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Eroica Fenice

Maldestro in concerto a Napoli, questa volta senza armatura.

Maldestro in concerto a Napoli, questa volta senza armatura

Ieri sera, 29 gennaio, Antonio Prestieri, in arte Maldestro, è tornato a “casa” per la seconda data del suo tour “Mia madre odia tutti gli uomini” ed è stato accolto dall’atmosfera suggestiva di un meraviglioso teatro partenopeo, il Teatro Sannazaro di Via Chiaia.
Seduto su uno sgabello, occhiali scuri, una chitarra in braccio e a fianco un pianoforte, Maldestro ha cantato la sua disperata voglia di vivere, con energia e ironia, scavando a fondo nei sentimenti e nella fragilità umana. Oltre alle canzoni del nuovo e terzo album Mia madre odia tutti gli uomini, Maldestro ha celebrato il suo ritorno a Napoli con alcuni dei suoi incommensurabili successi precedenti, tra cui Dannato amore, Canzone per Federica e Sporco clandestino.
Maldestro non ha risparmiato sorprese al suo pubblico, rendendo il concerto dinamico e coinvolgente. L’ingresso in scena di Dario Sansone dei Foja, con il quale ha cantato la difficile convivenza con la diversità, intonando la struggente canzone di Ivano Fossati Mio fratello che guardi il mondo, è stato uno dei momenti di maggiore commozione e dense emozioni. Dopo l’uscita di scena del cantautore e della sua band e il loro rientro per il bis, si sono seduti tutti sul ciglio del palcoscenico, per cantare insieme al pubblico Abbi cura di te, dell’album I muri di Berlino, creando un’atmosfera da falò sulla spiaggia, surreale e fuori da ogni tempo.

Il terzo album di Maldestro

Mia madre odia tutti gli uomini” è il titolo del terzo album di Maldestro, che lo rappresenta pienamente, e viene ripreso e proseguito nel brano Come una canzone dalla frase “per colpa di mio padre”.

Nato a Scampia, Antonio è figlio di Tommaso Prestieri, ex capoclan della camorra, e di “un eroe”, così lui definisce la sua mamma, che considera il vero padre. Stiamo parlando di una donna non vedente, una forza della natura, separata dal marito che sposò quando non era ancora un criminale, e che ha fornito a Maldestro tutti gli strumenti (letteralmente parlando) utili a fronteggiare una vita tutt’altro che facile, tra cui un pianoforte.
“Maldestro” è il nome che si è dato Antonio, riponendo all’ombra ciò che gli è stato dato alla nascita. Un nome che è il frutto di una vita che non si è fatta schiacciare dal pregiudizio secondo il quale “un figlio dovesse essere per forza uguale al padre”, pur non rinnegando la sua storia. Un nome che lo racconta per quello che è, un imbranato. Uno che fa i “i danni” quando si muove. Un maldestro.

Nella storica sala partenopea, dalle vesti magiche e raffinate, Maldestro ci consegna la sua anima costellata di sofferenze. Svariate contaminazioni sonore fanno da cornice alla sua voce graffiata e profonda, dal timbro particolare e riconoscibile in mezzo a un milione di altre voci. Il dolore prende voce sul palco.
“Mia madre odia tutti gli uomini” è un disco estremamente autobiografico, in cui ritroviamo un uomo che non teme più la nudità e parte dal suo dolore per arrivare alla felicità.
Ah, la felicità.
Ma cos’ è la felicità?
Risposta non pervenuta.
In qualche modo, Maldestro prova a dirci che il dolore è il solo modo per captare i sentori di questo agognato stato d’animo, per cui il male non può essere rimosso, ma va affrontato, tenuto per mano, sempre. D’altronde, la felicità è pericolosa e non dovrebbe mai essere toccata tutta. Conviene, piuttosto, starne precauzionalmente a due passi.

Un nuovo viaggio quello di Maldestro, molto differente dai precedenti, che smantella l’armatura dell’artista, una canzone dopo l’altra. Ne esce fuori un uomo scolpito e forgiato dalla palestra di vita che è stato il suo quartiere degradato, Scampia, e che dimostra con forza e passione che non sono le nostre origini a disegnarci il destino e che il talento non conosce limiti per emergere.
Maldestro è un uomo che, nella vita, si è dovuto confrontare col vento. Questo, furibondo, ha sfogato tutta la sua rabbia su di lui, lo ha spintonato fino a scomporlo, umiliarlo. Pungente come una spina, gli ha fatto lacrimare gli occhi e, carico di polvere, lo ha sporcato, ma la sua brezza gli ha rinfrescato le idee sulla sua natura: quella di un artista dal gran carattere. E si vede. Si sente.
Il coraggio si sviluppa dinanzi alle avversità e Maldestro, di coraggio, ne ha da vendere. Non a caso, è un cantautore che ai giudici in tv preferisce la gente che affolla i concerti, fornendo a tutti la prova che la sola qualità di un repertorio conquista anche il grande pubblico.

Fonte immagine: @MaldestroOfficial (Facebook)

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