Le zone umide sono aree inondate in modo permanente o temporaneo, ovvero ecosistemi vitali, naturali o artificiali, saturi d’acqua, come paludi, torbiere e lagune, con profondità non superiore a sei metri. Dal 1971, ogni anno il 2 febbraio si celebra la Giornata Mondiale delle Zone Umide, per ricordare quanto questi ecosistemi siano fondamentali per il nostro pianeta. Ma perché sono così importanti?
Importanza e funzioni delle zone umide
| Funzione Ecologica | Beneficio per l’Ambiente | Esempi di Ecosistemi |
|---|---|---|
| Mitigazione Climatica | Assorbimento e stoccaggio di anidride carbonica (Carbonio blu) | Mangrovie, praterie marine |
| Protezione Costiera | Barriera contro innalzamento del mare e mareggiate | Paludi salmastre, lagune |
| Biodiversità | Habitat per fauna selvatica e uccelli migratori | Delta del Po, Saline |
Indice dei contenuti
Perché istituire una giornata mondiale delle zone umide?
La Giornata Mondiale delle Zone Umide (World Wetlands Day) celebra la Convenzione internazionale di Ramsar del 1971, che riconobbe per la prima volta ufficialmente l’importanza internazionale delle zone umide per conservare la biodiversità del nostro pianeta.
Le zone umide svolgono in effetti un ruolo chiave nella lotta ai cambiamenti climatici e nella riduzione del rischio di disastri naturali. In particolare, gli ecosistemi cosiddetti a carbonio blu come mangrovie, praterie di fanerogame marine e paludi salmastre sono tra gli alleati naturali più efficaci contro l’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera.
Questi ambienti, infatti, assorbono anidride carbonica in modo continuo e la immagazzinano per lunghi periodi nei suoli e nei sedimenti, contribuendo in modo significativo alla mitigazione del riscaldamento globale. Allo stesso tempo, essi agiscono come barriere naturali contro l’innalzamento del livello del mare e l’impatto sempre più violento delle mareggiate, proteggendo le coste e le comunità che le abitano.
L’equilibrio uomo-natura attraversa i secoli
Accanto ai benefici ecologici, molte zone umide sono il risultato di un equilibrio storico tra natura e attività umana. Pratiche tradizionali come la potatura selettiva, il diserbo, la risemina e la combustione controllata hanno contribuito nel tempo a mantenere questi ambienti salutari. Tali interventi non hanno soltanto garantito l’accesso a specie vegetali di rilevanza culturale e alimentare, ma hanno anche svolto una funzione preventiva contro incendi su larga scala, cui siamo purtroppo sempre più spesso abituati.
Pratiche come la potatura, il diserbo, la risemina e la combustione tradizionale, hanno contribuito a preservare le zone umide, garantendo l’accesso a specie vegetali culturalmente importanti per prevenire incendi su larga scala. Nel Delta del Po (area con più alta concentrazione di siti Ramsar in Italia), ad esempio, la convivenza tra agricoltura, pesca e gestione delle acque ha modellato un paesaggio complesso e la regolazione dei flussi idrici e l’uso tradizionale delle paludi hanno contribuito a mantenere habitat essenziali per la fauna che li abita. Il Delta rappresenta infatti un esempio virtuoso di paesaggio costituito dall’intreccio tra dinamiche naturali e gestione delle risorse.

Un altro esempio altrettanto emblematico di equilibrio tra zone umide e intervento umano sono le Saline di Margherita di Savoia in Puglia. Qui un’attività produttiva millenaria ha contribuito alla conservazione di un ecosistema complesso e di inestimabile valore. Situate sulla costa Adriatica tra il tavoliere e il mare, le Saline sono le più grandi d’Europa e rappresentano un luogo unico in cui la produzione del sale, attestata sin dall’epoca romana, ha modellato nel tempo un paesaggio fatto di vasche e canali che regolano l’ingresso dell’acqua salmastra. Questo sistema ha creato nel tempo degli habitat unici che ospitano una delle colonie di fenicotteri rosa più numerose ed importanti d’Italia. Riconosciute come sito Ramsar nel 1979, svolgono un ruolo cruciale nella mitigazione climatica, agendo anche come zona tampone contro l’erosione costiera.

Il tema scelto: Proteggere le zone umide per il nostro futuro comune
Le zone umide in Italia sono ben 57, distribuite su tutto il territorio e sono zone fondamentali per la biodiversità, la mitigazione del clima e la purificazione dell’acqua. Sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) troviamo la lista completa e aggiornata delle zone umide ma molte di esse sono a rischio. Le cause sono molteplici:
- antropizzazione del paesaggio;
- gestione non adeguata delle risorse idriche;
- frammentazione degli habitat;
- inquinamento diffuso.
Questi fattori hanno causato problemi di riduzione considerevole della fauna selvatica – soprattutto di uccelli migratori.
La strategia dell’Unione Europea per la Biodiversità
Al fine di proteggere gli ecosistemi fragili e restaurare gli habitat marini e terrestri entro il 2030, è stata approvata il 17 giugno 2024 la Nature Restoration Law. La sfida ora sarà tradurre i principi della Nature Restoration Law in azioni concrete, capaci di tenere insieme tutela degli ecosistemi e sviluppo economico ed in tal senso proprio la redazione del Piano nazionale di ripristino della natura rappresenta un passaggio decisivo, che richiede una chiara visione politica, competenze scientifiche ma soprattutto un reale coinvolgimento dei territori e delle comunità. Il Piano infatti, sarà anche un po’ il banco di prova della reale volontà delle istituzioni di affrontare la crisi climatica con strumenti adeguati, superando le logiche puramente emergenziali, gli interessi e gli slogan politici, troppo spesso dalle gambe corte.
L’Italia e tutti gli altri paesi dell’UE dovranno presentare entro la metà del 2026 il proprio piano per investire nel ripristino degli ecosistemi e scegliere consapevolmente il futuro e l’ambiente. Perché in definitiva proteggere le zone umide oggi vuol dire proteggere e credere in un avvenire in cui l’ambiente, il paesaggio, la cultura ed il benessere umano non siano in conflitto o in lotta, ma possano essere parte di un patrimonio condiviso e da custodire.
Fonte immagine: Wikipedia

