatore, comunicatore. È forse l’ultima di queste parole che meglio descrive Eduardo De Filippo, nato a Napoli il 24 maggio del 1900. Quando si parla di Eduardo, il rischio è quello di cadere nella difficoltà, nell’imbarazzo, di dover descrivere qualcosa di indescrivibile e che, seppur descritto, perda almeno metà del suo valore. La stessa difficoltà che si ha nel racconto di un mito o di un amore, per intenderci. Impossibile da comunicare, per farlo, ci vorrebbe Eduardo. Nessuno è infatti riuscito altrettanto abilmente a portare sulle rumorose tavole di legno quell’umorismo che è “la parte amara della risata“, come lo definiva lui stesso. Eduardo ha riso e pianto sul palco, ha divertito e commosso. Non vi era singola parola che non fosse studiata, nella sua scrittura e nella sua pronuncia, né gesto lasciato al caso, né espressione non ricercata. “Sulla scena non c’è nessuno in Europa che gli si possa anche solo avvicinare“, così affermava Orson Welles, riferendosi all’autore napoletano. Il teatro di Eduardo, tra Cantate e umorismo “Chi per primo coniò l’espressione ‘non sentire il peso degli anni’ dovette sicuramente prendere Eduardo De Filippo come metro di giudizio”. Nel suo caso, infatti, il lascito artistico testimonia tutto, tranne i 120 anni che lo separano dalla sua nascita. Profondamente segnato dagli eventi del XX secolo, la sua evoluzione dal teatro macchiettistico (di forte influenza scarpettiana) a quello squisitamente umoristico, sicuramente più vicino al Maestro Pirandello (con cui collaborerà nella scrittura a 4 mani di L’abito Nuovo ma non solo: De Filippo riporterà in scena una versione napoletana de ‘Il Berretto A Sonagli’), ne testimonia grandezza e spirito di osservazione del  suo tempo. Ma anche grande intuito, apertura verso il nuovo, come dimostra il fatto che l’autore sia stato tra i primi a utilizzare il meccanismo televisivo in funzione del teatro, inaugurando per l’appunto il ciclo Rai “il Teatro di Eduardo”. Sicuramente, nell’ampia produzione teatrale di Eduardo (si parla di più di 60 opere scritte di suo pugno), è d’obbligo ricordare le due Cantate, raccolte di commedie selezionate dallo stesso De Filippo, che meglio permettono di entrare in quello che è uno dei mondi più interessanti mai raccontati. Nella Cantata Dei Giorni Dispari i temi si fanno sicuramente più cupi con l’incomunicabilità di Le voci di dentro, il dramma in Filumena Marturano, la disgregazione della famiglia presente in Gli Esami Non Finiscono Mai e Napoli Milionaria!, l’ingiustizia sociale che emerge in De Pretore Vincenzo e Il Sindaco Del Rione Sanità. È forse questa la produzione più ricordata e replicata di Eduardo, anche di recente, prendendo ad esempio La grande Magia, portata in scena da Lluìs Pasqual Il suo è un teatro malinconico, che sfrutta l’umorismo per […]

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Musica

Benedetta Raina debutta con Frammenti, un EP Indie-Pop

Il biglietto da visita della giovane cantautrice Benedetta Raina è “Frammenti” (Noize Hills Records), un EP dai toni indie-pop di 5 tracce, disponibile su tutte le piattaforme dal 28 aprile Benedetta Raina si presenta fin da subito come un’incoraggiante promessa del panorama musicale italiano. Giovanissima, classe 2001, di Alessandria, fin da piccola legata alla musica, alla scrittura e alla composizione, si cimenta prima con testi in inglese e poi in italiano. Benedetta racconta e canta quella che è la sua realtà, quella della “generazione z” nelle sue sfumature, nei suoi Frammenti. Benedetta Raina e i primi passi, dai singoli all’EP Grazie anche alla collaborazione iniziata nel 2018 con l’etichetta Noize Hills Records, la cantautrice pubblica nel 2019 il singolo Basta, aprendo il sipario alla sua carriera in lingua italiana. Il brano (di cui è anche disponibile il video ufficiale su Youtube) riesce a dipingere perfettamente la condizione dell’artista e contemporaneamente quella di un’adolescente catapultata in un mondo molto più grande e caotico di quanto si possa a volte sopportare. L’esperimento del cambio lingua è sicuramente riuscito: ecco così arrivare, nel dicembre 2019, il nuovo lavoro “Davvero” e finalmente, la pubblicazione di Frammenti il 28 aprile 2020. L’indie pop al femminile di Frammenti Ricomprendendo anche i due singoli già rilasciati, Benedetta Raina esordisce con un EP “fotografico”. Le 5 tracce in cui il prodotto si snoda sono infatti 5 piccole istantanee della vita della cantante, scattate con gli occhi, ridisegnate con penna e produzioni musicali, per poi essere raccontate con il timbro estremamente particolare di Benedetta. Le atmosfere di Frammenti, perennemente in bilico tra spensieratezza e malinconia, richiamano sonorità che oscillano tra Lorde e California (Coma_Cose). Le produzioni colgono poi nel segno, riuscendo ad essere delicate ,ma di impatto. Meritevole di citazione in questo senso è sicuramente Non Me Ne Frega Se Non Ci Vedo Bene che riesce a cullare l’ascoltatore nelle strofe per poi lanciarlo in alto al momento giusto. Si sente chiaramente l’influenza di artisti contemporanei, e fra tutti il primo richiamo e punto di riferimento (forse scontato ma sicuramente coerente) è con Billie Eilish, campionessa di ascolti già nel 2019. Il velo di amarezza, sempre però accompagnato dall’impetuosità della giovinezza, è evidente in “Stata mai”, singolo estratto in rotazione radiofonica dal 1 maggio. La consapevolezza di raccontare un oggetto concreto e vicino a molti, la si evince già dal commento della cantautrice proprio su Stata mai:  «La delusione che ti provoca la fine di un’amicizia fa mettere in discussione prima di tutto te stessa, quando poi, ripensandoci, ti chiedi come hai fatto a screditarti per qualcuno che credevi amico. Una sorta di crisi d’identità». Sicuramente bisogna riconoscere anche il coraggio e la determinazione di questa giovane artista nel pubblicare il suo lavoro, Frammenti, in un contesto difficile come questo, nel quale però la musica può dimostrarsi (e sicuramente per molti è così) un importante strumento e motivo per andare oltre la finestra delle nostre stanze. E Frammenti è forse proprio questo: un’interessante finestra con vista sul mondo di Benedetta […]

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Musica

Ghemon presenta il nuovo album Scritto Nelle Stelle

Dal 24 aprile, finalmente disponibile su tutte le piattaforme “Scritto nelle stelle”, il 6° album solista di Ghemon, ultimo progetto del rapper /bluesman avellinese Dopo un’iniziale spostamento della data d’uscita (originariamente prevista per il 20 marzo), Scritto Nelle Stelle (Carosello Records / Artist First) giunge sul mercato discografico. Ormai a 3 anni dal suo ultimo lavoro, Mezzanotte, Ghemon  (pseudonimo di Giovanni Luca Picariello) ritorna con il suo inconfondibile stile e la naturale capacità di fondere rap, soul, blues, funky e cantautorato italiano in un solo elemento inscindibile. Il cantante aveva già ottenuto recensioni positive sia con i precedenti lavori, sia con la sua partecipazione al Festival di Sanremo del 2019. Atteso dai fan, lo spostamento dell’uscita e del relativo tour (dal 4 aprile con partenza a Napoli, Common Ground) non hanno fermato l’artista campano, che arriva con un disco d’impatto, orecchiabile ma che non stanca, grazie anche al lessico ricercato e alle sonorità che variano dal jazz alla disco. Tra instore digitali, videoparty ufficiali e tracklist ipotetiche L’artista ha dimostrato un attaccamento ai fan non scontato, organizzando dirette Instagram e chiamate singole con coloro che hanno preordinato l’album. Sulla stessa frequenza è il video ufficiale del terzo singolo Buona Stella, visibile su Youtube. Il video risulta infatti essere un collage di numerose videochiamate di amici, fan e componenti della band intenti a cantare il brano, ciascuno nella propria casa, riuscendo a trasmettere un grande senso di positività e leggerezza che in questo momento risultano sicuramente non scontati, permettendoci una riflessione sul ruolo della musica anche in situazioni fuori dal comune come quella attuale. Durante la fase di rilascio dei singoli, l’artista aveva poi pubblicato sulla sua pagina Instragram diversi video in cui, raccontando il disco e la sua genesi, come un moderno Pollicino seminava briciole della tracklist da far indovinare ai suoi fan nei commenti, ricompensando i più intuitivi con pass backstage da utilizzare durante il tour. Track by track di Scritto Nelle Stelle: un incontro atteso tra rap e soul Il nuovo lavoro mette a nudo Ghemon come artista e persona, attraverso un album che ha come tema principale l’amore, le sue cause e relative conseguenze. Questioni Di Principio è il brano di apertura, già conosciuto in quanto primo singolo che il cantante aveva diffuso. Un’analisi pungente che l’artista compie su di sé, spingendosi a non accontentarsi o giustificarsi musicalmente e umanamente. In Un Certo Qual Modo: secondo brano, altro singolo. Ghemon tenta (e i numeri streaming gli danno ragione) la hit. La canzone ha chiare influenze disco, con un ritornello che entra in testa e fatica ad uscirne. Nel terzo brano Champagne, il cantautore ripercorre i passi di una vecchia storia conclusasi, brindando alla fine della relazione su una produzione estremamente funky. Segue nella tracklist Due Settimane, che riprende le vicende di un quotidiano diverbio di una coppia; traccia aiutata da una base particolarmente ricca, che rimanda ancora una volta alla disco anni ’70. Cosa Resta Di Noi è forse il lavoro più riuscito della prima parte dell’album . […]

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