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Eroica Fenice

Note sensoriali e vista sul mare al Bar Meraviglia: intervista a Viviana Montanarella e Francesco Di Bella

Note sensoriali e vista sul mare al Bar Meraviglia: intervista a Viviana Montanarella e Francesco Di Bella

Il Bar Meraviglia in tour di Sanpellegrino approda presso la Rotonda Diaz per coinvolgere ogni senso in una dimensione conviviale, che si nutre di tasting experience, del gusto delle Bibite Sanpellegrino e assaggi della tradizione culinaria italiana, del profumo del mare partenopeo, della vista del suo golfo e della musica di Francesco Di Bella.

Tutto ciò rimanda al simposio greco e al convivio romano che già coniugavano il mero atto di nutrirsi e dissetarsi a un’attività sociale, che prevedeva anche la danza, la poesia, e persino l’eros.

Abbiamo avuto modo di chiacchierare con Viviana Montanarella, Senior Brand Manager Bibite del Bar Meraviglia in tour di Sanpellegrino, e Francesco Di Bella, cantautore italiano.

 

Intervista a Viviana Montanarella, Senior Brand Manager Bibite del Bar Meraviglia

 

Viviana, come nasce l’idea di fondere i cinque sensi per conquistare le papille gustative della gente?

Quali sono le finalità del Bar Meraviglia in tour di Sanpellegrino?

 

Con le Bibite Sanpellegrino stiamo cercando di fare un processo di riposizionamento. Nella mente delle persone l’aranciata Sanpellegrino era “l’aranciata per i bambini”, noi invece con questo progetto vogliamo far vedere ai consumatori che c’è un modo “adulto” per bere questo tipo di bibite. Non sono unicamente per i più piccoli, ma se servite con cura o messe in un’atmosfera del genere, in un ambiente che coinvolge tutti i sensi e offre ai consumatori un’esperienza, come un concerto, si può avere un modo “adulto” di consumare. Quindi, anche un consumatore adulto quando esce con gli amici può ordinare una bibita del genere. È nato con questo obiettivo il progetto del Bar Meraviglia.

Quando abbiamo pensato al concerto abbiamo pensato a quello che è il nostro mondo. Le Bibite Sanpellegrino hanno un Dna mediterraneo perché sono fatte con ingredienti mediterranei, quindi le arance, i limoni e i chinotti di Sicilia. Volevamo che tutti i colori delle Bibite Sanpellegrino venissero portati in giro per mostrarli ai consumatori per dare quel tocco particolare, in modo che chi vive un ambiente del genere lo riconosce e si rende conto che quella non è una bibita qualsiasi, ma una bibita Sanpellegrino.

 

Dopo le tappe di Milano, Roma, Ortigia, Venezia e Napoli, quali saranno le prossime tappe del Bar Meraviglia?

 

Noi siamo partiti col progetto del Bar Meraviglia da Milano e abbiamo aperto per sei mesi un bar che aveva questi spazi, fatto in questo modo. È stato un esperimento che è piaciuto molto, tanta gente è venuta a visitarlo e l’anno dopo abbiamo pensato di raggiungere anche gli altri consumatori, quindi è diventato itinerante. Siamo partiti, appunto, da Roma, siamo stati in Sicilia, a Venezia e ora siamo a Napoli.

Per quest’anno è l’ultima tappa, riguardo l’anno prossimo dobbiamo capire quale sarà l’evoluzione. È  in fase di studio.

 

Mi spiegheresti il motivo dell’attribuzione del nome “Meraviglia” al bar di Sanpellegrino?

 

Tutta la nostra comunicazione è basata sulla “meraviglia”. Dal 1932, anno in cui è stata prodotta la prima aranciata, racchiudiamo tutti quelli che sono gli ingredienti del Mediterraneo in quella bottiglia che altro non è che una meraviglia italiana, in grado di donare tutti i sapori, gli odori e il saper fare del nostro popolo. Da qui è nato il concetto di “meraviglia” e noi eravamo alla ricerca proprio di un nome che racchiudesse un concetto, un’idea. Ecco perchè “Bar Meraviglia”.

 

Intervista a Francesco Di Bella, cantautore italiano, ospite del Bar Meraviglia

 

A proposito di questa celebrazione della tradizione culinaria italiana del Bar Meraviglia, vorrei parlare con te di “tradizione”.

Se prendiamo in considerazione l’album “La nuova Gianturco” potremmo dire che si tratta proprio di un ritorno alle origini. Un ritorno alle origini che auspica delle trasformazioni. È, quindi, nel passato che cerchi le radici del futuro.

Che ruolo dovrebbe avere la tradizione in un mondo così globalizzato?

 

La ricerca della tradizione ci porta a guardare il futuro con maggiore consapevolezza. Ci arricchisce sapere da dove veniamo per non brancolare nel buio e fondare il proprio pensiero su delle radici, più concrete. Sapere a che cosa aspiravano i nostri genitori aiuta a comprendere anche chi siamo e su che cosa stiamo costruendo la nostra vita e, in qualche modo, siamo sempre dei nani sulle spalle dei giganti.
Penso sia fondamentale conoscere quello che è il nostro passato, mi sono sempre mosso in questa tradizione e non saprei fare altrimenti. Anche quando cerco di esplorare una cultura nuova, che non è la mia tradizionale, ma può essere ad esempio quella nordamericana, sudamericana o anche quella asiatica, mi piace sapere qual è la storia che precede la contemporaneità. È una curiosità, a mio parere, fondamentale per conoscere un mondo nuovo e diverso da quello che mi appartiene.
La tradizione c’è nel linguaggio, nei profumi, nei sapori, nella cucina, per tornare al Bar Meraviglia, e in tutto quello che abbiamo negli occhi.

 

Soffermiamoci su questo aspetto: il linguaggio. Nella tua musica è presente un “linguaggio di strada”. Perché questa scelta stilistica?

 

Il linguaggio di strada è importante perché porta dentro le esperienze.

Il territorio è molto spesso diverso e ci porta a raccontare delle esperienze diverse. Raccontando delle esperienze diverse siamo portati a confrontarci in una maniera differente e molto spesso da questo confronto possono nascere delle idee nuove e costruttive.

 

In tema di “territorio”, parliamo di questa città che stasera ospita in uno dei suoi scenari più belli il Bar Meraviglia.
Si dice che “Napoli o la ami o la odi”. Che ne pensi?

 

(Ride). Beh, devo essere sincero: ci sono dei momenti della vita in cui pensi a delle cose con amore e altri in cui le pensi con rancore, perché sono dei sentimenti che in noi convivono sempre. A volte, dipende semplicemente dallo stato d’animo, quindi non mi sentirei troppo vincolato a questo tipo di sentimento perché, appunto, dipende molto dal momento, dalla situazione e da quello che ti è successo poco prima.

Bisognerebbe essere un po’più pragmatici nel giudicare il proprio modo di vivere. Trovo un po’ ingiusto essere così categorici. Tutto si può amare, tutto si può odiare, dipende da come ci si sente.

Ci sono delle categorie che proprio non sopporto, ma non sono queste le città, non è certo un territorio che odio. (Ride).

 

Potresti riferirmi il titolo di una canzone italiana che avresti voluto scrivere tu?

 

Questo è un domandone! Ce ne sono tante bellissime, “mò sicuramente dico una cazzata”.

Beh…mi sarebbe piaciuto scrivere una canzone che in qualche modo non ha confini territoriali, che rappresenta un popolo unito. Direi…“Bella ciao”.

 

Mi puoi parlare della forte spinta e passione sudista di cui è intrisa la tua musica?

 

Ho sempre cercato di ribadire il fatto che è una passione, non è una spinta separatista. È qualcosa che cerca nelle proprie radici dei tratti importanti e nel caso della meridionalità, ad esempio, non ha accezioni neoborboniche, ma semplicemente c’è la volontà di valorizzare una cultura, confrontarla con altre e vedere quali possono essere quelle contaminazioni che ci possono portare a un confronto costruttivo con quelle che sono le culture confinanti.
Sicuramente c’è una passione “sudista”, “meridionalista”, ma non “esclusivista”. Non credo che si possa andare avanti da soli.

Mi piace mescolare le carte, mi piace il melting pot, mi piace abbracciare altre culture. Così come mi garba farlo nella musica, con le influenze nordamericane e tante altre cose, sono per il confronto con tanti altri tipi di istanze.

 

Se dovessi definire la tua personalità artistica con un aggettivo io lo farei con “rivoluzionario” perché nella tua carriera da musicista hai spesso cambiato le carte in tavola.

Quanto e perché è importante esplorare nuove strade?

 

Per mettersi in discussione. Chiudersi in un cliché è un vizio. Molto spesso è da bambini viziati puntare i piedi e chiudersi in un armadio. Non è giusto per se stessi e non è giusto per gli altri, per le persone che di volta in volta ti si avvicinano e ti sono vicine, per quelle che condividono la tua strada, per un minuto o per sempre.

 

Tocca a te! Descrivimi la tua personalità artistica con un solo aggettivo.

 

Mi piace considerarmi come uno che non bada troppo all’essere artista in senso stretto. Cerco di mettere avanti innanzitutto la persona, quindi quello che pensa con la propria testa, quello che si vive la vita di tutti i giorni, con le necessità che ha una persona non vincolata all’esigenza di creare e salire su un palcoscenico. Quello che poi creo e che mi porta a salire su un palcoscenico viene naturalmente, viene da sé, nel momento in cui ho qualcosa da consegnare al palco, al racconto, alla narrazione, il che viene semplicemente fuori nel momento in cui c’è la performance, e cioè il momento di espressione.

“Versatile”! Potrebbe essere un buon aggettivo.

 

Qual è il verso di una tua canzone che più ti sta a cuore?

 

A volte giri sempre intorno alle stesse cose e le racconti con varie sfaccettature, cercando le varie sfumature. Il tema centrale della poetica può essere quello del cercare di rompere un po’ l’indifferenza. Quindi, c’è quel verso de “L’attenzione” che dice “Ai più che mostreranno indifferenza vorrei parlare con questa canzone” che mi sta a cuore, perché penso si possano usare le canzoni per spezzare l’indifferenza della gente.

Penso che le canzoni, non soltanto mie, possano servire un po’ad aumentare il grado di sensibilità delle persone e ad esorcizzare il silenzio, che a volte è “nu’poco fastidiòs”.

 

Puoi spoilerare qualcosa sul tuo prossimo album?

 

Sì! C’è un ritorno a delle sonorità più elettroniche e al dub, c’è qualche pezzo più “reggaeggiante”, che sono cose che non facevo da tempo e questo mi ha divertito molto. Sentivo questa necessità.

Si tratta di un folk, un po’diverso da quello con la chitarra acustica.

 

In merito alla strutturazione dell’evento del Bar Meraviglia, cosa pensi del legame sensoriale tra musica e palato?

 

Per quanto riguarda la strutturazione dell’evento del Bar Meraviglia, posso dire che sicuramente la musica ti accompagna nei momenti migliori della giornata, quindi gustare qualcosa con un po’ di musica può fare esplodere il gusto. (Ride) …il gusto per la vita!

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