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Eroica Fenice

Casolaro e i suoi Trent’anni diVERSI

Renato Casolaro è uno scrittore napoletano, nato nel 1950, scrittore di poesie dagli anni ’80 che adesso ha scelto di pubblicarle in un’edizione organica dal titolo “Trent’anni diVERSI” (Kairos edizioni). La raccolta si pone immediatamente come punto di arrivo di un percorso cronologico articolato. Si divide in 3 parti “anni ’80”, anni ’90” e anni ’00” coronate da due sillogi conclusive, una dedicata agli amici scomparsi e una proiettata nel futuro, a testimoniare l’importanza che in quest’opera assume il tempo.

“Se mi sono deciso a pubblicare è perché ho trovato ci fosse un filo rosso che legasse queste esperienze stra – ordinarie, fuori dall’ordinario. Non è detto che questo filo sia del tutto logico o alogico, ci sono molte sfumature.”
E infatti la poesia di Renato Casolaro è una continua ricerca di consapevolezza che abbraccia tutti gli stadi dell’esistenza.  C’è il confronto con il tempo circostante che è visto in progressione di negatività e con disincanto: si passa dalla spontaneità degli anni giovanili alla pacata rassegnazione del presente, che è vissuta però con serenità malinconica (Io sono sempre in ritardo rispetto all’esame [la vita]).
C’è un confronto tra le generazioni, posto anche su un livello storico esistenziale, dalla generazione che ha vissuto gli anni del fascismo, a quella successiva (a cui lo stesso Casolaro appartiene) e quella dei figli di questa – emerge fragorosamente la domanda “Cosa lasceremo ai nostri figli?” -.
E poi c’è il confronto con l’esperienza personale di Casolaro, il suo vissuto:  le sensazioni dell’io che si abbandona ai ricordi, il discorso della morte e  le evocazioni che trasmettono, i luoghi, gli incontri, i personaggi pubblici, i paesaggi.
Il tempo è motore essenziale di ricerca, il tempo passato cui si affaccia il ricordo, anche di cose e persone che non ci sono più, e poi il tempo del futuro, con la sua proiezione verso l’avvenire.
In ogni momento di questa ricerca, anche nel più drammatico, Casolaro pone una luce di speranza. C’è sempre una via d’uscita, e questa via d’uscita giunge proprio dall’interrogarsi. Interrogarsi continuamente sul senso della vita, confrontarsi anche con le perdite e con le lacerazioni che di questa fanno parte, è la spinta per continuare a sperare. Perché il più lacerante dolore è, comunque, testimonianza di un passaggio. Le sensazioni, anche le più drammatiche, ci danno la prova che siamo vivi e che esistiamo. E allora bisogna valorizzare queste sensazioni, ricordandole.

Il discorso di Casolaro lo pone su un piano analogo a quello di grandi poeti del passato: Montale e Gozzano, che avevano visto nella poesia una spinta per conoscere e per conoscersi, per indagare le insufficienze dell’esistenza, ma soprattutto una necessità ineluttabile.

Come afferma Borges: “La poesia ha un vantaggio rispetto al racconto o al romanzo. È
 frutto di una necessità dell’uomo”. Così alla domanda “perché pubblica le sue poesie e perché ha deciso di pubblicarle dopo tutto questo tempo?” Casolaro risponde che lui ha risposto a quella necessità, e quella necessità fa parte di un rito.

La necessità è sentita da Casolaro allo stesso modo in cui egli vuole farla sentire agli altri.

Così si scrive anche per comunicare quella necessità a qualcuno, per farla arrivare. E in “30 anni diVersi” la necessità arriva decisa a chi legge, perché questo è un libro vero, che descrive un prototipo di esistenza in cui tutti possiamo scorgere qualcosa di nostro, perché è fatta di sensazioni, grandi entusiasmi, rimembranze che sono le cose che ci fanno riconoscere parte di un tutto.

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