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Eroica Fenice

Recensioni

“Oltre le catene”: il romanzo umano di Domenico Mecca

Oltre le catene (Edizioni 2000diciassette) è il secondo romanzo di Domenico Mecca, dopo La Legge non è uguale per tutti (2017, Aletti editore) ed un racconto pubblicato nella raccolta Je suis Chocolat (2017, Edizioni 2000diciassette). L’autore, laureato in Medicina e Chirurgia con specializzazione in Malattie Infettive, ha avuto modo, durante la sua carriera, di seguire in prima persona progetti in Africa e in Romania ed il romanzo è pregno della sua esperienza lavorativa ed umana, con cui arricchisce il percorso del suo protagonista, il Dott. Luciano Verdi Oltre le catene di Domenico Mecca schiaffeggia l’ipocrisia perbenista Il Dott. Verdi, infettivologo affermato, decide di abbandonare il suo posto sicuro e di partire per l’Uganda, dove una ONG ha fatto urgentemente richiesta della sua figura specializzata per combattere un’epidemia di AIDS. Arrivato in Africa, commette l’errore, comune a tutti gli occidentali, di pensare che le sue conoscenze mediche possano risolvere ogni tipo di problema. “Ma noi non siamo i «problemi»” gli fa notare la caposala Rose, racchiudendo in poche righe l’essenza del romanzo, “siamo persone con la propria cultura, le proprie abitudini e spesso in perenne conflitto con noi stessi. Possiamo e dobbiamo migliorare e voi… tu ci puoi dare una mano. Ma per poterlo fare veramente devi ascoltarci, devi capire ed essere paziente”. Oltre le catene è quindi la narrazione di un percorso innanzitutto umano che invita a superare le catene ideologiche, sociologiche, scientifiche e religiose che ciascuno di noi porta con sé. Catene che ci impediscono di discernere la realtà e che impediscono a Luciano di entrare a far realmente parte del nuovo ambiente africano, chiuso com’è all’inizio del libro nel suo perbenismo e nel desiderio di voler far del bene, ragionando sulla base dei criteri occidentali. Ma in Africa esiste una cultura di accettazione della morte di cui Luciano non si rende subito conto. Questa cultura non legittima all’indifferenza ma a fare del proprio meglio. Sono le contraddizioni dell’Africa, che non si risolvono con gesti nobili. L’atteggiamento di superiorità del protagonista lo rende apparentemente più partecipe ma in realtà lo relega totalmente fuori dal contesto in cui vive e lavora, un contesto che lui non ha mai fatto lo sforzo di capire fino in fondo e che lo costringe in una situazione di solitudine umana, che lo condurrà a sovvertire tutte le sue certezze, a favore di una nuova visione della vita che non prevede la perfezione e, per questo, risulta essere più umana. “Percorrendo la vita del protagonista si comprende che riesci a liberarti dal legaccio, che giudica tutto e non osserva più nulla per quello che è, solo quando incontri qualcosa o qualcuno che ti fa riflettere. Non puoi farlo da solo. Ed è questo lo struggente e liberatorio messaggio che, attraverso la storia di Luciano, io voglio lasciare a chi legge questo romanzo!” afferma l’autore, Domenico Mecca. L’Africa: uno scenario suggestivo per una trama vibrante di passioni Romanzo di emozioni contrastanti e forti sentimenti Oltre le catene, ambientato in “un continente misterioso e affascinante: l’Africa! Paesaggi mozzafiato, colori sfavillanti, profumi d’equatore; ambienti tempestati da gravi […]

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Food

Tenuta Ippocrate, una serata ai sapori d’estate

La Tenuta Ippocrate di Montefredane, a pochi minuti da Avellino, venerdì 22 giugno ha salutato l’inizio dell’estate con il suggestivo evento “Flavors of the Summer”, a cura di Angela Merolla in collaborazione con Alberto De Rogatis. Sontuosa la location che, dalla collina, si affaccia su di un declivio coltivato con piante aromatiche, erbe officinali e alberi da frutta, con giardini allestiti con eleganza e misura e luci danzanti, che hanno contribuito a rendere l’atmosfera ancor più incantevole. Sei gli chef campani che, con una portata ciascuno, hanno valorizzato quelle che sono la nostra terra, la nostra realtà, le nostre preziosità utilizzando prodotti di altissima qualità irpina. Altrettante le modelle che hanno sfilato, indossando gli abiti del prestigioso Atelier Formeri ed accompagnando ogni singolo chef nella presentazione del proprio piatto. Delicate e accattivanti le note del pianista e direttore d’orchestra Massimo Buonavita, che ha intrattenuto ed ammaliato la partecipazione territoriale presente, offrendo un eccellente complemento musicale ad una cena gustosa. Un clima irrequieto, infine, che ha tuttavia permesso, con una parentesi di mitezza, lo svolgersi di una serata deliziosa, che ha catturato tutti i sensi, appagandoli, compiacendoli, deliziandoli. Tenuta Ippocrate, inebrianti sapori estivi Un aperitivo di benvenuto, a cura dell’Azienda distributrice di salumi e formaggi Jamonita del Dott. Gerardo Sabatino, ha dato l’avvio alla serata, con pecorino aromatizzato alla vinaccia, stagionato in grotta 16 mesi, formaggio affinato in grotta 12 mesi, formaggio di capra stagionato in grotta 4/6 mesi e formaggio di pecora stagionato in grotta 4 mesi, tutti di Bagnoli Irpino, a latte crudo non pastorizzato, e con pancetta, capicollo e soppressata di produzione artigianale Ai tavoli, lo Chef Francesco Lama del Cucù di Aversa (CE) ha deliziato gli ospiti con il suo “Bacio di benvenuto” alla crema di formaggio irpino di capra, pomodori rossi semi-dried, gamberi scottati ed erba cipollina. Lo Chef Ciro Campanile, dell’Hotel Elisabetta, Lettere (NA), ha presentato una Battuta di Fassona su patate alla vecchia maniera al profumo di dragoncello. Il Consultant Chef Giuseppe Sorrentino ha, poi, proposto un Risottino mantecato al pomodoro giallo, burrata di bufala, carpaccio di vitellina, maggiorana e agrumi, polvere di nocciole irpine e germogli di basilico. Una Spuma di scapece e cappellaccio di grano Risciola ripieno di ricotta e scamorza, con crema di caciocavallo podolico, polvere di menta, cips di zucchina, croccante di provolone dolce e paprica è stato il piatto dello Chef resident Virgilio Sensale della Tenuta Ippocrate. Lo Chef Antonio Tecchia, Il San Cristoforo di Ercolano (NA) ha realizzato una Guancia di manzo a bassa temperatura, con birra, bietolina novella e melissa. Lo Chef Carlo Starace de La Ginestra di Vico Equense (NA) ha concluso la serata con un Parfait agli agrumi e rosmarino, con brunoise di frutta e verdure, nuvola di lime e timo. Sono stati proposti, come vini in abbinamento, lo Spumante Brut Metodo Charmat da uve Asprinio delle Cantine Vitematta, il Fiano di Avellino Docg della Tenuta Ippocrate-Primum, l’Irpinia Aglianico Doc della Tenuta Ippocrate-Convivium e il Brandy Avellino, acquavite da distillazione di vini e invecchiato oltre 5 anni in […]

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Napoli & Dintorni

Paolo Gulisano e Rita Pacilio nell’ultimo Aperitivo letterario di Telese

Paolo Gulisano e Rita Pacilio sono stati ospiti lunedì 18 giugno, alle ore 18.30, nel salone dell’Istituto comprensivo di Telese Terme – Solopaca, dell’ultimo appuntamento degli Aperitivi Letterari “dialoghi&buonipensieri”, iniziati a novembre e nati dall’idea di Mario Alterio. Il milanese Paolo Gulisano, classe 1959, considerato uno dei massimi esperti di Tolkien, ha scritto diverse guide per comprendere temi, simboli e significati della sua opera. Ha collaborato con diversi quotidiani e riviste, è Vicepresidente della Società Chestertoniana Italiana, che ha fondato, ed ha al suo attivo il romanzo “Il destino di Padre Brown”, opere su Wilde, Chesterton, Belloc, Newman, McNabb, Moro e una vasta produzione saggistica, che spazia dalla letteratura fantasy, (“Alla ricerca di Peter Pan” dedicata a James Barrie; la prima biografia italiana, articoli e libri su Clive Staples Lewis, autore delle Cronache di Narnia; “Fino all’abisso” su Moby Dick di Melville; “Re Artù: la storia, la leggenda, il mistero”; “Il destino di Frankenstein” di Mary Shelley) alla cultura celtica.   Diversi suoi volumi sono stati tradotti e pubblicati all’estero. Paolo Gulisano: il miracolo del Celtic e l’ultima epica moderna In occasione dell’evento, moderato dalla giornalista Maria Grazia Porceddu, Gulisano ha presentato i suoi ultimi libri: Il prodigio di Lisbona (ELLEDICI) e La forza sia con voi (Àncora) Il primo, una storia realmente accaduta che sembra una fiaba, racconta della finale della Coppa dei Campioni del 1967 che la squadra calcistica del Celtic Football Club di Glasgow disputò contro l’Inter di Moratti. Scopriamo così, attraverso una narrazione che è un pretesto per raccontare pagine di storia, che questa squadra, quasi di oratorio, nacque dall’iniziativa del parroco irlandese Walfrid per raccogliere proventi da destinare alle famiglie irlandesi che in quegli anni abbandonavano le loro terre per sfuggire alla miseria, trovando a Glasgow lavori umili e povertà, tanto che gli stessi atleti fecero del calcio un’alternativa di vita. Il secondo è un vademecum, una guida per gli appassionati della saga di Star Wars, nata nel 1977, con l’uscita nelle sale cinematografiche del film di George Lucas, destinato a diventare il più grande ciclo di fantascienza di tutti i tempi, la cui storia iniziale è andata man mano espandendosi, arrivando attualmente alla terza trilogia. Nell’ebook di Paolo Gulisano e di Filippo Rossi si racconta l’essenza di Star Wars, un’opera geniale in cui, per la prima volta, si celebra la forza del mito antico, pur proiettandosi nel futuro. Opera mitologica, ultima, grande epica della modernità, in cui confluiscono i motivi letterari del viaggio dell’eroe, della ricerca del Graal e del Vello d’oro, della mitologia orientale, della caduta in seguito alla debolezza di fronte alla tentazione del male, del rapporto padre-figlio e del confronto generazionale. Un libro in cui emerge l’amore per le proprie radici, dunque, “Il prodigio di Lisbona”, e un testo per gli appassionati, “Che la forza sia con voi”. Gulisano conquista Telese con due testi che commuovono e ci fanno riflettere. Rita Pacilio fotografa momenti Rita Pacilio (Benevento 1963) è poetessa, scrittrice, collaboratrice editoriale, sociologa, mediatrice familiare, critica letteraria, vocal jazz. Curatrice di lavori antologici, di editing, lettrice e […]

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Napoli & Dintorni

Roberto Della Ragione a Telese per L’Aperitivo letterario

Roberto Della Ragione ospite del penultimo appuntamento con L’Aperitivo letterario “dialoghi&buonipensieri”, evento culturale che coinvolge l’amministrazione della città di Telese terme, diverse realtà associative territoriali, tra cui Fratres ed Azione Cattolica, e l’Istituto Comprensivo locale. Questa manifestazione, nata dall’idea di Mario Alterio e organizzata in più incontri, si è svolta sabato 9 giugno, nel salone dell’Istituto Comprensivo Telese Terme – Solopaca, alle ore 18.30, e ha permesso di discutere sul romanzo “L’Amore non può aspettare” (Giammarino editore), terzo volume della trilogia di Della Ragione incentrata sui Diritti Negati al Sud. La serata ha visto la partecipazione dell’Assessore alle Pari Opportunità di Telese Terme Filomena Di Mezza, che ha evidenziato quanto l’amministrazione sia attiva per le donne ed ha annunciato l’apertura di una casa- rifugio per le donne nel Telesino, del Presidente AC Telese Terme, Maria Angela Ferrara, che ha puntualizzato che la cultura, che non è per tutti, deve essere apprezzata ed incentivata, di Arturo Derviso, dottore commercialista, di Antonella De Novellis, docente di diritto ed economia, e dell’autore Roberto Della Ragione. L’evento, moderato dalla giornalista Maria Grazia Porceddu, è stato allietato dalla visione di due cortometraggi, da uno spazio musicale con Anike Torone (Sanremo Junior e Saremo Famosi) e da un angolo dedicato alla moda e agli ospiti. Dividiamo ogni cosa, lottiamo per la dignità, che non vada mai persa Dalle parole di Della Ragione, apprendiamo che il libro nasce da una storia realmente accaduta a Carla Caiazzo, arsa dal compagno Paolo Pietropaolo all’ottavo mese di gravidanza, ma rielaborata con personaggi fittizi. L’amore non può aspettare narra, infatti, la storia d’amore e la vita sospesa di Giulia, giovane napoletana che si ribella alle violenze e alle umiliazioni quotidiane, perpetrate dal convivente-stalker. Un vissuto intriso di attese, di emozioni, di passioni, che tratta di un’emergenza sociale tratteggiata con delicatezza: la violenza contro le donne e il femminicidio. Questo libro esprime, dunque, una denuncia sociale, volta a contestare i tempi lunghi della giustizia italiana, ed è il terzo di una trilogia che affronta, negli altri due volumi, rispettivamente il tema della precarietà e del diritto negato alla salute. Nell’arco dell’interessante dibattito che ha accompagnato la presentazione, Della Ragione si è definito promotore, attraverso quest’opera, di una battaglia politica contro gli omicidi di identità e, fiducioso nella giustizia e nella prevenzione, ha proposto di ripartire dalle due Istituzioni-cardine della società: la famiglia e la scuola. Egli, inoltre, ha affermato di credere nell’associazionismo: i giovani, oggi, devono spegnere il mondo virtuale ed accendere la cultura. Essi non devono sentirsi isolati ma, educati al rispetto, non devono temere di esporsi e di denunciare. Fondamentale, inoltre, il valore dell’amicizia: è l’amica di Giulia, Antonella, che ha di fatto la forza di sostenere la protagonista, di denunciare il convivente ed è la testimone-chiave del processo contro l’uomo. Il Dott. Derviso, nel suo intervento, ha evidenziato quanto il fenomeno abbia valore sociale e nasca in seno alle famiglie, dettaglio che incrementa la necessità, per ciascuno di noi, di conoscere il problema e di trovare il modo per affrontarlo ed eliminarlo, coinvolgendo tutti gli […]

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Libri

De Magistris a Telese per raccontare la sua “Città ribelle”

Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli, mercoledì 16 maggio è stato ospite a Telese Terme presso la Sala Goccioloni delle Terme, per presentare il suo libro “La città ribelle – il caso Napoli”, scritto insieme alla giornalista Sarah Ricca, che ha raccolto le testimonianze del Sindaco,  e con la collaborazione di Erri De Luca e Maurizio De Giovanni. L’evento, in forma dialogata, è stato moderato da Michele Selvaggio, scrittore e storico telesino, e ha previsto la partecipazione del Sindaco di Telese Pasquale Carofano, che ha evidenziato gli antichi rapporti tra la città telesina e Napoli quando, ad inizio secolo, un treno speciale conduceva i bagnanti partenopei alle strutture termali; dell’assessore Teresa Teta e di Filomena Grimaldi, titolare della libreria telesina Controvento e spunti di lettura presentati da Antonio Troiano e Claudia Mobilia, della Compagnia “Bacco, Tabacco e Venere”. De Magistris in questo incontro si è raccontato, precisando che il libro è la prosecuzione di “Assalto al PM”, pubblicato la prima volta nel 2010. Ha evidenziato la volontà di continuare, di rialzarsi, tratta dagli ideali e dalla consapevolezza di non aver fatto nulla di male, ma soprattutto ha sottolineato il dovere di denunciare, lui, magistrato che aveva coronato il suo sogno di giurista e che si è ritrovato tradito dallo Stato che doveva proteggerlo, ma da cui sceglie di non allontanarsi del tutto, per non consegnarlo interamente alla sua parte marcia. Si è ritrovato ad essere Sindaco della città dove lo avevano assegnato, in seguito ad una campagna elettorale iniziata con le strette di mano, ed oggi la sua ribellione consiste nell’impegnarsi in una battaglia contro il debito ingiusto. Veniamo così a sapere che Napoli è stata la prima città della storia della Repubblica italiana ad organizzare una manifestazione contro il debito ingiusto, che la città non ha mai contratto e di cui, anzi, è vittima reiterata, a causa di una politica “che si è mangiata il denaro pubblico e che si è indebitata per il terremoto dell’80 e per l’emergenza rifiuti”. Da qui la ribellione, anche se le battaglie contro il Sistema non sono indolore, con al fianco soltanto la gente semplice, che è la cosa migliore che un Sindaco si possa augurare. Napoli ha dimostrato che, con capitale umano, orgoglio, onestà e partecipazione dei cittadini, si può arrivare a dei risultati impensabili perché non è vero che non c’è l’alternativa: sette anni fa la città partenopea era invasa dai rifiuti, ostaggio della camorra, sull’orlo della bancarotta mentre oggi i napoletani non si vergognano più della loro città. De Magistris: a Napoli siamo ripartiti dal verbo essere De Magistris ha spiegato che il segreto per realizzare il cosiddetto “Rinascimento napoletano”, di cui oggi si è testimoni, è stata la creazione di una borsa di valori che al mercato capitalista non valgono nulla: amore per la città, passione, coraggio, follia, onestà, autonomia, vicinanza alla gente. Centralità della persona e valorizzazione delle bellezze delle nostre terre porta oggi la gente a non scappare più da Napoli ma a voler, piuttosto, restare e, perché […]

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Interviste vip

#Avanti Donne: per saperne di più

Venerdì 4 maggio, alle ore 17.30, a Paupisi l’organizzazione #Avanti Donne ha promosso il convegno “Pari Opportunità, la cultura di Genere, le opportunità, le risposte dei territori”. Dopo i saluti del Sindaco Antonio Coletta, sono intervenuti Rosaria Colangelo, consigliera del Comune di Paupisi e referente dell’organizzazione, il sociologo Alessandro Zilli, la criminologa Caterina Iesce e la consigliera di Parità Regionale Domenica Marianna Lomazzo. Abbiamo incontrato la promotrice e moderatrice dell’evento nonché fondatrice del movimento, Vittoria Principe, componente della Commissione Regionale Pari Opportunità Campania e la consigliera Rosaria Colangelo. #Avanti Donne: una catechizzazione della cultura di genere Cos’è #Avanti Donne e perché ha sentito l’esigenza di avviare un progetto del genere? V.P. Già da tempo avevo approcciato alla materia del mondo femminile in Commissione e molti eventi politici, che si sono susseguiti in questi anni, hanno spinto ancor più l’interesse verso questo settore e quindi ad approfondire e a partire dai territori, perché lo Stato centrale dà gli strumenti ma sono i territori a doverli applicare e a dover contribuire alla crescita. Il Sannio da questo punto di vista è un territorio vergine, quindi la presenza in Commissione è stata utile per farmi capire che c’era necessità di mobilitare l’opinione pubblica con una catechizzazione della cultura di genere. Obiettivi prioritari? V.P. Radicare #Avanti Donne nel Sannio, coinvolgere quante più donne possibili (oltre alle amministratrici, professioniste, casalinghe e non solo già attive con la rete), ma anche uomini che hanno compreso che la cultura di genere va difesa, tutelata, perché essa è innanzitutto cultura del rispetto, che dev’esserci tra uomo e donna in ogni contesto. Avendo il supporto e l’attenzione della Regione Campania, ora l’obiettivo è di andare oltre i confini territoriali e già ci sono contatti con Molise, Basilicata, Puglia, Toscana, Liguria e Lombardia. Perché #Avanti Donne dovrebbe fare la differenza? V.P. Perché le donne in alcuni ambiti fanno la differenza. Superando il concetto estremizzante di femminismo, oggi la donna va guardata nella sua interezza, nella sua complessità e soprattutto nella sua determinazione. # Avanti Donne utilizza proprio la determinazione femminile per far fronte comune nella realizzazione dei diritti, della donna e dei territori, e per ricostruire, dopo il 4 marzo che ha determinato una débâcle del PD, di cui #AvantiDonne è strumento e dai cui principi è ispirata. Su quali attività volete puntare con le amministrazioni comunali? V.P. Il Sannio è inadempiente rispetto all’applicazione di normative in materia di pari opportunità e di cultura di genere, in cui inserisco anche le categorie ai margini (anziani, disabili, minori a rischio, carcerati).  Innanzitutto, quindi, è fondamentale la formazione delle nostre amministratrici all’attuazione di tutti quelli che sono i principi di pari opportunità; l’acquisizione della cultura di genere attraverso convegni, incontri, dibattiti, tematici e generici; è opportuno svolgere un ruolo di raccordo tra Istituzioni e territori e far conoscere le tante opportunità che la Regione Campania offre, da cogliere e da sfruttare, creando opportunità di lavoro. Immaginiamo quindi l’apertura di sportelli informativi, corsi di formazione, aziende rosa e giovanili. Quali sono stati gli ostacoli che avete […]

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Interviste emergenti

Intervista a Italo Zotti: poesia tra lirica e modernità

La poesia di Italo Zotti unisce lirica a contenuti moderni e quotidiani. A soli diciotto anni, questo poeta agli esordi percepisce tutte le sfaccettature della realtà con un occhio diverso e cerca di renderle “poesia”. Lo abbiamo incontrato nel salotto di Edizioni 2000diciassette. Intervista a Italo Zotti Com’è comparsa la tua vena poetica? La mia vena poetica è emersa a marzo dell’anno scorso, quando ho conosciuto l’amore. Dopo alcuni mesi con la mia ragazza ho sentito l’esigenza di concentrare in una poesia i nostri momenti più importanti. Cosa ti ispira? Amore, poesie di altri poeti, piccoli momenti che magari non sono niente per molti ma che, invece, per me, assumono un valore prezioso Quali sono i tuoi modelli letterari? Dante, Leopardi, Baudelaire, Montale, Ungaretti e poesie isolate che mi colpiscono. Cos’è la poesia? Cosa vuol dire essere un poeta? La poesia è folgorazione, è un’impressione da fermare velocemente su carta per non perderne la preziosità o da ricordare in dettaglio! Deve essere fatta di poche parole che sappiano trasferire al lettore qualcosa di rilevante. La poesia, secondo me, dà un messaggio più incisivo di un romanzo a patto che ci sia attenzione alla scelta delle parole. Cogliere l’essenza di un momento, di un tema comune a tutti, anche se percepito e vissuto in modo diverso: ecco per me la poesia! Essere poeta, invece, vuol dire saper guardare le cose senza sottovalutare nulla, perché ogni cosa ha la sua importanza, ed essere bravo a arrestare il momento e a far tesoro di ogni attimo. Le poesie da te scritte a cui sei più legato Il tempo nostro, la mia prima prova poetica, che raccoglie in poche parole tre mesi di amore, e Ricordi, più condivisibile forse! Ognuno di noi ha ricordi che appende al muro e che ogni tanto spolvera ma di cui ha poca memoria. Se vivessimo facendo tesoro dei nostri ricordi saremmo anche più bravi a cogliere un insegnamento dal nostro passato. Convenzioni è la poesia che meglio descrive la mia sensibilità: occorre abbandonare le convenzioni per fare uscire il nostro vero Io. Con Orgoglio, invece, ho scritto una poesia su un mio difetto: a volte costruisco un muro perché io, come molti, non guardo dentro di me ma guardo gli altri. Spleen, Ricordi, Un giorno all’inferno, Un giorno ideale, Vita e morte sono le poesie che esprimono, invece, il mio lato malinconico. Descrivici la tua raccolta Si tratta di una raccolta di poesie che ripercorre la mia evoluzione personale. Ho letto molti autori in poco tempo e le mie poesie risentono di questa varietà. Nelle prime ci sono le strutture più rigide e gli arcaismi del classicismo, mentre nelle ultime mi concentro più sul tema che sulla forma, rispondendo all’esigenza di esprimere i miei sentimenti in maniera più diretta, immediata, folgorante e con versi più liberi, che devono rappresentare la semplicità dell’attimo. La poesia di Italo Zotti: un prosimetro nel 2017 Ad anticipare alcune delle mie poesie meno accessibili, perché trattano del mio intimo e di cose sconosciute […]

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Interviste emergenti

Michele Di Vico, intervista all’autore di “L’amore brigante”

Sguardo penetrante, modi cortesi, profilo discreto. Abbiamo avuto modo di fare due chiacchiere con il prof. Michele Di Vico, autore del libro in prossima uscita “L’amore brigante. Il Sannio tra sangue e passione” (Edizioni 2000 diciassette), una trasposizione di fatti storici, studiati e documentati attraverso libri parrocchiali, documenti d’archivio e libri coevi e posteriori, in un dramma storico teatrale. Chi è Michele Di Vico? Innanzitutto un insegnante. La mia intenzione è scrivere tre libri, uno per ogni anno del triennio delle superiori, per avvicinare i ragazzi alla storia. Il primo, già pubblicato, “Streghe e cavalieri. Una storia d’amore nel Sannio del 1300”. É rivolto ai ragazzi che frequentano il terzo anno, questo di cui oggi parliamo agli alunni del quarto e l’ultimo, in cantiere, ai frequentanti del quinto.  Cosa l’ha spinta a voler dedicare la sua vita all’insegnamento della storia? La storia mi ha da sempre affascinato e sono convinto che dobbiamo conoscere le nostre radici per poi puntare alla nostra meta ma io non sono interessato alla storia in generale, da trovare sui manuali. Io cerco di scavare tra le cose minute, di portare a galla le abitudini, le tradizioni del nostro territorio. La mia visione della storia è quella di un orticello non di un grande campo! Dietro al mio impegno di scrittore c’è dunque una finalità didattica: il mio pubblico è stato da sempre rappresentato dalla scuola e dai miei alunni. Perché la tecnica teatrale? I ragazzi non sono più abituati a leggere e quindi avvicinarli ad un testo di storia scritto con un linguaggio specialistico è difficile mentre la forma teatrale credo sia la tecnica che può colpirli di più e con maggiore immediatezza.  Cosa significa essere docente di storia e scrittore nel 2018? Cos’è la scrittura per lei? Essere insegnante di storia è un mestiere difficile, bisogna avere una forte passione. L’insegnante che tratta i suoi allievi come se fossero i propri figli è un buon maestro, oggigiorno. La scrittura, invece, è un po’ il nostro doppio, l’alter ego. Lo scrittore rinasce nelle pagine che scrive, vive altre vite e ha un ampliamento di orizzonte non indifferente. Creiamo personaggi, che a volte arrivano naturalmente nella mente dell’autore o che altre volte l’autore va a cercare, in cui rispecchiarci e su cui riflettere e che dobbiamo rispettare: una volta definita una personalità, tutto vi è condizionato. Michele Di Vico e il suo “L’amore brigante. Il Sannio tra sangue e passione”  Il 7 agosto 1861, i briganti di Cosimo Giordano occupano Pontelandolfo e Casalduni (Bn), proclamandovi un governo provvisorio. Tre giorni dopo un commando composto da quaranta soldati e quattro carabinieri, inviati ad appurare la portata della sommossa, vengono uccisi dai briganti e da alcuni abitanti del posto. Il generale Enrico Cialdini, appresa la notizia, invia due reparti. I cittadini di Casalduni, avvertiti, riescono in gran parte a mettersi in salvo; quelli di Pontelandolfo, colti di sorpresa, saranno brutalmente uccisi e le case del paese incendiate. Il testo si divide in tre sezioni: corpus teatrale, sintesi storiche con schede […]

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Libri

“La Primula Rossa” di Emma Orczy: una spy story del Settecento

La Primula Rossa, la nostra recensione   La Primula Rossa è il primo volume di un ciclo di dieci romanzi dedicati all’omonimo personaggio, scritto nel 1905 dalla baronessa britannica di origine ungherese Emma “Emmuska” Orczy. Oggi Fazi Editore sceglie di riproporre quest’opera, scommettendo su un classico il cui percorso letterario e pubblicitario sembra ripercorrere le traversie del protagonista. Ad inizi ‘900 La Primula Rossa viene diffuso in fascicoli, seguendo le consuetudini del tempo, e suscita un notevole interesse nei lettori. Nel 1917 viene portato sullo schermo ma il primo film di successo ispirato a La Primula Rossa risale al 1934 e ha come protagonista quel Leslie Howard, che fu l’insignificante Ashley nel colossal Via col vento. In Italia, l’opera esce per la prima volta come romanzo mensile del Corriere della Sera nel 1910 e in volume per Salani nel 1930. Seguono la ristampa integrale negli anni ’60 per la Biblioteca Romantica Sonzogno, la ripubblicazione del primo volume negli anni ’90 per la Newton & Compton e la nuova versione cartacea nel 2012 di Salani. Fino ad oggi, gli altri romanzi di  Emma Orczy pare siano praticamente introvabili. “La cercan qui, la cercan là, dove si trovi nessuno lo sa. Che catturare mai non si possa, quella dannata Primula Rossa?” Parigi, settembre 1792. La Rivoluzione francese ha rovesciato l’ancien régime e il motto Liberté, Égalité, Fraternité infiamma i cuori del popolo che da secoli non aspetta altro che vendicarsi degli aristos. Mam’zelle Guillotine reclama ogni giorno vittime tra le sue braccia e, quando cessa la sua spaventosa attività, l’attenzione popolare si sposta verso le varie barriere della città, che la noblesse cerca in tutti i modi di oltrepassare. Travestimenti, trucchi e pretesti tuttavia non bastano perché, tra gli sghignazzi dei popolani, i tentativi di fuga vengono quasi sempre scoperti. I soldati della Repubblica, impegnati a scovare i fuggiaschi e puniti con la vita se falliscono in questa loro missione, sembrano avere un solo tormento: una misteriosa associazione segreta “d’inglesi dotati di audacia e astuzia senza pari” è riuscita più volte a far attraversare la Manica a famiglie nobili già condannate a morte, permettendo loro di raggiungere l’Inghilterra o altri Paesi e cercare da lì di salvare il re e altri nobili o di insorgere contro la Repubblica francese. A capo di questa lega c’è un personaggio di cui non si conosce praticamente nulla, la Primula Rossa, chiamato così per il fiore che lascia ogniqualvolta gli riesce un salvataggio. In Inghilterra è acclamato come un eroe e le donne ne sono affascinate. Tra loro anche Marguerite St.Just, un tempo nota attrice della Comédie- Française e ora sposa del nobile inglese Percy Blakeney, odiata dagli aristos ma temuta per l’amicizia intima che sir Percy coltiva con il principe del Galles. Bizzarra la natura del matrimonio dei due: lei, “la donna più intelligente e affascinante di Francia” e lui, irritante e vanesio, che sembra divertirsi solo con moda e canzoncine, come quella sull’inafferrabilità della Primula Rossa, inventate per intrattenere i suoi ancor più insignificanti amici. Proprio il mistero che […]

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Eventi/Mostre/Convegni

“Amori letterari”: Marialaura Simeone alla libreria Controvento

“Amori letterari” di Marialaura Simeone è una di quelle letture da gustare nelle ore di ozio o sotto l’ombrellone, quando la mente vuole essere coccolata da una letteratura invitante e leggera. Presentato sabato 7 aprile alla libreria “Controvento” di Filomena Grimaldi, a Telese Terme, “Amori letterari” è un vero gioiello di Marialaura Simeone, immediato e ben strutturato, e fa parte della collana “Ciliegie” (Franco Cesati Editore), che si occupa di testi che approcciano e sviluppano temi collaterali rispetto alla letteratura d’impatto.   Scritto su pagine patinate, l’opera di Marialaura Simeone si avvale di un’impostazione grafica atipica, volta a veicolare il messaggio letterario attraverso una presentazione più accattivante e infatti si mostra come un collage di citazioni, foto, poesie, telegrammi, articoli di giornale, interviste, brani scelti da opere precise, note, appunti destinati di certo ad un pubblico ristretto, nuvolette da fumetto e cambiamenti anche a livello di stile e tipo di caratteri. “L’amore è un eccellente combustibile per alimentare il malessere che può condurre alla letteratura”. Prendendo in prestito una citazione di Manganelli riportata nel libro, si coglie immediatamente l’argomento dell’opera. In “Amori letterari” l’autrice indaga su 18 storie d’amore tra colleghi di penna. Storie reali quindi, vissute, sofferte, che inevitabilmente hanno influenzato, con l’ispirazione, la condivisione, lo scambio, i consigli, la rivalità, in maniera maggiore o minore che sia, l’attività degli amanti coinvolti. L’idea del libro nasce quando, lavorando al libro precedente, “Il Palcoscenico sullo schermo. Luigi Pirandello: una trilogia metateatrale per il cinema”, l’autrice si imbatte nella storia d’amore tra lo scrittore siciliano e Marta Abba. Da questo momento in poi, riunisce tutta una serie di materiali raccolti durante il dottorato e decide di scrivere un libro su quanto la forza espressiva degli scrittori risulti mutuata da un sentimento di amore condiviso. Altro punto interessante che l’autrice ha voluto sviluppare con “Amori letterari” è stato quello di raccontare le scrittrici, che troppo spesso vengono ritenute subalterne al talento e alla fama dei compagni e ad essi contingenti. “Amori letterari” di Marialaura Simeone: storie di cui è difficile non innamorarsi La presentazione, organizzata in maniera informale ed amichevole, con lo scopo di accorciare la distanza tra lettore e libro, è stata moderata dalla giornalista Annalisa De Mercurio che, con l’autrice, ha letto alcuni brani significativi del libro, permettendo un confronto con il pubblico, quasi una chiacchierata tra amiche, volto a soddisfare curiosità e ad approfondire aspetti, di volta in volta messi in luce dalle letture. Si è parlato della relazione apparentemente trasgressiva tra Henry Miller e Anais Nin, in cui in realtà il legame intellettuale era molto più forte di quello erotico e che, alla luce del confronto con altre coppie più viscerali, sembra essere uno degli amori più equilibrati, per le rispettive manifestazioni di stima e il grande supporto che entrambi hanno dato all’attività dell’altro. Impossibile non citare il matrimonio morganatico tra Sartre e Simone De Beauvoir, all’insegna della totale sincerità e aperto a “relazioni contingenti”, limitate tuttavia ad un valore marginale rispetto al loro “rapporto necessario”, affettivamente solidissimo. Il […]

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Maria Pia Selvaggio, le donne e la Camorra

Maria Pia Selvaggio ha presentato “Le Padrone di casa” a Terme di Telese. Ecco come è andata… Le donne irrompono sulla scena letteraria telesina togliendo il velo dell’ignoranza dei molti e accendendo un dibattito su uno degli aspetti più peculiari della camorra: il suo volto femminile. Questo l’argomento, complesso, intrigante, inedito dell’ultima opera letteraria di Maria Pia Selvaggio, “Le Padrone di casa” (Edizioni 2000diciassette), presentata sabato 24 marzo nella Sala Goccioloni delle Terme di Telese (BN), alle ore 18,00, con il patrocinio morale del Comune di Telese Terme e un parterre d’eccezione, che ha incluso il Sindaco della città, Pasquale Carofano; il Consigliere delegato alla Cultura, Giovanni Liverini; l’Assessore con delega alle Pari Opportunità, Filomena Di Mezza; Lucia Minauro, Magistrato, Consigliere presso Corte d’Appello di Napoli; Giovanna Salerno, dirigente Digos della Questura di Benevento; Alessandro Puel, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Benevento. La voce, ammaliante, del mezzosoprano Cira Scoppa, accompagnata al violino da Mariarosaria Improta, e le letture drammaturgiche ed energiche di Esther Riccio hanno concorso a rendere ancora più ricca la serata. Dopo la visione del trailer promozionale, ad opera di Gaia Studio – di Gennaro Sebastianelli – che racconta in maniera immediata il senso del romanzo il quale unisce cronaca e fantasia, e i saluti istituzionali, si è entrati nel vivo del dibattito, moderato dalla giornalista Maria Grazia Porceddu, sviscerando l’opera nella sua doppia prospettiva, narrativa e sociale. Le padrone di casa di Maria Pia Selvaggio: femmine di rispetto Il romanzo si apre con un omicidio, caso giudiziario realmente accaduto, che fa da premessa all’intreccio perché impulso narrativo del racconto e marchio inequivocabile del milieu entro cui si svolge la vicenda. In una sera di novembre viene ucciso un boss e per una decina di anni gli inquirenti non trovano il filo che lega l’omicidio alla camorra. Non essendoci eredi, infatti, gli “affari di famiglia” erano passati sotto il controllo delle quattro sorelle del boss, le “padrone di casa”. Donne ricche, laureate, che innestano le loro attività e l’educazione ricevuta e lo fanno ferocemente, con un’attenzione e una spietatezza che lascia sbigottiti. Ma il libro va oltre. Maria Pia Selvaggio entra nell’animo delle sue protagoniste, saggiandole e attraversandole nelle loro debolezze. Ne risulta un quadro imprevisto, con donne sensibili che vogliono essere belle, che non desiderano sfiorire, che vogliono amare e essere amate e che si preoccupano di vanità come vene varicose, evidenziando quella diversità di genere con l’universo maschile che esiste ed è innegabile. Questo romanzo rappresenta un crescendo narrativo per la scrittrice, che su nove libri all’attivo, sceglie di incentrarne cinque su figure femminili particolarmente forti, controverse e discutibili sotto diversi aspetti, fino ad arrivare alle feroci padrone di casa di quest’ultimo lavoro. Un eloquio seducente per una realtà spietata Con l’intervento dell’avvocato Di Mezza, scopriamo che la camorra da tempo conosce le cosiddette “femmine di rispetto”, perché ha un sistema organizzativo orizzontale che consente un avvicendamento, una successione non formalizzata tra capi e che può prevedere, se necessario, anche leaders femminili, talvolta più determinati e più efferati dei […]

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Di Amore e di Rabbia di Gioconda Fappiano alla Rocca dei Rettori

Di Amore e di Rabbia, ultimo libro di Gioconda Fappiano, è una raccolta di poesie, edita da Teleion – Musica e cultura, presentata venerdi 23 marzo, alle 17.30, alla Rocca dei Rettori (BN). L’iniziativa, promossa dall’ Associazione Culture e Letture in collaborazione con Leggere per Leggere – Lettori Itineranti e con il patrocinio della Provincia di Benevento, ha visto partecipare la Fappiano, Annalisa Angelone, giornalista Rai e Giuseppe Castrillo, autore della postfazione. La serata ha previsto la lettura di alcune poesie, tra cui Ventisei clandestine, La lupa, 10 Agosto a cura di Alda Parrella, per la versione in italiano e di Rosamaria Ricci, per quella in inglese, gli interventi musicali a cura della Teleion Ensemble Concerti, con il Maestro Antonio Bellone (pianista e musicologo) e il Maestro Pellegrino Armellino (fagottista e concertista), che hanno incantato il pubblico con brani di Satie (Gymnopédie), Débussy e Ravel (Preludio), Bellone (Preludio e Opera 2 num.4) e Piazzolla (Oblivion). La giornalista Elide Apice, vicepresidente dell’Associazione, apre la presentazione, raccontandoci coma il libro raccolga le impressioni dell’autrice e sia diviso in due parti: la prima, più corposa, dettata dall’amore “con la sua malinconia che sa di violenza e d’abbandoni” e la seconda, in rima, dedicata alla rabbia con “invettive dirette contro i vizi capitali vecchi e nuovi della storia umana”. Amore che permea la vita delle persone nell’arco della loro esistenza e rabbia che costituisce l’altra faccia della medaglia, dunque! Riporta, inoltre, un segmento della prefazione del libro, ad opera di Giovanni Lavia, secondo cui «i componimenti rispondono a diversi fattori d’attenzione: sensibilità, psiche, emozioni, spirito, utilizzando tutti gli strumenti atti a fare poesie” e permettendo all’autrice di “concedersi momenti di vertiginoso lirismo o di fredda analisi». Di Amore e di Rabbia: un pendolo tra classicismo e modernità Prende la parola Giuseppe Castrillo, per il quale l’opera della Fappiano oscilla tra classicismo, rimandando al lirismo greco, a Mimnermo, Saffo e passando per Montale con i suoi Xenia, che nell’antica Grecia erano i doni offerti all’ospite e modernità, recuperata attraverso testi della musica cantata, che si esprime non come «citazione incastonata di versi, ma come richiami, ritorni di parole e di espressioni di canzoni a cui siamo legati, che fanno parte di un patrimonio linguistico niente affatto scadente, ma piuttosto eredità dei poeti cantori del secolo trascorso, che ritornano alla mente nel momento in cui si scrive». Particolare valore acquista la poesia “Ventisei Clandestine”, nel cui ultimo rigo si ritrova un riferimento all’ “uomo che è il suo dolore, l’insieme delle traversie che porta con sé” e che, in questo senso, dà valore al titolo della sezione “d’amore”, chiudendo il cerchio, perché, nell’accettazione dell’Altro come Persona, si ha quel “frammento di amore, che è amore verso la totalità, nella circolarità dell’esistenza umana”. Annalisa Angelone conosce l’autrice dai tempi dell’università e ci parla di una Gioconda Fappiano che «stupisce e sorprende e che in tutti i suoi scritti garantisce rigore e altissima qualità». La parola della Fappiano è parola di coraggio, di bellezza, di amore e di verità. […]

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Libri

I Sanniti raccontati da Antonello Santagata

I sanniti sono stati i protagonisti indiscussi della presentazione del libro Samnes, di Antonello Santagata, avvenuta sabato 17 febbraio, alle 18.00, da Alchimie (Guardia Sanframondi, BN). Il moderatore Vittorio Vallone ha introdotto opera ed autore, presentando un romanzo storico che, attraverso la storia d’amore di Lucio e di Lomea, un guerriero sannita e una janara che vivono in epoca sillana (80-82 a.C.), sviluppa una serie di approfondimenti sull’ethos sannitico. Estremamente importante è Samnes sia perché si tratta del primo romanzo sulle tradizioni dei sanniti, tanto che l’opera sta interessando studiosi di tutt’Italia, sia perché approfondire queste informazioni aiuta a comprendere che il Sannio ha ospitato una vera civiltà. Antonello Santagata è riuscito in modo egregio, con un atteggiamento nei confronti della ricerca scientifico e non da scrittore, a destare e ad appagare la curiosità di chi non si accontenta della storiografia ufficiale con 17 capitoli che sviluppano altrettanti temi sociali attraverso il filo conduttore del vino, frutto di una terra tipica, che conquista anche le tavole dei conquistatori romani. Floriano Panza, sindaco di Guardia Sanframondi, evidenzia poi che, con i suoi lavori, lo scrittore dà al Sannio un impulso per un progresso basato sulla conoscenza della sua identità. Aggiunge, inoltre, che Antonello Santagata riesce in questo intento dando tutto se stesso alla sua opera, permettendo alle storie tradizionali di essere divulgate e, così facendo, offre una possibilità di lettura anche alle nuove generazioni. Non siamo eredi dei sanniti ma calpestiamo il loro suolo Raccontandoci le ragioni che lo hanno motivato alla scrittura di Samnes, l’autore individua una causa remota, da identificarsi nella volontà di diffondere la storia e la tradizione dei sanniti, e una causa prossima, verificatasi quando si è imbattuto prima in Caio Papio Mutilo e poi in Caio Ponzio Telesino, discendente del Ponzio Telesino delle Forche caudine, comandate delle truppe mariane nella guerra tra Mario e Silla. La guerra civile vide come vincitore Silla che, temendo il nemico sannita, operò una vera e propria pulizia etnica «perchè – diceva – finche i Sanniti costituiranno una comunità, Roma non sarà mai sicura». Inizia a questo punto un’interessante discussione che, stimolata dalle domande del pubblico, rivela una civiltà che non era esattamente quella tramandata dalla storiografia “dei vincitori”, ed in particolare di Tito Livio, che descrive i sanniti come “feroci guerrieri e rudi pastori”. I Romeo e Giulietta del Sannio di Antonello Santagata Lomea è una janara perché seguace della dea Diana (o Jana) e conosceva, quindi, le arti magiche, maneggiava armi e non soggiaceva al volere maschile. La donna sannita è moderna, con un’identità estremamente forte. I sanniti avevano una considerazione quasi sacra della donna, a cui era delegata la cura e l’educazione dei figli, eredi dei valori familiari e futuri soldati. Anche i culti avevano profonda importanza: grande era il rispetto per le divinità ellenistiche, a cui erano dedicate raffinate architetture, importante era la devozione a Ercole, non un semidio come per i greci ma assurto a divinità maggiore per i sanniti; frequenti erano i sacrifici e i voti e […]

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Teatro

Oscar W., si chiude in bellezza la rassegna “Vissi d’arte” del TRAM

Si chiude con Oscar W., spettacolo su Oscar Wilde, la rassegna teatrale “Vissi d’arte, il teatro racconta i pittori” che, dal 6 all’11 febbraio, si è svolto al Teatro Tram, via Port’Alba 30, Napoli. “Vissi d’Arte” propone delle rielaborazioni teatrali che offrano al pubblico degli approfondimenti sulla vita di individui che hanno dedicato la propria esistenza all’arte. In quest’ottica viene indagato lo stretto legame tra vicenda personale ed espressione artistica, che risulta imprescindibile e vincolante. I protagonisti scelti per questa nuova edizione invernale sono stati Frida Kahlo, Vincent Van Gogh, Leonardo Da Vinci (con lo spettacolo “La Gioconda chi?”) e Oscar Wilde. Domenica 11 febbraio, ore 18.00, una pièce di Andrea Onori e Mariagrazia Torbidoni, interpretato dalla Torbidoni, prodotto da “virgolatreperiodico” e con scenografia e disegno luci di Valeria Giannone ha raccontato la parabola dello scrittore irlandese. Oscar W. al TRAM Londra, fine Ottocento. Avere come ospite Oscar Wilde garantisce il successo della serata, l’humour leggero ed il suo wit incessante sono incomparabili. È il principe della conversazione, un affabulatore magnetico e irriverente. Le sue opere teatrali incantano, la critica del suo romanzo “Il ritratto di Dorian Grey” accresce la sua fama. Wilde, impersonando magnificamente l’estetismo che persegue e che celebra, suole dire di “aver posto tutto il suo genio nella sua vita ma nulla più che il suo talento nelle opere della sua arte”, si bea della sua eccentricità, e il “personaggio” da lui creato e incarnato nella società traspare inequivocabilmente nella tessitura dei drammi, dei racconti, dei versi che scrive. La perfetta corrispondenza tra Wilde autore e Wilde uomo è così viscerale che anche la vittoria della realtà sull’arte nel tragico epilogo della sua incarcerazione ed il conseguente declino appaiono ugualmente prodotti di una mente geniale. Partire da Wilde per mettere in scena Wilde Già il manifesto che accoglie il pubblico in sala al Tram, e che reca scritto “Vendesi tutta la mercanzia di un esteta che intende ritirarsi dagli affari”, sembra voler in qualche modo annunciare l’intenzione di dissacrare e sviscerare tutti i moti che hanno agitato l’animo inquieto dell’autore, seguendo la stessa dinamica che egli ha rispettato nell’arco di tutta la sua esistenza, combinando, cioè, realtà e finzione tanto da immergere lo spettatore in una dimensione tenuta viva solo dall’audace ed elegante battuta dello scrittore, perché “un artista non vede mai le cose come sono. Quando lo fa, cessa di essere un artista”. In Oscar W, ci si imbatte nei personaggi dell’autore, in aforismi ripresi dalle sue serate mondane e in scene chiave consacrate nei suoi successi letterari. Si ripercorrono  episodi della sua sua vita, come i dialoghi con Lord Alfred Douglas, figlio del Marchese di Queensberry, croce e delizia per lo scrittore dato che sarà proprio a causa della relazione che instaurerà con lui che Wilde sarà accusato e condannato per sodomia, e come i processi, il primo in cui un carismatico Wilde denuncia e accusa, l’ultimo, in cui egli diventa vittima della sua stessa irriverenza e sembra offrirsi docilmente quale capro espiatorio nella faida familiare tra Alfred e […]

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Teatro

La musicista di Auschwitz, il Teatro Eidos in scena a Benevento

La musicista di Auschwitz, la nuova produzione della compagnia Teatro Eidos, scritta e diretta da Virginio De Matteo e liberamente tratta dal libro autobiografico di Esther Béjaran, La ragazza con la fisarmonica, è andato in scena in prima assoluta presso il Teatro De Simone, a Benevento, in occasione del Giorno della Memoria. Il 25, 26 e 27 gennaio, alle ore 10,00, lo spettacolo, che ha partecipato alla rassegna storica AnGHIngò Scuola, patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Benevento e curata dal Teatro Eidos, è stato oggetto di visione da parte delle scuole. Oltre alla replica serale del 27, alle ore 20,30, la pièce sarà poi rappresentata il 30 gennaio a Orsogna (CH), il 31 a Osimo (AN) e il 5 e 6 febbraio ad Ariano Irpino (AV). La musicista di Auschwitz  si apre con un palcoscenico in penombra e due figure al limitar della scena con una fisarmonica e una chitarra in mano, che accompagnano il pubblico all’interno dello spettacolo teatrale, condotto abilmente su due livelli che si armonizzano tra di loro. Il dialogo tra i due musicisti in primo piano, Eduarda Iscaro, nei panni della protagonista Esther, la fisarmonicista, e il chitarrista, Vincenzo De Matteo, permette di conoscere la vicenda personale della Bèjarano e della sua famiglia e di sollevare spunti di riflessioni sulla Storia, testimone silenziosa dei drammi umani che si svolgono nel suo divenire e, nello specifico, durante gli anni della seconda guerra mondiale. Le scene recitate da Mimmo Soricelli e Raffaella Mirra, che prendono vita alle spalle dei due musicisti, invece, ripropongono episodi-chiave dell’esistenza di Esther e suscitano il coinvolgimento e l’empatia nel pubblico, consentendogli di entrare nel mondo più intimo della protagonista. Bestialità come principio che lega alla vita Lo spettacolo narra le vicende di Esther dall’adolescenza alla deportazione ad Auschwitz, dalla liberazione all’approdo in Palestina e poi al ritorno in Germania, dove riprenderà la carriera di musicista. Ebrea tedesca, riesce a salvarsi la vita mentendo al medico Josef Mengele che cercava una fisarmonicista per l’orchestra del campo polacco, dov’era stata deportata. Nonostante sapesse suonare solo il pianoforte, che non risultava esserci ad Auschwitz, Esther riesce in qualche modo a trovare gli accordi giusti e a entrare nell’orchestra femminile del campo: l’unica formazione di sole donne di tutti i lager nazisti. Lo fa rispondendo a quello che è l’istinto di sopravvivenza di ciascun essere umano nel momento in cui si sente in pericolo e – soprattutto – rivelando la natura del principio che guidava l’esistenza condannata delle vittime della prigionia e dello sterminio: la bestialità. Bestialità che si esprimeva nell’incapacità di poter soddisfare i bisogni minimi dell’esistenza civile e nell’annientamento di quelli che erano i desideri, i sogni, le speranze di chi aveva come interesse prioritario il controllare che la vicina non avesse in bocca un tozzo di pane più grande del proprio. Principio di bestialità, pertanto, completamente snaturato di qualsiasi slancio vitale ma che rispondeva solo ed esclusivamente alla salvaguardia della propria esistenza. Secondo il Teatro Eidos ad Auschwitz la musica usata come strumento […]

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Libri

Fascisti sul mare: il sogno della Marina raccontato da Fabio De Ninno

Talento e competenza. Passione e determinazione. Quattro parole per descrivere Fabio De Ninno, giovane ricercatore del Dipartimento di scienze storiche e dei beni culturali presso l’Università degli studi di Siena, che ha appena pubblicato Fascisti sul mare, La Marina e gli ammiragli di Mussolini (Laterza), un brillante volume minuzioso e provocatorio per la storiografia ufficiale. Minuzioso perché con obiettività e preparazione De Ninno compie un’indagine precisa sulle ragioni dell’inadeguatezza della Regia Marina, che impedì all’Italia di munirsi adeguatamente di armamenti necessari per un conflitto mondiale; provocatorio perché l’autore confuta la leggenda storiografica che ha da sempre rivendicato l’autonomia della Marina dalle influenze e dalle disposizioni fasciste durante il Ventennio. Nonostante la giovane età, De Ninno può già contare su due pubblicazioni all’attivo (l’opera sopracitata e I sommergibili del fascismo, Politica navale, strategia e uomini fra le due guerre mondiali, Unicopli, 2014 ), illustri collaborazioni letterarie ed atti di convegni internazionali. Abbiamo avuto il piacere di incontrarlo in occasione della presentazione della sua ultima monografia. Intervista a Fabio De Ninno Dottor De Ninno, chi è in realtà Fabio?  Un giovane studioso di 30 anni, che ha studiato a Napoli, Torino e ora lavora a Siena. Precario come gran parte dei giovani ricercatori italiani, che ha scelto di dedicarsi all’ indagine storica in un Paese che ha sempre avuto poca considerazione per gli scienziati e ancor meno per quelli sociali, come gli storici. Ma anche una persona con una grande passione e dedizione. Tra i miei campi di ricerca ci sono storia del fascismo, delle guerre mondiali, delle vittime civili dei conflitti e storia militare, in particolare marittima e navale, la mia maggiore passione. Come è nata la sua passione per la storia e perché ha scelto questo percorso ad ostacoli per la sua carriera? Un profondo interesse per la storia l’ho maturato sin da bambino, grazie anche all’educazione ricevuta, ricca di stimoli culturali, e al precoce amore per la lettura. Non nego che probabilmente i videogiochi a sfondo storico hanno avuto il loro peso! Tuttavia, solo negli anni dell’adolescenza ho cominciato a coltivare seriamente questo interesse. Da lì la scelta universitaria. Cosa in particolare ha ispirato l’argomento del suo libro? Innanzitutto la volontà di comprendere i motivi della disfatta italiana durante la Seconda guerra mondiale e i suoi effetti: una vera e propria “morte della patria” per alcuni e  una società profondamente divisa, tuttora incapace di accettare la pesante eredità del ventennio fascista. Molti italiani continuano a pensare che il regime abbia rappresentato un momento di progresso sociale, paragonando l’assistenzialismo fascista a quello contemporaneo, oppure banalizzando le leggi razziali come un “favore” alla Germania nazista, quando riflettevano un più profondo antisemitismo radicato nel cattolicesimo italiano. Le cose furono naturalmente molto diverse: il regime aveva un progetto egemonico sulla società italiana, il cui scopo ultimo era condurre il paese alla guerra per costruire uno spazio vitale nel Mediterraneo, nuovo “mare nostrum” per un nuovo impero romano, l’Italia. Per realizzare questo progetto, il regime provò a mobilitare la società italiana, ad attuare una politica di contrizioni per permettere al […]

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Libri

Van Helsing: “la questione di famiglia” di Gianmario Mattei

“Dona ai tuoi occhi la vera vista, perché solo in tal modo il soprannaturale non ti coglierà alla sprovvista. Abraham Van Helsing” . Con questo invito, a chiusura dell’incipit, inizia il romanzo di Gianmario Mattei “Van Helsing. – Una questione di famiglia”, con cui la casa editrice telesina Edizioni 2000diciassette inaugura il genere gothic-horror. Tre elementi catturano immediatamente la curiosità del lettore in queste poche righe: “la vera vista”, “il soprannaturale” e, soprattutto, l’antagonista di Dracula, il vampiro che ancora oggi non cessa di esercitare il suo fascino: il quasi sconosciuto “Abraham Van Helsing “. Quasi sconosciuto perché Bram Stoker, lo scrittore irlandese che per primo delineò il personaggio di Dracula nel suo omonimo capolavoro, consacrandolo nel panorama dei classici della letteratura, eluse completamente lo sviluppo narrativo di questa figura dall’ accecante potenziale, evitando di scavare nella dicotomia che da sempre vede il Soggetto svelarsi solo opponendosi all’Altro, il Male manifestarsi solo in contrapposizione al Bene. Gianmario Mattei origina la sua storia proprio da questa negligenza -Chi è Van Helsing ? Qual è la sua storia? Come è diventato il nemico per eccellenza del perturbante vampiro? – e lo fa attraverso le pagine del diario di Boudjiewin, antenato dell’illustre dottore olandese conosciuto tra le righe del capolavoro di Stoker. Nasce così “la questione di famiglia”. La vera vista contro il soprannaturale: il Bene contro il Male Amsterdam, 1438. Boudjiewin Van Helsing, medico brillante, attratto dalle scienze occulte ed assetato di conoscenze, ritorna a casa in occasione del fidanzamento della sorella Sonja con un facoltoso principe russo ma ben presto si trova a dover affrontare un essere soprannaturale, che causa un’epidemia primitiva ed incontenibile, della cui mostruosità soffre ad accettare l’effettiva esistenza. Riesce, tuttavia, a non soccombere alla tragedia che lo colpisce ricorrendo all’unica arma che gli permette di reagire: la ratio, diventando partigiano di quell’Umanesimo che, appellandosi alla facoltà dell’intelletto, determina ciò che è giusto o sbagliato e interviene di conseguenza, rivendicando la dignità dell’uomo come autore della propria storia. Van Helsing e il suo nemico diventano, pertanto, allegorie attraverso cui la struttura narrativa esprime l’argomentazione morale della narrazione, chiaro invito alla riflessione per il lettore: un semplice uomo, con la sua sola ragione, si assume la responsabilità di combattere il Male nella sua forma più spaventosa. Ma il Male non è qui il concetto religioso che rimanda al disorientamento del peccato o all’assenza del Bene, bensì espressione di quell’oscurità che esiste in Natura e che trova troppo spesso dimora nel cuore degli uomini. Magistrale Mattei, dunque, per la quantità di contenuti colti e coinvolti nell’intreccio della storia ed eccellente la tessitura di una rete simbolica nel flusso grafico della scrittura, che rimanda alla tradizione mitologica e popolare, a memorie antiche nelle quali realtà e fantasia si rincorrono, ad archetipi di folcloristica natura, e che irretisce il lettore in una trama di grande impatto emotivo e lo inchioda alle pagine del libro. Van Helsing : una pesante eredità di famiglia Mattei analizza il microcosmo del suo protagonista, scavando nelle sue […]

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