Je Vulesse è il debutto discografico di Ninni

Je Vulesse è il debutto discografico di Ninni

Je Vulesse è l’esordio di Ninni

Je Vulesse è il singolo che sancisce il debutto discografico di Ninni, cantautore napoletano che entra così prepotentemente nel panorama discografico nostrano. La sua canzone è già disponibile sulle maggiori piattaforme di distribuzione (Youtube, Spotify) e promette un successo non faticherà a tardare nel futuro prossimo dell’artista. Abbiamo avuto la possibilità di conversare con Ninni, rigorosamente in modalità telematica: una breve chiacchierata, su passato, presente e futuro del giovane artista.

Je Vulesse è il tuo primo singolo in assoluto. Da dove nasce la passione per la musica?

Da piccolo ascoltavo mio padre scrivere canzoni in calabrese durante la notte, nel nostro salotto e lo faceva dopo giornate passate dalla mattina alla sera a lavorare nei cantieri. Ascoltando i dischi che mi passavano i miei fratelli che poi, successivamente, avrebbero messo su una band (i Mamasan) che andavo sempre a vedere sia ai concerti che alle prove. Ho fatto poi, e faccio parte, di una band, i The Collettivo, con cui battagliamo da anni per non far morire di la musica punk qui da noi.

Come mai la scelta di scrivere esclusivamente in napoletano?

In realtà, nella mia idea di album, che dovrebbe uscire l’anno prossimo, ci sono canzoni in napoletano, alcune in dialetto calabrese, e un paio in inglese.

Il singolo sembra parlare di amore, tema che ha fatto storicamente le fortune di poeti e canzonieri. Hai avuto paura nell’affrontare un sentimento così universale?

Vero, e soprattutto ci sono coloro che l’hanno fatto in modo meraviglioso! La mia è stata semplicemente una paura che si è poi trasformata in coraggio nello scrivere delle parole per una ragazza di cui mi ero invaghito, per poi scoprire che, come spesso capita, quello che sentivo non era corrisposto. Mi ha appeso!!!

Quali sono le tue più grandi influenze musicali?

Enzo Gragnaniello, Pino Daniele, Claudio Gnut Domestico, Roberto Murolo, Dario Sansone e i FOJA, la NCCP, ma anche la musica da film e classica, che tanto mi piace, da Ennio Morricone a Vincenzo Bellini.

Ninni è il tuo nome d’arte? Speri di continuare ad occuparti di musica in futuro?

Ninni è un qualcosa che, ironicamente, dico da anni a tutti i miei amici per comunicare qualcosa in certi momenti. Un giorno, poi, uno dei miei nipotini, Giovanni, mi chiama, improvvisamente, Ninni ed è lì che ho pensato di chiamarmi così. Quanto alla seconda domanda, mi auguro che lo Stato, il Governo, si sbrighino ad aiutare economicamente e non solo, tutti coloro che da anni si occupano e fanno musica, dai tecnici, ai musicisti, ai cantanti. Io, invece, ’speriamo che me la cavo’.

 

Fonte dell’immagine: ninnisongs

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A proposito di Matteo Pelliccia

Cinefilo, musicofilo, mendicante di bellezza, venero Roger Federer come esperienza religiosa.

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