Venerdì 3 aprile 2026 è stata inaugurata al MANN la grande mostra “Parthenope: La Sirena e la città“, dedicata all’antico mito partenopeo.
L’apertura al pubblico è stata preceduta da una conferenza stampa alla presenza del Direttore Generale del MANN Francesco Sirano, insieme a Alfonsina Russo (Capo Dipartimento per la Valorizzazione del MiC), Luigi La Rocca (Capo Dipartimento Tutela del patrimonio culturale del MiC), Massimo Osanna (Direttore Generale Musei statali), Gaetano Manfredi (Sindaco di Napoli) e in collegamento con Onofrio Cutaia (Assessore alla Cultura e agli Eventi della Regione Campania).
Uno straordinario percorso espositivo, curato da Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso e Laura Forte, che, con oltre duecentocinquanta reperti, provenienti da un gran numero di prestiti nazionali e internazionali, racconta l’affascinante storia della sirena Parthenope e del suo indissolubile legame con la città di Napoli.
Indice dei contenuti
- Il mito della sirena Parthenope oltre gli stereotipi
- La presentazione della mostra al MANN e il ruolo delle istituzioni
- Il percorso espositivo della mostra Parthenope, la sirena e la città
- L’insediamento di Parthenope e le curiosità dell’allestimento
- Un progetto espositivo condiviso e multidisciplinare
| Informazioni chiave sulla mostra Parthenope al MANN | Dettagli dell’evento |
|---|---|
| Sede espositiva | MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) |
| Curatori principali | Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso, Laura Forte |
| Reperti in mostra | Oltre 250 reperti |
| Data di chiusura | 6 luglio 2026 |
Il mito della sirena Parthenope oltre gli stereotipi

Il progetto si configura come un racconto polifonico in cui la figura mitologica di Parthenope emerge in tutta la sua complessità.
«La sirena Parthenope è tutto il contrario di un’immagine stereotipata – spiega il Direttore del MANN – È un essere ibrido, non un essere connotato come la donna maliarda o cattiva».
Creatura ibrida per eccellenza, dall’VIII sec. a. C. – data tradizionale di fondazione della città – fino ai giorni nostri, la Sirena muta continuamente aspetto e funzione: da presenza impalpabile, “quasi aria”, a uccello con testa femminile, da donne con zampe di uccello fino a donna con coda di pesce; da figura inizialmente mostruosa e seducente ammaliatrice a benevola protettrice della città.
La sirena è un simbolo identitario di Napoli: incarna non solo il fascino e la seduzione, ma anche il legame tra umano e divino, tra terra e mare, tra bellezza e mistero. Una presenza arcaica e potente, un richiamo culturale e simbolico che attraversa i secoli.
«Quando gli abitanti si spostano da Pizzofalcone, zona dell’antico insediamento, all’area del Pendino (fuori le mura) – continua Sirano – scelgono di coniare moneta sotto il segno di Partenope, e non di un’altra divinità».
«Un segno evidente di un legame profondo, che nei secoli continua a esprimersi in forme di devozione e protezione. Un fenomeno che perdura fino alla metà dell’Ottocento, quando le donne napoletane si recavano alla fontana di Spinacorona, detta anche “delle zizze”, per chiedere la sua protezione, soprattutto nei momenti delicati come il parto».
La presentazione della mostra al MANN e il ruolo delle istituzioni

Nel corso della conferenza stampa Francesco Sirano ha descritto Parthenope come una mostra in divenire, un viaggio «alla scoperta dei tanti luoghi consacrati alla Sirena». Sulla stessa linea Massimo Osanna, che ha sottolineato come l’esposizione avviata durante la sua direzione del MANN, coniughi «ricerca e capacità narrativa».
Alfonsina Russo ha evidenziato la rilettura contemporanea del simbolo di Parthenope, «mettendo in dialogo reperti, contesti e strumenti multimediali». Anche alla luce dei materiali emersi dalle indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, sui quali si è soffermato Luigi La Rocca, citando in particolare la scoperta del santuario dei Giochi Isolimpici nell’area di Piazza Nicola Amore, dove la pratica della corsa con fiaccole teneva viva la memoria del culto della sirena Parthenope.
«Attraverso i Fondi di Coesione 2021–2027 e il Sistema Mostre, stiamo costruendo una programmazione organica e pluriennale», ha dichiarato Onofrio Cutaia, sottolineando il superamento della logica dell’evento singolo. In questo solco si inserisce, come ha evidenziato il sindaco Gaetano Manfredi, la mostra del MANN, capace di mettere in dialogo «elementi mitici e reali, rappresentazioni archetipiche e testimonianze materiali inedite, come i frammenti derivanti dagli scavi recenti della Metropolitana», riflettendo la particolarità e la ricchezza simbolica della sirena Parthenope.
Il percorso espositivo della mostra Parthenope, la sirena e la città

Ad accogliere il visitatore, nell’Atrio monumentale del Museo, l’installazione site specific del noto street artist argentino Francisco Bosoletti. Un’opera di straordinaria forza espressiva, realizzata dall’artista in una dimensione “partecipata”, alla presenza del pubblico, nei giorni precedenti l’inaugurazione della mostra: un imponente telo bianco di 45 metri quadrati, sul quale affiora, poco a poco, a carboncino, in bianco e nero, l’immagine perturbante e malinconica di Parthenope. Mentre sul lato opposto, il busto di Donna Marianna, ’A Cap ’e Napule, sembra quasi ricambiarle lo sguardo, instaurando un dialogo silenzioso e suggestivo. Non una reliquia del passato, bensì un simbolo vivo e identitario sospeso a metà, tra realtà e mito, capace di attraversare i secoli e parlare ancora al presente.
In un ideale percorso a ritroso nel tempo, l’itinerario espositivo prosegue al terzo piano, articolandosi in tre macrosezioni – contraddistinte dai colori celeste, giallo e rosso porpora – a loro volta suddivise in sette sale, allestite e curate dallo studio di architettura di Gregorio Pecorelli.
Il percorso illustra, anche grazie a un articolato apparato multimediale, le vicende mitiche delle Sirene e la loro straordinaria metamorfosi nel corso dei secoli, a partire dall’episodio archetipico dell’incontro con Odisseo, narrato nel ben noto poema omerico e qui riproposto attraverso prestiti di straordinaria rarità, quali: lo stamnos a figure rosse con il tuffo in picchiata della Sirena dal British Museum; il prezioso sarcofago di età imperiale del Museo Nazionale Romano; l’urna etrusca in alabastro della metà del II a.C. del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.
L’insediamento di Parthenope e le curiosità dell’allestimento

Particolarmente interessante è la sezione dedicata all’insediamento di Parthenope, arricchita dai recenti scavi delle linee 1 e 6 della metropolitana. Parthenope. La Sirena e la città evidenzia quanto il culto della sirena fosse diffuso nelle diverse aree della città, dall’acropoli (a Sant’Aniello a Caponapoli) fino alla fascia costiera (a Piazza Nicola Amore).
Rilevanti inoltre alcuni pregevoli volumi provenienti dal fondo antico della biblioteca del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, nonché le opere che vanno dal Basso Medioevo alla contemporaneità, testimoniando il passaggio dall’iconografia della Sirena uccello a quella della Sirena pesce: dal rilievo (fine XI sec.) rinvenuto presso la cattedrale di Bari alla sirena in bronzo della collezione Del Monte e Barberini di fine Cinquecento, fino alle rappresentazioni più seducenti fra Ottocento e Novecento, come il nudo della figlia Giuseppina come Sirena di Vincenzo Gemito (1911); la Sirena in legno dorato (1915) di Guido Balsamo Stella.
A concludere il percorso una sala dedicata alla Sirena in città con: il busto seicentesco, in argento, di Santa Patrizia, che lascerà temporaneamente l’esposizione nella prima settimana di maggio per partecipare alla tradizionale processione in onore di San Gennaro; la carrellata di fotografie contemporanee di Sabrina De Gaudio, tra cui la celebre Sirena murales di Trallalà.
Infine, tra i supporti multimediali, spicca un video realizzato in collaborazione con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per il comune di Napoli, che propone una suggestiva ricostruzione “a volo di sirena” del paesaggio del Golfo di Napoli alla fine dell’VIII a.C.

Un progetto espositivo condiviso e multidisciplinare
La mostra mette in relazione archeologia, storia e linguaggi contemporanei ed è il frutto della collaborazione tra numerose istituzioni del Ministero — tra cui la Soprintendenza di Napoli, la Direzione Regionale Musei della Campania, la Biblioteca dei Girolamini e diversi musei autonomi su tutto il territorio nazionale — insieme alla Regione Campania e al contributo del prestigioso Comitato scientifico del MANN.
Il progetto è realizzato con il cofinanziamento del Ministero della Cultura e della Regione Campania (fondi di coesione 2021–2027), nonché di Scabec / Campania Artecard.
Intesa Sanpaolo ha sostenuto la pubblicazione del catalogo, edito da Allemandi. Azienda Napoletana Mobilità (ANM) e SNAV hanno inoltre siglato specifici accordi di partenariato con il MANN per promuovere la conoscenza dell’allestimento, rispettivamente attraverso la metropolitana – anche mediante l’integrazione dei titoli di viaggio – e a bordo di aliscafi e navi.
In occasione della mostra Parthenope, la Sirena e la città sono previsti inoltre laboratori per bambini, famiglie e scuole, a cura di Coopculture, mentre il MANNcaffè lancerà un nuovo biscotto a forma di sirena; Caronte S.p.A. ha sostenuto la realizzazione dei supporti didattici per gli itinerari dedicati ai più piccoli. Sul sito web del Museo è disponibile anche un itinerario digitale ad hoc dedicato alla mostra.
Noi di Eroica, vi consigliamo vivamente di visitare questa straordinaria mostra, capace di restituire con forza l’immagine di una città che, come la sua sirena, non smette mai di vivere e di trasformarsi, perché come scriveva Matilde Serao, «Parthenope non ha tomba, Parthenope non è morta. Ella vive, splendida, giovane e bella da cinquemila anni […] Parthenope, la vergine, la donna, non muore, non ha tomba, è immortale, è l’amore». (Leggende napoletane, E.Perino Editore, Roma, 1895).
La mostra sarà visitabile fino al prossimo 6 luglio.
Fonte immagini: Veduta Atrio del MANN con opera di F. Bosoletti (Archivio personale); altre foto (Ufficio Stampa)

