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Cagliari: porto militare Nato?

Non è la prima volta che la Sardegna viene utilizzata come teatro da guerra del Mediterraneo. L’isola somiglia sempre più ad una grande area strategica sulla quale le Nazioni Unite si organizzano per tenersi pronte alla “difesa” che, tradotto in gergo militare, si legge “guerra”.

A partire dagli anni ’50 la Nato e gli USA hanno fatto della Sardegna una grande piattaforma bellica, in grado di ospitare alcune tra le più grandi basi militari del Mediterraneo. Esercitazioni, addestramenti, sperimentazioni di nuovi sistemi d’arma, guerre simulate, depositi di carburanti, armi e munizioni, reti di spionaggio e telecomunicazioni sono all’ordine del giorno e avvengono ormai sotto gli occhi della popolazione.

Tutto questo sembrerebbe abbastanza se non fosse che, lo scorso 10 ottobre, un sottomarino da guerra turco ha fatto capolino tra le navi da crociera ormeggiate al molo Ichnusa del porto di Cagliari. A denunciare il fatto è stato il deputato di “Unidos”, Mauro Pili, che sulla sua pagina facebook ha postato le foto del “mostro nero”.

“Non siamo una colonia militare dove tutto è consentito”: queste le parole di Pili che, indignato, chiede ancora: “Chi ha autorizzato l’ingresso di un sottomarino da guerra nel porto di Cagliari? Forse il ministro della difesa ha ceduto anche il porto di Cagliari alla Nato? ” – commenta ironico.

Sono oltre 35 mila gli ettari di territorio sardo sotto vincolo di servitù militare. Stiamo parlando di una terra che ormai viene sottratta ai suoi abitanti per essere adibita a vera e proprio campo da guerra. Non bastavano le esercitazioni a Teulada, ora anche i porti dentro la città utilizzati come base d’appoggio della Nato. Si tratta di una presenza sempre più invasiva della Marina Militare nel cuore di Cagliari. Spazi e volumi sottratti allo sviluppo turistico”. In seguito a queste dichiarazioni, Pili ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare. “Ora anziché le navi da crociera arrivano i sottomarini bellici. E’ un fatto che non può passare in silenzio. Se qualcuno si sta abituando a subire di tutto – ha aggiunto – bisogna ricordargli che non siamo una colonia militare dove tutto è consentito”.

Alla luce di questi avvenimenti, chi di dovere dovrà fornire spiegazioni plausibili, in primis ai cittadini cagliaritani, ignari di tutto. Inoltre bisogna tener conto di alcune osservazioni -o meglio interrogazioni- che sono state presentate al Consiglio Comunale di Cagliari dal consigliere Enrico Lobina, che si è rivolto direttamente al sindaco Zedda. Innanzitutto, come afferma Lobina, nessuno ha reso noto che tipo di armamenti e propulsioni siano in dotazione in quel mezzo, e ancor più grave è il fatto che il mezzo sia approdato in concomitanza con “Trident Juncture”, la più grande esercitazione NATO mai svoltasi nel Mediterraneo dalla fine della guerra fredda. Coincidenze? Ancora, le ripetute esercitazioni nelle coste del poligono di Teulada, e non solo, aumentano il già elevato rischio di danni ambientali e sociali sul territorio sardo.

C’è bisogno, ora più che mai, che il sindaco prenda una posizione forte contro l’utilizzo delle coste dell’isola, utilizzate a piacimento dalle potenze militari straniere. Il sindaco Zedda, nel frattempo, ha dichiarato che non si tratta di un sommergibile nucleare e di non essere a conoscenza del perché sia ormeggiato al porto. Si impegnerà comunque a chiedere spiegazioni alla Prefettura e alla Capitaneria di Porto.

Intanto i poligoni di Quirra, Teulada e Capo Frasca rimangono off limits. Intorno a queste zone recintate si respira un’aria pesante. Più volte i sardi vedono passare sopra le proprie teste aerei da guerra, in più episodi bombe e missili sono esplosi a pochi chilometri dai bagnanti. Il colonialismo vecchio stampo sembra rivivere nelle servitù militari, ma prenderne coscienza è il primo passo per far capire chi è padrone nella propria terra.

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