Riflessioni allo Specchio: intervista agli Orkestrina

Orkestrina

Si intitola “Specchio” il nuovo album degli Orkestrina, la band emiliana fondata da Erik Montanari e Davide Massarini nel 2013, protagonista con il brano “La notte giudica” alla finale del Premio Bertoli 2018 che ha visto sfidarsi 8 nuovi cantautori selezionati tra tantissimi concorrenti nelle semifinali.

“La notte giudica” è il primo singolo estratto da “Specchio” ed è un inno alla notte, “testimone silente che avvolge e amplifica rivelando certi dolori dell’anima e le ipocrisie dell’uomo”.

Perderci e ritrovarci davanti ad uno specchio

Pubblicato da Layell Label/iMusician, “Specchio” è il terzo album della band, dopo “Orkestrina MillEmilia” con cui ha esordito nel 2013 e “Lanterna muta” del 2016, suonato tra gli altri con Max Ghiacci e Francesco Moneti dei Modena City Ramblers. Il nuovo disco – contenente 8 brani, tra cui un omaggio al cantautore abruzzese Ivan Graziani – descrive in veste pop/rock “il riflesso, il riverbero, le riflessioni davanti ad uno specchio tanto utile a perderci quanto a ritrovarci”, come dichiarato dagli stessi Erik Montanari e Davide Massarini.

Orkestrina: “Liberi di sperimentare”

Gli Orkestrina spaziano dal folk al pop/rock, ma non amano le etichette. “Più che un genere –dicono – semplicemente amiamo creare canzoni per chi avrà voglia di ascoltare”.

Noi di Eroica Fenice li abbiamo intervistati per conoscerli meglio. Buona lettura!

Quando e come nascono gli Orkestrina?

Davide: “Io ed Erik ci conosciamo sin da ragazzi. La passione per la musica ci accomuna e ci ha portato ad incontrarci diverse volte, sebbene con progetti differenti, nei vari eventi live che la provincia reggiana offriva negli anni 90. Nel 2011 Erik mi contattò su Facebook. Era un po’ di anni che non ci vedevamo e mi dice: “Davide abbiamo organizzato una partita di calcetto tra musicisti come da ragazzi, ci sei?!”. La partita non l’abbiamo mai fatta però abbiamo registrato tre album”.

Quali sono le vostre influenze musicali e da dove traete ispirazione per i vostri testi?

Davide: “Non so se ci influenzano. Erik è certamente un estimatore dei Beatles mentre io sono più legato a Nick Drake e David Sylvian… poi ci incontriamo sul cantautorato italiano. I testi nascono spontaneamente dal nostro sentire”.

“Specchio” è il vostro terzo album, perché questo titolo e cosa c’è in più in questo lavoro rispetto ai due precedenti?

“Ci siamo accorti che “Specchio” è una parola ricorrente in diversi brani del disco. Se ci pensiamo viviamo nell’epoca degli specchi e anche i social sono questo con il rischio di perdersi, confondersi, diventarne dipendenti.  In questo disco abbiamo voluto fare una incursione pop e abbiamo volutamente messo poca fisarmonica anche se dal vivo è sempre presente e tornerà nel prossimo disco, ma ci piace essere liberi di sperimentare… Siamo in cammino”.

Il primo singolo estratto dall’album è “La notte giudica”, pezzo che vi ha portato alla finale dell’edizione 2018 del Premio intitolato a Pierangelo Bertoli. Perché avete scelto di presentare proprio questo brano, che è un omaggio alla notte?

“Ci pareva tra i brani meglio realizzati del disco. Rappresenta uno spaccato di immagini della notte con certe solitudini, certe rabbie e ipocrisie”.

Spieghiamo chi è la Paolina che dà il titolo ad uno dei pezzi del disco…

Paolina vorrebbe essere il nostro omaggio a Ivan Graziani, il brano è suo, ci siamo permessi di proporre questa versione”.

Il panorama musicale italiano è molto cambiato negli ultimi anni con l’affermarsi di una “nuova generazione di artisti”, di cui si è fatto un gran parlare soprattutto di recente.  Tuttavia, se fino a qualche anno fa oggetto di discussione sono stati i talent show – considerati da alcuni la morte della musica – oggi sotto accusa è finita la musica trap. Qual è il vostro pensiero in merito? I “trapper” costituiscono realmente una “minaccia” alla musica italiana?

“Crediamo che ogni epoca abbia il suo modo di comunicare. La musica è comunicazione, il modo di ascoltare e fare musica è cambiato radicalmente. Crediamo vada accettato senza pregiudizi. Sarebbe bene però salvaguardare i ragazzi giovani che si approcciano al mondo dello spettacolo per evitare che ne restino vittime e che diventino un prodotto. Ecco, l’unica cosa che ci preoccupa è questa”.

Da poco si è concluso il Festival di Sanremo, avete mai preso in considerazione l’idea di parteciparvi?

“Sanremo è stata e pensiamo sarà sempre un’opportunità per chi fa canzoni, è sicuramente una vetrina nazional popolare; deve essere un’esperienza molto bella e a tratti spaventosa”.

Quali sono i vostri prossimi impegni?

“Stiamo cercando posti dove poter proporre i nostri brani dal vivo. Non facciamo musica per intrattenere ma cerchiamo spazi dove ci siano persone curiose e, perché no, critiche.
Faremo sicuramente qualche altro concorso ma soprattutto stiamo lavorando a dei nuovi brani”.

[Fonte immagine: http://www.orkestrina.com/ ]

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A proposito di Alessandra Nazzaro

Nata e cresciuta a Napoli, classe 1996, sotto il segno dei Gemelli. Cantautrice, in arte Lena A., appassionata di musica, cinema e teatro. Studia Filologia Moderna all'Università Federico II di Napoli.

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