L’Arte del Vero è il titolo della recentissima mostra allestita presso il Circolo Internazionale di Castellammare di Stabia.
Dettagli mostra L’Arte del Vero
| Artista | Titolo Mostra | Luogo | Stile principale |
|---|---|---|---|
| Marilena Imparato | L’Arte del Vero | Circolo Internazionale, Castellammare di Stabia | Figurazione cromatica e Metafisica |
Indice dei contenuti
Ne L’Arte del Vero, Marilena Imparato ha inteso offrire agli spettatori una personalissima narrazione per immagini attraverso cui, nelle intenzioni dell’autrice, l’osservatore possa comporre e ricomporre «il diario di un percorso in divenire», in cui «Non c’è un unico filo conduttore tematico, se non la sensibilità interiore che guida il pennello attraverso ritratti, paesaggi e nature morte».
In occasione della mostra, ne abbiamo intervistato l’autrice.
L’Arte del Vero: intervista a Marilena Imparato
Nei dipinti in mostra al Circolo Internazionale di Castellammare di Stabia è condensata la cifra di un percorso artistico tra figurazione cromatica e suggestione metafisica: cosa può dire al riguardo ai nostri lettori?
Il mio approccio alla metafisica non è stato pianificato, ma è nato come un’evoluzione naturale, quasi come una scoperta casuale. All’inizio del mio percorso sentivo il bisogno di far convivere il reale con l’immaginario: inserivo figure realistiche in contesti in cui finestre improvvise aprivano lo sguardo su mondi onirici. In quegli spazi, la geometria e lune gigantesche prendevano il posto del paesaggio tradizionale, trasformando la tela in un confine sottile tra ciò che vediamo e ciò che sogniamo.

Evoluzione di arte, figura e colore
Come si è evoluta nel tempo la sua concezione di arte, figura, colore e materia?
La mia concezione dell’arte ha vissuto una trasformazione profonda, quasi un’inversione di rotta luminosa. Inizialmente il mio processo creativo partiva dall’oscurità: lavoravo su fondi bruni e mescolanze cupe, procedendo per sottrazione per far emergere i volti attraverso punti di luce. Oggi la mia ricerca si è spostata sulla genesi della forma. Prediligo l’uso del bianco non più soltanto come luce, ma come vera e propria materia: lo utilizzo in mescolanza per dare corpo e tridimensionalità alle figure, rendendo la tela un’esperienza tattile oltre che visiva.
La genesi delle creazioni
Qual è la genesi delle sue creazioni?
La genesi delle mie opere è un dialogo costante tra l’osservazione della realtà e l’affiorare di visioni interiori. Spesso la scintilla nasce da un volto che mi colpisce o da una particolare qualità della luce, capace di far stagliare le figure come se si trovassero su un palcoscenico teatrale. L’opera vera e propria prende forma quando decido di “aprire una finestra” su quel soggetto: è in quel momento che lo introduco nel mio universo metafisico, un luogo che sento profondamente mio e al quale oggi riservo incursioni mirate e preziose. Sul piano pratico, la creazione scaturisce dalla materia stessa, dalla mescolanza del bianco con il colore. Non amo pianificare ogni dettaglio in modo ossessivo; preferisco lasciare che sia la corposità della materia a guidarmi nel dare volume alle figure, in un processo in cui il gesto pittorico diventa esplorazione e scoperta.

Progetti pittorici futuri
Marilena Imparato, cosa può anticipare ai lettori di Eroica Fenice dei suoi progetti pittorici?
I miei progetti futuri si muovono lungo il sottile confine tra la forma e il suo significato più profondo. Pur mantenendo un linguaggio che, a un primo sguardo, può apparire legato alla figurazione classica, la mia intenzione è quella di spingermi sempre più verso la decontestualizzazione degli elementi. Voglio esplorare una narrazione in cui la cura del dettaglio e la classicità del soggetto diventino il veicolo per raccontare stati d’animo, stagioni interiori e sensazioni pure. La sfida che mi pongo è riuscire a rappresentare questi concetti senza ricorrere ad allegorie banali o didascaliche, lasciando che siano la potenza del colore e la forza della materia a suggerire il messaggio. In sintesi, il mio obiettivo è un figurativo che non si limiti a descrivere la realtà, ma che la utilizzi come alfabeto per generare suggestioni visive più astratte e sensoriali.
Fonte immagine in evidenza: Marilena Imparato

