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Eroica Fenice

Testamento del maiale: la riscrittura di Vinicio Capossela

Testamento del maiale: la riscrittura di Vinicio Capossela

Il noto cantautore Vinicio Capossela si è ispirato alla parodia latina di un testamento, che ha come protagonista il maiale. 

La tradizione dell’allevamento, della macellazione e dell’impiego di carne di maiale è molto antica, tant’è che figurava nei riti sacrificali e nel consumo rituale; inoltre, nel folklore alimentare esso ha sempre rivestito un ruolo notevole, costituendo, insieme ai beni dell’orto, uno dei principali soggetti della dispensa del contadino: allevato in casa, infatti, il maiale ne costituiva la ricchezza, garantendo la sopravvivenza di intere famiglie, mentre la sua macellazione nel periodo più freddo dell’anno rappresentava una festa comunitaria, in grado di coinvolgere parenti e vicinato.

Il maiale fa testamento ne “La ballata del porco” di Vinicio Capossela

Nel suo ultimo album, “Ballate per uomini e bestie”, undicesimo lavoro in studio, il cantautore Vinicio Capossela si rapporta con storia, letteratura, filosofia, religione, poesia, figurando quale prezioso menestrello contemporaneo. Come egli stesso ha dichiarato, «I protagonisti sono animali antropomorfizzati in una dimensione plurale e ricca di spunti e mezzi narrativi». Ebbene, all’interno di questa preziosa miscellanea spicca “La ballata del porco”, nella quale il maiale, animale simbolo della civiltà contadina, dopo una vita d’ingrasso mette in luce il tema del sacrificio: la creatura più prossima all’uomo, tanto negli organi interni, quanto nei nomi e negli aggettivi, fa testamento, continuando in tal modo a vivere con tutto il suo “corpo”, che è appunto anagramma di “porco”.

Il Testamentum Porcelli: parodia di un testamento e folklore popolare

Si tratta di un brano che senza dubbio trae spunto da un testo latino molto singolare, prodotto nel III-IV sec. d.C., periodo che vede il fiorire dei più importanti giuristi della storia del diritto romano. In questo contesto, l’importanza degli studi sulle leggi e sul diritto trova una curiosa conferma in una divertente parodia del diritto testamentario che va sotto il nome di Testamentum Porcelli, o più precisamente Testamentum Grunni Corocottae Porcelli: un maiale, avendo capito che è ormai giunta l’ora della sua fine per mano del cuoco, stende in forma perfettamente legale, con tanto di notaio e di testimoni, le sue ultime volontà, lasciando amici e parenti eredi dei propri beni. L’intreccio fra la tradizione favolistica dell’animale parlante e la tecnica parodica che degrada un argomento serio fanno di questo breve testo un interessante documento letterario, unitamente al ruolo fondamentale del maiale nelle società agricole e alle tradizionali usanze che accompagnavano la sua macellazione. Il testo, di autore ignoto, è citato nel IV sec. d.C. da San Gerolamo – traduttore in latino di parte dell’Antico Testamento e dell’intera Scrittura ebraica – nella prefazione al Commentario ad Isaia, il quale aggiunge che esso era letto a mo’ di filastrocca dagli studenti delle scuole, suscitando il riso generale. E così l’animale che per gusti, sapori, nobiltà e versatilità, meglio rappresenta lo stretto e continuo legame fra il passato remoto ed i tempi moderni, elenca le sue molteplici benemerenze verso l’umanità. Eccone un estratto:

«E il maiale viene afferrato dai servi il sedicesimo giorno delle calende di Candelora [potrebbe trattarsi della festa pagana dei Lupercalia poi cristianizzatasi e fissata da Giustiniano al 2 febbraio: in questo modo, il sedicesimo giorno precedente, ovvero il 17 gennaio, ben corrisponderebbe all’epoca di macellazione dei maiali], sotto il consolato dei consoli Tegame e Speziato, quando abbondano le verze. E quando egli vide che doveva ormai morire, implorò un’ora di tempo e chiese al cuoco di poter fare testamento. E così chiamò a sé i suoi parenti per poter lasciar loro le sue cibarie (…). Delle mie interiora donerò ai calzolai le setole, ai sordi le orecchie, a chi fa continuamente cause e parla troppo la lingua, ai bifolchi le budella, ai salsicciai i femori (…) ai bambini la vescica (…), ai corridori ed ai cacciatori i talloni, ai ladri le unghie. (…) Carissimi miei estimatori e preparatori, chiedo che con il mio corpo vi comportiate bene e che lo condiate di buoni condimenti, di mandorle, pepe e miele in modo che il nome mio sia lodato in eterno».

Così varia Vinicio, rendendo perfettamente il medesimo spirito e caricandolo di nuovi simbolismi: «Ma se è destino morire scannati voglio pure farvi beati e che non si butti via niente di una vita in sacrificio per voi (…). Il testamento del maiale lascia a tutti in parti uguali, il testamento del porco che a nessuno vuol fare torto (…). Le ossa le lascio a terra ma solo dopo che han fatto brodo, prima al ricco e poi a chi ha poco, mano mano che scema la carne, finché non ne rimane niente e fa da minestra per il pezzente. Così a tutti lascio in pegno questo mio corpo tondo, in vita disprezzato e immondo, a contrastare il regno del duo che regge il mondo (…): fame e miseria. E così sia»

[L’immagine di copertina è tratta dal sito festivaldelmedioevo

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