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Eroica Fenice

Culturalmente

Endimione: il giovane stretto nel sonno dalla Luna

Endimione e Selene incarnano, con la loro storia, uno degli episodi più delicati e toccanti della mitologia classica. Una grande storia d’amore, di quelle che lasciano l’amaro in bocca ma che non esitano a gettare, nel cuore di ognuno, un germe di speranza per cui i due protagonisti si possano, un giorno, ricongiungere nuovamente per vivere il loro amore in maniera totale e senza ostacoli. Mitologia di un amore Lei, dea della luna piena, diversamente da Artemide, che è personificazione della luna crescente, e da Ecate, la luna calante. Figlia dei Titani Iperione e Teia, Selene era sorella di Elios, il Sole, e di Eos, l’Aurora. Il suo culto si diffuse soprattutto in Elide ma, con il tempo, venne associata, per alcuni aspetti, ad Artemide-Diana, dea della caccia legata alla Luna e sorella di Apollo, dio del Sole. I romani la chiamavano semplicemente Luna e le avevano dedicato due templi, uno sull’Aventino e l’altro sul Palatino. Iniziava il suo tragitto nel cielo nel preciso istante in cui tramontava il Sole, suo fratello. Percorreva la volta celeste su un carro trainato da cavalli bianchi, oppure su un toro, un mulo o un cervo, secondo le diverse tradizioni del mito. Endimione (in greco antico: Ἐνδυμίων, Endymíōn), invece, è un personaggio della mitologia greca di dubbia identità, a seconda delle regioni da cui provenivano le fonti, con varie storie e vari miti che riportano il suo nome, riconducendolo, sempre, a lei, a Selene. Il suo nome significa “uno che si trova dentro”, stretto dalla sua amante. Il nome è anche riconducibile a ἐνδύ(ν)ω, che significa “mi rivesto”, “entro dentro”, “mi immergo“. Alcune fonti lo ritengono figlio di Etlio e di Calice. Secondo queste versioni, sposò la naiade Ifianassa da cui ebbe Etolo, Peone ed Epeo ed una figlia di nome Euricida. Secondo Pausania il nome della moglie era diverso e poteva essere Asterodia, Cromia od anche Hyperippe. Egli, per alcuni, è un pastore dell’Anatolia che porta spesso a pascolare il suo gregge nelle valli ai piedi del monte Latmio, nella Caria, un cacciatore della tribù degli Eoli per altri o, come è riportato ne La Biblioteca dello Pseudo-Apollodoro,  un condottiero, di origine carica ed eolico di razza, che strappò il trono a Climeno, come narra Pausania nella sua Periegesi della Grecia, aggiungendo che lì era conservata una sua statua nel tesoro di Metaponto, e che usava spesso addormentarsi ai piedi di un monte, divenendo  quel principe che si diceva vivesse nella zona circostante dell’Elide. Endimione e Selene Secondo la versione più famosa, quella di Apollonio Rodio, una calda notte d’estate, il giovane Endimione s’abbandonò al sonno in un boschetto del monte Latmio, al riparo dagli alberi. Qui un fascio di luce pallida illuminò il suo volto e Selene, che lo aveva scorto dal suo carro lunare, scese sulla terra per ammirarlo più da vicino. La dea s’innamorò perdutamente di quel giovane, e da allora, ogni notte, scendeva dal cielo per dormire accanto a lui finché si presentò a Zeus, chiedendogli di rendere immortale il suo giovane amante. Il padre degli dèi propose al ragazzo di scegliere tra una vita normale, senza […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Omaggio a Fellini: Benevento chiude la kermesse

L’”Omaggio a Fellini” si chiude col finissage della mostra fotografica dell’Accademia Julia Margaret Cameron, “Dialogo con la città”, nel Museo del Sannio, a Benevento. L’incontro, finale, per confrontarsi e ringraziare tutti coloro che hanno collaborato per realizzare una manifestazione, ideata e curata da Carmen Castiello, l’”Omaggio a Fellini”, che ha scaldato la città sannita nelle scorse settimane. Dapprima la visione del film La Strada di Fellini presso Palazzo Paolo V, la realizzazione dell’omonimo balletto al Teatro romano il 1 settembre, con la partecipazione della straordinaria Orchestra Filarmonica di Benevento, diretta dal M. Beatrice Venezi e dell’Accademia di fotografia Julia Margaret Cameron, che ha curato la fotografia durante le prove generali dello spettacolo, il backstage della prima e gli scatti dello spettacolo. Le tre uscite fotografiche con l’Accademia e i ballerini della Compagnia Balletto di Benevento, all’alba, con la ballerina Odette Marucci, la Gelsomina del balletto La strada; nella scuola di danza di Carmen Castiello, con fotografie esposte nel foyer del Teatro romano, in occasione del balletto, e per le strade della città sannita, con la partecipazione del trombonista Alessandro Tedesco, del sassofonista Umberto Aucone e del fisarmonicista Flavio Feleppa, che hanno suonato musica dal vivo. Proprio tra gli scatti di quest’ultima uscita sono state selezionate le fotografie oggetto della mostra “Dialogo con la città”, con la direzione artistica di Rosanna De Cicco.  La signora della danza di Benevento amata dalla sua città «La musica di Nino Rota, che Fellini definiva perfetta, tanto era struggente – ha raccontato Carmen Castiello, emozionata nel raccontare la sua esperienza con l’Omaggio a Fellini, – ha contribuito a  metterci in gioco così tanto, che il pubblico, durante lo spettacolo, ha avvertito ed approvato perché noi abbiamo voluto parlare di una memoria bellissima, di un’Italia che non tornerà più. Il fatto che molte persone si siano commosse durante la messa in scena della processione mi fa capire che abbiamo bisogno di semplicità, di ritornare a quello che era un modo di vivere così bello, naturale, semplice; noi con la danza ci abbiamo provato! Unirsi poi con le altre realtà di Benevento credo sia stato proprio la nota vincente di questo spettacolo, perché si è creata una collaborazione bellissima ed in questo momento fare rete è una cosa fondamentale, così è nato l’”Omaggio a Fellini”, La strada, la nostra strada». «La presenza di Michele Salvezza è stata un punto di partenza perché, quando è stato visto il film, ci ha fatto scoprire delle cose che chi non è esperto di cinema non sa. Noi abbiamo fatto nostre le sue parole: abbiamo lavorato con La strada sull’impronta dell’emozione, senza ragionarci, tutto ciò che lui ci ha detto lo abbiamo messo sulla scena e la cosa bella è che il pubblico lo ha compreso e lo ha portato con sé» ha continuato la Castiello, ringraziando il film-maker Michele Salvezza. «L’approccio di Carmen Castiello è stato sicuramente giusto, d’altronde è stato lo stesso Fellini a dire che c’è bisogno ogni tanto di cercare di sentire; sentire in maniera molto personale, molto […]

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Riflessioni culturali

Azazel: enigmatico angelo caduto tra mistero e tradizione

Azazel è da sempre fonte di mistero, di curiosità, di interrogativi. Non è un caso se, ancora oggi, gli studiosi non sono ancora d’accordo su nessun aspetto che lo riguarda. Azazel, in aramaico רמשנאל, ebraico עזאזל, Aze’ezel, ‘ăzaz’ēl ed in arabo عزازل, Azazil, è un nome enigmatico citato nei testi sacri ebraici e in quelli apocrifi. Etimologia e morfologia L’etimologia è alquanto discussa: è presente nelle varianti Azael, Aziel, Asiel e anche con gli appellativi Rameel e Gadriel, in babilonese è detto anche Zazel, Samyaza, Samyazazel, Shamgaz, Shemyaza/Shamyaza/Shemihazah/Shamash in sumero Utu o Babbar, in accadiano Samas, Ashur in assiro. Il nome Azazel, con cui è diffuso maggiormente, si crede significhi “Colui che è più potente di Dio“, dall’ebraico ‘ăzaz (“è forte“), ed ’ēl, (“Dio“). Un’altra teoria usa ‘āzaz nella sua forma più metaforica di “sfrontato” o “impudente” e quindi “impudente verso Dio“. Altri studiosi sono convinti che le genesi del nome vada ricercata nella parola ebraica asasèl che a sua volta deriva da es, “capra”, e dal verbo asàl, “andarsene”, e che rimanda alla vicenda biblica del capro inviato nel deserto dal sommo sacerdote nel Giorno delle Espiazioni (Levitico XVI, 3-31). Ci troviamo, pertanto, catapultati nella dimensione dello spirituale, dell’occulto quando, per qualsivoglia motivo, ci imbattiamo nel nome “Azazel”. Come per il nome anche la fisionomia di Azazel, derivata da varie interpretazioni, è mutata nel corso degli anni. Nel Dictionnaire Infernal di J.A.S. Collin de Plancy (Parigi 1818), esso è rappresentato come un demone morfologicamente simile a un capro che impugna uno stendardo. Azazel: tradizioni e varianti Azazel è il “demone dei deserti” nella mitologia ittita, mesopotamica e mazdea ed è anche considerato nel satanismo spirituale il “dio della giustizia e della vendetta”, maestro di arti nere e protettore dei viaggiatori. Nella demonologia moderna, oltre ad essere il capo messaggero dell’armata infernale, è incaricato della sicurezza degli inferi. Si può dedurre, con cognizione di causa, che sia quindi uno dei demoni più potenti ed alcuni lo identificano come uno dei primi angeli caduti che ha seguito il ben più celebre Lucifero. La prima apparizione del nome “Azazel” si trova nel “Libro dei vigilanti“, la prima parte del Libro di Enoch, testo apocrifo di origine giudaica, non accolto negli attuali canoni biblici ebraico o cristiano. Il Libro narra che Azazel, uno dei capi degli angeli ribelli prima del diluvio, insegnò agli uomini i segreti della stregoneria e corruppe i costumi; insegnò loro la guerra e la costruzione di spade e coltelli, mentre alle donne l’ornamento del corpo, l’acconciatura dei capelli e il trucco per il viso. Per questo Dio mandò l’arcangelo Raffaele a punirlo affinché si pentisse ma ciò non accadde. Nell’apocrifo, si legge inoltre che sul Monte Hermon, nel settentrione di Israele, c’era un luogo di ritrovo di demoni, in cui ritroviamo Azazel. “Tutta la terra è stata corrotta dalle opere insegnate da Azazel e ogni peccato va attribuito a lui”(1 Enoc 2:8) Nella Genesi si racconta che la stirpe di Adamo, alla decima generazione, era enormemente cresciuta. Mancando il sesso femminile, gli angeli (“i figli di Dio”), trovarono mogli tra le belle “figlie dell’uomo”. Dall’unione di queste differenti creature sarebbero dovuti […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Con la mostra fotografica dell’Accademia J. M. Cameron continua l’Omaggio a Fellini

Fotografia, danza e musica. Insieme per un dialogo con “la strada” di Benevento. L’ultimo step del progetto “Omaggio a Fellini”, ideato e curato da Carmen Castiello, fondatrice e direttore artistico della Compagnia Balletto di Benevento, è la mostra fotografica dell’Accademia Julia Margaret Cameron, intitolata “Dialogo con la città“, inaugurata lo scorso 7 settembre, alle 17.00, al Museo del Sannio di Benevento, con la direzione artistica di Rosanna De Cicco. Il progetto “Omaggio a Fellini” ha previsto, nelle scorse settimane, un calendario fitto di appuntamenti. Dapprima, la proiezione della pellicola “La Strada” di Fellini presso Palazzo Paolo V, a Benevento, ha anticipato l’omonimo balletto al Teatro romano il 1 settembre, con la partecipazione della straordinaria Orchestra Filarmonica di Benevento, da sempre grande sostenitrice delle iniziative di Carmen Castiello, con la quale condivide comunione d’intenti e sensibilità artistica, tali da permetter loro di unirsi solo durante le prove generali senza alcun tipo di ritardo o intoppo, con la direzione del M. Beatrice Venezi. Tre, invece, le uscite dell’Accademia di fotografia Julia Margaret Cameron con i ballerini della Compagnia Balletto di Benevento: all’alba, con la ballerina Odette Marucci, la Gelsomina del balletto “La strada”; per le strade della città sannita, con foto divenute oggetto della mostra “Dialogo con la città” e la partecipazione del trombonista Alessandro Tedesco, del sassofonista Umberto Aucone e del fisarmonicista Flavio Feleppa, che hanno suonato musica dal vico, improvvisata e coinvolgente, ed infine alla scuola di danza di Carmen Castiello, con fotografie esposte nel foyer del Teatro romano, in occasione del balletto. Sempre l’Accademia ha realizzato anche le foto durante le prove generali dello spettacolo, il backstage della prima e gli scatti dello spettacolo. “Tutto questo è stato possibile grazie alla determinazione, pazienza infinita, lungimiranza e riconosciuta competenza artistica di Carmen Castiello, alla quale va tutto il merito di questi dieci giorni di successo, compresa l’idea della mostra fotografica; successo interamente donato alla città di Benevento” dichiara Angelo Orsillo, direttore dell’Accademia Julia Margaret Cameron. Con la fotografia, “La strada” felliniana è dislocata a Benevento alla Accademia Julia Margaret Cameron Curatori della mostra sono stati Lello Campanelli ed Enrico Chioato, membri del direttivo dell’Accademia; Chioato ha provveduto anche alla postproduzione, seguendo il percorso fotografico fino alla stampa. “La sequenza delle foto è tale da considerare le fotografie iniziali come inviti che accolgono lo spettatore e lo accompagnano fino alla fine della mostra, con una situazione iniziale di luce che cede il passo ad una situazione di ombra, durante le ore del tramonto, a chiusura della mostra stessa.  C’è poi un’armonia di ritmo interno delle foto da considerare: fotografie strette seguite da scatti ampi per creare una varietà, un dinamismo che ritorna anche nei colori. La mostra si sviluppa, quindi, attraverso questa successione di tante varietà” ha dichiarato Lello Campanelli, che continua: “Il lavoro è da definirsi un backstage, raccoglie il lavoro di preparazione di quello che è poi stato lo spettacolo finale del balletto La strada. La strada, dunque, è il soggetto della mostra e, con essa, i ballerini nella […]

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Viaggi e Miraggi

Ischia: mete, hotel, mezzi per un soggiorno da sogno

Maggiore delle isole del golfo di Napoli, appartenente all’arcipelago delle isole Flegree, Ischia è da sempre considerata un luogo incantato, tra le mete preferite dai turisti italiani e d’oltralpe. Questo è stato possibile anche grazie alla grande professionalità ed alla varietà delle strutture ricettive ischitane, che hanno permesso, grazie all’attività di tour operator specializzati, come Hotelischia, di soddisfare i gusti del gran numero di turisti che ogni anno, d’estate e d’inverno, cercano la location dei loro sogni per una vacanza o un breve soggiorno da sogno. Con lo splendido patrimonio naturalistico di cui Madre Natura l’ha arricchita, unico nel suo genere, Ischia gode infatti di 29 bacini, centinaia di sorgenti di acqua termale e fumarole, boschi e montagne, scogliere e innumerevoli spiagge. Cosa vedere ad Ischia Tra quelle più famose come non citare la spiaggia degli Inglesi, quella di Cartaromana, nella cui baia è possibile anche ammirare la Torre di Michelangelo, conosciuta anche con il nome di “Torre di Sant’Anna“, la spiaggia di San Montano a Lacco Ameno, nel cui borgo è possibile visitare anche la Basilica ed il Museo di Santa Restituta, la Scannella o la spiaggia di Citara? Ma Ischia (Isola di Ischia) non propone solo spiagge, seppur deliziose nella loro diversità. A 350 m da Ischia Ponte, sorge il Castello Aragonese, suggestiva fortificazione dai panorama mozzafiato che deve il suo nome e la sua moderna fisionomia, modificata sulla base di quello che era l’antico Castrum Gironis, del 474 a.C., ad  Alfonso V d’Aragona che, nel 1441, diede vita ad una struttura che ricalcava quella del Maschio Angioino di Napoli. Da suggestione a suggestione, tra le altre cose, ecco i Giardini La Mortella, situati nel comune di Forio, la cui realizzazione è stata condotta da William Walton, compositore inglese che nel 1949 si stabilì sull’isola con la moglie Susana, la quale, insieme all’architetto paesaggista Russel Page, iniziò questa meravigliosa oasi naturalistica al cui interno sono racchiuse diverse specie vegetali provenienti da ogni parte del mondo. Sempre a Forio, da citare il Torrione e i Giardini Ravino, giardino botanico italiano specializzato in piante succulente e cactus. Incantevole è Sant’Angelo d’Ischia, antico borgo di pescatori alle pendici del comune di Serrara Fontana. Si tratta di un isolotto collegato all’isola da un sottilissimo istmo di terra, che si inerpica lungo il costone del monte, dove un tempo vi erano le antiche case dei pescatori. La Baia di Sorgeto sorge, invece, nella piccola frazione di Panza, presentandosi come un’insenatura con vasche naturali in cui l’acqua che sgorga calda dal sottosuolo, mescolandosi con quella marina, è circondata da scogli e da un mare dalle acque cristalline. E per gli amanti del verde, interessante sarà il bosco della Falanga, a 600 metri sul livello del mare, costituito principalmente da castagni. Passeggiando tra i suoi sentieri, è possibile ammirare il mare azzurro dell’isola e scorgere le cosiddette Case di Pietra, scavate nella roccia tufacea, le grosse vasche per la raccolta dell’acqua piovana e i cellai, grossi fori sul terreno utilizzati per la conservazione del ghiaccio. Impossibile non citare, infine, le famosissime Terme di Ischia, utilizzate fin […]

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Attualità

Federico Fellini e La strada: il balletto a Benevento

La strada, balletto tratto dall’omonimo film di Federico Fellini, con musiche di Nino Rota, ha conquistato letteralmente il pubblico che ha assistito allo spettacolo, inserito nel progetto “Omaggio a Fellini”, svoltosi domenica sera, nella suggestiva cornice del Teatro romano di Benevento. L’evento, ideato e curato da Carmen Castiello, fondatrice nonché direttore artistico della Compagnia Balletto di Benevento, con la partecipazione dell’Orchestra Filarmonica di Benevento (OFB) e dell’Accademia di Fotografia Julia Margaret Cameron, ha previsto la regia di Linda Ocone e la supervisione di Beppe Menegatti e la partecipazione di due grandi artisti, Carla Fracci e Giancarlo Giannini, testimoni del grande patrimonio culturale che vanta il nostro Paese, che hanno avuto entrambi il piacere e l’onore di conoscere l’immenso Federico Fellini. Una lode per due realtà importanti del nostro territorio, la Compagnia di danza e l’OFB, di cui essere fieri, da parte dell’Assessore alla Cultura di Benevento, Rossella Del Prete. «La trasposizione in danza di una delle pagine della letteratura cinematografica italiana più apprezzate nell’ultimo secolo ha richiesto un percorso di conoscenza, di approfondimento, durato circa un anno» ha spiegato l’Assessore Del Prete, ringraziando Ferdinando Creta, direttore del Teatro Romano, per aver permesso e promosso il grande fermento che anima in questo periodo il teatro e ricordando che «i primi ad entrarvi, per ripulirlo da erbacce e riconsegnarlo alla vita culturale della città, sono stati proprio i ballerini della Compagnia e i professionisti dell’OFB». La strada: un progetto per omaggiare Federico Fellini  «L’idea di realizzare un’opera e un balletto mettendo insieme realtà artistiche di giovani danzatori e musicisti sanniti nasce affinché i nostri artisti abbiano la possibilità di esprimere il loro talento». Carmen Castiello spiega con queste parole la genesi dell’ “Omaggio a Fellini”. «La Compagnia Balletto di Benevento e l’OFB sono una risorsa e un vanto per la nostra città; la loro collaborazione e la loro sinergia potranno essere un nuovo punto di partenza per donare alla città quel titolo di Benevento città della cultura tanto caro al territorio». L’OFB, l’orchestra più giovane per composizione in Italia, la cui specificità ed il cui talento non finiremo mai di apprezzare, gode della direzione onoraria di Sir Antonio Pappano, della direzione artistica del Maestro Francesco Ivan Ciampa, musicista di fama internazionale, e della presidenza onoraria di Mons. Pasquale Maria Mainolfi. Con un organismo direttivo under 35, l’Orchestra Filarmonica, guidata domenica sera dall’energico e carismatico direttore d’eccellenza Beatrice Venezi, ha saputo incantare gli spettatori riproponendo dal vivo le immortali melodie di Nino Rota. Il progetto “Omaggio a Fellini” ha previsto, nell’arco della settimana precedente allo spettacolo, anche la proiezione della pellicola La Strada presso Palazzo Paolo V, a Benevento, primo vero successo di Federico Fellini, del 1954, e primo film ad essere premiato con un Oscar nella categoria “Film straniero”, proprio nell’anno di apertura della sezione, e un’uscita fotografica con l’Accademia Julia Margaret Cameron ed i ballerini della Compagnia Balletto di Benevento per le strade della città sannita. «La strada diventa luogo di contatto tra danza, musica, fotografia, ricollegandosi così al film, in cui essa […]

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Cucina e Salute

Formaggi tipici del sud: dalle burrate alla cacioricotta!

Burrate, caciocavallo, pecorino, cacioricotta…tantissime sono le varietà di formaggio che in questa bella stagione, e non solo, accompagnano tutte le tavole del sud Italia. Il formaggio, amatissimo prodotto caseario ottenuto dalla coagulazione acida o presamica del latte, intero, parzialmente o totalmente scremato, o della crema di latte, grazie anche all’uso di fermenti e sale da cucina, ha una storia di origini antichissime nel bacino del Mediterraneo, in nord Africa e in Asia minore. La leggenda narra, infatti, che un pastore avesse messo del latte in uno stomaco di pecora in cui era rimasto del caglio, dove si trasformò in formaggio; le testimonianze più antiche risalgono al III millennio a.C. L’arte di produrre formaggio è migliorata nel tempo, affermandosi fra gli antichi Greci e gli antichi Romani. Nel tardo Medioevo i formaggi cominciarono ad essere apprezzati e a comparire anche sulle tavole nobiliari, tanto che fu addirittura redatto un trattato sulle sue qualità nutritive dal medico ed accademico vercellese Pantaleone da Confienza nella sua Summa Lacticinorum, intorno alla seconda metà del Quattrocento. Il formaggio è un prodotto che attraversa tutto lo stivale ma in questo momento affronteremo solo alcune delle tipologie con cui è possibile ritrovarlo nel meridione. Formaggi del meridione: la nostra top 5 Burrate dalla Puglia Tradizionale prodotto pugliese, le burrate sono dei formaggi freschi a pasta filata, dalla consistenza morbida e cremosa. Apprezzate in tutto il mondo, nascono originariamente in provincia di Bari nei primi del Novecento e sono considerate una delle specialità più succulente della produzione casearia pugliese. Questo tipo di formaggio a pasta filata viene prodotto nell’entroterra, precisamente nella zona delle Murge, e può in qualche modo ricordare la mozzarella. Le burrate, tuttavia, hanno consistenza maggiormente morbida, più filamentosa, l’aspetto di un piccolo sacchetto e vengono lavorate manualmente, riempiendo i cosiddetti “sacchetti” di pasta filata con una cremosa farcitura a base di pasta di mozzarella sfilacciata e panna (stracciatella). Caciocavallo podolico dalla Campania Tra i formaggi del sud Italia, il caciocavallo è diffuso in molte zone con infinite varianti. Semiduro a pasta filata, lo si produce in Campania, e più precisamente in Irpinia, sui Monti Alburni, da latte di vacche podoliche, seguendo un’antica tecnica produttiva: al latte, a 36 °C, viene aggiunto caglio di vitello o di capretto. Rotta la cagliata più volte, si aggiunge altro siero riscaldato a circa 60 °C. Passate alcune ore si taglia la pasta e la si fila in acqua quasi bollente, dopodiché si modellano i caci, che vengono rassodati in acqua, passati in salamoia e messi a riposare in ambienti freschi e ventilati legati in coppia, a cavallo di assi. Ottimo fresco, può stagionare fino a 24 mesi e oltre. Casieddu di Moliterno dalla Basilicata Il latte di questa cacioricotta, prodotta in estate in Val d’Agri, viene filtrato con foglie di felce e portato a quasi 100 °C nel “caccavo”, una caldaia di rame, con l’aggiunta di nepitella. Raffreddato, coagula con caglio di capretto in pasta e, nel momento in ci si rompe la cagliata, si formano delle piccole sfere del diametro di circa 12 cm. Avvolto in foglie […]

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Culturalmente

Idun: dea della giovinezza eterna per la mitologia norrena

Idun: un viaggio alla scoperta della dea nordica dell’eterna giovinezza | Opinioni Idunn (conosciuta come Idun in inglese e Iðunn in islandese) è una dea della mitologia nordica, fanciulla associata all’eterna giovinezza. Idun è la moglie di Bragi, il dio della poesia e della saggezza ma, mentre il marito nutre gli uomini con il nettare dei poeti, Idun quotidianamente lo accompagna ad Asgard (o Ásgarðr), l’Olimpo degli Asi (o Æsir, déi nordici, che non sono immortali ma destinati a perire alla fine dei tempi), dove ogni mattina nutre le divinità non con latte o ambrosia, bensì con le mele, pomi d’oro che regalano agli déi eterna salute e giovinezza. Quando cominciano ad invecchiare, gli déi non dovranno fare altro che mordere i frutti e riacquisteranno l’antico vigore. Idun è una dea pacifica, rasserenatrice. Quando, nella corte di Asi, Loki e Bragi cominciarono a scambiarsi insulti e minacce, ella intervenne a mettere pace. In quell’occasione Loki le rinfacciò di essere una donna vogliosa di uomini e di aver stretto tra le braccia persino l’assassino di suo fratello. Non sappiamo, tuttavia, chi fosse il fratello di Idun e chi lo uccise e, in realtà, non sappiamo neppure se l’accusa di Loki corrisponda al vero. Non conosciamo la stirpe di Idun. Alcune leggende affermano che sia figlia di Iwaldi, lo Gnomo, o appartenente alla stirpe degli Asi, altre riportano che pare discenda dalla stirpe degli álfar e sia la minore dei figli maggiori di Ívaldi. Idun nella Prosa Edda In ogni caso, Idun è uno dei personaggi che popolano l’Edda, i due testi della mitologia norrena, rispettivamente la “Edda in prosa o Prose Edda” e la “Edda poetica”. Scritti in Islanda durante il VIII secolo ma con radici risalenti ad epoche precedenti, questi de testi sono la maggiore fonte d’informazione che esiste sulla mitologia scandinava. L’autore, Snorri Sturluson, poeta, storico, politico e mitografo, vissuto tra il 1179 e il 1241, descrive Idun come la moglie del dio Bragi, uno “skald” appartenente a un gruppo di poeti la cui letteratura cortese ispirava i cavalieri dell’epoca vichinga. Il narratore racconta come Idun dispensasse le mele dell’eterna giovinezza, che custodiva in un “eski”, uno scrigno di legno di frassino. Ed è attraverso i suoi versi e le sue prose che scopriamo la storia del suo rapimento da parte del gigante Þjazi, nella seconda parte delle Prose Edda, unico mito che conosciamo su di lei. Nel testo, Snorri riporta anche una composizione di Þjóðólfr ór Hvíni (scaldo attivo tra la fine del IX e l’inizio del X secolo), il Haustlǫng, nel quale il medesimo mito è narrato nello stile ellittico della poesia scaldica. Senza le spiegazioni di Snorri nella Prosa Edda, il Haustlǫngci di Þjóðólfr ór Hvíni sarebbe del tutto incomprensibile; ma Þjóðólfr fornisce anche piccoli dettagli che permettono di comprendere meglio alcune affermazioni di Snorri, oltre ad alcune preziose varianti. Il ratto d’Idun La vicenda ha inizio con un viaggio di Odino, Hœnir e Loki, durante il quale le tre divinità non riescono a cucinare l’arrosto che desiderano a causa di un’aquila, sotto il cui aspetto si cela il gigante Þjazi trasformato, che continuamente li disturba. Loki tenta di colpire l’aquila con un bastone ma […]

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Napoli e Dintorni

Ezio Bosso ha diretto l’OFB nella serata conclusiva del BCT

Ezio Bosso chiude Il BCT | Opinioni Che cos’è l’arte? Cos’è la musica? Cosa il talento? Nella cornice straordinaria del Teatro romano di Benevento, laddove anche le pietre parlano, respirano, vibrano e la suggestione del tempo antico si sposa con la peculiarità del presente, lo scorso 19 luglio il Maestro Ezio Bosso, con un’energia esplosiva, ha diretto l’Orchestra Filarmonica di Benevento (OFB) in uno spettacolo in cui musica, arte, poetica, cuore si sono mescolati dando vita ad un’estasi emotiva, che non ha potuto fare a meno di coinvolgere anche il nutrito pubblico presente e partecipe in maniera fedele, affezionata. BCT: concerto conclusivo con Ezio Bosso e l’OFB Il concerto è stato scelto come evento che suggella la fine del BCT, Festival nazionale di Cinema e Televisione di Benevento, svoltosi nella città campana dal 9 al 14 luglio e che, anche quest’anno, ha ottenuto consensi favorevoli e riscontri sia nazionali che internazionali. Antonio Frascadore, ideatore nonché coordinatore del BCT, orgoglioso “di ospitare nella città di Benevento uno dei musicisti più importanti al mondo”, dopo aver ringraziato gli enti, le partnership e tutti coloro che hanno concorso a rendere possibile il Festival, ha ribadito con fermezza che il “BCT è un evento nato a Benevento, pensato per la città campana, fatto per essa e che, quindi, rimarrà a Benevento anche nelle prossime edizioni”. Parlando del connubio esistente tra il Festival del Cinema e della Televisione e l’Orchestra Filarmonica di Benevento, Frascadore ha aggiunto che il BCT cerca e celebra in qualche modo le eccellenze e l’OFB è certamente un’eccellenza, che concorre in quello che anche il Festival persegue: fare qualcosa di bello per la propria città, regalarle qualcosa con impegno e passione. La meraviglia dell’insieme Melania Petriello, presentatrice della serata, ha ammesso di sentirsi “una privilegiata, perché appartenente ad un progetto ben definito, forte, che sta crescendo, con radici vere, autentiche, quale l’OFB di Benevento” ed ha definito l’orchestra “una comunità perfetta, come un archetipo, con propri linguaggi, sinergie, gerarchie, una liturgia che si ripete, quasi un memoriale, un luogo dove è molto importante l’identità dei singoli ma vince, più forte e più significativa, la polifonia, la meraviglia dell’insieme. Tutto nasce dal fiato, dalle corde, dalla forza, dal battito e viene orchestrato dallo strumentista senza strumento, il direttore d’orchestra, colui che sposta l’aria e dà origine al prodigio”. La Petriello ha ricordato l’invito che il Maestro ha più volte dato ai ragazzi dell’orchestra nei giorni precedenti allo spettacolo: “Date! Date di più! Non abbiate paura di regalarvi”. Questo invito è un suggerimento a non essere mai timidi, “mai retrovie quando si fa musica”, atteggiamento che permette di creare emozioni sostanziate dal talento, dal sacrificio e dal lavoro quotidiano. La serata ha previsto l’esecuzione di una sinfonia ispirata alla vita degli alberi, che si innesca nella vita degli uomini, attraverso il linguaggio della musica, composta dal Maestro Ezio Bosso che, oltre ad essere direttore d’orchestra di fama nazionale ed internazionale, Direttore stabile e Artistico della Europa Filarmonica, Steinway Artist nel 2018, Testimone ed […]

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Napoli e Dintorni

BCT: III edizione del Festival del Cinema e della Televisione di Benevento

BCT, Festival Nazionale del Cinema e della Televisione di Benevento | Anticipazioni Il BCT, annuale Festival Nazionale del Cinema e della Televisione di Benevento, giunge alla sua III edizione e, dal 9 al 14 luglio, ospiterà l’universo dei media in tutte le sue dinamiche: il grande cinema ed il meglio della stagione televisiva. Il BCT – Festival Nazionale del Cinema e della Televisione è il primo ed unico evento in Italia ad unire, all’interno della stessa manifestazione, il mondo cinematografico e televisivo. Ricchissimo il programma del Festival 2019: incontri, anteprime tv e cinematografiche, concorsi ed eventi, proiezioni, masterclass, spettacoli, concerti, interviste e dibattiti aperti al pubblico e agli spettatori animeranno la città sannita in una settimana entusiasmante e carica di stimoli, che prevederà la presenza di ospiti, anche internazionali, e di iniziative, organizzate insieme a prestigiosi partner che hanno sposato con entusiasmo la logica del BCT, fondato e diretto da Antonio Frascadore. Un Festival che ha anticipato i tempi rispetto alle tradizionali manifestazioni cinematografiche, unendo due settori in passato tenuti rigorosamente distinti ma che oggi, più che mai, risulta opportuno collegare ed il BCT, in questo contesto, ha avvertito le aspettative e le esigenze che il nuovo mercato audiovisivo richiede al pari del pubblico e ha tessuto su di esse una rassegna straordinaria, realizzando un Festival che unisce tre universi paralleli: la città di Benevento, il Cinema e la Televisione. Ad ogni angolo il suo spettacolo In ognuno dei luoghi più rappresentativi della città, a partire da piazza Roma fino all’Hortus Conclusus-Arena Gaveli, da piazza Santa Sofia a piazza Federico Torre, dai giardini di Santa Sofia al Museo del Sannio, giungeranno star del piccolo e del grande schermo. Tra gli altri, Paola Cortellesi e Riccardo Milani, Elena Santarelli, Ivan Cotroneo, Marco Bocci, Giulia Michelini, Pietro Valsecchi, I Soldispicci, Luisa Ranieri, Massimo Boldi, Jerry Calà, Luca Argentero. E ancora Greta Scarano, Margherita Buy, Elena Sofia Ricci, Franca Leosini, Claudia Gerini, Sarah Felberbaum, Frank Matano, Carlo Freccero. Ospite di grande richiamo internazionale sarà Liam Cunningham, amato protagonista della serie evento ‘Game of Thrones‘, a Benevento per l’anteprima nazionale di The Hot Zone (di cui saranno proiettate due puntate), in onda da settembre su National Geographic. Cunningham dialogherà il 12 luglio con la giornalista Martina Riva, mentre il 13 sarà protagonista della masterclass “Il mestiere dell’attore da ‘Il Trono di Spade’ alla realtà”. Inaugurerà il BCT il 9 luglio la proiezione dell’ultimo successo di Riccardo Milani “Ma cosa ci dice il cervello”, alla presenza del regista e di Paola Cortellesi in piazza Roma e di Paola Minaccioni all’Hortus Conclusus-Arena Gaveli. Sempre il 9 luglio, il regista Ivan Cotroneo parteciperà al BCT per raccontare “La Compagnia del Cigno”, serie tv campione di ascolti su Rai Uno nella stagione appena conclusa. Il 10 luglio arriverà al BCT uno dei successi della stagione, “Non ci resta che il crimine”, diretto da Massimiliano Bruno, con la protagonista femminile Ilenia Pastorelli quale ospite. Altre proiezioni previste saranno quella de “La Paranza dei Bambini”, con il regista Claudio Giovannesi […]

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La Traviata dell’OFB : eccellenza e bellezza a Benevento

“La Traviata” dell’OFB a Benevento: una serata di eccellenza | Opinioni Amore, dramma, pregiudizio, passione…poche opere hanno saputo colpire il cuore del pubblico e diventare “classici”, facendo sognare intere generazioni, mettendo in scena emozioni senza tempo, né collocazione spaziale, svelando le ipocrisie e le contraddizioni della società con una semplicità di forme unita ad una straordinaria intensità emotiva. Tra queste, un posto sul podio spetta senza dubbio a “La Traviata” di Giuseppe Verdi, opera in 3 atti tratta da “La signora delle camelie” di Alexandre Dumas figlio, su libretto di Francesco Maria Piave. Ed è proprio “La Traviata” l’opera scelta per essere messa in scena, con coraggio e talento, sabato 28 luglio, con replica domenica 30, dall’Orchestra Filarmonica di Benevento (OFB) presso l’Hortus Conclusus. La giornalista Melania Petriello ha accolto un nutrito pubblico per una serata carica di aspettative e di entusiasmo, definendo l’evento una “prima per molteplici aspetti”. Prima nazionale, innanzitutto, per un’opera che si è scelto in maniera inedita di allestire in un “museo a cielo aperto”, all’interno di un antico orto del convento medievale dei Padri Domenicani, in quanto già ospita di per sé un insieme di elementi scultorei dell’artista Domenico Paladino, configuranti un’unica opera compiuta che, pur tuttavia, si presta a varie interpretazioni. Prima volta che l’Orchestra Filarmonica di Benevento è riuscita a produrre, promuovere e dirigere un’opera, dopo 4 anni di attesa, che hanno permesso all’OFB di raggiungere una maturità musicale, organizzativa ed artistica tale da organizzare una stagione varia ed in grado di abbracciare i gusti più disparati, fino al debutto con un’opera lirica che è un “piccolo atto di eroismo”, degno di quella che l’Ansa ha definito “una piccola impresa meridionale”. Debutto di regia con un’opera che farebbe impallidire qualsiasi neofita per Maya Martini ma che la regista, componente del direttivo dell’OFB,  ha scelto di riproporre con un allestimento ossequioso della tradizione, nel rispetto della partitura originale di Verdi. Debutto di ruolo, infine, anche per il soprano a cui è stato affidato il ruolo principale di Violetta Valery, Marilena Ruta, che, insieme al tenore Giuseppe Tommaso, nel ruolo di Alfredo Germont, al baritono Oliviero Giorutti, Giorgio Germont, al mezzosoprano Anna Russo, Flora Bervoix, al soprano Ninfa Russo, Annina, ai tenori Giuseppe Vincenzo Spinelli e Gerardo Dell’Affetto nel ruolo di Gastone, visconte di Letorières, al basso Adolfo Corrado, il dottor Grenvil, al baritono Francesco Dell’Orco nel ruolo del barone Douphol ed al basso Pierpaolo Martella in quello del marchese D’Obigny, hanno conquistato il pubblico in maniera trascinante ed inequivocabile. “La Traviata” dell’OFB L’opera, operazione artistica estremamente complessa per la moltitudine di ruoli e di presenze che prevede, è anche uno “straordinario esercizio di lingua italiana nel mondo: uno dei motivi per cui la lingua italiana è, a livello artistico, ancora oggi parlata nel mondo è l’opera, che da centinaia di anni è patrimonio dell’umanità”, ha fatto notare Melania Petriello. Nello specifico “La Traviata”, scelta dall’OFB per il suo debutto operistico, è stata riproposta senza il sostegno di un teatro alle spalle ed ha previsto la partecipazione straordinaria del […]

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Sannio Tattoo: dalla Scozia a Guardia Sanframondi

Sannio Tattoo: evento unico nel sud Italia, al castello di Guardia Sanframondi Guardia Sanframondi è diventato cornice, ieri sera, dell’evento Sannio Tattoo, una spettacolare serata, che ha permesso la riproposizione del famoso Edimburgh Military Tattoo, che si svolge presso il castello della capitale scozzese, lungo il Royal Mile, ogni anno, nel mese di agosto. La manifestazione è iniziata nel pomeriggio, con una suggestiva sfilata per le strade del paese sannita a partire dalle ore 18.00, per terminare poi con una serata di gala presso il piazzale d’armi del castello medievale del borgo sannita. Le esibizioni che raccontano “Tradizione, professionalità, interculturalità e lungimiranza: sono sicuramente questi gli elementi propri di questo evento, dal sapore tutto sannita”. Morena Di Lonardo, assessore al Turismo di Guardia Sanframondi e conduttrice della serata ma, soprattutto, promotrice e coordinatrice dell’evento, ha accolto con queste parole il pubblico presente alla serata, in cui arte, cultura, musica, balli ed interscambio si sono alternati in una location iconica e pittoresca, quale il castello medievale dei Sanframondo, centro generativo per la comunità guardiese e luogo di vedetta posto, appunto, “a guardia” dell’intera valle. “È proprio da questo luogo che noi lanciamo una sfida. La sfida di un territorio che si apre a larghe vedute, che si lascia contaminare e che contamina altre culture; stimolo espresso questa sera in un tripudio di musiche e balli, regalati da fanfare militari e da cornamuse, da chi ha scelto di far rivivere e di portare alla memoria le nostre antiche tradizioni, non solo canore. Anche la scelta di inserire ‘Sannio’ nel nome dell’evento ben sottolinea come questa iniziativa sia radicata nel territorio: il Sannio è la nostra terra, non potevamo che scegliere questo nome. Tattoo, invece, riprende l’Edimburgh Military Tattoo: come ad Edimburgo si alternano bande militari e cornamuse, così a Guardia abbiamo deciso di rievocare questo grandioso evento, facendo alternare sul piazzale d’armi del castello medievale la nostra tradizione unita a quella di coloro che hanno scelto di far parte del nostra terra”. Il termine “tattoo” risale al XVII secolo, al periodo in cui le unità dell’esercito britannico vennero dislocate nei Paesi Bassi, e deriva dall’espressione “doe den tap toe”. Ogni sera i tamburini della guarnigione venivano inviati nelle città per dare il segnale di rientro in caserma ai soldati in libera uscita. Questa consuetudine era nota anche come “tappa il rubinetto” ed era un invito agli osti a non servire più da bere ai militari della guarnigione. Guardia Sanframondi: la bellezza di incontrarsi “Ormai Guardia Sanframondi rappresenta una meta privilegiata per gli stranieri e tre anni fa, insieme alla comunità scozzese, abbiamo deciso di dare vita a questo evento del tutto particolare. La comunità scozzese di Guardia è sicuramente viva, attiva, ha dato e ci dà impulso continuo e abbiamo creato, da questa sinergia, un evento unico nel sud Italia. Attraverso il Sannio Tattoo, cerchiamo di fare in modo che Guardia si apra al mondo, all’internazionalizzazione, perché il Sannio Tattoo è effettivamente sinonimo di tutto questo” ha continuato la Di Lonardo. L’evento […]

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Culturalmente

Le Tre Grazie: l’armonia per dèi e uomini

Le Tre Grazie: la bellezza e la gioia di vivere che gli dèi regalarono agli uomini Divinità poste tra il cielo e la terra, con l’unico, importantissimo compito di attuare nel mondo l’armonia per mezzo delle arti che rendono l’animo degli uomini più nobile, le Tre Grazie sono tra le figure più positive della mitologia degli antichi. Presso i greci erano dette Cariti (in greco antico Χάριτες) e diventano le Grazie (in latino Gratiae) nella mitologia romana. Probabilmente sin dall’origine del mito legate al culto della natura e della vegetazione, sono anche le dee della gioia di vivere ed infondono la vivacità della Natura nel cuore degli dèi e dei mortali. Le Tre Grazie Queste dee benefiche sono ritenute figlie di Zeus e di Eurinome e sorelle del dio fluviale Asopo; secondo altri, loro madre sarebbe Era. Per altri autori, le dee greche Cariti sono nate dal dio Sole (Elios) e dall’Oceanina Egle. Altrettanto accettata è la versione che vede come madre delle Grazie proprio Afrodite, la dea della bellezza e fertilità, sia sessuale (Afrodite è anche la dea della “vita” sessuale) sia vegetale (non a caso dove camminava spuntavano fiori),  la quale le avrebbe generate insieme a Dioniso, dio della vite, dell’ebbrezza e della liberazione dei sensi. Le versioni che riguardano il numero delle Grazie sono ancor più diverse; secondo Esiodo, nella Teogonia, esse sono tre: Aglaia,  l’Ornamento ovvero lo Splendore, Eufrosine, la Gioia o la Letizia, Talia, la Pienezza ovvero la Prosperità e Portatrice di fiori. A Sparta erano venerate solo due Cariti: Cleta, l’Invocata, e Faenna, la Lucente; ad Atene Auxo, la Crescente, ed Egemone, Colei che procede. Secondo la leggenda, le Grazie fanno parte del seguito di Apollo o di Venere e dalla dea della bellezza hanno ereditato alcuni attributi: la rosa, il mirto, la mela o il dado, che sono solite recare nelle mani. Le Tre Grazie presiedevano ai banchetti, alle danze e ad altri piacevoli eventi sociali, e diffondevano gioia e amicizia tra dèi e mortali. Spesso accompagnavano Eros, la divinità dell’amore e, assieme alle muse, cantavano e ballavano per gli dèi sul monte Olimpo al suono della lira di Apollo. In alcune leggende, Aglaia divenne la sposa di Efesto, il fabbro degli dèi. Esse, come le muse, donavano ad artisti e poeti la capacità di creare bellissime opere d’arte. Venivano di solito raffigurate come giovani vergini (più o meno snelle a seconda di come mutava l’idea di bellezza femminile) che danzavano abbracciate in cerchio. Le tre divinità nell’immaginario Nell’immaginario poetico, letterario e culturale, sia ellenico-romano che successivamente, fino ad arrivare ai giorni nostri, sono rappresentate quasi sempre come tre giovani nude, di cui una voltata verso le altre, mentre le altre due, ai lati, rivolte verso lo spettatore. Esse incarnano la perfezione a cui l’essere umano dovrebbe tendere, nonché, secondo alcuni autori, le tre qualità essenziali della donna nella prospettiva classica. Nonostante siano andate purtroppo perdute le raffigurazioni di epoca ellenistica, possiamo ancora ammirare delle rappresentazioni di epoca romana. Una delle più note è quella che si ritrova sulle pareti di Pompei, nell’affresco di I secolo d.C. oggi […]

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Culturalmente

Mito di Narciso: non si può possedere se stessi

Il mito di Narciso: un riflesso che viene da lontano “Un mito è un modo per dare un senso a un mondo senza senso, un modello narrativo  che dà un significato alla nostra esistenza” (Rollo May) Accade talvolta che il mito, poesia, metafora, narrazione precedente alla storia scritta, che assurge a carattere sacrale, in quanto racconta le origini del mondo ed in quanto considerato verità assoluta, entri prepotentemente nella storia dell’uomo, evidenziandone valori, difetti, potenza, tormenti. Questo è ciò che sicuramente si è manifestato per il mito di Narciso, il bellissimo giovane che si innamora della sua immagine riflessa, caratteristica che ben si presta a sottolineare una delle caratteristiche umane per eccellenza: l’amore per se stessi. Varie sono le versioni del mito giunte fino ai giorni nostri. La prima fonte in assoluto sarebbe quella proveniente dai papiri di Ossirinco, forse opera dello scrittore Partenio. Un’altra si trova nelle Narrazioni di Conone, greco contemporaneo di Ovidio, conservato nella Biblioteca di Fozio e datata fra il 36 a.C. e il 17 d.C. La fonte greca più attendibile sarebbe però l’opera di Pausania, Periegesi della Grecia (II secolo d.C.) mentre quella che, da sempre è riconosciuta come più autorevole in assoluto, è Ovidio con le sue Metamorfosi. Il mito di Narciso “Né vasto tratto di mare, né lungo cammino, né monti, né mura di città con porte sbarrate, ci separano, bensì siamo disgiunti da poca acqua” (Le metamorfosi, Ovidio). La storia ha degli aspetti comuni a tutte le versioni. Narciso è figlio di Cefiso, una divinità fluviale, e di Liriope, una ninfa (o secondo un’altra versione di Selene ed Endimione). La madre, però, preoccupata per aver dato alla luce un bambino bellissimo, si reca dall’oracolo Tiresia, che le consiglia di non fargli mai conoscere se stesso. Il bambino cresce e diventa un adolescente di cui tutti si innamorano ma egli respingeva tutti, forse per orgoglio, per crudeltà o per una forte personalità. Versione ellenica del mito di Narciso La versione greca del mito è una sorta di racconto morale, nella quale il superbo Narciso viene punito dagli dèi per aver respinto tutti i suoi pretendenti e, in un certo qual senso, per aver rifiutato lo stesso Eros. Il mito ellenico narra che Narciso aveva molti innamorati, che lui costantemente respingeva fino a farli desistere ma un giovane, Aminia, non si arrendeva ed allora Narciso gli donò una spada affinché si uccidesse perché non corrisposto. Aminia, obbedendo alla sfida di Narciso, si trafisse l’addome davanti alla sua casa, invocando gli dèi, prima del suo folle gesto, per ottenere una giusta vendetta. La vendetta si compì quando Narciso, contemplando il suo riflesso in una fonte, restò incantato dalla sua immagine riflessa, innamorandosi perdutamente di se stesso. Preso dalla disperazione per l’impossibilità del suo amore, Narciso prese la spada donata ad Aminia e si uccise trafiggendosi il petto. Dalla terra sulla quale fu versato il suo sangue, si dice che spuntò per la prima volta l’omonimo fiore. Versione di Ovidio del mito di Narciso Secondo Ovidio, invece, quando raggiunse il sedicesimo anno di età, Narciso era un giovane di tale bellezza che ogni abitante della città, uomo o […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Violante Bentivoglio Malatesta arriva a Telese Terme

Violante Bentivoglio Malatesta e il Palazzo Pretorio di Cittadella arriva a Telese Terme |  “Violante Bentivoglio Malatesta e il Palazzo Pretorio di Cittadella” è il docufilm incentrato sulla figura affascinante ma poco nota di Violante Bentivoglio Malatesta, signora di Cittadella, proiettato a Telese Terme, presso il Cinema Teatro Modernissimo, in occasione della serata-evento “Conosci Violante?”, che ha previsto anche la consegna del “Premio Modi Nuovi per la cultura”, in collaborazione con la società “Modi Nuovi” di San Martino di Lupari (PD) e con Confindustra- Benevento. Il film documentario, presentato in anteprima nazionale alla 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha riscosso grande successo di pubblico e critica, è stato proiettato nella città termale alle ore 10.00, con l’incontro-dibattito riservato agli studenti dell’IIS [email protected], ed alle 20.00, all’interno di una serata che ha visto, oltre alla proiezione, la consegna del prestigioso “Premio Modi Nuovi per la Cultura”, riconoscimento sostenuto dall’azienda Modi Nuovi, alla presenza delle massime autorità cittadine e imprenditoriali del territorio. “Violante Bentivoglio Malatesta e il Palazzo Pretorio di Cittadella”, ideato e realizzato dal regista ed attore Rocco Cosentino, presidente dell’associazione culturale “Officina delle idee”, è stato prodotto dalla Goldwing Films, sostenuto dal Comune di Cittadella (PD), in collaborazione con il Premio “Modi Nuovi per la Cultura”, si è avvalso del contributo della Regione del Veneto ed ha registrato l’accoglienza ed il patrocinio del Comune di Telese Terme (BN), la collaborazione della Pro Loco Telesia e di Confindustria Benevento, coinvolta nella tappa sannita del premio. Quella di Telese Terme rappresenta la prima data della tournée nazionale per divulgare l’ambizioso ma sicuramente innovativo progetto  “Conosci Violante?”. Come la giornalista Maria Grazia Porceddu, ufficio stampa e moderatrice della serata insieme a Rocco Cosentino, ha specificato, si tratta di un lavoro di squadra, arricchito dalla sinergia creata sul territorio sannita, che ha sostenuto l’iniziativa. Dopo i saluti del sindaco di Cittadella, Luca Pierobon, che ha sottolineato il gemellaggio virtuale originatosi tra Cittadella e Telese Terme ed ha invitato le autorità presenti ed il nutrito pubblico in sala a visitare la città murata veneta, la serata ha previsto i saluti del primo cittadino della città termale, Pasquale Carofano, il quale ha evidenziato quanto anche l’accoglienza sia stata una modalità di valorizzazione del territorio e quanto poco un’amministrazione possa fare senza stimoli da parte di associazioni e cittadini. La serata, per il sindaco Carofano, ha rappresentato un’iniziativa importante perché ha unito cultura, cinema, territorio ed imprese, mix di importanti ingredienti che può essere solo positiva per le comunità. In un momento in cui la frenesia del mondo virtuale fagocita tutta la componente umana, è importante fermarsi e godere appieno di progetti come quello di “Conosci Violante?”, che permettono di entrare in contatto con la bellezza di luoghi straordinari. Filomena Di Mezza, assessore alle Pari Opportunità di Telese Terme, ha lodato il progetto che, oltre ad avere un risvolto culturale, si sofferma sul ruolo di una donna, Violante Bentivoglio Malatesta, signora di Cittadella, riscoperta dopo molti anni ed all’avanguardia rispetto agli anni in cui […]

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Napoli e Dintorni

Un Eco per tutti: mostra su Umberto Eco alla casa di Bacco

Eco protagonista di una mostra itinerante a Guardia Sanframondi | Riflessioni Umberto Eco diventa la fonte di ispirazione per una mostra itinerante, intitolata  “Un Eco per tutti”, che ha fatto tappa alla Casa di Bacco di Guardia Sanframondi, con una grande risposta di pubblico ed appassionati. Dalle parole di Amedeo Ceniccola, fondatore della Casa di Bacco, ringraziamenti per la partecipazione dei ragazzi dell’Istituto Comprensivo locale “Abele De Blasio”, in quanto “tutto il progetto della Casa di Bacco è legato al mondo della scuola” ed al presidente dell’associazione napoletana Tempo Libero Clorinda Irace che, con Tony Stefanucci, ha avuto l’idea della mostra, per aver permesso anche ad un piccolo comune dell’entroterra sannita di partecipare a questa straordinaria iniziativa, nata nel 2016. La Casa di Bacco “Non è sempre facile per i paesi dell’entroterra potersi avvicinare al mondo dell’arte, della cultura, troppo spesso solo prerogativa delle città” ha esordito Ceniccola. La Casa di Bacco è progetto culturale, economico e sociale, nato nel 2014, che valorizza Bacco e ciò che ha rappresentato per la storia dell’umanità, quale ispiratore del pensiero superiore dell’uomo, e si connota come un luogo dove poter celebrare questa divinità dalle mille sfaccettature. La Casa di Bacco è nata senza alcun tipo di contributo pubblico e vuole svolgere un ruolo propulsore dal punto di vista economico, in quanto a supporto dell’economia primaria della provincia, l’agricoltura, e come strumento di promozione della cantine del territorio; culturale, perché luogo dove promuovere la cultura del vino, vivificando nel contempo le nostre radici giudaico-cristiane, proprio a testimonianza di come la Chiesa cattolica, intorno all’anno Mille, sia stata l’artefice della rinascita di quel patrimonio vinicolo che oggi è forse la punta di diamante del made in Italy; sociale, perché nel parlare di cultura del vino, la Casa di Bacco intende farla diventare l’antidoto in contrapposizione alle culture dominanti dei drink, dei superalcolici, della birra, della droga, vera causa di tanti fenomeni di devianza sociale con cui fare i conti ogni giorno. Intenzione della Casa di Bacco è, quindi, quella di emulare ciò che negli anni ’30 avvenne negli Stati Uniti d’America, quando le strade d’America erano insanguinate da omicidi e su impulso del presidente Roosevelt si iniziò ad importare vino e coltivare vigneti, constatando, parallelamente al consumo di questo nuovo prodotto, una diminuzione della violenza delle strade, dovuta perlopiù all’uso ed all’abuso di superalcolici. “A questo progetto da 5 anni io sto dando tutto me stesso e mi fa piacere intersecare il mio agire con quella che è l’azione dell’associazione Tempo libero” ha concluso Ceniccola, nel suo intervento introduttivo. Il progetto Il secondo intervento ha visto Mario Lanzione,  grazie al quale l’evento è stato possibile a Guardia Sanframondi, raccontarne le varie tappe. Tutto è partito dalla morte di Umberto Eco, avvenuta il 19 febbraio 2016, che ha offerto l’occasione per la mostra itinerante, inaugurata al Museo Archeologico di Napoli, il 16 giugno 2016, con cui, attraverso l’arte, si è voluto ricordare Eco, uno dei Grandi della nostra letteratura, conosciuto in tutti il mondo soprattutto per […]

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Culturalmente

Dio del fuoco: ad ogni mitologia la sua divinità

Dio del fuoco: la nostra top 10! Il panorama mitologico mediterraneo è strettamente legato al tema del “fuoco”, inteso come forza insopprimibile, creatrice o distruttrice. Ed è impossibile alludere al fuoco senza coniugarlo anche alla divinità che lo domina, presenta in quasi tutte le mitologie che mente umana concepì. Efesto: dio del fuoco più famoso I Greci adottarono il mito di Efesto dai popoli dell’ Asia Minore e delle isole Cicladi. Efesto (in greco antico: Hφαιστος, Hēphaistos) oltre ad essere il dio del fuoco, è la divinità delle fucine, dell’ingegneria, della scultura e della metallurgia. I suoi simboli sono il martello da fabbro, l’incudine, le tenaglie, la scure. Era adorato in tutte le città della Grecia ricche di attività artigianali ma soprattutto ad Atene. Nell’Iliade, Omero racconta che Efesto era brutto, zoppo, deforme dalla nascita e dal cattivo carattere, ma possedeva una grande forza nei muscoli delle braccia e delle spalle e realizzò la maggior parte dei magnifici oggetti e delle armi degli dèi. La sua grande fucina si trovava nelle viscere dell’Etna e lavorava insieme ai suoi ciclopi, i cui colpi delle incudini e il cui ansimare faceva brontolare i vulcani della zona. Il fuoco della loro fucina arrossava la cima dell’Etna. Efesto fu concepito da Era per vendetta nei confronti del marito Zeus, per i tradimenti subiti nel corso dei millenni. Leggenda narra che appena lo vide, Era lo lanciò dall’Olimpo, facendolo cadere giù. Nell’Iliade Efesto stesso racconta come continuò a cadere per molti giorni e molte notti per poi finire nell’oceano, dove venne allevato dalle Nereidi Teti ed Eurinomee, che gli donarono una grotta come fucina. Efesto si vendicò costruendo e donando ad Era un trono d’oro che la imprigionò non appena vi si sedette. Efesto acconsentì a liberare Era solo se lo avessero riconosciuto come dio. Tra Efesto ed Afrodite fu un matrimonio combinato e la dea della bellezza, segretamente innamorata di Ares, dio della guerra, più volte tradì il marito che, stanco di essere umiliato, se ne tornò sulla Terra, nelle viscere del monte Etna, e decise di lasciare l’Olimpo per sempre. Vulcano Presso gli antichi popoli Italici, in epoca antecedente all’avvento di Roma, esisteva l’ etimo latino Volcanus, Volkanus o Vulcanus, che si ritiene di origine indoeuropea, associato alla divinità del fuoco vulcanico. Al dio sono attribuiti gli epiteti Mulciber (che addolcisce) e Quietus e Mitis (tranquillo) che servono a scongiurare la sua azione distruttiva. In seguito all’identificazione di Vulcano con il greco Efesto, l’epiteto Mulciber fu interpretato come “colui che addolcisce i metalli nella forgia“. Il suo culto conservava uno dei principali centri a Pozzuoli, nei Campi Flegrei. I Romani ereditarono questo culto dagli Etruschi ed esso assunse, ben presto, forte rilevanza: Varrone riferisce, citando gli annales pontificum, che re Tito Tazio aveva dedicato un altare a Vulcano e, nel corso dell’età monarchica, sembra che Servio Tullio fu ritenuto diretto discendente del dio. Vulcano è, dunque, il dio romano del fuoco terrestre e distruttore, rivolto contro le potenze ostili, e questo spiega perché i suoi templi dovessero essere costruiti fuori o al limite esterno delle mura e perché a Vulcano si consegnassero, bruciandole […]

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