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Rumba de Bodas: arriva il nuovo album Super Power

Rumba de Bodas: arriva il nuovo album Super Power

Rumba de Bodas, una band di respiro internazionale

I Rumba de Bodas sono una band bolognese attiva da ben 8 anni. Dopo il primo lavoro discografico nel 2012, Just Married, che vantava la presenza dell’attrice Matilda De Angelis e dopo il secondo album uscito nel 2014, Karnaval Fou, pubblicano il terzo disco, intitolato Super Power.

Portano nella loro musica una forte mescolanza di generi, dal latin allo ska, il tutto rivestito da una componente swing in grado di renderli perfettamente riconoscibili nel panorama musicale italiano e internazionale.

Rumba de Bodas, l’intervista

Il vostro secondo album è stato pubblicato nel 2014, a marzo 2018 è uscito Super Power. Che cosa è cambiato in quattro anni? Chi sono oggi i Rumba de Bodas?

Sono cambiati alcuni componenti del gruppo: questo disco ha una cantante diversa Rachel “Golden” Doe e anche il batterista è cambiato. L’introduzione di nuovi elementi ha portato a nuove aperture musicali tra cui il funky e l’elettronica, quest’ultima già presente negli altri dischi, ma stavolta i sintetizzatori sono più spalmati su tutto l’album. Credo sia normale avere delle evoluzioni all’interno di un gruppo, l’importante però è che si mantenga la voglia di fare musica e il concetto base del nostro gruppo, ovvero di far ballare e fare festa, suonare in giro, divertirsi.

Vivendo anche palchi esteri, quali differenze riscontrate con il panorama musicale italiano?

Ci sono sentimenti contrastanti: in Italia si creano situazioni meravigliose, siamo sempre stati accolti bene dal pubblico; all’estero però la cultura musicale è molto elevata, ci sono grandi festival per la musica emergente e sono più partecipati a livello di pubblico. Inoltre si ha la possibilità di incontrare molti artisti diversi. In Italia manca l’incentivo degli eventi: in Inghilterra, che è il luogo dove abbiamo suonato in più festival, si ha la possibilità di poter suonare, insieme ad altri musicisti, davanti a una platea di 20.000 persone, valorizzando così la nuova musica che sta nascendo.

L’esperienza di suonare in strada caratterizza la vostra carriera musicale. Cosa vi ha insegnato?

Suonare in strada ci ha permesso di pagare i dischi e venderli, stare in mezzo alle persone, portare la nostra musica in giro. Per molti anni abbiamo alternato la strada e il palco durante i tour. È stata un’ottima mossa promozionale e una grande palestra per noi musicisti. Non siamo rimasti fermi solo in Italia, dove siamo arrivati fino in Sicilia, ma abbiamo anche girato l’Europa portando la versione street delle nostre canzoni. In Francia e in Inghilterra avevamo una ventina di concerti e nei giorni vuoti suonavamo in strada: siamo stati a Londra, ad Edimburgo, dove da 5 anni torniamo per il Jazz Festival. Adesso abbiamo messo in pausa l’esperienza dello street e ci stiamo dedicando ai concerti.

L’album ha quasi tutte le tracce in inglese e ha un grande arrangiamento musicale. Cosa ritenete più importante tra musica e testo. Perché?

I testi sono nati in inglese per una nostra questione di ascolti, al momento ci sentiamo più vicini alla musica americana, perciò la fatica di scrivere in italiano. L’inglese è venuto fuori in maniera naturale, anche perché le nostre canzoni sono il frutto di un lavoro comunitario, in cui ognuno porta le proprie idee. Diamo un’attenzione maggiore alla musica, senza però tralasciare il testo, la nostra cantante ne è supervisore. Il fulcro di tutto è lo scrivere e l’arrangiare insieme, a sette mani.

Quali sono i progetti futuri della Rumba de Bodas?

Siamo molto focalizzati sul tour, quindi speriamo di andare alla grande e fare tanti concerti, cosa che già sta riuscendo. Abbiamo alcune date in italia, poi saremo in Corea, ritorneremo al Jazz festival di Edimburgo e ancora in Germania ed in Russia.

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