Ulisse e Polifemo, riassunto e spiegazione delle vicende

Il mito di Ulisse e Polifemo - l'ospitalità mancata

L’Odissea è un famoso poema omerico attribuito all’antico poeta greco Omero. È ambientato subito dopo gli eventi dell’Iliade, e racconta la storia del guerriero Ulisse di ritorno in patria. Durante il viaggio di ritorno a Itaca, Ulisse e i suoi compagni, dopo aver espugnato con forza e ingegno la città di Troia, si imbattono in una violenta tempesta. Lo sfavore degli déi li costringe a numerosi naufragi, uno dei quali su un’isola popolata da misteriose creature: i ciclopi. Come co-protagonista delle sue avventure, troviamo Polifemo, figlio del dio del mare e della ninfa marina Toosa.

Mentre le rappresentazioni contemporanee dei ciclopi raffigurano Polifemo con un occhio solo, il ritratto classico lo rappresenta come un gigante con due orbite vuote, in mezzo alle quali, poco più in su, si trova il singolo occhio.

Dove si trovava Polifemo?

L’isola abitata da Polifemo (la Terra dei ciclopi) è oggi nota come la Sicilia. Subito dopo lo sbarco, Ulisse e i suoi uomini si arrampicano sulle pendici di un vulcano (Etna) e lì scoprono una grotta ricolma di provviste, e senza pensarci troppo, iniziano a banchettare. Non sapevano, però, di star consumando il cibo di un ciclope, Polifemo. Di ritorno con il suo gregge, Polifemo entra nella caverna, bloccandone l’uscita con un grosso macigno, imprigionando così Ulisse e i suoi compagni.

Gli uomini, pur impauriti dalla sua stazza, domandano ospitalità, ma Polifemo ride a tale richiesta, afferra due di loro e li divora all’istante.  Secondo la tradizione, era un dovere per i greci ospitare chi ne avesse bisogno, ma il ciclope, fin da subito, aveva deciso di non abbassarsi a tali usanze. Non solo non ha aiutato i poveri naufraghi, ma li ha anche rinchiusi in una caverna, banchettando con la loro carne. Questo è un chiaro esempio di superbia da parte di Polifemo e la mitologia greca si dimostra sempre molto severa nei riguardi di chi manca di cordialità e gentilezza.

Ulisse e i suoi compagni sapevano bene che non ci sarebbe stata via di fuga per loro, a meno che non fosse stato lo stesso ciclope a spostare il macigno che bloccava l’uscita. Fu in quel momento che la mente ingegnosa di Ulisse iniziò a pensare ad una soluzione per salvarsi e salvare i suoi compagni.

Come fa Ulisse a sconfiggere Polifemo?

Una notte, in nome della xenia, Ulisse offre del vino a Polifemo, talmente forte, che normalmente si beve mischiato ad acqua. Ma Polifemo, non civilizzato, lo beve così com’è, chiedendone sempre di più, e Ulisse fa il suo gioco. Il ciclope, ormai ubriaco e assonnato, gli chiede quale fosse e il suo nome, e Ulisse, dopo averci riflettuto, dice di chiamarsi Nessuno. Polifemo si addormenta profondamente così da permettere ad Ulisse e ai suoi compagni di agire. Servendosi di un grosso bastone ardente, lo accecano e, in preda al dolore, Polifemo si risveglia urlante. Subito dopo, Ulisse e i suoi compagni riescono a scappare, aggrappandosi al ventre delle pecore, in modo tale da non essere riconosciuti.

Cosa dice Ulisse a Polifemo?

Quando gli altri ciclopi arrivano in soccorso di Polifemo, non capiscono cosa sia successo, perché lui continua a ripetere: “Nessuno mi ha accecato. Nessuno vuole uccidermi” e così, pensando fosse impazzito, se ne ritornano nelle rispettive caverne. Una volta sulla nave, Ulisse grida il nome di Polifemo per attirare la sua attenzione, e rivelargli la sua reale identità. Non può lasciare che ciò che ha fatto resti anonimo e nella sua arroganza ne pagherà il prezzo, perché Polifemo, figlio del dio del mare, bramerà vendetta e Poseidone, suo padre, farà di tutto per rendergli il viaggio di ritorno a Itaca, il più burrascoso di tutti.  

Fonte immagine: Wikipedia “Ulisse schernisce Polifemo” di William Turner. 

A proposito di Martina Calia

Classe 1997, laureata in Mediazione Linguistica e Culturale e attualmente specializzanda in Lingue e Letterature europee e americane presso L'Orientale di Napoli. Lettrice accanita di romance in ogni sua forma, che a tempo perso, si cimenta nella scrittura creativa sia in italiano, ma soprattutto in inglese.

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