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Eroica Fenice

Futuro remoto

Un Futuro (non) Remoto. Un grande evento a Napoli

Un futuro (non) remoto si prospetta davanti a noi. Più veloce della luce, si anticipa con questa interessantissima manifestazione, e sceglie di farlo a Piazza Plebiscito di Napoli. Di fronte il Palazzo Reale: futuro e passato si guardano dritto negli occhi.  Gli stand bianchi sparsi per la piazza, la cui forma imita arditamente quella della cupola della Basilica, sembrano delle macchine del tempo, nelle quali una volta entrati, si compie un viaggio verso un futuro non troppo lontano. Ma anche il Palazzo Reale di Napoli si propone come spazio ospitante, nel quale si trovano il laboratorio Enjoy, il percorso QRCode, e il laboratorio L’Avatar del re, in cui si viene accompagnati dall’avatar dalle fattezze di re Ferdinando bambino.

Le Grandi conferenze di Futuro Remoto

Eccoci arrivati alla seconda giornata di Futuro Remoto, manifestazione di diffusione scientifico-tecnologica. Fra le grandi conferenze di oggi, 8 Ottobre, abbiamo quella del Professore Dario Bressanini, dell’Università dell’Insubria – Dipartimento di Scienze Chimiche e Ambientali.

Ciò che mangiamo è (ormai) contro-natura? Da alcuni anni si assiste a una richiesta da parte dei consumatori di cibi “naturali” e di un ritorno alla “natura”, senza però che sia chiaro che cosa si intenda con questi termini. Che differenza c’è tra i prodotti ottenuti con l’agricoltura biologica, con quella convenzionale e gli OGM? Che ci aspetta sulla tavola in futuro?

Il tema toccato è scottante, considerando quanto i teleschermi italiani ne proiettino discussioni riguardanti. Fiumi di retorica sgorgano dai talk show.

“L’alimentazione infatti non è più valutata in termini quantitativi, ma anche qualitativi. Ecco perché studiare gli effetti benefici degli alimenti sulla salute e sugli stati patologici, è fondamentale. L’alimentazione diventa la nostra prima medicina”.

Altra grande conferenza è quella del consigliere per la scienza e la tecnologia del segretario di stato degli USA: ogni giorno, gli scienziati di tutto il mondo, ingegneri, medici e tecnologi ci dimostrano che il ritmo e la portata globale della ricerca e dell’innovazione sono da capogiro. Sappiamo anche che le idee all’avanguardia e le collaborazioni possono provenire da qualsiasi parte – non solo dai laboratori più finanziati, ma anche dalla crescente comunità di “FabLab” e “Makers” che utilizzano attrezzature di seconda mano, acquistate on-line e installate in un garage o uno spazio laboratoriale comune.

È da questa comunità del cambiamento dal basso che è emersa l’idea di sfruttare i prodotti chimici presenti nelle bottiglie di plastica quali agenti riducenti per estrarre il ferro puro dal minerale di ferro: prendere la spazzatura di un uomo per farne un tesoro nelle mani di un altro uomo e applicare la scienza e la tecnologia per risolvere le sfide della sostenibilità. Il raggiungimento di questo obiettivo richiederà, però, un pubblico informato capace di coinvolgere e ragionare in modo critico sui problemi tecnici che si presenteranno questo secolo.

Napoli, una piazza di speranza? 

Napoli si trasforma nella capitale della diffusione tecnologica e scientifica. Napoli non solo resiste, ma insiste per uno “sviluppo sostenibile” valido. E si pone come paradigma delle altre città italiane. Ecco le parole del sindaco di Napoli De Magistris: “con la speranza si può immaginare, ma non costruire il futuro. Bisogna invece fare scelte precise. Noi lavoriamo per migliorare le condizione che creano economia e i saperi professionali. Lo facciamo col turismo, con la cultura. […] Anche questo è un metodo scientifico, no?”.

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