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Eroica Fenice

Torneo antirazzista a Marano, CAS e mala accoglienza

Torneo antirazzista a Marano, CAS e mala accoglienza

Si è tenuto il 14 maggio, a Marano, il torneo antirazzista organizzato dall’Ex Opg in coordinamento con Casa del Popolo, Laboratorio Politico Kamo e la Scuola di italiano per immigrati di Mugnano.
In campo sette squadre: Liberté, Minorités, Permesso di Soggiorno Subito e Castagno, in rappresentanza delle comunità immigrate dell’area nord di Napoli; la squadra degli organizzatori, Socrates, eliminata al primo turno, Il Capone e Napoli, squadre composte dai ragazzini del posto.

Socrates, per l’appunto, è anche il nome del luogo che ha ospitato il torneo, ripulito e restituito alla collettività da Kamo, come campo da calcio per i bambini del quartiere.

È evidente che il percorso di integrazione socio-territoriale è aneddotico rispetto al sostegno costante che collettivi e associazioni, come i succitati, apportano alle persone che vivono nei CAS (centro d’accoglienza straordinaria) dell’area nord.

Parlando con alcuni di loro, infatti, emergono numerose falle nel sistema di accoglienza. In primo luogo, molti dei ragazzi che vivono nei CAS parlano di strutture insalubri, denunciano la totale assenza di assistenza legale e sanitaria, la mancanza della scuola di italiano, la quasi totale assenza di mediazione culturale. Tutti diritti, garantiti per legge, che spesso non vengono tutelati.

Inoltre, alcuni di loro vivono nei CAS da quattro anni, sebbene il periodo massimo di permanenza che la legge prevede è 110 giorni.

Dopo ben quattro anni nei CAS, quasi nessuno di loro conosce l’italiano, poichè un insegnante per 120 persone è evidentemente insufficiente.

C’è di più: dopo questo lungo periodo di permanenza sul territorio, sono totalmente invisibili, persino agli occhi degli abitanti del posto. Così, in occasione del torneo, per la prima volta, hanno avuto modo di conoscersi e confrontarsi, anche sul piano ludico.

Mala accoglienza nei CAS: la vera emergenza

Molto spesso, sotto la parola “accoglienza” si scopre in Italia un mondo che ha poco a che fare con i diritti umani, mentre ha molto a che fare con l’illecito, con il business dell’immigrazione, con truffe e peculato.

Certo, non si deve generalizzare, ma, consultando statistiche, rapporti di associazioni attive nel campo, quasi sempre si arriva alla conclusione che il sistema accoglienza in Italia non funziona, è fonte di business, è pensato in maniera tale da non produrre inclusione sociale, mantenendo gli ospiti in condizioni che non permettono loro di raggiungere l’autonomia.

Perchè queste persone, che vivono in CAS totalmente isolati, lontani da tutto, divengono, in alcuni casi, facile preda della criminalità organizzata.

Perchè alle volte, gli stessi centri di accoglienza possono essere controllati da organizzazioni criminali, si pensi ai traffici delittuosi nelle provincie di Catanzaro e Crotone sul centro di accoglienza di Capo Rizzuto, uno dei più grandi in Europa.

Perchè gli immigrati vengono criminalizzati da discorsi politici e da politiche che li considerano oggetto e mai soggetto, li trattano da agenti patogeni in una società civile che vive picchi di populismi e xenofobia e che li vuole fuori.
Si pensi al decreto Minniti, diventato legge pochi giorni fa, che elimina la possibilità di fare ricorso a chi viene negato l’asilo politico.

Perchè parlare di accoglienza straordinaria non significa parlare di CAS, centri in cui l’accoglienza non è “straordinaria”, ma che diventano per anni dimora precaria di migliaia di persone.

Perchè c’è ben poco di straordinario ed emergenziale.
I costi dell’accoglienza sono di un miliardo e 162 milioni di euro, pari allo 0,14% della spesa pubblica nazionale.
I numeri dell'”invasione”: 170 mila nel 2014, 153 mila nel 2015, 181 mila nel 2016. Se pure si tratta di numeri consistenti, i nuovi arrivati rappresentano appena lo 0,3% della popolazione italiana.

Perchè questa serie di fattori finisce per generare un razzismo di stato che, a sua volta, genera razzismo popolare. Quest’ultimo, purtroppo, comprovato da una lista di esempi tristemente interminabile.

I CAS vincono il torneo, ma razzismo di stato e assimilazione sono la vera sfida

Gli abitanti di Marano e dell’area nord, che conoscono bene le storie d’abbandono, si sono dimostrati entusiasti dell’iniziativa, dell’esser presi in considerazione a loro volta.

Come detto e come documentato dalla letteratura accademica e militante in merito, le politiche europee che proteggono i diritti umani lasciano che il sistema dell’accoglienza sia un business nelle mani di privati.

Andando un po’ più a fondo, lo stesso meccanismo di assimilazione degli stranieri all’interno delle società ospitanti – praticamente unico modo in cui in occidente si parla di incorporazione, nei rarissimi casi in cui se ne parla – crea una profonda disuguaglianza.

Cercando nell’enciclopedia Treccani, alla voce “assimilazione” si legge: «Modello sociologico, nato nel contesto della colonizzazione ed esteso all’ambito dei flussi migratori contemporanei, per il quale gli immigrati, al fine di ottenere la cittadinanza, rinunciano alla propria cultura di origine, alle proprie tradizioni e ai propri costumi, per accettare incondizionatamente i valori e le norme della nuova nazione in cui si trovano a vivere. Tale processo di fusione […] di fatto si concretizza con modalità etnocentriche».

Il torneo è stato vinto dalla Liberté, Minorités al secondo posto, Castagno al terzo.

Viene da sorridere per il piano metaforico creato dai nomi delle squadre. Ma presto si trasforma in un sorriso amaro, che fa sperare che le vittorie possano estendersi anche in altri “campi”, dentro e fuori dai CAS. Sperare che un giorno, finalmente, queste vite non siano più vite sospese.