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Eroica Fenice

Culturalmente

Nyx, dea greca della notte: curiosità sul mito

Nyx, dea greca della notte, era una delle divinità primordiali della mitologia greca e, come raccontano gli antichi miti, anche Zeus ne aveva paura: la potenza ed il mistero che l’avvolgevano erano la sua veste più preziosa. Secondo la tradizione, Nyx percorreva i cieli avvolta nel suo mantello scuro, su un carro trainato da quattro cavalli neri. Esiodo sostiene che viveva nel Tartaro; per la mitologia greca la sua dimora si trovava, invece, oltre il paese di Atlante, nell’estremo Occidente, al di là delle Colonne d’Ercole, là dove i Greci ritenevano che il mondo avesse termine e ci fosse solo l’Oscurità, la Notte. Il nome della dea, Nyx (in greco antico: Nύξ, Nýx, “notte“), descrive come la luce scura, da lei incarnata, cada dalle stelle e si imponga sugli uomini e sugli dèi. Nella cosmogonia orfica era citata quale figlia di Phanes (la Luce), divinità primigenia della procreazione e dell’origine della vita; nelle Fabulae, Igino la definisce figlia di Caos (il Vuoto, l’Abisso) e di Caligine. La discendenza esatta del Nyx non è conosciuta in maniera certa: alcune fonti parlano di lei come figlia di Eros (dio dell’Amore fisico e del Desiderio) mentre altre definiscono lei ed Eros figli del Caos. Figura nella Theogonia di Esiodo come una delle più antiche personalità di carattere cosmico. Essendo Nyx la personificazione della Notte Terrestre, esprimeva una condizione intermediaria tra le potenze oscure e quelle dell’ordine e della luce, insieme ad Erebo suo fratello, che rappresentava la Notte nel mondo Infernale. Sempre secondo Esiodo, era inoltre contrapposta ai suoi figli Etere (la potenza divina del Cielo superiore e più puro, dell’Aria che solo gli dèi respirano) ed Emera (il Giorno). La progenie mitica di Nyx, dea greca della notte Nyx fu madre di alcune divinità primordiali e anche di numerose altre figure della mitologia greca, perlopiù daimones (o “personificazioni”). Esiodo riporta che uno dei suoi figli fosse Urano (il Cielo) e che, senza controparte maschile, generò Apate (l’Inganno), le Arai (le tre dee della Vendetta), Eris (la Discordia), le Esperidi (le custodi dell’albero delle mele d’oro), Geras (la Vecchiaia), Ipno (il Sonno), Ker (la Morte violenta, solitamente dei guerrieri) e le keres (Tenebre), le Moire (le Parche, che tessevano il filo del destino dei mortali), Momo (dio della presa in giro, del sarcasmo, dell’accusa infame e della censura),  Moros (il Fato), Nemesi (la Vendetta e la Compensazione), Acli (la Tristezza e il Lamento), gli Oneiroi (i Sogni), Philotes (la Grazia), Tanato (la Morte) e Oizys (la Miseria). Orfeo la definisce madre del Cosmo e di Eros dall’Uovo cosmico. Anche Igino le attribuisce più o meno la stessa progenie, ma generata con Erebo, con l’aggiunta di Philotes (l’Amicizia), Lisimele (Amore), Sofrosine (la Continenza), Epafo, Epifrone (la Prudenza), Eufrosine (una delle tre Grazie, che personifica la Gioia), Eleos (la Misericordia), Hybris (la Petulanza), Porfirione (uno dei Giganti) e Styx (la dea dell’omonimo fiume infernale dello Stige, personificazione dell’Odio). Cicerone le attribuisce, sempre con Erebo, Eros, Dolus (il Dolore), Labor/Ponos (la Fatica), Metus/ Fobos (il Terrore suscitato dalla guerra), Morbus/Nosos (la Malattia), Pertinacia  (la Pertinacia). Secondo l’Eracle di Euripide la dea greca della notte fu la madre di Lissa (dea della Rabbia e del Furore cieco), concepita quando venne a […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Premio Internazionale Iside conclude la sua sesta edizione

La VI° edizione del Premio Internazionale Iside organizzato a Benevento dall’Associazione Culturale Xarte ha suscitato anche quest’anno un lusinghiero apprezzamento. Ingente è stata infatti l’attenzione del pubblico che, a partire dall’inaugurazione del 10 Novembre, ha scelto di visitare la mostra, presso la consiliare della Rocca Dei Rettori del capoluogo sannita. Nato in collaborazione con la Regione Campania, la Provincia, l’ Amministrazione comunale,  l’EPT di Benevento e l’Accademia di Fotografia “Julia Margaret Cameron”, il Premio Iside mira a diffondere in ambito nazionale ed internazionale la considerevole concentrazione di manufatti egizi dedicati alla dea Iside ritrovati a Benevento. Omnia vincit Amor L’iniziativa, nata dall’azione congiunta del Presidente, che ne ha curato la nascita, il Dott. Maurizio Caso Panza, del Direttore Artistico, il Dott. Aniello Saravo, del Direttore Critico, il Dott. Angelo Orsillo e del Presidente di Giuria, la Dott.ssa Rita Pacilio, ha avuto quest’anno come titolo “Omnia vincit amor” (Publio Virgilio Marone; Bucoliche X, 69) e come tema l’Amore, selezionato a seguito della precedente edizione in cui si è analizzato il Senso della Vita. L’idea suggerita è che l’amore rappresenti in qualche modo una risposta al senso dell’esistenza. Sono stati ben 97 gli artisti, provenienti da tutt’Italia, coinvolti nella mostra, con circa 117 opere, che non hanno mancato di sorprendere il visitatore perché, tra gli altri, sono stati esposti un lavoro in divenire (che ha richiesto l’azione dei visitatori per essere completato); uno dinamico; uno ispirato dalla musica, i cui colori sono nati seguendo le virulenze musicali e una ricostruzione fotografica delle opere di Caravaggio. Premio Internazionale Iside: non solo opere Numerosi anche gli eventi collaterali che nell’arco della settimana hanno intrattenuto i visitatori con corsi gratuiti e formativi. Domenica 11 si è svolto l’incontro con lo scrittore Cristian Liberti, che ha condotto Evolution: “l’amore dai tempi di Iside ad internet”, con la partecipazione del critico cinematografico Michele Moccia. Lunedì 12 ha avuto luogo l’analisi-studio dell’opera in divenire “Porta il tuo amore” a cura del Dott. Caso Panza. La serata di martedì 13 una giuria tecnica, presieduta dalla Dott.ssa Pacilio e composta da Marco Bellini, Giuseppe Vetromile, Angela Ragusa, Milena Di Rubbo e Alfredo Martinelli, ha premiato la sezione POESIA e NARRATIVA. Rito Mazzarelli si è aggiudicato il primo posto, Aniello Luciano il secondo, Gianfranco Imbriani il terzo. Il riconoscimento è andato anche ad Antonella La Frazia, Daniela Scodellaro, Giuseppe Baldini, Roberto Lasco, Rossana Monacella, Grazia Dottore, Fernando Tedino, Antonella Vegliante, Anna Guarino, Anna Grisabella Nuzzo. Mercoledì 14 si è parlato dell’Amore nelle dieci opere degli artisti più famosi della storia dell’arte. Giovedì 15 il Dott. Ignazio Catauro, Presidente di Unimpresa, ha tenuto una lezione su Arte ed Impresa. Venerdì 16 l’Accademia di Fotografia Julia Margaret Cameron di Benevento ha presentato un corso gratuito e formativo sul “Linguaggio fotografico” a cura del Direttore dell’Accademia Angelo Orsillo. Sabato 17 il Dott. Amedeo Ceniccola, fondatore della Casa di Bacco, ha tenuto il dialogo “Vino e Arte”. Domenica 18 novembre alle ore 18.00 gli organizzatori, a conclusione della manifestazione, hanno proclamato i vincitori della VI° edizione […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Miriam Nobile ha presentato a Telese “Osare sempre…non arrendersi mai”

La giovanissima Miriam Nobile ha presentato a Telese Terme il suo libro “Osare sempre…non arrendersi mai”, con la collaborazione dell’Istituto d’Istruzione Superiore Telesia, del Cinema Teatro Modernissimo, che ha ospitato l’evento, e con la partecipazione straordinaria di Giusy Versace. La manifestazione, svoltasi il 12 novembre alle 10.30, ha registrato una considerevole presenza di giovani, di docenti del Telesia, di componenti dell’Amministrazione comunale telesina, dell’Arma dei Carabinieri e del Comandante Provinciale Alessandro Puel, del corpo di Polizia e dell’intera comunità del borgo sannita. In sala la giornalista Maria Grazia Porceddu, moderatrice dell’incontro, la straordinaria autrice Miriam Nobile, sua sorella Sefora, il Prof. Pietro Meola e Giusy Versace. Miriam Nobile insegna come “Osare sempre…non arrendersi mai” Straordinaria Miriam, perché la scrittrice è una ragazza che frequenta la IV S A dell’Istituto Telesia, che col suo libro ha voluto sfidare i cosiddetti “normali” ad aprirsi ad un nuovo mondo, il suo, quello di chi è affetto da disabilità, e lo ha fatto con una gioia, con una intensità che ha toccato nel profondo tutto il pubblico che lunedì mattina si è raccolto a Telese per la presentazione di Osare sempre…non arrendersi mai. Il vescovo Don Domenico Battaglia, intervenuto per i saluti insieme all’Ispettrice MIUR Domenica Di Sorbo, ha definito l’incontro con Miriam “un momento di grazia” e si è detto colpito da due aspetti di cui l’autrice parla nel suo libro: credere in se stessi ed essere capaci di dare amore e di aiutare gli altri, istanze che gli hanno permesso di invitare i ragazzi in sala ad “abitare veramente la vita, di essere sempre dalla parte dell’esistenza e viverla fino in fondo”. Perché non a me? Informale ma ugualmente toccante è stato l’intervento di Giusy Versace, deputata, atleta paralimpica e scrittrice. Fonte di ispirazione per Miriam, Giusy Versace ha parlato della formula, soggettiva, con cui ciascuno trasforma le tragedie in possibilità. Il momento in cui ha razionalizzato questa sua tecnica è stato a Lourdes quando, dopo aver avuto un grave incidente stradale, nel quale ha perduto entrambe le gambe, all’età di 28 anni, la domanda “Perché a me?” è diventata “Perché non a me?”. Questo l’ha portata a rivalutare le sorprese che la vita imprevedibilmente offre, a scoprire lo sport come terapia sociale, di inclusione e come metodo per acquisire praticità, e a scrivere un’ autobiografia, Con la testa e con il cuore si va ovunque (Mondadori).  La forza di volontà e l’amore per la vita hanno aiutato la Versace ad andare avanti: il pianto di dolore fatto il giorno che ha mosso il primo passo dopo l’incidente è così diventato il pianto di gioia della sua prima corsa, quando ha percepito la voglia di “andare a prendersi il mondo” e di riuscire in un’azione per molti ritenuta impossibile. Intervistato dalla Dott.ssa Porceddu, il Prof. Meola, che ha collaborato alla stesura del libro, ha raccontato che Osare sempre…non arrendersi mai è nato quasi per gioco, per un’intuizione vincente avuta a scuola. Miriam ha selezionato momenti particolari della sua vita, che sono stati riportati su […]

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Culturalmente

Tanit, curiosità sulla più importante dea cartaginese

Tanit, la più importante dea cartaginese, è una di quelle divinità di cui si sa ben poco. Delle sue origini non conosciamo molto, tanto antico è il suo culto. Alcuni l’hanno conosciuta nella terra dei Fenici, lungo le coste dell’attuale Libano. Altri raccontano di averla sentita invocare come la “più grande divinità del deserto” o “Signora della rugiada” in Africa settentrionale. Proprio dove il vento porta senza fatica la sabbia del deserto cominciano a essere visibili i suoi passi, nel V secolo, a Cartagine, fondata, secondo la leggenda, dalla regina Didone, discendente dai Fenici di Tiro. Nel 146 a.C. Cartagine cade sotto la furia romana ma l’incanto di Tanit non scompare. Secondo la tradizione fu proprio Scipione Africano, eroe della Seconda Guerra Punica, a portare la dea a Roma, ma i santuari ritrovati risalgono all’epoca di Settimio Severo, africano di nascita che, sulle sue monete, introdusse l’immagine della dea, seduta in groppa a un leone. Un tempio della dea sorse a Roma vicino all’antico e venerato santuario di Giunone Moneta: a ciò si attribuisce non solo l’introduzione del culto della dea punica ma anche la sua assimilazione con Giunone, invocata come Dea Caelestis (o Virgo Caelestis). Oltre che a Roma, il culto si diffuse in Numidia, nella Mauritania, in Spagna, in Sardegna, in Sicilia, a Malta, a Pantelleria e a Cartagine, dove l’effigie di Tanit compariva sulla maggior parte delle monete, si mantenne tenacemente fino all’invasione dei Vandali, quando ne fu distrutto il tempio. Tanit, importante dea cartaginese, e i suoi attributi La dea cartaginese Tanit aveva potere sul sole, sulla luna e le stelle; era dea dell’acqua dolce e del piacere.  Poiché la luna è mutevole nelle sue fasi, le vennero attribuite  anche denominazioni antitetiche quali dea dell’Amore e della Morte, Creatrice e Distruttrice.  La palma era il suo albero, espressioni della sua forza in terra erano il serpente, la colomba, il leone e i pesci, l’uva e il melograno. Proprio perché eccezionale, alcune tradizioni la dipingono come androgina, con una lancia in mano mentre guida un carro, in modo da racchiudere in sé il maschile e il femminile e superarli. Nella mitologia fenicia era assimilata ad Astarte, la dea madre. Nella religione greca, era paragonata ad Afrodite, ad Artemide ed a Demetra, dea delle messi e dei raccolti. Nella lingua egizia il nome Tanit potrebbe essere letto come “Terra di Neith” e Neith era una divinità legata anche alla guerra. Nell’accezione romana di Caelestis Dea è dea della fecondità. Verrà identificata anche dai cristiani come Lilith, la Luna nera dei Semiti, demone infernale e protettore delle streghe, a testimonianza della persistenza del culto lunare fino al Medioevo. Raffigurazione La raffigurazione della dea cartaginese Tanit può essere studiata secondo due direttive: quella antropomorfa e quella simbolica. La prima è espressa da statuette che la rappresentano come una donna nuda che si stringe i seni o appare talvolta su un trono, un carro e, in epoca romana, cavalcante un leone.  La seconda è costituita da un disegno, in cui sono combinati un triangolo equilatero, una linea orizzontale e un disco. Nel sito archeologico di Thinissut, nei pressi della città di Bir Bouregba, nel 1908 è stata rinvenuta una statua in terracotta raffigurante […]

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Libri

L’artista della fuga di Brad Meltzer per Fazi Editore

“L’artista della fuga” (Fazi Editore, 2018) è il nuovo romanzo d’azione di Brad Meltzer, autore di thriller conosciuto in tutto il mondo, tradotto da Giuseppe Marano. La storia si apre con lo schianto di un aereo appartenente alle Forze Armate americane, che  porta alla morte di sette persone, tra cui il Direttore della Biblioteca del Congresso e il sergente Nola Brown, pittrice e artista di guerra. Tutte le vittime vengono trasportate in una base militare dell’aeronautica a Dover, dove lavora Jim Zigarowski, detto Zig, esperto medico legale. Ma a Zig qualcosa non torna: conosce Nola perché era compagna di studi della sua unica figlia, morta molti anni prima, e la ragazza sul tavolo dell’obitorio non è il sergente Brown. Inoltre, un biglietto trovato durante l’autopsia e indirizzato proprio a Nola, la invita a scappare, a “continuare a scappare”. Questo innesca nella mente di Zig una serie di interrogativi e il medico viene catapultato in un “gioco di prestigio” ai massimi livelli di potere, dove non poteva mancare Harry Houdini, che nel romanzo è solo un soprannome, ma che fu l’artista della fuga per eccellenza e tra la fine dell’Ottocento e inizi Novecento fu una leggenda tra i maghi e presunti tali. I personaggi In L’artista della Fuga di Brad Meltzer l’attenzione viene catalizzata in maniera irresistibile dai due protagonisti: Zig e Nola. Zig è un personaggio originale: un medico legale cinquantenne, che alleva api e coltiva amicizie che durano da una vita, segnato dalla perdita della figlia e di una moglie che, contrariamente a lui, si è rifatta una vita. Vive per il suo lavoro e si trova più a suo agio tra i cadaveri che tra gli esseri umani ma sente di avere anche una missione: cercare di ridare a volti e corpi deturpati sembianze decorose per un ultimo, dignitoso saluto e in questo sa di essere il migliore. Nola è un’eroina atipica che l’autore ci svela attraverso i ricordi della sua infanzia, piccoli flash back che illuminano l’intero racconto, toccando temi difficili quali l’adozione e l’assistenza sociale per i bambini orfani. Ma Nola, come Zig, ha un dono: la sua acuta capacità di osservazione l’ha resa capace, in occasione delle battaglie, di catturare con i suoi disegni dettagli che altri soldati non coglievano e questo le ha permesso di diventare artista di residenza, uno degli onori più prestigiosi dell’Esercito, consentendole di spostarsi ovunque in totale autonomia. Numerosi sono i personaggi vreati da Brad Meltzer, delineati in maniera dettagliata ed incisiva, ma Zig e Nola avanzano in penombra. Li si scopre pian piano, pagina dopo pagina, debolezza dopo debolezza e su questo aspetto Meltzer gioca, irretendo il lettore senza permettergli di staccare gli occhi dalla pagina. Originalità de L’artista della fuga di Brad Meltzer In L’artista della fuga due sono i tratti più accattivanti: l’abilità con cui l’autore ha saputo tessere un thriller ricco di suspence e di perizia narrativa, in cui si mescolano inganni e illusionismi, e l’ originalità del racconto. Questo romanzo ha infatti mille sfaccettature, a partire dal collegamento con Houdini, presenza potente […]

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Culturalmente

Karma: cos’è, simbolo e significato

“Il karma è l’affermazione eterna della libertà umana…I nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni sono i fili della rete che intrecciamo attorno a noi” (Swami Vivekananda) Significato e simbolo Il termine Karma, adattamento del vedico kárman o più comunemente karman, (devanagari: कर्मन्) ha origine dalla radice verbale sanscrita kṛ (fare o causare). La sua radice indoeuropea corrisponde a kwer (atto sacro, atto prescritto). Nelle altre lingue asiatiche viene così reso: in pāli: kamma; in cinese: 業 yè; in giapponese: 業 gō; in coreano: 업 eop; in vietnamita: nghiệp; in tibetano: las. Nelle lingue occidentali, è traducibile come “azione”, “obbligo” e in senso esteso si riferisce al principio universale di causa-effetto che governa l’Universo. I suoi simboli rappresentativi sono la sua trascrizione sanscrita e il nodo infinito, senza soluzione di continuità, il cui intreccio rappresenta il modo in cui ad ogni azione positiva o negativa corrisponde un karma positivo o negativo, a seconda dei casi. Il nodo identifica anche l’universo e l’infinito. La dottrina moderna del karma deriva dalle speculazioni religiose delle Upaniṣad vediche; essa è centrale nell’Induismo, nel Buddhismo e nel Giainismo. In Occidente si diffuse nel corso del XIX secolo, divulgato dalla Società Teosofica, ed è anche focus di molte dottrine New Age. Nella cultura vedica, originariamente il karma indicava un rituale correttamente eseguito ma proiettato sempre e comunque nel futuro. Secondo la filosofia giainista, tutte le anime, intrinsecamente pure, quando si associavano agli esseri senzienti, perdevano la purezza primitiva e, a causa del karma, vagavano nel ciclo delle vite, attraverso la trasmigrazione e la reincarnazione. La liberazione dell’anima dalle impurità del karma poteva essere raggiunta con la purificazione. Per il Buddhismo è un principio universale, che vincola tutti gli esseri senzienti al ciclo del saṃsāra, poiché tutto ciò che l’essere farà si ripercuoterà nelle vite future. Con l’estinzione del debito karmico, l’essere potrà raggiungere il Nirvana. La cosiddetta “legge del karman”, come oggi è nota, è stata formulata presso le scuole del Vedānta, uno dei sei sistemi ortodossi della filosofia indiana, ed è costituita da 12 norme. La vita è il costante dispiegarsi del Karma Dalla prospettiva vedantica, esso è una risposta condizionata, il passato che influenza il presente e le nostre tendenze ad agire secondo modelli comportamentali condizionati. Secondo la legge del Karma ogni azione crea un’esperienza, il cui ricordo (impressione o modello mentale formato da situazioni ripetute), viene indicato come samskara. I samskara generano le vasana, atteggiamenti, inclinazioni e semi del desiderio per azioni future.  Sarebbe giusto dire che karma, memoria e desiderio sono i software della nostra anima mentre viaggia attraverso il tempo cosmico. I samskara e le vasana sono le applicazioni che scrivono i nostri pensieri e le nostre azioni. La visualizzazione di questo processo è indicato come samsara, la ruota del tempo, che gira e ripete sempre gli stessi schemi.  Esiste, secondo questa concezione, una legge di interdipendenza secondo cui ogni nostra azione non è fine a se stessa ma interferisce con tutto l’Universo, producendo degli effetti che possono tornarci in questa stessa vita ma anche in altre: i cosiddetti debiti karmici. Oltre a quello creato dalle azioni, eseguite consapevolmente o inconsciamente, si è soggetti alle influenze karmiche di famiglia, religione, razza, nazionalità e altro ancora. È anche possibile assumere il karma di qualcun altro, rubando oggetti altrui, spettegolando […]

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Eventi/Mostre/Convegni

A Telese la presentazione di Aquapetra Parco d’Arte

La prima edizione di Residenza d’artista Aquapetra Parco d’Arte è stata inaugurata domenica 28 ottobre alle ore 12.00. L’iniziativa, promossa dalla Collezione Agovino, in collaborazione con Aquapetra Resort & Spa, ha previsto anche la presentazione del secondo catalogo della Collezione dedicato alla mostra Frammenti di Paradiso (CURA.BOOKS), tenutasi nell’aprile scorso a Napoli presso la Chiesa di San Giuseppe delle Scalze. In occasione dell’evento sono stati esposti due lavori degli artisti in Residenza già appartenenti alla Collezione Agovino: Mosaico, opera in marmo 2012-2016 della piacentina Chiara Camoni e l’installazione Frame del messicano Martin Soto Climent. Fabio Agovino ha presentato il progetto, realizzato con Domenico e Patrizia Tartarone, proprietari di Aquapetra, spiegando che l’idea della Residenza d’artista, dato il connubio da sempre esistito tra natura e arte, è nata per permettere un dialogo tra il parco del resort di charme e l’arte contemporanea. Francesca Blandino, coordinatrice di Parco d’Arte, ne ha ricondotto la genesi alla passione per il settore artistico di Fabio Agovino e Domenico Tartarone, che hanno condiviso la visione di ridisegnare nell’immaginario questo resort, che ha energia estetica e spiritualità insieme. Aquapetra accoglierà nel corso dell’anno un artista nazionale e uno internazionale in Residenza, per  vivere appieno il luogo e percepirne le infinite suggestioni come fonte di ispirazione creativa. I primi artisti scelti – dal 22 al 31 ottobre – sono stati Chiara Camoni e Martin Soto Climent. Durante la loro permanenza, hanno avuto la possibilità di lavorare ad un progetto scultoreo site-specific. Le opere prodotte saranno presentate nella primavera 2019 e costituiranno il primo nucleo del Parco d’Arte Aquapetra.  Chiara Camoni, prendendo la parola, ha raccontato parte della sua esperienza in Residenza, commentando che la prima cosa che ha avvertito ad Aquapetra è stata la sensazione di sentirsi a casa. Incisivi sono stati anche la percezione del territorio, perché il resort invita a guardare il paesaggio, lasciando trapelare in questo aspetto il profondo amore che nutre per la natura che lo circonda, e l’amore per le persone, condiviso da tutto il personale, che da dieci anni rende Aquapetra modello e riferimento per tutto il Sannio beneventano. Nella maison de charme c’è intensità emotiva, un sentire profondo e una sensazione latente di sentirsi un po’ speciali. Andrea Viliani, direttore del Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, ha concluso la presentazione citando la definizione di “entusiasmo” che Agovino inserisce nel libro presentato. Per lui l’arte rappresenta esattamente “il furore interiore scatenato dall’invasione di una misteriosa forza divina”, riportato da Agovino nella definizione, un sentimento intenso e irrazionale che tenta di superare l’insensatezza della realtà. L’arte nel terroir di Aquapetra per svelarne le potenzialità. Per definire il progetto pregno di entusiasmo, avviato ad Aquapetra, Viliani usa il termine terroir, terreno che non è solo una composizione fisica ma tutta una serie di strati, di riflessioni, di valori antropici, di modalità con cui l’uomo scopre ed esalta le risorse di un territorio. Portare dunque all’interno del terroir di Aquapetra l’arte contemporanea  significa scoprirne le potenzialità, sperimentarle, applicarle nel tempo e migliorare la visione olistica del resort, in cui tutti gli […]

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Life Beyond Tourism presentato al Museo del Sannio

A Benevento si è svolta venerdì 12 ottobre 2018, al Museo del Sannio (sala “Vergineo”) alle ore 17:00, la presentazione di “Life Beyond Tourism”, movimento internazionale che,  favorendo l’incontro tra culture, propone un commercio etico, costruttore di pace. Il convegno è stato introdotto dal Direttore Artistico di “StregArti”, Eraldo Vinciguerra. Hanno salutato il Presidente della Provincia di Benevento, Claudio Ricci, e il Presidente dell’Associazione di Promozione Turistica “Samnium” e Presidente Federturismo Aicast, Giuseppe Petito. Successivamente è seguita la presentazione del Movimento “Life Beyond Tourism” a cura del Presidente della Fondazione “Romualdo Del Bianco”, Paolo Del Bianco. A conclusione dell’evento, la cerimonia di consegna del Busto raffigurante lo scienziato Galileo Galilei, opera dello scultore Dino De Ranieri di Pietrasanta (LU), donato dalla Fondazione alla Provincia di Benevento e al Museo del Sannio. Benevento: la cultura conduce ad un sano orgoglio Il Presidente della Provincia, il Dott. Ricci, nel suo intervento si è detto convinto che la provincia di Benevento sia una terra ricchissima di giacimenti culturali e storici. Le iniziative culturali, a suo avviso, devono essere volte a restituire al cittadino coscienza del patrimonio storico-culturale della sua terra e devono valorizzare le ricchezze che essa possiede, liberandola dalle omologazioni che la assimilano ad altre province limitrofe. Partendo dunque dall’istanza fondamentale che la cultura non serve solo a vivere meglio dal punto di vista umano, ma potrebbe costituire anche una crescita economica per un territorio, il Dott. Ricci ha fatto appello all’amministrazione di Benevento affinché questi giacimenti vengano resi fruibili e visibili, stimolando quella consapevolezza nei cittadini e nei dirigenti che permette di trasmettere agli altri le ricchezze del territorio. Chiudendo il suo intervento, il Presidente Ricci ha voluto dare il suo parere sulla scelta del soggetto ritratto nel busto, in quanto Galileo Galilei rappresenta un uomo che ha saputo vedere lontano, anche e soprattutto oltre i pregiudizi della sua terra, assimilando in qualche modo il suo operato alle iniziative che in questi anni la Provincia di Benevento è riuscita a realizzare. Il Presidente Del Bianco ha raccontato di aver conosciuto Benevento in occasione del premio StregArti e di essere rimasto incantato dallo spirito del territorio. Ha percepito a Benevento la stessa energia di Galilei. Ha spiegato che la Fondazione “Romualdo Del Bianco” si adopera per fare capire al mondo che oggi siamo di fronte ad una volontaria noncuranza umana perché, pur avendo tante culture che si mischiano, si amalgamano, si intersecano, non ci si vuole conoscere. Il concetto di viaggio è assimilabile ad un viaggio dell’Io, non si ha turismo culturale, sportivo, del benessere ma si ha un turismo per la cultura e il benessere individuali. Uno degli obiettivi del movimento Life Beyond Tourism è trasformare il turista in un potenziale residente temporale. In questo contesto, il viaggio diventa una importante opportunità di incontro e di dialogo per costruire insieme la pace nel mondo. Per raggiungere tale fine, occorre partire dall’ interpretazione del proprio territorio per poi trasmetterla all’Altro. Interlocutori privilegiati del movimento saranno, dunque, coloro che condividono questa mission e […]

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Eventi/Mostre/Convegni

“Faber. Fabrizio De André. Dietro i testi, dentro la storia” a Telese Terme

Presentazione di Faber. Fabrizio De Andrè. Dietro i testi, dentro la storia di Mario Martino e Miriam Viscusi per Arturo Bascetta Editore Fabrizio De André è protagonista del libro “Faber, dietro i testi, dentro la storia” di Mario Martino e Miriam Viscusi (Arturo Bascetta Editore), presentato il 28 settembre 2018 presso la Biblioteca comunale di Telese Terme “Gerardino Romano”. L’iniziativa, che ha goduto del patrocinio del Comune di Telese Terme, del Conservatorio “Nicola Sala” e dell’Università degli Studi del Sannio, è stata moderata dal giornalista Michele Palmieri ed allietata dal gruppo “Stazione delle Frequenze”. Hanno partecipato alla presentazione l’autore, Mario Martino, il Consigliere Delegato alla Cultura del Comune di Telese Terme Giovanni Liverini, il Consigliere Comunale Gianluca Acito, il docente e già senatore Antonio Conte e la docente Esterita Selvaggio. De André: il Maestro in un’opera firmata Arturo Bascetta Editore Michele Palmieri ha introdotto il volume, qualificandolo un’opera utile, attraverso l’analisi dei suoi testi, ad esplorare la realtà, la società e la filosofia di De André, il cantautore della diversa prospettiva, della protesta, della denuncia, che ha dato voce alle vittime, alle storie maledette. A conferma del fatto  che l’autore  genovese è amatissimo anche dalle generazioni più giovani, l’evento alla Biblioteca comunale si è svolto alla presenza di un pubblico numeroso di tutte le età. Il Consigliere Liverini ha preso la parola per i saluti istituzionali, spiegando che la scelta di ospitare la presentazione di  “Faber, dietro i testi, dentro la storia” (Arturo Bascetta Editore) presso la Biblioteca Comunale, struttura resa fruibile da poco e messa al servizio della comunità, risponde ad una ferma volontà di rilanciare la cultura a Telese Terme. Liverini ha continuato, definendo il libro interessante, in quanto dà il suo contributo alla diffusione e alla semplificazione del messaggio di De André, a cui occorre guardare come ad un Maestro.  Il Prof. Conte ha descritto quanta umanità De André avrebbe oggi ancora da cantare parlando di uno dei suoi ultimi lavori, “La domenica delle salme”, canzone cupa,  in cui si percepisce un senso di alienazione, di umanità schiacciata. Altre volte nel percorso di De André c’era stata una fase di disperazione che poi  si era sempre configurata come slancio verso l’umanità. Anche stavolta, per il Prof. Conte, se la morte del cantante non fosse sopravvenuta,  la partita vinta dal disumano avrebbe sicuramente dato luogo ad altre riflessioni sull’umanità, impreziosite dalla collaborazione degli ultimi con Ivano Fossati. La prof.ssa Selvaggio ha considerato l’opera  “strumento didattico eccezionale”, perché pregna di precetti imprescindibili per un’insegnante. Partendo dal presupposto che le canzoni di De André sono largamente utilizzate negli istituti d’istruzione per sollecitare la riflessione su vari temi, la Prof.ssa Selvaggio fa delle riflessioni di De André, e quindi dei contenuti del libro, un testamento da lasciare come insegnante, che deve offrire all’alunno gli strumenti atti a permettergli di maturare e di diventare un cittadino critico e autonomo. Mai dare giudizi ma guardare e ascoltare. Col prof. Conte si è poi discusso del contributo politico che De André ha dato attraverso […]

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Libri

Semplicemente angeli di Susi Gallesi apre L’Aperitivo letterario di Telese

“Semplicemente angeli ” è il titolo del libro di Susi Gallesi presentato mercoledì 26 settembre alle 18.30 presso il salone dell’Istituto Comprensivo Telese-Solopaca, a Telese Terme. L’evento apre la II edizione de “L’aperitivo letterario. Dialoghi e buoni pensieri”, un salottino letterario, nato da un’idea di Mario Alterio, che offre un percorso volto ad avvicinare la gente alla lettura e alla conoscenza ravvicinata degli autori. Moderatrice della serata è stata la giornalista Maria Grazia Porceddu; ospiti sono stati il Presidente Rotary Club Valle Telesina Nicola Venditti, la rappresentante della Cesvob Benevento, Maria Angela Ferrara dell’Azione Cattolica di Telese Terme, il Maestro Nino De Luise, Antonio Alterio ed Ester Riccio che hanno dato il via alla presentazione, e i giovani tenori Michele Gaudio e Giovanni Pio Battaglino. Susi Gallesi e la sua esperienza L’autrice, ospite della trasmissione La Strada dei Miracoli  in onda su Rete4 qualche anno fa, ha descritto al pubblico telesino la sua esperienza con quelle che lei chiama “anime di luce”, i nostri cari scomparsi, e con gli angeli. Alla domanda della Dott.ssa Porceddu sull’effettiva esistenza degli angeli, Susi Gallesi ha affermato di non avere la verità in tasca ma semplicemente il suo vissuto da raccontare, in quanto lei ha contatti con queste anime di luce da sempre, in particolar modo dalla morte di suo padre, avvenuta quando lei aveva un anno e mezzo. Da quel momento, lei lo ha sempre sentito al suo fianco, assecondando la parte spirituale che ognuno di noi ha ma che troppo spesso viene soffocata da quella materiale che oggi sembra prendere il sopravvento. L’autrice ha riferito di esser stata guidata da queste presenze anche per non esser creduta pazza, in quanto erano loro a consigliarle con chi essere sincera e a chi tacere queste sue esperienze. La Gallesi ha illustrato che non tutti riescono a stabilire dei contatti (momenti in cui queste anime cercano un legame con noi, si rivelano, ci lasciano segni della loro presenza), dato che ognuno potrebbe sentire, se solo volesse ascoltare, ma oggi è venuto meno proprio l’ascolto; più difficile risulta essere riferire i messaggi.   All’inizio, la Gallesi ha spiegato che la sua visione era proiettata solo verso suo padre, in tarda età ha conosciuto il suo angelo, da quattro anni riferisce i messaggi. Non si definisce cattolica ma il suo Credo glielo ha trasmesso suo padre, con la sua vicinanza e il suo sostegno post mortem, che l’ha aiutata a capire che non esiste la morte ma solo l‘abbandono del corpo fisico. La nostra sofferenza deriva dalla mancanza di fisicità che noi avvertiamo come assenza ma i nostri cari, anche se scomparsi prematuramente, ci sono costantemente vicini e ci insegnano ad imparare qualcosa dal nostro dolore. Gli angeli, invece, ci vengono dati alla nascita per guidarci. Dobbiamo ascoltare i loro messaggi per essere felici e grazie alla fiducia che riponiamo in loro, arrivano gli aiuti. “Non convincere, fai vedere” La Gallesi ha sottolineato di non essere una guaritrice o una veggente. Il suo è semplicemente un approccio […]

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Libri

Il Celtic protagonista de “Il prodigio di Lisbona” di Paolo Gulisano

Il Celtic, squadra di calcio scozzese, sfida la valente Inter di Moratti, team di fuoriclasse, nello scontro del 1967, per la conquista del titolo di Campione d’Europa: questa la premessa narrativa del libro di Paolo Gulisano, “Il prodigio di Lisbona. Da una periferia scozzese alla Coppa dei Campioni…passando per Fatima”. Il romanzo, appartenente alla collana “Storie di vita” della casa editrice Elledici, descrive in un coinvolgente affresco l’origine e lo sviluppo del Celtic, inserendo nella narrazione vicende personali di personaggi, reali e immaginari, che emergono dal racconto, fino al climax che dà il titolo all’opera: la storica partita, disputata nello Stadio Nazionale di Lisbona, in Portogallo. Il 25 maggio 1967 il Celtic realizza un prodigio a Lisbona Il Celtic Football Club, nato nel novembre del 1887 su iniziativa di fra’ Walfrid e chiamato così per evidenziare le radici celtiche, comuni a scozzesi ed irlandesi, dei giocatori, era una sorta di “squadra da oratorio”, nata a scopo caritatevole: le sue partite sarebbero dovute servire per raccogliere fondi da destinare ai poveri, che pativano la fame nei sobborghi di Glasgow. Dalla metà dell’Ottocento, infatti, Glasgow era passata sopra la propria storia come un rullo compressore, per fare spazio a fabbriche, stabilimenti e quartieri popolari per i tanti operai irlandesi che abbandonavano le misere terre natìe in cerca di lavoro. Questa minoranza di immigrati vivevano in quartieri ghetto, discriminati oltretutto per la loro fede cattolica. In questo panorama, quasi come fosse una fiaba, nasce tale “squadra dei cattolici”, soprannominata così nonostante l’appartenenza al team sportivo non comportasse una scelta religiosa obbligata, con i giocatori che vivevano entro trenta miglia dal proprio stadio, il Celtic Park. Il racconto di quel prodigio nelle librerie con Paolo Gulisano Il prodigio di Lisbona ripercorre gli avvenimenti a partire da un mese prima della storica finale. Incontriamo così Peter Smythe, precedentemente bombardiere della Royal Air Force, giornalista sportivo dello Standard Weekly, a cui viene dato l’incarico dal patriottico direttore Fletcher di scrivere una cronaca della partita, compito che gli dà la possibilità di ritornare in Italia, dove aveva trascorso anni drammatici in tempo di guerra. Qui rivede vecchi amici e si riaprono ferite mai guarite. Questi capitoli danno al lettore la possibilità di apprendere avvenimenti storici realmente documentati ma troppo spesso trascurati e offrono una panoramica inedita dell’Italia con spunti di riflessioni morali, che non si direbbe possano inserirsi in una storia sportiva ma che invece si sposano tra loro in maniera perfetta, quasi commovente, nel ritrarre anni turbolenti e di grande trasformazione. A questa sezione si deve la triste conclusione che l’”Italia, apparentemente di successo, è un gigante, sì, ma dai piedi d’argilla. Un Paese che sembra stia perdendo la propria anima”. Vicino alla vicenda di Peter, si sviluppano quelle di Brian Sweeney e di Desmond Flanagan, amici, ventidue anni, disoccupati, senza soldi, che si propongono come autisti per accompagnare un gruppo di pellegrini a Fatima, occasione che offre loro la possibilità di arrivare in Portogallo, per poi giungere a Lisbona. Questo viaggio nasconde un piccolo romanzo di […]

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Food

Intervista a Pasquale Carlo: quattro chiacchiere sul Sannio e sui suoi vini

Pasquale Carlo è giornalista, Vice Presidente Arga Campania, Collaboratore del blog lucianopignataro.it, Responsabile dell’Ufficio stampa del Sannio Consorzio Tutela Vini, Coordinatore regionale della Guida Vini Buoni d’Italia, redatto da Touring club. Per ‘L’Ippogrifo‘ ha pubblicato la Guida gastronomica di San Lorenzello, 2005, e la Guida completa ai vini del Sannio, 2008. È stato Presidente della Pro Loco Castelvenere (BN) dal 2005 al 2011 ed è attualmente Presidente del Consiglio Comunale di Castelvenere.  È autore di Giovanni Salvatore – Un musico nel “Paradiso dei diavoli”, 2010; Sul cammino di San Barbato. Luoghi, iconografie, reliquie, 2011; Castelvenere 1943 – 1948. Uomini e storie dal fascismo alla Costituzione, 2014 e Castelvenere Valdese, 2015. Pasquale Carlo ci ha concesso un’intervista, nella quale si è parlato in particolare del suo ultimo libro, Vigneto Castelvenere – vite, viti e vini (2017). L’intervista a Pasquale Carlo Pasquale Carlo, ci racconti qualcosa di lei Ho iniziato nel Sannio quotidiano nel 1998-99 sotto la direzione di Giancristiano Desiderio, che mi ha fatto capire col suo atteggiamento che la specializzazione in una categoria è l’unica arma che un giornalista ha a disposizione per distinguersi e per essere punto di riferimento di un territorio che non è più soltanto quello locale. Dopo il Sannio, sono stato corrispondente per il Mattino e ora lavoro con Ottopagine. Com’è nata la collaborazione con Pignataro? Con Luciano Pignataro è nato tutto per caso. Lo conobbi in una giornata di Cantine Aperte, forse nel 2001. Lui stava lavorando alla prima Guida di Vini della Campania e aveva bisogno di qualcuno del posto per farsi accompagnare alle cantine, andando alla ricerca dei 50-60 produttori dell’epoca di tutta la provincia di Benevento che nel giro di 15 anni sono raddoppiati, permettendo un boom, non solo a livello campano ma nazionale. Per un periodo si è parlato molto di vino, oggi si parla meno di enologia e più di protagonisti. C’è bisogno di storie e quindi sta cambiando anche il modo di raccontare. Non si descrive più soltanto il vino in sé, perché la gente vuol sentire le vicende dei produttori di quel vino, dei vissuti, del territorio e quindi ora mi trovo a scrivere meno su riviste specializzate e a realizzare maggiormente progetti che parlano di storie dimenticate: così nasce Vigneto Castelvenere. Ci parli di Vigneto Castelvenere Vigneto Castelvenere è una raccolta di 49 racconti che narra la storia di tutto il Sannio enologico a partire dall’Unità d’Italia fino agli anni ‘70, quando arrivano le DOC. Ho riportato le scelte e le azioni dei produttori-pionieri che hanno gettato le basi per quello che è il panorama enologico attuale, dando punti di riferimento ai viticoltori di oggi, del tutto ignari del proprio passato storico, e che invece attualmente sono mossi dall’orgoglio e dall’appartenenza che li porta a fare di più e meglio. Ci sono state, infatti, aziende che hanno utilizzato questo nuovo linguaggio per presentarsi ai clienti (www.vinicoladelsannio.it, nella sezione Essenze Sannite, primo esempio di wine storytelling, non solo in provincia di Benevento ma in tutta la Campania). L’obiettivo è quello di far crescere non […]

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Attualità

“Oltre le catene”: il romanzo umano di Domenico Mecca

Oltre le catene (Edizioni 2000diciassette) è il secondo romanzo di Domenico Mecca, dopo La Legge non è uguale per tutti (2017, Aletti editore) ed un racconto pubblicato nella raccolta Je suis Chocolat (2017, Edizioni 2000diciassette). L’autore, laureato in Medicina e Chirurgia con specializzazione in Malattie Infettive, ha avuto modo, durante la sua carriera, di seguire in prima persona progetti in Africa e in Romania ed il romanzo è pregno della sua esperienza lavorativa ed umana, con cui arricchisce il percorso del suo protagonista, il Dott. Luciano Verdi Oltre le catene di Domenico Mecca schiaffeggia l’ipocrisia perbenista Il Dott. Verdi, infettivologo affermato, decide di abbandonare il suo posto sicuro e di partire per l’Uganda, dove una ONG ha fatto urgentemente richiesta della sua figura specializzata per combattere un’epidemia di AIDS. Arrivato in Africa, commette l’errore, comune a tutti gli occidentali, di pensare che le sue conoscenze mediche possano risolvere ogni tipo di problema. “Ma noi non siamo i «problemi»” gli fa notare la caposala Rose, racchiudendo in poche righe l’essenza del romanzo, “siamo persone con la propria cultura, le proprie abitudini e spesso in perenne conflitto con noi stessi. Possiamo e dobbiamo migliorare e voi… tu ci puoi dare una mano. Ma per poterlo fare veramente devi ascoltarci, devi capire ed essere paziente”. Oltre le catene è quindi la narrazione di un percorso innanzitutto umano che invita a superare le catene ideologiche, sociologiche, scientifiche e religiose che ciascuno di noi porta con sé. Catene che ci impediscono di discernere la realtà e che impediscono a Luciano di entrare a far realmente parte del nuovo ambiente africano, chiuso com’è all’inizio del libro nel suo perbenismo e nel desiderio di voler far del bene, ragionando sulla base dei criteri occidentali. Ma in Africa esiste una cultura di accettazione della morte di cui Luciano non si rende subito conto. Questa cultura non legittima all’indifferenza ma a fare del proprio meglio. Sono le contraddizioni dell’Africa, che non si risolvono con gesti nobili. L’atteggiamento di superiorità del protagonista lo rende apparentemente più partecipe ma in realtà lo relega totalmente fuori dal contesto in cui vive e lavora, un contesto che lui non ha mai fatto lo sforzo di capire fino in fondo e che lo costringe in una situazione di solitudine umana, che lo condurrà a sovvertire tutte le sue certezze, a favore di una nuova visione della vita che non prevede la perfezione e, per questo, risulta essere più umana. “Percorrendo la vita del protagonista si comprende che riesci a liberarti dal legaccio, che giudica tutto e non osserva più nulla per quello che è, solo quando incontri qualcosa o qualcuno che ti fa riflettere. Non puoi farlo da solo. Ed è questo lo struggente e liberatorio messaggio che, attraverso la storia di Luciano, io voglio lasciare a chi legge questo romanzo!” afferma l’autore, Domenico Mecca. L’Africa: uno scenario suggestivo per una trama vibrante di passioni Romanzo di emozioni contrastanti e forti sentimenti Oltre le catene, ambientato in “un continente misterioso e affascinante: l’Africa! Paesaggi mozzafiato, colori sfavillanti, profumi d’equatore; ambienti tempestati da gravi […]

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Food

Tenuta Ippocrate, una serata ai sapori d’estate

La Tenuta Ippocrate di Montefredane, a pochi minuti da Avellino, venerdì 22 giugno ha salutato l’inizio dell’estate con il suggestivo evento “Flavors of the Summer”, a cura di Angela Merolla in collaborazione con Alberto De Rogatis. Sontuosa la location che, dalla collina, si affaccia su di un declivio coltivato con piante aromatiche, erbe officinali e alberi da frutta, con giardini allestiti con eleganza e misura e luci danzanti, che hanno contribuito a rendere l’atmosfera ancor più incantevole. Sei gli chef campani che, con una portata ciascuno, hanno valorizzato quelle che sono la nostra terra, la nostra realtà, le nostre preziosità utilizzando prodotti di altissima qualità irpina. Altrettante le modelle che hanno sfilato, indossando gli abiti del prestigioso Atelier Formeri ed accompagnando ogni singolo chef nella presentazione del proprio piatto. Delicate e accattivanti le note del pianista e direttore d’orchestra Massimo Buonavita, che ha intrattenuto ed ammaliato la partecipazione territoriale presente, offrendo un eccellente complemento musicale ad una cena gustosa. Un clima irrequieto, infine, che ha tuttavia permesso, con una parentesi di mitezza, lo svolgersi di una serata deliziosa, che ha catturato tutti i sensi, appagandoli, compiacendoli, deliziandoli. Tenuta Ippocrate, inebrianti sapori estivi Un aperitivo di benvenuto, a cura dell’Azienda distributrice di salumi e formaggi Jamonita del Dott. Gerardo Sabatino, ha dato l’avvio alla serata, con pecorino aromatizzato alla vinaccia, stagionato in grotta 16 mesi, formaggio affinato in grotta 12 mesi, formaggio di capra stagionato in grotta 4/6 mesi e formaggio di pecora stagionato in grotta 4 mesi, tutti di Bagnoli Irpino, a latte crudo non pastorizzato, e con pancetta, capicollo e soppressata di produzione artigianale Ai tavoli, lo Chef Francesco Lama del Cucù di Aversa (CE) ha deliziato gli ospiti con il suo “Bacio di benvenuto” alla crema di formaggio irpino di capra, pomodori rossi semi-dried, gamberi scottati ed erba cipollina. Lo Chef Ciro Campanile, dell’Hotel Elisabetta, Lettere (NA), ha presentato una Battuta di Fassona su patate alla vecchia maniera al profumo di dragoncello. Il Consultant Chef Giuseppe Sorrentino ha, poi, proposto un Risottino mantecato al pomodoro giallo, burrata di bufala, carpaccio di vitellina, maggiorana e agrumi, polvere di nocciole irpine e germogli di basilico. Una Spuma di scapece e cappellaccio di grano Risciola ripieno di ricotta e scamorza, con crema di caciocavallo podolico, polvere di menta, cips di zucchina, croccante di provolone dolce e paprica è stato il piatto dello Chef resident Virgilio Sensale della Tenuta Ippocrate. Lo Chef Antonio Tecchia, Il San Cristoforo di Ercolano (NA) ha realizzato una Guancia di manzo a bassa temperatura, con birra, bietolina novella e melissa. Lo Chef Carlo Starace de La Ginestra di Vico Equense (NA) ha concluso la serata con un Parfait agli agrumi e rosmarino, con brunoise di frutta e verdure, nuvola di lime e timo. Sono stati proposti, come vini in abbinamento, lo Spumante Brut Metodo Charmat da uve Asprinio delle Cantine Vitematta, il Fiano di Avellino Docg della Tenuta Ippocrate-Primum, l’Irpinia Aglianico Doc della Tenuta Ippocrate-Convivium e il Brandy Avellino, acquavite da distillazione di vini e invecchiato oltre 5 anni in […]

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Napoli & Dintorni

Paolo Gulisano e Rita Pacilio nell’ultimo Aperitivo letterario di Telese

Paolo Gulisano e Rita Pacilio sono stati ospiti lunedì 18 giugno, alle ore 18.30, nel salone dell’Istituto comprensivo di Telese Terme – Solopaca, dell’ultimo appuntamento degli Aperitivi Letterari “dialoghi&buonipensieri”, iniziati a novembre e nati dall’idea di Mario Alterio. Il milanese Paolo Gulisano, classe 1959, considerato uno dei massimi esperti di Tolkien, ha scritto diverse guide per comprendere temi, simboli e significati della sua opera. Ha collaborato con diversi quotidiani e riviste, è Vicepresidente della Società Chestertoniana Italiana, che ha fondato, ed ha al suo attivo il romanzo “Il destino di Padre Brown”, opere su Wilde, Chesterton, Belloc, Newman, McNabb, Moro e una vasta produzione saggistica, che spazia dalla letteratura fantasy, (“Alla ricerca di Peter Pan” dedicata a James Barrie; la prima biografia italiana, articoli e libri su Clive Staples Lewis, autore delle Cronache di Narnia; “Fino all’abisso” su Moby Dick di Melville; “Re Artù: la storia, la leggenda, il mistero”; “Il destino di Frankenstein” di Mary Shelley) alla cultura celtica.   Diversi suoi volumi sono stati tradotti e pubblicati all’estero. Paolo Gulisano: il miracolo del Celtic e l’ultima epica moderna In occasione dell’evento, moderato dalla giornalista Maria Grazia Porceddu, Gulisano ha presentato i suoi ultimi libri: Il prodigio di Lisbona (ELLEDICI) e La forza sia con voi (Àncora) Il primo, una storia realmente accaduta che sembra una fiaba, racconta della finale della Coppa dei Campioni del 1967 che la squadra calcistica del Celtic Football Club di Glasgow disputò contro l’Inter di Moratti. Scopriamo così, attraverso una narrazione che è un pretesto per raccontare pagine di storia, che questa squadra, quasi di oratorio, nacque dall’iniziativa del parroco irlandese Walfrid per raccogliere proventi da destinare alle famiglie irlandesi che in quegli anni abbandonavano le loro terre per sfuggire alla miseria, trovando a Glasgow lavori umili e povertà, tanto che gli stessi atleti fecero del calcio un’alternativa di vita. Il secondo è un vademecum, una guida per gli appassionati della saga di Star Wars, nata nel 1977, con l’uscita nelle sale cinematografiche del film di George Lucas, destinato a diventare il più grande ciclo di fantascienza di tutti i tempi, la cui storia iniziale è andata man mano espandendosi, arrivando attualmente alla terza trilogia. Nell’ebook di Paolo Gulisano e di Filippo Rossi si racconta l’essenza di Star Wars, un’opera geniale in cui, per la prima volta, si celebra la forza del mito antico, pur proiettandosi nel futuro. Opera mitologica, ultima, grande epica della modernità, in cui confluiscono i motivi letterari del viaggio dell’eroe, della ricerca del Graal e del Vello d’oro, della mitologia orientale, della caduta in seguito alla debolezza di fronte alla tentazione del male, del rapporto padre-figlio e del confronto generazionale. Un libro in cui emerge l’amore per le proprie radici, dunque, “Il prodigio di Lisbona”, e un testo per gli appassionati, “Che la forza sia con voi”. Gulisano conquista Telese con due testi che commuovono e ci fanno riflettere. Rita Pacilio fotografa momenti Rita Pacilio (Benevento 1963) è poetessa, scrittrice, collaboratrice editoriale, sociologa, mediatrice familiare, critica letteraria, vocal jazz. Curatrice di lavori antologici, di editing, lettrice e […]

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Napoli & Dintorni

Roberto Della Ragione a Telese per L’Aperitivo letterario

Roberto Della Ragione ospite del penultimo appuntamento con L’Aperitivo letterario “dialoghi&buonipensieri”, evento culturale che coinvolge l’amministrazione della città di Telese terme, diverse realtà associative territoriali, tra cui Fratres ed Azione Cattolica, e l’Istituto Comprensivo locale. Questa manifestazione, nata dall’idea di Mario Alterio e organizzata in più incontri, si è svolta sabato 9 giugno, nel salone dell’Istituto Comprensivo Telese Terme – Solopaca, alle ore 18.30, e ha permesso di discutere sul romanzo “L’Amore non può aspettare” (Giammarino editore), terzo volume della trilogia di Della Ragione incentrata sui Diritti Negati al Sud. La serata ha visto la partecipazione dell’Assessore alle Pari Opportunità di Telese Terme Filomena Di Mezza, che ha evidenziato quanto l’amministrazione sia attiva per le donne ed ha annunciato l’apertura di una casa- rifugio per le donne nel Telesino, del Presidente AC Telese Terme, Maria Angela Ferrara, che ha puntualizzato che la cultura, che non è per tutti, deve essere apprezzata ed incentivata, di Arturo Derviso, dottore commercialista, di Antonella De Novellis, docente di diritto ed economia, e dell’autore Roberto Della Ragione. L’evento, moderato dalla giornalista Maria Grazia Porceddu, è stato allietato dalla visione di due cortometraggi, da uno spazio musicale con Anike Torone (Sanremo Junior e Saremo Famosi) e da un angolo dedicato alla moda e agli ospiti. Dividiamo ogni cosa, lottiamo per la dignità, che non vada mai persa Dalle parole di Della Ragione, apprendiamo che il libro nasce da una storia realmente accaduta a Carla Caiazzo, arsa dal compagno Paolo Pietropaolo all’ottavo mese di gravidanza, ma rielaborata con personaggi fittizi. L’amore non può aspettare narra, infatti, la storia d’amore e la vita sospesa di Giulia, giovane napoletana che si ribella alle violenze e alle umiliazioni quotidiane, perpetrate dal convivente-stalker. Un vissuto intriso di attese, di emozioni, di passioni, che tratta di un’emergenza sociale tratteggiata con delicatezza: la violenza contro le donne e il femminicidio. Questo libro esprime, dunque, una denuncia sociale, volta a contestare i tempi lunghi della giustizia italiana, ed è il terzo di una trilogia che affronta, negli altri due volumi, rispettivamente il tema della precarietà e del diritto negato alla salute. Nell’arco dell’interessante dibattito che ha accompagnato la presentazione, Della Ragione si è definito promotore, attraverso quest’opera, di una battaglia politica contro gli omicidi di identità e, fiducioso nella giustizia e nella prevenzione, ha proposto di ripartire dalle due Istituzioni-cardine della società: la famiglia e la scuola. Egli, inoltre, ha affermato di credere nell’associazionismo: i giovani, oggi, devono spegnere il mondo virtuale ed accendere la cultura. Essi non devono sentirsi isolati ma, educati al rispetto, non devono temere di esporsi e di denunciare. Fondamentale, inoltre, il valore dell’amicizia: è l’amica di Giulia, Antonella, che ha di fatto la forza di sostenere la protagonista, di denunciare il convivente ed è la testimone-chiave del processo contro l’uomo. Il Dott. Derviso, nel suo intervento, ha evidenziato quanto il fenomeno abbia valore sociale e nasca in seno alle famiglie, dettaglio che incrementa la necessità, per ciascuno di noi, di conoscere il problema e di trovare il modo per affrontarlo ed eliminarlo, coinvolgendo tutti gli […]

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Libri

De Magistris a Telese per raccontare la sua “Città ribelle”

Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli, mercoledì 16 maggio è stato ospite a Telese Terme presso la Sala Goccioloni delle Terme, per presentare il suo libro “La città ribelle – il caso Napoli”, scritto insieme alla giornalista Sarah Ricca, che ha raccolto le testimonianze del Sindaco,  e con la collaborazione di Erri De Luca e Maurizio De Giovanni. L’evento, in forma dialogata, è stato moderato da Michele Selvaggio, scrittore e storico telesino, e ha previsto la partecipazione del Sindaco di Telese Pasquale Carofano, che ha evidenziato gli antichi rapporti tra la città telesina e Napoli quando, ad inizio secolo, un treno speciale conduceva i bagnanti partenopei alle strutture termali; dell’assessore Teresa Teta e di Filomena Grimaldi, titolare della libreria telesina Controvento e spunti di lettura presentati da Antonio Troiano e Claudia Mobilia, della Compagnia “Bacco, Tabacco e Venere”. De Magistris in questo incontro si è raccontato, precisando che il libro è la prosecuzione di “Assalto al PM”, pubblicato la prima volta nel 2010. Ha evidenziato la volontà di continuare, di rialzarsi, tratta dagli ideali e dalla consapevolezza di non aver fatto nulla di male, ma soprattutto ha sottolineato il dovere di denunciare, lui, magistrato che aveva coronato il suo sogno di giurista e che si è ritrovato tradito dallo Stato che doveva proteggerlo, ma da cui sceglie di non allontanarsi del tutto, per non consegnarlo interamente alla sua parte marcia. Si è ritrovato ad essere Sindaco della città dove lo avevano assegnato, in seguito ad una campagna elettorale iniziata con le strette di mano, ed oggi la sua ribellione consiste nell’impegnarsi in una battaglia contro il debito ingiusto. Veniamo così a sapere che Napoli è stata la prima città della storia della Repubblica italiana ad organizzare una manifestazione contro il debito ingiusto, che la città non ha mai contratto e di cui, anzi, è vittima reiterata, a causa di una politica “che si è mangiata il denaro pubblico e che si è indebitata per il terremoto dell’80 e per l’emergenza rifiuti”. Da qui la ribellione, anche se le battaglie contro il Sistema non sono indolore, con al fianco soltanto la gente semplice, che è la cosa migliore che un Sindaco si possa augurare. Napoli ha dimostrato che, con capitale umano, orgoglio, onestà e partecipazione dei cittadini, si può arrivare a dei risultati impensabili perché non è vero che non c’è l’alternativa: sette anni fa la città partenopea era invasa dai rifiuti, ostaggio della camorra, sull’orlo della bancarotta mentre oggi i napoletani non si vergognano più della loro città. De Magistris: a Napoli siamo ripartiti dal verbo essere De Magistris ha spiegato che il segreto per realizzare il cosiddetto “Rinascimento napoletano”, di cui oggi si è testimoni, è stata la creazione di una borsa di valori che al mercato capitalista non valgono nulla: amore per la città, passione, coraggio, follia, onestà, autonomia, vicinanza alla gente. Centralità della persona e valorizzazione delle bellezze delle nostre terre porta oggi la gente a non scappare più da Napoli ma a voler, piuttosto, restare e, perché […]

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