La Shell di Eugenio Tibaldi per il restyling del Nabilah

La Shell di Tibaldi per il restyling del Nabilah

In Nabilah affida a Eugenio Tibaldi il suo restyling: una Shell (conchiglia) per la Villa romana di Bacoli.

Luca Iannuzzi mette nelle mani e nello sguardo di Eugenio Tibaldi il suo Nabilah: il risultato è una Shell, una conchiglia ultramoderna dal fascino vintage, incastonata nella sabbia e nel tufo della Villa romana di Bacoli. 

Il 1956 è stato il nostro punto di partenza. L’anno in cui il lido è stato costruito. Siamo partiti da qui per compiere uno slittamento in una sorta di “disio”, di “nostalgia per il futuro”: costruire un ambiente possibile ma non reale fatto di dettagli che rimandano ad un tempo altro, ad un futuro mancato che poteva essere. Un futuro utopico che contempla il passato come bagaglio, che registra gli errori e le incertezze come momenti di costruzione preziosa rivisitandoli in un’atmosfera che, con un termine partenopeo unico al mondo, si potrebbe definire di dolce “pucundria”.

Queste le parole dell’artista che ha fatto della nostalgia, della “pucundria” la sua cifra stilistica e l’ha declinata, nel lavoro fatto per il Nabilah, in un vintage ricercato e raffinato, in un’atmosfera calda, soffusa e vagamente malinconica. La conchiglia di Tibaldi rientra probabilmente in quella scuola di pensiero che vuole le strutture in piena armonia, se non addirittura fuse e confuse, nel territorio in cui si sviluppano: e in effetti la conchiglia per i materiali utilizzati, per i colori, per la forma e per lo stesso concetto che la anima si confonde con i colori e le forme della spiaggia romana di Bacoli.

Acciaio, legno, vetro e PVC, tecnologia e design, arte e architettura modellano una tensostruttura pensata per resistere al violento vento di Ponente che sferza la spiaggia in ogni stagione. Ma Tibaldi riesce nel miracolo di dare un’anima alla materia, di dare calore al vetro e al PVC, di dare una lacca vintage all’ipermoderno acciaio, di far dialogare tecnologia e natura, mondanità e storia, passato e presente. L’ambiente diventa uno spazio surreale, una bolla sospesa tra tempo e spazio: la tela e il legno si fondono con la sabbia, tre alberi, una Sterlizia Nicolai detta Semi di Uccello del Paradiso, un  Ficus Benjamin, una Dracaena Drago, rompono le barriere che separano l’interno dall’esterno, accessori da donna vengono celebrati in teche come opere d’arte, raffinatissimi suppellettili trasformano il cibo da bisogno primario in lusso, pensiero, produzione culturale, piacere. Tibaldi con la sua Shell dà forma e corpo a sentimenti, sensazioni: alla nostalgia del futuro, all’emozione, al tempo, alla pausa. 

La nostra volontà era quella di creare un luogo che avesse un sapore reale, seppur nell’artificio della costruzione, un luogo in cui ogni singolo dettaglio è stato studiato per costruire ambienti in grado di sospendere, di dare una forma alla pausa. Convinti che la vita non si misuri con il tempo ma con i momenti degni di essere ricordati.

Nella serata di presentazione della sala Shell lo chef Stella Michelin Pasquale Palamaro, che aveva firmato il menu estivo dell’Archivio storico di Napoli, ha presentato una selezione di finger food in cui ha sfruttato tutta la versatilità del pescato e dei prodotti locali. Anche il menu rispetta il criterio del dialogo e della fusione: Palamaro offre in formato monoporzione tradizione e sperimentazione, mare e terra, dolce e sapido, cura dell’estetica e ricerca del gusto. Tutto sul sottofondo soffuso e ricercato di Lunare Project.

 

Fonte immagine: Nabilah

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