Soqquadro Tanz, la severa opus dei Deviate Damaen | Recensione

Soqquadro Tanz, la severa opus dei Deviate Damaen

Soqquadro Tanz è l’ultimo grande colosso rilasciato (se così si può dire) nel 2023 dai Deviate Damaen, un gruppo indefinibile (nel senso più positivo possibile) capace di esplorare le superfici di qualsiasi frequenza musicale; composto da ben 15 tracce, l’album è senza dubbio un importante simbolo dell’underground moderno, data la forte censura che ha subito (tra copertine e testi), cosa che però non ferma e non fermerà la voglia di esprimersi in maniera sempre più provocativa della band.

ATTENZIONE: La copertina dell’album è presente nella sezione “Recensione” dell’articolo e contiene contenuti espliciti che possono risultare offensivi o inappropriati, il contenuto all’interno di questo articolo è stato usato a scopo puramente informativo.

Panoramica dei brani principali di Soqquadro Tanz

Traccia Genere musicale prevalente Tema principale affrontato
Proudly Boomer Metal ironico Satira sulla figura del boomer e consapevolezza
Taranta e Scagazza Noise / Metal / Tarantella Protesta contro cultura vegana e fake food
Fuck That “heavenly” Mask! Noise oscuro Omologazione umana e distanziamento sociale
Soya Blackster Black metal ironico Critica al politicamente corretto e al conformismo

Chi sono prima di tutto i Deviate Damaen?

Originari di Roma, i Deviate Damaen nascono dalla mente di Volgar (formalmente conosciuto come His Suavity G/Ab Asmodevs Svenym Volgar Honorivm Ustorh Edwige Dei Xacrestani) come gruppo gothic-rock, genere per la quale però non si è sviluppata un’affinità totale per poter esprimere la propria visione musicale, ma che è rimasto comunque un’immortale fonte di ispirazione; infatti, poco tempo dopo il loro debutto, il gruppo ha mandato a quel paese qualsiasi tipo di convenzione abbracciando così una caratteristica avanguardista, la quale permette loro di esprimersi nella maniera più libera possibile attraversando qualsivoglia genere (già il termine genere è convenzionale, è infatti praticamente impossibile associare i Deviate Damaen a questo concetto). La piattaforma sulla quale il gruppo ha messo più piede è stata Bandcamp, rinomata proprio per la sua apertura nei confronti dei piccoli artisti e dei generi meno convenzionali, eppure la dolorosa verità portata in campo musicale dai Deviate Damaen è stata troppo difficile da digerire anche per una piattaforma simile; infatti, quasi l’interezza di Soqquadro Tanz è stata censurata, forzando la band a ripubblicare le tracce su Youtube.

Recensione Soqquadro Tanz

Per quanto riguarda l’album, Soqquadro Tanz è una miscela multigusto che abbraccia le tante sfumature delle subculture con l’obiettivo di dare spazio a tutto ciò che è la musica sperimentale e innovativa degli anni ’80, tra cui industrial, punk, goth e metal, insieme anche a musica elettronica quali dubstep, darkwave e tant’altro ancora; contemporaneamente, i Deviate Damaen sono capaci di inserire un aspetto poetico e provocatorio non indifferente con i loro testi all’interno di questi contesti musicali, all’apparenza lontani da ciò che viene convenzionalmente considerato poetico, mostrando così la loro incredibile capacità di essere liberi per davvero.

Copertina esplicita e provocatoria dell'album Soqquadro Tanz dei Deviate Damaen
(copertina di Soqquadro Tanz)

L’analisi delle tracce: dal metal alla dubstep

È anche interessante l’interezza del titolo effettivo dell’album, ovvero Soqquadro Tanz – Our Danceable, Subversive and Explicit Cumshot against all Woke Fluffers of Cancel Culture, un vero e proprio manifesto contro il grande nemico della censura in una maniera così esagerata da immediatamente rendere la voce dei Deviate Damaen portatrice più che degna.

L’album si apre con Proudly Boomer, traccia estremamente ironica la quale si prende gioco (come ovviamente suggerisce il titolo) della figura del boomer con un inno di consapevolezza accompagnata da una strumentale metal particolarmente giocosa che aumenta ancor di più la comicità della traccia.

A seguire abbiamo la primissima svolta musicale con Don’t Just Use the Music, Possess It!, forte critica di carattere industrial dal ritmo catchy contro la musica strumentalizzata come sola fonte di guadagno. Il tema musicale viene poi seguito da Paint it White!, chiara presa in giro nei confronti del suprematismo bianco e della cultura del white washing.

Arriva poi una fresca botta di metal/punk con Rigira la visiera dai!, con protagonista una persona super-normale che ha come unico tratto distintivo il cappello messo al contrario, la quale non contribuisce in nessun modo all’impegno sociale data la sua inettitudine e obbedienza nei confronti del sistema.

I Deviate Damaen offrono poi probabilmente una delle tracce più particolari dell’intero album, Taranta e Scagazza, che per quanto possa sembrare un titolo semplicemente cafone (niente di nuovo nel mondo dei Deviate Damaen), si presenta come una tarantella in protesta della cultura vegana e della crescente tendenza del fake food; quella che sembra una giocosa ballata si trasforma poi in un oscuro agglomerato di noise/metal contorto e vocali strazianti che sovrappongono la tarantella, la quale passa in secondo piano e subisce una corruzione auditiva. La traccia si conclude poi con Lilì Lilien (voce turnista per questa canzone) che si impappina durante una delle riprese della canzone, dando così un lieto fine comico.

Si riprende poi la rotta verso l’ambiente dark con Shadow of the Night (my “undead” Aphrodia), traccia che riprende la versione gothic rock del 1992 della band dal titolo Shadow of the Night (my Aphrodia), quando erano ancora conosciuti come Deviate Ladies. A differenza della traccia originale, la riproposta “undead” in Soqquadro Tanz si evolve nella seconda metà in una ballata emozionante che alterna dal gothic rock al metal.

Subito dopo parte Narcisiko Emoskambio, un inquietante racconto poetico caratterizzato da una voce trascinante che non lascia un attimo di tregua alle orecchie dell’ascoltatore e lo coinvolge a pieno nei pensieri dell’io musicale; la seconda metà della canzone si sprigiona in una vena metal dove la voce diventa più aggressiva ma continua a recitare questo canto agonizzante ma che allo stesso tempo risulta vero e attuale. Tra i temi principali affrontati vi sono il narcisismo di chi si impegna socialmente solamente con fini estetici, e la nuova generazione incapace di creare legami veri se non attraverso il rapporto sessuale e la strumentalizzazione del corpo.

A continuare la vena poetica profonda e oscura vi è Battaglione Sacro (difendere amando, amare combattendo), il quale testo si rifà molto all’estetismo tipico di d’Annunzio, in particolare per l’utilità della bellezza del corpo maschile come arma e come strumento per difendere la patria. Il titolo della traccia si rifà al mito del Battaglione Sacro di Tebe, il quale era composto da circa 150 coppie di maschi omosessuali che avrebbero sviluppato una ferocia così forte per proteggere i propri amanti, strumentalizzando così l’amore per vincere la guerra.

Segue Fuck That “heavenly” Mask!, tra le tracce più rappresentative del periodo in cui l’album è stato rilasciato, ovvero verso la fine della pandemia da COVID-19; come suggerisce il titolo, la traccia rappresenta in maniera metaforica (anche se non così tanto) il distanziamento sociale provocato dalla mascherina approfondendolo in chiave ancora più oscura, rendendo la mascherina uno strumento di controllo e di “omologazione dell’essere umano”, il tutto ciò attraverso una traccia noise estremamente tetra dove anche la voce è così distorta da diventare parte dell’ammasso sonoro.

Vi è poi un cambio drastico con il passaggio a Mirror My Love (Dubstep Reload), che (come Shadow of the Night) ripropone una versione in genere dubstep di una traccia dell’era Deviate Ladies, includendo così un altro genere essenziale per la cultura underground durante la nascita dei primi strumenti elettronici quali i sintetizzatori.

L’album continua con Danza di Lava, sempre dal carattere poetico ma molto più malinconico e meno caotico rispetto alle precedenti: in questo canto emotivo, l’io musicale si rinchiude in sé stesso e nella sua stessa poesia e, proprio come un autore decadentista, venera il verso, il vino e l’estetica come unica via per raggiungere la felicità.

Dopo questo susseguirsi di estrema profondità ed emotività, la traccia Soya Blackster è una ripresa dell’ironia simile a quella vista a inizio album con Proudly Boomer ma stavolta in chiave black metal, dove viene preso di mira il politicamente corretto nella maniera più umoristica possibile. Il testo esordisce con metallaro alla soya, visto come traditore del genere schiavo delle mode progressiste e conformista.

Arrivando verso le ultime tracce dell’album, i Deviate Damaen propongono If You Don’t Like It (In Your Mouth), ode alla sessualità fisica e non filtrata da quello che è il mondo digitale, il quale ha cambiato drasticamente il modo di rapportarsi tra le persone (in particolare, come critica la traccia, per colpa delle app di dating e della pornografia facilmente accessibile).

Come penultima traccia, No, Non Cancellerò ha come base una versione elettronica del tema de il Lago dei Cigni di Tchaikovsky, unendo così due mondi estremamente lontani dal punto di vista cronologico e stilistico, il tutto concluso con un testo cantato in semi-lirico il quale si oppone all’omologazione della società, tema già molto ricorrente in quest’album.

La conclusione: l’ultima traccia e il messaggio di resilienza

A chiudere questo maestoso capolavoro abbiamo L’Infinito Sussurro Di Foglie Cadenti, un vero e proprio storytelling poetico diviso in 3 movimenti; il primo movimento cita direttamente il capolavoro di Leopardi, per poi passare al secondo movimento con un testo originale di G/Ab che offre un senso di speranza e rinascita dopo un album così pieno di sensazioni. La traccia si conclude con il terzo movimento dal titolo La Storia Infinita, che riprende invece il famoso romanzo di Michael Ende “The Neverending Story”, il tutto raccontato con una strumentale ambient che immerge l’ascoltatore ancora più profondamente nell’atmosfera di estasi poetica.

L’album in realtà non è ancora finito, infatti, nonostante la presenza di ben 15 tracce, i Deviate Damaen hanno deciso di includere una vera ultima traccia bonus dal titolo abbastanza diretto ovvero Un Dito al Culo, traccia di 6 minuti con 3 minuti di silenzio iniziali che vengono interrotti da un ambient elettronica molto dark e con poco testo ma estremamente significativo, dove i Deviate Damaen ripropongono il loro messaggio di resilienza e immutabilità.

I Deviate Damaen con Soqquadro Tanz riconfermano la loro posizione di “dito al culo” all’interno della società convenzionale, e come nonostante la censura durante i diversi anni di carriera, la cancel culture non farà altro che essere una continua fonte di ispirazione poetica e filosofica per questo progetto che non conosce limiti, paure o etichette.

Fonte Immagini: Ufficio Stampa.

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