Ci sono mostre che si guardano velocemente e altre che chiedono attenzione, tempo, silenzio. Anima, la mostra di Giosetta Fioroni in esposizione alla galleria Andrea Ingenito Contemporary Art di Napoli, appartiene decisamente alla seconda categoria. Non cerca di imporsi, ma accompagna il visitatore dentro un universo delicato e coerente, fatto di immagini che parlano di sentimento, memoria e immaginazione. Fioroni, classe 1932, è una delle figure più affascinanti dell’arte italiana del Novecento. Cresciuta nella Roma della Dolce Vita, tra caffè affollati di artisti e intellettuali, ha attraversato una stagione culturale irripetibile, ma senza mai lasciarsene inglobare del tutto. In un ambiente prevalentemente maschile, ha costruito un linguaggio personale, delicato e ostinato insieme, capace di raccontare il mondo interiore con una forza che non ha bisogno di alzare la voce.
Dettagli della mostra Anima di Giosetta Fioroni
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Artista | Giosetta Fioroni |
| Sede | Andrea Ingenito Contemporary Art, Napoli |
| Curatore | Andrea Ingenito |
| Opere in esposizione | Tele, argenti, disegni e ceramiche |
Indice dei contenuti

La mostra: un viaggio sentimentale
La mostra, a cura del gallerista Andrea Ingenito, raccoglie opere su tela, disegni e ceramiche, e permette di seguire l’evoluzione del suo lavoro dagli anni Sessanta a oggi. Ci sono i celebri argenti, superfici luminose e quasi cinematografiche, in cui i volti sembrano apparire e scomparire come fotogrammi di un film. Guardandoli, viene spontaneo pensare a quanto Fioroni abbia saputo raccontare l’immagine femminile senza trasformarla in icona vuota, ma lasciandole sempre una fragilità, una distanza, un mistero. Accanto ai lavori più storici, colpiscono i disegni popolati di cuori, stelle, segni semplici solo in apparenza. Sono immagini che parlano di sentimenti, di gioco, di infanzia, ma senza mai scivolare nel decorativo.

Evoluzione artistica e continuità
C’è una leggerezza consapevole, quasi una forma di resistenza: raccontare l’emozione in un mondo che spesso chiede cinismo. Uno degli elementi che emerge con maggiore chiarezza lungo il percorso di Anima, è la forte sensazione di continuità che attraversa l’intera produzione di Giosetta Fioroni. La mostra mette in relazione opere lontane nel tempo senza creare fratture evidenti, restituendo l’immagine di un lavoro che si è trasformato nel tempo ma senza mai perdere la propria identità. Fin dagli esordi degli anni Sessanta, Fioroni sviluppa un linguaggio riconoscibile, basato su un uso essenziale dell’immagine e su una particolare attenzione al volto, al simbolo e alla dimensione emotiva. Questi elementi non scompaiono nelle opere successive, ma vengono progressivamente rielaborati. Anche quando il colore prende il posto degli argenti o il segno si fa più libero, resta costante l’idea di un’immagine che non vuole mai essere definitiva o dichiarativa, ma aperta, fragile, quasi sospesa. In questo senso, le opere più recenti dialogano con quelle storiche senza apparire come una risposta forzata alle tendenze contemporanee, ma al contrario sembrano confermare la solidità di una ricerca che ha saputo attraversare decenni di cambiamenti culturali restando fedele a sé stessa. La mostra restituisce così un’idea di tempo non lineare in cui passato e presente si riflettono a vicenda.

Il valore dell’arte come luogo di ascolto
Anima è una mostra che non impone interpretazioni, ma lascia spazio a chi guarda. Forse è proprio questo il suo punto di forza: ricordarci che l’arte può ancora essere un luogo di ascolto, di silenzio, e persino di riconoscimento. E che, a volte, per capire qualcosa di profondo, basta concedersi il tempo di restare davanti a un’immagine e lasciarla parlare; conferma la forza di un percorso artistico capace di attraversare il tempo senza perdere coerenza, restituisce uno sguardo ampio sull’opera di Giosetta Fioroni, offrendo al pubblico napoletano, e non solo, l’occasione di rileggere, con occhi nuovi, una figura centrale dell’arte italiana contemporanea.
Immagini fornite da: Danilo Donzelli

