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Eroica Fenice

amianto in Campania

Il cuore di amianto in Campania: convegno a Napoli

Nel pomeriggio del 25 febbraio si riunisce nella Sala dei Baroni del Castelnuovo di Napoli una rapsodia di voci, intonate per l’unisona causa: la giustizia. Il discorso è tutt’altro che astratto, si muovono, tra gli interventi dei relatori, persone reali, dal peso inestimabile, spesso sottovalutato. In tutta la loro corporeità, questi uomini sono protagonisti di una realtà ormai poco sotto i riflettori, ormai tutti puntati sull’argomento di attualità del giorno, sul nuovo scoop da prima pagina, o sulla lite scoppiata in Parlamento. Per sopperire a tale mancanza ci sono stati loro, a parlare di un’unica ma sfaccettata realtà, quella de Il cuore di amianto della Campania.

Ma cos’è l’amianto? C’è amianto in Campania

A rispondere, il professore di mineralogia Renato Sinno, la voce ironica dell’esperienza. Con il termine amianto si fa riferimento a una famiglia di minerali altamente tossici, ma soprattutto incorruttibili. L’amianto brucia a una temperatura di 2000 gradi, ma il suo frequente utilizzo nell’edilizia suggerisce quasi un rifiuto a rinunciarvi, e non solo nella realtà italiana. Dal 1907 infatti, è a uso e consumo del mondo intero, considerando i giacimenti canadesi e il suo utilizzo in Francia. Questa scienza, dunque, afferma il professore, è del tutto inutile, perché del tutto ignorata. Ma lui di certo non si è dato per vinto, e per quanto abbia scoperto che ci vorranno circa 85 anni per smaltire tutto l’amianto italiano, ha concluso: «Io sono un combattente e morirò sulla breccia!». Il professor Sinno è uno dei membri del coro scientifico dell’incontro. A supportarlo, il dottor Angelo Guadagno, già sindaco di Volla, esperto della questione amianto per contatto diretto con una città falcidiata dal suo effetto, ma pronto ancora con coraggio ad affermare che la prevenzione può essere una soluzione; la dottoressa Carla Zorzetti, per la quale «tutti sanno tutto», tutti sono complici del male che l’amianto provoca, perché nessuno agisce contro questo “smaltimento” illegale, già preannunciato dal pentito Carmine Schiavone. La dottoressa pronuncia le sue amare parole di sdegno alla presenza del casco da vigile del fuoco del marito, defunto per esposizione ai fumi dell’amianto, motivo ulteriore per combattere ancora e ancora questa «indifferenza del silenzio». Le implicazioni oncologiche tristemente conosciute, sono trattate magistralmente dal dottore Franco Maria Buonaguro, il quale cerca di smorzare quella che definisce essere la freddezza della spiegazione scientifica, sondando il cancro restando contagiato dal dolore che esso porta.

La riflessione politica

Si può ben parlare di rapsodia dunque, considerando i vari modi di affrontare la questione. Si prosegue infatti con il piano politico, a intervenire all’incontro vi sono anche volti noti, tra i quali quello dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA (Osservatorio Nazionale dell’Amianto). Pilastro del suo intervento sono esempi di vita concreta, quella dura, reale. Ne fanno da cornice il sito di Bagnoli, definito dagli atti ufficiali fuori pericolo, ma di cui si conosce bene la triste sorte, così come Volla, ma anche lo stesso Porto di Napoli. Con voce sonante, Bonanni afferma: «Dobbiamo contestare fermamente l’incapacità delle istituzioni contro questa Shoa silenziosa». Presenti sono anche il vicesindaco di Napoli, Raffaele Del Giudice, e la senatrice Paola Nugnes, il cui discorso si articola tutto su una affermazione dal peso di un macigno: «Chi inquina paga». Esperti entrambi di ecoreati fanno appello alle istituzioni, per smuovere la macchina economica e trarre così fondi per la ricerca, sempre troppo povera in Italia soprattutto in campo amianto. La soluzione secondo il vicesindaco è una: «Bisogna trasformare il dolore in azione!».

Ma è proprio da questa affermazione che si alza la voce della psicologa Sabrina Malpignano. «Non sempre il dolore si trasforma in azione», esordisce la dottoressa, «non si guarisce quando si perde qualcuno, si sopravvive». Nodo centrale del suo intervento è proprio il fattore umano, quello che viene ancor prima della riflessione politica, la consapevolezza che si stia parlando di vite in pericolo. Sono proprio loro ad aver preso parola durante l’incontro, a partire dal dottor Costantino Saporito, coordinatore nazionale dell’USB (Unioni Sindacale di Base), il quale rappresenta i vigili del fuoco e l’eccezionale fatica del loro lavoro. Al suono di una campanella, saltano sul loro camion, senza conoscere il proprio scenario lavorativo, ma il proprio destino sarà immaginabile una volta raggiunta una delle aree della terra dei fuochi, in cui spegneranno l’ennesimo incendio, esponendosi al veleno mortale. Lo stesso che ha portato via gli amici di Raffaele Cozzolino. «Sono un vigile del fuoco, sono un papà, sono stufo». Quante volte ha sentito pronunciare dai suoi colleghi quelle malattie dai lunghi nomi, senza mai comprendere il perché del loro dolore. Quel dolore che ha fatto combattere «con i pugni e con i denti» il signor Cavaliere, lavoratore alle poste di Milano, adiacenti alle ferrovie dello Stato pregne di amianto, o quello che ha divorato dall’interno il marito della signora Quattromani, che lo ricorda ancora con occhi lucidi.

E allora, è forse tutto perduto?

A questo risponde con coraggio la voce della moderatrice Stefania Divertito: «C’è ormai un’apertura nuova per la città di Napoli». Ed è questo che ha reso così prezioso il nostro pomeriggio tra commozione e dibattito, la consapevolezza di una battaglia comune.

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