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Eroica Fenice

Intervista a Pasquale Carlo: quattro chiacchiere sul Sannio e sui suoi vini

Intervista a Pasquale Carlo: quattro chiacchiere sul Sannio e sui suoi vini

Pasquale Carlo è giornalista, Vice Presidente Arga Campania, Collaboratore del blog lucianopignataro.it, Responsabile dell’Ufficio stampa del Sannio Consorzio Tutela Vini, Coordinatore regionale della Guida Vini Buoni d’Italia, redatto da Touring club.

Per ‘L’Ippogrifo‘ ha pubblicato la Guida gastronomica di San Lorenzello, 2005, e la Guida completa ai vini del Sannio, 2008.

È stato Presidente della Pro Loco Castelvenere (BN) dal 2005 al 2011 ed è attualmente Presidente del Consiglio Comunale di Castelvenere

È autore di Giovanni Salvatore – Un musico nel “Paradiso dei diavoli”, 2010; Sul cammino di San Barbato. Luoghi, iconografie, reliquie, 2011; Castelvenere 1943 – 1948. Uomini e storie dal fascismo alla Costituzione, 2014 e Castelvenere Valdese, 2015.

Pasquale Carlo ci ha concesso un’intervista, nella quale si è parlato in particolare del suo ultimo libro, Vigneto Castelvenere – vite, viti e vini (2017).

L’intervista a Pasquale Carlo

Pasquale Carlo, ci racconti qualcosa di lei

Ho iniziato nel Sannio quotidiano nel 1998-99 sotto la direzione di Giancristiano Desiderio, che mi ha fatto capire col suo atteggiamento che la specializzazione in una categoria è l’unica arma che un giornalista ha a disposizione per distinguersi e per essere punto di riferimento di un territorio che non è più soltanto quello locale.

Dopo il Sannio, sono stato corrispondente per il Mattino e ora lavoro con Ottopagine.

Com’è nata la collaborazione con Pignataro?

Con Luciano Pignataro è nato tutto per caso. Lo conobbi in una giornata di Cantine Aperte, forse nel 2001. Lui stava lavorando alla prima Guida di Vini della Campania e aveva bisogno di qualcuno del posto per farsi accompagnare alle cantine, andando alla ricerca dei 50-60 produttori dell’epoca di tutta la provincia di Benevento che nel giro di 15 anni sono raddoppiati, permettendo un boom, non solo a livello campano ma nazionale.

Per un periodo si è parlato molto di vino, oggi si parla meno di enologia e più di protagonisti. C’è bisogno di storie e quindi sta cambiando anche il modo di raccontare.

Non si descrive più soltanto il vino in sé, perché la gente vuol sentire le vicende dei produttori di quel vino, dei vissuti, del territorio e quindi ora mi trovo a scrivere meno su riviste specializzate e a realizzare maggiormente progetti che parlano di storie dimenticate: così nasce Vigneto Castelvenere.

Ci parli di Vigneto Castelvenere

Vigneto Castelvenere è una raccolta di 49 racconti che narra la storia di tutto il Sannio enologico a partire dall’Unità d’Italia fino agli anni ‘70, quando arrivano le DOC. Ho riportato le scelte e le azioni dei produttori-pionieri che hanno gettato le basi per quello che è il panorama enologico attuale, dando punti di riferimento ai viticoltori di oggi, del tutto ignari del proprio passato storico, e che invece attualmente sono mossi dall’orgoglio e dall’appartenenza che li porta a fare di più e meglio.

Ci sono state, infatti, aziende che hanno utilizzato questo nuovo linguaggio per presentarsi ai clienti (www.vinicoladelsannio.it, nella sezione Essenze Sannite, primo esempio di wine storytelling, non solo in provincia di Benevento ma in tutta la Campania).

L’obiettivo è quello di far crescere non solo la reputazione e la conoscenza di un’azienda, bensì quelle di un intero territorio, il Sannio, perché nessuna regione al mondo può vantare una ricchezza di vitigni autoctoni e l’esistenza di tanti vissuti dietro a queste produzioni come la Campania.

Da 1916 al 1932 la Campania aveva il primato italiano per la produzione di vino, non solo per quantità ma soprattutto per la qualità.

Poi la nostra storia peggiora nel secondo dopoguerra quando i nostri territori producono in quantità vini da taglio da usare in altre regioni d’Italia per la loro caratteristica di conservare corposità e sapore per un tempo maggiore rispetto ad altri prodotti enologici e questo ha rischiato di farci perdere qualcosa sull’identità.

Oggi con difficoltà qualche produttore ricomincia a proporre dei vitigni trascurati ma che prima erano, invece, storicamente forti.

Il mondo del vino deve puntare su quella che è la sua forza: la biodiversità ma soprattutto la sua autenticità.

Come si è documentato riguardo alla stesura del libro?

Non ho fatto ricerche presso biblioteche e soliti archivi diocesani ma presso gli Archivi di Stato, dove ho esplorato la storia minore, che indagava cosa fosse accaduto quotidianamente col passaggio della seconda guerra mondiale nei nostri territori.

Ho analizzato i giornali dell’epoca e quando mi sono accorto che la stessa minuziosità del mondo giornalistico la si poteva associare al mondo del vino, non ho esitato a farlo.

I miei libri di storia sono nati con questa tecnica, scritti rigorosamente con taglio giornalistico ma soprattutto con l’impostazione dei giornali dell’epoca, anche se il fruitore è il lettore di oggi. Il senso era trascrivere quello che i giornali dell’epoca avrebbero potuto pubblicare.

La stesura, poi, non risulta mai definitiva, perché la ricerca non ha termine, anche a costo di smentire quello che fin a quel momento è stato dedotto.

Al fianco dell’attività giornalistica enogastronomica come nasce quella di storico del territorio di Castelvenere?

Come diceva Levi “non c’è futuro senza memoria”. Il futuro ha un cuore antico. La passione per la storia locale è il motore per la stesura delle mie opere a carattere storico-locale. Castelvenere, per l’incremento demografico che ha interessato gli anni che vanno dal 1861 con 600 abitanti al 1936 con 2500 e l’esplosione vitivinicola, diventa ben presto punto di riferimento nella produzione di vino di qualità. E qui risiede la parte più bella della storia perché la viticultura fa sì non solo che diminuisca visibilmente l’emigrazione verso l’America, così frequente in quegli anni, ma fa ritornare gli emigranti che comprano la terra e si mettono a fare vino, facendo scoppiare l’avventura enologica del paese.

Qual è il pubblico a cui si indirizza?

Il mio pubblico non è settoriale, anzi!

La prima regola è scrivere in maniera semplice, per essere comprensibili a tutti.

Progetti futuri?

Continuare con la ricerca storica perché questa passione è sempre molto forte. In ambito giornalistico, ci sono delle collaborazioni in atto: la Guida ai vini buoni d’Italia, l’impegno con Pignataro e forse un blog di storie del vino, che non vuole assolutamente essere concorrenziale con altri blog del settore, bensì una vetrina sul vissuto, su un nuovo modo di raccontare il vino, che dà anche riferimenti a chi oggi vuol trattare di enologia, non solo in ambito comunicativo ma anche produttivo.

 

Ringraziamo Pasquale Carlo per la gentilezza e la disponibilità concesse.

 

 

 

 

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