MOCO, il debutto discografico dei Monkey OneCanObey

MOCO

MOCO è il debutto discografico del duo umbro dei Monkey OneCanObey, formato dai diciannovenni Filippo Lombardelli e Saverio Baiocco, targato Jap Records.

Questi due giovanissimi artisti hanno dato vita a un qualcosa di davvero unico e originale che colpisce anche per la semplicità delle loro scelte: semplici ma estremamente efficaci e d’impatto.
La loro musica si sviluppa, infatti, attraverso la beatbox di Filippo sulla quale si inscrivono gli energici riff della chitarra di Saverio.

MOCO, l’album

C’è un po’ il loro mondo in questo album. Il mondo di due giovani adolescenti affamati di musica e conoscenza che hanno assimilato, e messo su carta e in musica, tutte le loro influenze culturali, musicali e non. Si entra fin dal principio nell’immaginario creativo di questi due baldi giovani, a partire dal loro nome e dalla copertina dell’album. “Monkey OneCanObey” ricorda molto infatti il nome di un celebre personaggio di Star Wars: Obi-Wan Kenobi. “Coincidenze ? Io non credo” direbbe qualcuno. Le “chicche” nerd non finiscono però qui. Il Gigantesco Gorilla che emerge feroce dal terreno sembra ricordare l’enorme mostro verde apparso sulla copertina del primo numero dei Fantastici 4. La loro capacità onnivora di assimilazione si esplicita incredibilmente anche in ambito musicale dove riescono a far coesistere il beatbox e il sound rock/blues della chitarra elettrica di Saverio, elementi di generi molto distanti. Un connubio realizzato grazie anche alla loro istintiva complicità, frutto di un’amicizia di lunga data. Prendono così vita otto tracce, tra le quali sei inediti, una cover di Grinning in your face di Son House e un piccolo tributo finale ai Depeche Mode con Personal Jesus. Si inizia subito con la base ritmica “vocale” creata da Filippo che introduce il distorto arpeggio di chitarra di Saverio in Evolution Playstation, per proseguire con il massiccio sound blues di Philled Lungs. L’impronta blues resta preminente anche in Route66 e I Know, questa volta però con momenti più distesi e melodici, sintomo di un approccio un po’ più introspettivo. Proprio come quello di Traintears, brano caratterizzato da un arpeggio rassicurante e soprattutto non distorto.
Non banali neanche i testi attraverso i quali Filippo e Saverio manifestano la loro voglia di evadere e sfuggire dalle gabbie mentali e dall’ipocrisia che troppo spesso ci imprigionano. Esternazioni di insofferenza e ribellione ma anche tentativi di riconciliazione con le proprie paure. Le lyrics ci lasciano qualche perplessità ma anche tanta curiosità. Perplessità per la lingua usata: un inglese non privo di qualche sbavatura; curiosità perché attendiamo con ansia dei brani in italiano che potrebbe far diventare i Monkey OneCanObey una vera e propria rivelazione del nostro panorama musicale.

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A proposito di Angelo Baldini

Sono nato a Napoli nel 1996. Credo in poche cose: in Pif, in Isaac Asimov, in Gigione, nella calma e nella pazienza di mia nonna Teresa.

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