Dopo quasi due anni di indagini ed un lungo processo, Chiara Ferragni è stata assolta dalle accuse di truffa aggravata per la vendita di prodotti legati ad iniziative benefiche, tra cui il celebre Pandoro Pink Christmas e alcune uova di Pasqua. La vicenda aveva attirato un’enorme attenzione mediatica sin dall’inizio, non solo per la notorietà dell’influencer, ma anche perché toccava un tema particolarmente sensibile come quello della beneficenza legata al marketing.
Dati chiave della sentenza di assoluzione di Chiara Ferragni
| Dettaglio del caso | Informazioni ufficiali |
|---|---|
| Data della sentenza | 14 gennaio 2026 |
| Tribunale competente | Milano |
| Capi d’imputazione | Truffa aggravata |
| Prodotti coinvolti | Pandoro Pink Christmas, uova di Pasqua |
| Verdetto finale | Assoluzione (le accuse non erano fondate) |
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Cronistoria del processo e dell’inchiesta
L’influencer era finita sotto inchiesta nel Gennaio 2024, quando alcune associazioni di consumatori avevano denunciato presunte irregolarità nella comunicazione sui social: secondo l’accusa, le campagne pubblicitarie avrebbero dato l’impressione che una parte consistente del ricavato fosse devoluta in beneficenza, mentre in realtà le modalità non erano state chiaramente indicate. In particolare, si contestava la possibile violazione delle norme sulla trasparenza commerciale e sulla corretta informazione al consumatore, principi tutelati dal Codice del consumo e monitorati da autorità competenti come l’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato.
Il processo, iniziato formalmente nell’Ottobre 2024 presso il Tribunale di Milano, ha visto numerose udienze durante le quali la difesa ha sostenuto che la Ferragni non avesse mai agito con dolo e che tutte le campagne fossero state gestite nel rispetto della legge. Gli avvocati infatti, hanno sottolineato come le donazioni fossero effettivamente avvenute e documentabili, sebbene non sempre comunicate con il livello di dettaglio che una parte dell’opinione pubblica si aspettava. Dopo quasi due anni di esame, di prove e testimonianze, il 14 Gennaio 2026 il giudice ha emesso la sentenza di assoluzione, riconoscendo che le accuse non erano fondate e che non sussisteva l’aggravante contestata.
L’assoluzione di Chiara Ferragni: i pareri contrastanti dell’opinione pubblica
La decisione ha immediatamente scatenato reazioni contrastanti tra il pubblico. Molti fan e sostenitori della Ferragni hanno accolto la notizia con entusiasmo, celebrando la sua innocenza e definendo la sentenza come una vittoria della verità contro quella che molti hanno percepito come una campagna mediatica ingiusta. Molti ancora, hanno ricordato anche l’impegno filantropico reale della Ferragni, sottolineando come la sua reputazione fosse stata ingiustamente messa in discussione.
D’altra parte però, una parte significativa dell’opinione pubblica ha mostrato scetticismo, sostenendo che l’assoluzione di Chiara Ferragni sia stata frutto di tecnicismi legali più che di una reale valutazione morale. Su forum e social network numerosi utenti hanno sottolineato come la vicenda metta in luce un problema più ampio: la difficoltà di separare marketing e responsabilità sociale quando si tratta di influencer con milioni di follower. Molti si sono chiesti se, pur legalmente innocente, la Ferragni non abbia comunque una responsabilità etica nel comunicare in modo chiaro l’effettivo impatto delle campagne di beneficenza.
Il ruolo degli influencer nella società moderna
Ciò che emerge oggi da questa vicenda non è solo il risultato giudiziario, ma un pensiero più ampio su quello che è il ruolo degli influencer nella società moderna. In un mondo in cui i personaggi pubblici esercitano un’influenza enorme su scelte di consumo e opinioni, la linea tra ciò che è legittimo e ciò che è eticamente corretto diventa sottile. La vicenda Ferragni mostra come la percezione pubblica possa avere un peso quasi pari a quello della legge, e come anche le assoluzioni non cancellino i dubbi e le discussioni sul comportamento dei grandi nomi del digitale.
Fonte immagine: Prime Video

