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Eroica Fenice

Musica

Hide Vincent e il suo nuovo EP: The House Marring

The House Marring, nuovo EP di Hide Vincent, quattro ballate folk L’11 gennaio è uscito The House Marring, secondo EP di Hide Vincent, alias Mario Perna, musicista e cantautore classe ‘93. Viene pubblicato dalla I Make Records, casa produttrice di Nocera, registrato e arrangiato con l’MR Recording Studio di Salerno. Inizia la sua carriera nel 2012 con una demo autoprodotta, Imperfection, in seguito alla quale entra nel 2015 nell’etichetta che ha prodotto i suoi successivi EP. Segue nel 2017 l’EP di esordio Hide Vincent, poi, a distanza di due anni, il nuovo The House Marring. Quest’ultimo è un lavoro breve, intenso, degno dell’attenzione dell’ascoltatore, sole quattro tracce per un quarto d’ora di ballate folk: Barely Naked, Come Up, Drop The Glass, Home Alone. Una notevole differenza con l’album precedente, composto da ben dieci tracce, rispetto al quale mostra però una maturazione dei suoni e dei contenuti, con The House Marring che è più orientato verso l’intimità ed i sentimenti. The House Marring: ultimo EP di Hide Vincent Il titolo dell’EP letteralmente vuol dire “deturpare, danneggiare la casa”. In questo caso indica la distruzione di quel che si conosce, delle relazioni, di ciò che ostacola il cambiamento, dei legami col passato, fantasmi da affrontare per poter poi finalmente ricominciare e guardare al futuro. The House Marring è costituito da lente ballate, in stile folk/rock, caratterizzato da uno stile pacato ma mai noioso. Apparentemente semplice, in realtà espressivo e ricco di sfumature sonore, quasi sembra finire troppo presto. L’EP The House Marring si apre con Barely Naked, traccia con una voce calda e tendente al malinconico, sullo sfondo di un avvolgente intreccio di chitarra ed archi. La successiva Come Up è caratterizzata invece da una melodia più ipnotica, con l’uso anche di pianoforte e percussioni, un alternarsi di alti e bassi nella voce, di ritmi quasi dilatati e poi più concitati. Il terzo brano, Come Up, è venato della stessa malinconia di Barely Naked, ma con un’apertura al futuro. Melodicamente tornano ad avere nuovamente importanza gli archi, e la voce si fa più calda, quasi ad indicare l’inizio della ricostruzione dopo la distruzione. A chiudere l’EP troviamo Home Alone, melodia di chitarra e percussioni, voce calda in bilico tra la nostalgia per il passato e l’avvicinarsi di un nuovo inizio. The House Marring è un lavoro breve ma completo, meritevole di attenzione, un risultato più che degno dei due anni di lavoro che lo separano dall’EP precedente. Francesco Di Nucci

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No Time for Beauty di Makoto Holmberg, intervista

No Time for Beauty è il secondo album, dopo il primo EP Slow Night, di Makoto Holmberg, alias Andrea Apicella, uscito il 19 ottobre scorso per la VolumeUP. Cinque tracce di sola musica elettronica strumentale arricchita dal field recording, ne abbiamo intervistato l’autore. 1. Makoto Holmberg, dove e come nasce questo progetto di musica elettronica? Il progetto nasce nel 2015, nella mia stanza, letteralmente. In quel periodo avevo la seria intenzione di fermare quello che era il mio percorso artistico per dedicarmi ad altro. Ho sempre avuto un rapporto di odio-amore con la musica. Quindi i primi lavori come Makoto Holmberg sono nati e si sono evoluti nella mia stanza, senza l’intenzione di pubblicarli. Quando ho capito che non aveva senso trattenere il materiale rinchiuso in un hard disk, allora ho deciso di condividerlo con il mondo. Essendo il mio un linguaggio sonoro molto vicino a generi ascoltati principalmente fuori Italia, sono riuscito a suonare, tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, in improbabili posti, prima in Inghilterra e poi in Germania, presentando i miei improbabili lavori ad altrettanto improbabili serate di musica. 2. Qual è lʼispirazione per lʼalbum “No Time for Beauty”? No Time for Beauty è un progetto che ho sempre sentito dentro. È tutto ciò che fin da ragazzo mi sarebbe piaciuto esprimere in maniera artistica. Quindi l’ispirazione non è partita da un agente esterno, ma semplicemente dalla promessa che mi ero fatto da adolescente nel momento in cui avevo deciso che avrei voluto fare musica. No Time for Beauty: la musica elettronica di Makoto Holmberg 3. Come mai cinque tracce solo strumentali, qual è il loro significato? Parto dal presupposto che la voce sia uno strumento così come lo è un basso, un pianoforte, il suono della pioggia o il rumore bianco. Credo che l’uso della voce nel senso classico del suo significato, cioè con il fine di farla emergere tra gli altri elementi di un brano, costringa chi fa musica ad attenersi a certi standard, sia in termini di resa sonora, di pulizia, sia in termini di strutture. Uno dei miei punti cardine per No Time for Beauty era proprio il non voler ripetermi all’interno dei brani. Nulla suona uguale per più di due volte, anche un semplice beat di batteria ha variazioni, seppur impercettibili, che danno l’idea di qualcosa di spontaneo, di improvvisato, di creato in maniera istintiva. Non penso che in questo genere di musica la presenza di una voce segni un netta differenza. Ci sono tanti elementi, e la voce è solo una di questa, non meno importante, ma neanche più importante. Dipende da ciò che si vuole dire e come lo si vuole dire. 4. In questo album rispetto al precedente c’è una maggior componente umana e di sottofondo grazie anche al field recording, come mai questa scelta? Altre differenze tra i due album? Non amo particolarmente lʼidea del “campionato”, cioè di un elemento che viene tagliato e collocato più volte in una casella. Non mi piace perché è […]

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Inland Images delle O-Janà, intervista

Inland Images è l’ultimo album del duo O-Janà, uscito l’8 ottobre scorso per la Folderol Records. Duo partenopeo composto da Alessandra Bossa, musicista elettronica e pianista, e Ludovica Manzo, vocalist, che per questo album hanno collaborato con Michele Rabbia, percussionista e batterista, e Eivind Aarset, chitarrista. Le abbiamo intervistate in occasione della pubblicazione di Inland Images, crogiolo di musica elettronica, pianoforte e sperimentazione timbrica. • Come nasce il duo O-Janà, come mai questo nome? L.: Il duo nasce nel 2010, da una collaborazione tra me e Alessandra durante il periodo in cui lei risiedeva a Göteborg in Svezia. Abbiamo iniziato a lavorare su landscape sonori, canzoni e composizioni che prevedevano un ampio spazio per l’improvvisazione e l’uso dell’elettronica, oltre a quello del piano preparato. In una fase iniziale ci siamo dedicate soprattutto alla musica, usando, lì dove volevamo inserire la parola, alcuni testi del poeta inglese Mervyn Peake. Successivamente abbiamo ampliato il nostro lavoro di scrittura anche all’aspetto del testo. Il nome è un gioco di camuffamento della parola napoletana janara, che significa strega. • “Inland Images” combina sonorità mediterranee e nordeuropee, perché questi due mondi così distanti tra loro? L.: Siamo entrambe campane, io vivo a Roma da molto tempo ed Alessandra ha vissuto in Svezia per diversi anni. Siamo cresciute per forza di cose con la melodia mediterranea, abbiamo sviluppato, ognuna in maniera diversa, percorsi di studi e ascolti che ci hanno aperto ad altre realtà, in primis a quella del jazz e della musica classica e contemporanea. Siamo appassionate di musiche strambe, musiche di ieri e di oggi, di ogni forma e provenienza. Inland Images, ultimo album delle O-Janà • L’album include delle sonorità ed atmosfere molto particolari, da dove l’ispirazione? A: L’ispirazione personalmente arriva dalla diversità delle cose che vivo. Luoghi, lingue e città diverse creano una sorta di spaesamento attraverso il quale la creatività cerca di mettere ordine. La suggestione dei paesaggi svedesi unita alla frenesia della metropoli napoletana, in questo caso, ha fatto il suo gioco. La musica che scrivo di solito non si nutre di altra musica ma attinge direttamente dal mio quotidiano. • I temi spaziano da giochi letterari all’amore, dall’inconscio alla poesia, dalla rabbia all’amore, quale il filo conduttore dell’album? L.: Il filo conduttore è la non linearità del mondo interiore, del magico e dell’irrazionale, di ciò che non segue la grammatica del pensiero logico e che si esprime con immagini giustapposte e di ciò che non si può dire, ma che in qualche modo si vuole comunicare. • Progetti per il futuro? A: Dopo la collaborazione con Michele Rabbia e Eivind Aarset stiamo pensando a nuove collaborazioni e a nuove composizioni per il prossimo album. Stiamo preparando un nuovo tour e abbiamo appena vinto un bando promosso dall’Associazione Nazionale I-Jazz che ci porterà nuove date e festival per il 2019 sia in Italia che all’estero. Francesco Di Nucci

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Eventi/Mostre/Convegni

Il Circo Orfei a Napoli per Natale e Capodanno 2018

Il Circo Tradizionale di Moira Orfei sarà a Napoli dal 20 dicembre 2018 al 27 gennaio 2019, al Pareo Park a Licola, tra Giugliano e Pozzuoli. Orari e prezzi sono disponibili sul sito ufficiale. Lo spettacolo è organizzato da Stefano Orfei, (figlio della fu regina dell’arte circense, Moira) in pista come presentatore e domatore (assieme al figlio Manfredi) e dalla sua consorte Brigitta Boccoli, in quest’occasione dietro le quinte come produttrice. Il 20 dicembre, in occasione del primo spettacolo, con la collaborazione di Diocesi e Città metropolitana di Napoli, sono state ospitate 350 persone meno abbienti e 250 bambini i cui genitori sono in missione all’estero per l’Esercito Italiano. Il circo Orfei torna a Napoli con uno spettacolo esclusivo per la città partenopea, per festeggiare il ritorno a Napoli ed i 250 anni del circo: è infatti nel 1768 che nasce il circo moderno, a Londra, per opera di Philip Astley, un ex militare inglese. Il Circo Orfei ha un rapporto particolare con Napoli, come ha ricordato Stefano Orfei al termine dell’esibizione: “Napoli è la città che “facciamo” più spesso, perché Napoli è una città che ama Moira e Moira amava Napoli. E Stefano ama Napoli, come l’amava Moira, perché siamo cresciuti a Napoli (…): la Mostra d’Oltremare, Fuorigrotta, Soccavo, Licola… Conosciamo tutta Napoli: via Marittima negli anni Settanta, mi ricordo quando ero bambino…”. Lo spettacolo del circo Orfei è all’insegna della varietà, un caleidoscopio di due ore con oltre 20 numeri che spaziano dalla giocoleria alle esibizioni con gli animali; con un occhio di riguardo per i più piccoli, per i quali lo spettacolo è stato molto coinvolgente. Circo Orfei a Napoli al Pareo Park (Licola) Come dal nome, il circo Orfei presenta numeri “tradizionali”, ma con alcune particolarità, ad esempio ci sono sì i leoni, ma su di un sidecar assieme a Stefano Orfei, che ha lavorato come assistente del padre con tigri e leoni da quando aveva dieci anni. Tra clown, balli in costumi appariscenti, musica, acrobati, giocolieri, contorsionisti e animali d’ogni specie non manca niente. Numerosi gli artisti presenti che hanno ricevuto premi internazionali, ad esempio al “Festival internazionale del circo di Monte Carlo”, dove quest’anno concorreranno anche alcuni numeri che fanno parte dello spettacolo. Nonostante questo non c’è un numero “di punta” come fulcro: è un insieme godibilissimo di numeri con lo stesso peso che fanno volare via in maniera divertente le due ore dello spettacolo. Un ottimo modo per iniziare l’anno nuovo! Francesco Di Nucci

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Fun & Tech

Le migliori 5 distro Linux per principianti

Quale distro Linux scegliere per un principiante? Esistono diverse decine di distribuzioni Linux (chiamate in modo gergale anche distro Linux ), e questo può disorientare chi si avvicina per la prima volta a questo mondo. Si parla di distribuzioni Linux perché quello che hanno in comune i sistemi operativi basati su Linux è il kernel (la parte del software che gestisce l’hardware), che è Linux. A questo ogni distribuzione aggiunge delle utilità di sistema, un ambiente desktop alias desktop environment (l’interfaccia grafica che si presenta all’utente) e dei software preinstallati (browser, suite per l’ufficio, lettori multimediali ecc.). A seconda del software incluso le distribuzioni Linux possono essere adatte a dei neofiti o meno, in questo articolo abbiamo scelto cinque distribuzioni Linux per principianti. Un avvertimento valido per tutte le distribuzioni: alcuni ambienti desktop hanno un design particolare, diverso dal “tradizionale” design di macOS e soprattutto di Windows. Se si cerca una distribuzione Linux per principianti e non si vuole familiarizzare con un tipo di desktop diverso può essere il caso di non usare ambienti come GNOME o Xfce. Ambienti con un design più tradizionale includono Cinnamon, LXQt, MATE e KDE. Inoltre le applicazioni preinstallate non sono quelle dei sistemi Windows o macOS, ma le loro controparti come software libero. Cinque distribuzioni Linux per principianti elementary OS Nata nel 2011, elementary OS è una distro Linux basata su Ubuntu, da cui deriva la compatibilità hardware e la facilità di trovare supporto. Utilizza Pantheon come un ambiente desktop, che richiama molto l’aspetto di macOS, il sistema operativo dei Mac. Tra i difetti, rimediabili grazie ai software per Ubuntu, la scarsità di applicazioni preinstallate e la scelta di avere un’utilità per l’installazione di programmi (AppCenter) autonoma e con pochi applicativi disponibili. Per scaricarla gratuitamente basta scegliere di “donare” 0$. Linux Mint Nata nel 2006, Linux Mint è basata su Ubuntu e Debian (sistema storico, efficiente e affidabile ma poco adatto ai neofiti). Consente di scegliere come ambiente desktop tra Cinnamon, MATE e KDE. Ha la stabilità e disponibilità di applicazioni di Debian ed Ubuntu, un ottimo numero di applicazioni preinstallate ed un’interfaccia con un design tradizionale e moderno allo stesso tempo. Distribuzioni Linux per neofiti: gli screenshot OpenSuse Nata nel 2005, OpenSUSE è la versione “comunitaria” di SUSE, una distribuzione Linux commerciale. Stabile e ben testata, richiede relativamente poche risorse rispetto ad altri sistemi. Offre Gnome o KDE come ambienti desktop, ed all’installazione offre già un sistema completo grazie alle applicazioni preinstallate. Notevole tra questi YaST, centro di controllo che permette di avere sottomano tutto il necessario alla gestione del sistema. PCLinuxOS Nata nel 2003, PCLinuxOS è pensata come distribuzione Linux per principianti, il suo slogan è “radically simple”, estremamente semplice. Come ambienti desktop propone KDE o MATE, con un’interfaccia semplice e moderna. Ha un’ampia scelta di applicazioni sia preinstallate che disponibili (grazie al gestore di pacchetti Synaptic), fino a qualche anno fa era popolare come scelta per neofiti, oggi non è più così diffusa. Ubuntu e derivate ufficiali Nato nel 2004, Ubuntu […]

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Fun & Tech

Libri in pdf: come scaricarli e leggerli (legalmente)

Libri in pdf, come e dove scaricarli gratis Non tutti sanno che esistono siti per scaricare ebook gratuitamente e legalmente. Questi libri solitamente sono disponibili perché le opere sono finite nel pubblico dominio una volta scaduti i termini di legge, o perché l’autore/la casa editrice le hanno rese disponibili disponibili gratuitamente per promozione. Abbiamo steso una breve e non esaustiva lista online di siti per scaricare libri, sia che siano PDF/ebook senza DRM (“lucchetti digitali” per la tutela dei diritti d’autore) utilizzabili ovunque, oppure ebook con sistemi di protezione (tipicamente quelli dei negozi online), con qualche consiglio per l’uso. Come scaricare libri gratis? Ecco la nostra guida! N.B. Teoricamente questi siti non dovrebbero includere violazioni di copyright, ma è sempre buona norma verificare prima di scaricare. Come scaricare libri in pdf gratis Partiamo dai siti per scaricare ebook completamente in italiano o con una sezione dedicata ai testi in italiano e che rispondono al trittico “libri gratis pdf”. Biblioteca della letteratura italiana: una piccola raccolta di classici della letteratura italiana, realizzata da Pianetascuola ed Einaudi. Offre il download di libri pdf gratis senza DRM. LiberLiber: alias Progetto Manuzio, è una raccolta di oltre 4800 libri, 8000 brani musicali e decine di audiolibri, completamente in italiano. Permette il download in vari formati senza restrizioni, come EPUB, ODT e PDF; i libri sono sottoposti a diverse licenze che permettono comunque la lettura gratuita del testo. ManyBooks.net: libreria online gratuita nata nel 2004 con testi di Project Gutenberg, è arrivata ad offrire oggi oltre 50.000 ebook gratuiti, con una sezione per quelli in italiano. Negozi di ebook: molti hanno una selezione di testi offerti gratuitamente o nel pubblico dominio, accessibili solitamente tramite registrazione. Possono essere sia utilizzabili liberamente che vincolati tramite DRM e software del negozio. Li troviamo ad esempio su Amazon, Bookrepublic, Feedbooks, Google Play Store, IBS, La Feltrinelli, Mondadori Store e StreetLib (ex UltimaBooks). Project Gutenberg : un progetto per la digitalizzazione di libri nel pubblico dominio. Offre oltre 57.000 testi in più lingue, tra cui l’italiano, utilizzabili senza restrizioni. Wikisource: parte della fondazione Wikimedia (la stessa di Wikipedia), raccoglie testi di pubblico dominio o con licenze libere, ha una sezione completamente in italiano. I libri sono scaricabili gratuitamente in vari formati, ma una parte dei testi non è completa e/o formattata. Come scaricare ebook gratuitamente (siti multilingue) La maggior parte dei siti per il download di libri è in lingua inglese ed offre di solito un catalogo più esteso rispetto a quelli in italiano. In questo caso occorre prestare attenzione alle normative sui diritti d’autore che potrebbero essere diverse da quella italiana. Authorama: una raccolta di libri classici nel pubblico dominio e di testi sotto licenza Creative Commons. Free Computer Books: una raccolta di link a ebook gratuiti di informatica, ad esempio promozioni degli editori. Internet Archive (eBooks and Texts): è un progetto che si occupa di creare un archivio digitale di pagine web, libri, filmati e contenuti multimediali. Ospita tra l’altro oltre 11 milioni di libri e testi, disponibili […]

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Musica

From The Roots To A Folded Sky, terzo album dei Virtual Time

From The Roots To A Folded Sky, è il primo album dei Virtual Time pubblicato nel 2018. Primo dei cinque lavori previsti entro un anno, From The Roots to a Folded Sky è uscito il 21 maggio per la Go Down Records, etichetta dell’Emilia-Romagna. I Virtual Time sono una band rock di Bassano del Grappa, in attività dal 2012, composta da Alessandro Meneghini alla batteria, Luca Gazzola alla chitarra, Marco Pivato al basso e dal cantante Filippo Lorenzo Mocellin. Hanno già realizzato altri tre album: Getting Twisted (2013), Long Distance (2016) e Animal Regression (2018, successivo a From The Roots To A Folded Sky). Lo stile dei Virtual Time è dichiaratamente ispirato al rock anni ‘70, dai Led Zeppelin ai Pink Floyd, senza escludere riferimenti moderni come i Muse. Questo si riflette nel disco From The Roots To a Folded Sky che include sonorità folk, rock nonché delle ballate. Il titolo rispecchia l’obiettivo del gruppo, con questo album ed i successivi, di una crescita personale e musicale che li dovrebbe portare dalle basi in cui si trovano fino al cielo. Il termine Folded Sky, cielo ripiegato, è un richiamo agli origami, dove un foglio di carta rimane tale ma assume una forma totalmente nuova. Otto le tracce, per mezz’ora di rock: Charmed, Just You, Beyond The Sun, Alligator, The Others, Folded Sky, Down and Cry, Secrets in your Eyes. From Roots To A Folded Sky, l’album dei Virtual Time Charmed è il brano d’apertura dell’album, con ritmo lento e fiati che ne fanno una ballata sulla natura e le riflessioni sul senso della vita. Just You segue con un ritmo inizialmente da ballata ed un andamento generale più sul rock. Le strumentali di chitarra e basso accompagnano un testo che parla del passato, degli errori commessi da cui imparare ed un futuro cui guardare con fiducia. Beyond The Sun, vede una maggio “aggressività” degli strumenti dovuta ad un ritmo svelto e allegro, che accompagna una lunga amicizia, una continua sfida alle difficoltà e la fiducia in un incontro “al di là del sole”. Alligator narra tra batteria ed assoli di chitarra, con un tono allegro, una storia d’amore finita tragicamente. The Others è una ballata folk, ritmo nuovamente lento e meditativo, un testo che parla appunto “degli altri”, sempre pronti a giudicare e ad essere giudicati, e dei sentimenti che questo causa. Folded Sky si ricollega al tema della crescita, da affrontare senza perdere lo stupore dei bambini, senza rinunciare ai propri sogni in cambio di soldi e con un’allegria ed un’energia che si rispecchiano nel ritmo del brano. Down and Cry, realizzato per l’album Long Distance ma pubblicato ora, è un lento sull’amore e sulle gioie e sofferenze che può provocare. Chiude l’album Secrets in Your Eyes, per le sonorità un ritorno al rock classico, pezzo sulla realtà dietro le apparenze e l’importanza di lottare per le cose importanti nella vita. Francesco Di Nucci

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Libri

Stella di mare di Giulio Macaione: l’illusione delle sirene

Il canto delle sirene e la vita, tutto in bilico tra realtà e fantasia: la storia narrata in Stella di mare di Giulio Macaione. Catanese classe 1983, autore già di Mortén, The Fag Hag, Innamorarsi a Milano, Ofelia, I colori del vicino, Basilicò e Alice: From Dream to Dream. Pubblicato dalla Bao Publishing, Stella di mare è un volume di 176 pagine stampato in bicromia. Siamo a Cefalù, sulla costa della Sicilia, tra maggio e settembre. Il protagonista Stefano vive qui, con la madre e la sorella Luisa, appena lasciata l’università ed in attesa di qualcosa che nemmeno lui conosce. Forse è l’amore inespresso che lo lega ad un’amica che conosce da sempre e che torna in Sicilia d’estate: è la “sirena” che lo ha ammaliato e legato a Cefalù. Una Cefalù dove alcuni dicono di aver veramente incontrato le sirene ed esserne stati vittime, perdendo qualcosa o qualcuno che non è più tornato.Alla fine sarà proprio Stefano a rimanere coinvolto nelle loro storie ed a trovare una via per uscire dall’immobilità che lo attanaglia. Stella di mare: il canto delle sirene realtà o fantasia? Il fumetto di Giulio Macaione scorre lento come l’attesa dei protagonisti, con gli avvenimenti importanti concentrati in brevi intermezzi di lunghi periodi di pausa nelle vite dei personaggi. Il disegno è in soli due colori, non i soliti bianco e nero, ma in tutte le sfumature di giallo e blu. Scelta inusuale, perfetta per rappresentare tanto le giornate abbaglianti ed il sole arroventato della Sicilia, quanto il mare e le notti di tempesta, avvolte dall’oscurità. Nelle rappresentazioni di un passato ormai irrecuperabile, di notti lunghe e di tempesta, di un mare infido, che calpesta le vite di chi osa sfidarlo, domina il blu nelle sue tinte più scure. Nei paesaggi resi abbaglianti dal sole, in un presente da vivere sfidando l’immobilismo dominano invece le tinte calde del giallo, ad indicare che è quella la strada giusta, abbandonando il passato. Stella di mare è una riflessione sul tempo che passa e sulle illusioni che ci facciamo, sul futuro e sui motivi delle nostre scelte. L’amore per la “sirena del nord” che irretisce Stefano è veramente il motivo per cui è bloccato in una perenne attesa, oppure è un pretesto per rimanere a Cefalù? Nel frattempo come sintetizza Vico, vecchio pescatore, “Il tempo non te lo restituisce nessuno, caruso.” Altro punto sono le aspettative che i protagonisti hanno su se stessi, una generazione cresciuta con l’idea di dover fare qualcosa di unico e speciale, mentre non sa che strada intraprendere e rimane impantanata, quando dovrebbe o rassegnarsi ad una vita “ordinaria” e ad un lavoro normale oppure tentare di cambiare lo status quo. Tutto questo accompagnato dalle note di Francesco Bianconi, Lucio Dalla e Cristina Donà, ci lascia alla fine con un dubbio: sono una nostra fantasia, giustificazione per l’immobilità, oppure esistono davvero le sirene? Francesco Di Nucci

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Musica

Divorami: il debutto del duo Manitoba

Divorami, album di debutto del duo rock e R&B Manitoba, è uscito il 9 marzo per la Sugar (produzione esecutiva Woodworm). Grazie al produttore Samuele Cangi ed alla supervisione artistica di Andrea Marmorini i Manitoba pubblicano un album dopo quattro anni di carriera: Filippo Santini e Giorgia Rossi, conosciutisi da ragazzi, formano infatti questo duo nel 2014. L’album fonde stili diversi, rock, elettronica e R&B in dieci tracce, mezz’ora di musica sui temi più disparati. Dal passare del tempo all’amore che divora sono temi impegnativi, eppure l’ascolto di Divorami è piacevole, tutt’altro che pesante. Le dieci tracce che lo compongono sono: Dio nei miei jeans, Stai su, Divorami, Andiamo fuori, Hollywood Pompei, Si ritorna a casa, Mosche, In questo freddo, Glaciale, Aida e Mellotron. Divorami: track by track Dio nei miei jeans è la traccia di apertura dell’album, che descrive un’alba che fa sentire il duo al limite dell’onnipotenza, pronto ad affrontare la vita e a prendere ciò che vogliono. Da qui il titolo, poiché gli autori si sentono onnipotenti come un dio ma nei propri abiti preferiti: i jeans. Stai su è il secondo pezzo dell’album, a cavallo tra il R’n’B e l’elettronica, e parla di amore e fiducia, del cercare un’altra persona per trovare il nirvana e di fidarsi dell’altro. Divorami dà il titolo all’album ed ha un ritmo tranquillo e avvolgente a dispetto dell’argomento: l’amore contrastato. Ispirata alle poesie di Bukowski che trattano di amore lacerante, descrive proprio un rapporto di quelli che fanno male eppure che coinvolgono al punto di non poterne fare a meno. Andiamo fuori è una traccia piena di rock e ribellione, a schiena dritta il duo affronta gli schemi fissi della società ed un uso eccessivo della tecnologia che rappresentano “il nemico” da battere ribellandosi ed uscendo dalla routine. Hollywood Pompei accosta la distruzione di Pompei alla falsità e corruzione di Hollywood, che potrebbe scomparire per i suoi stravizi. Il protagonista, immerso in questo mondo di droga, bigotteria e caos, sogna di diventare come David Bowie ed usare la sua diversità per esprimersi. Si ritorna a casa ha una melodia lenta, ricca di parti vocali. Rappresenta il ritorno a casa dopo una qualsiasi lotta. Non importa quale sia stata la battaglia e quando sia avvenuta, ma il ritorno a casa ed alle cose care permette di ricominciare di nuovo a lottare Mosche è un pezzo al confine tra elettronica e rock, con i protagonisti che assieme si sentono pronti ad abbattere tutti gli ostacoli che li separano, le “mosche” del testo. In questo freddo e Glaciale affrontano tematiche simili, un viaggio assieme nell’inverno, due anime che si cercano tra visioni oniriche che si riflettono nei suoni elettronici dei pezzi. Aida & Mellotron chiude il disco con un ritmo sognante ed un argomento importante: la lotta alla malattia ed il non arrendersi. È basata sulla storia di Aida, bambina figlia di amici del duo, che rischiava di  perdere la vista a causa di una malattia ed ha dovuto imparare a lottare prima ancora […]

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Stamina degli Heavenblast: metal e ribellione

A febbraio 2018 è stato pubblicato per la Music Force l’album Stamina degli Heavenblast, gruppo heavy metal di Chieti. Gli Heavenblast iniziano la loro carriera nel 1995, producendo due demo (nel 1998 e nel 2000) e due album di power metal: Heavenblast nel 2003 e Flashback nel 2007. Nel 2008 la band si scioglie per poi ricomporsi nel 2011 con dei cambi di formazione, è attualmente formata da Chiara Falasca come voce, Donatello Menna alle chitarre, Matteo Pellegrini alle tastiere e Alex Salvatore alla batteria. Numerose le collaborazioni esterne per Stamina, tra cui Diego Regina e Michele Melchiorre, oltre a cinque voci. Stamina degli Heavenblast: dal power al progressive metal Nove tracce per quaranta minuti di heavy metal: Mind Introuder, Purity, Alice in Psychowonderland, We are State, The Rovers, Don’t clean up this blood, Sinite parvulos venire ad me, Stamina, Canticle of the Hermit. Con Stamina gli Heavenblast lasciano il power metal della formazione precedente, stile caratterizzato da chitarre scatenate, voci roboanti e tematiche di solito mitologiche/fantasy. Dragonfire, Helloween, Manowar e Nightwish sono alcuni esempi di musica power metal. In questo album gli Heavenblast passano al progressive metal, un ibrido tra heavy metal e progressive rock. Di base le caratteristiche del metal (chitarre distorte, ritmo aggressivo e ad alto volume) con aggiunte del rock progressivo: suoni particolari, sperimentazioni stilistiche, contaminazioni con altri generi, brani più lunghi della media e tematiche che spaziano dalla mitologia all’introspezione. Ne sono esempi Dream Theater e Fates Warning. Stamina: traccia per traccia Il disco, a tema ribellione e libertà, si apre con Mind Introuder, breve intro strumentale e sfoggio di tecnica. Ritmo lento e suoni fiabeschi potrebbero trarre in inganno sui contenuti dell’album, ma il brano successivo dissipa ogni dubbio. Riff di chitarra in apertura, batteria onnipresente, poche parti più lente con interventi di strumenti ad arco, duetto ben congegnato tra le due voci femminile e maschile: Purity sintetizza in cinque minuti lo stile dell’intero album. Segue Alice in Psychowonderland a definire ancor più lo stile dell’album: chitarre e batteria martellanti si intrecciano alla voce di Chiara Falasca, quietandosi in ritmi lenti e sognanti solo alla fine del brano. We are state richiama lo stile della intro, lenta strumentale di sottofondo con numerosi interventi di strumenti “non metal” ed un duetto costante tra le due voci del brano. In The Rovers si torna all’heavy metal, voci urlate, chitarre rullanti, qualche momento di dialogo tra le due voci accompagnato da assoli di chitarra e lunghe parti strumentali da ascoltare a tutto volume. Don’t clean up this blood è il brano più lungo dell’album, sette minuti, un inizio con chitarra classica, piano/tastiera ed una struggente voce femminile. Tutto questo lascia subito spazio a cori, riff di chitarra, batteria sempre presente e voce prevalentemente femminile. Sinite parvulos venire ad me ha una particolarità che si nota subito: è in latino. Intro con suoni synth ed invocazioni in latino, prosegue con chitarre in allegria e duetti che richiamano la musica religiosa. S.t.a.m.i.n.a. a tratti è un ritorno al power […]

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Fun & Tech

Proxy online: cos’è e come funziona?

Proxy online, parliamone! In informatica un proxy è un server che fa da intermediario in una comunicazione, frapponendosi tra mittente e destinatario. Una delle parti (o ambedue in alcuni casi) non è a conoscenza di essere in contatto con un proxy, che evita una connessione diretta tra mittente e destinatario. Ricordando che un server è una macchina che riceve richieste di informazioni da uno o più macchine dette client, un proxy è utilizzabile per: protezione dei client/server che ne fanno uso tramite filtraggio dei dati in transito e blocco di quelli sospetti o pericolosi; gestione del carico di lavoro e della banda in uscita di una rete, che il proxy distribuisce tra le macchine della rete cui fa da interfaccia; riduzione del carico di lavoro di un server tramite caching, cioè il proxy ospita una copia dei dati richiesti più frequentemente dall’esterno, in modo da gestire direttamente una parte delle richieste senza caricare nuovamente i dati dal server; offuscamento dell’identità della macchina che si interfaccia col proxy, in modo che le sue richieste risultino effettuate dal proxy (ad esempio per accedere a contenuti geolocalizzati o aggirare censure) In quest’ultimo caso l’utilizzo di un proxy non rende la connessione anonima: si limita ad impedire a chi riceve una richiesta, tramite questo, di conoscere l’IP dell’autore della richiesta, il gestore può sempre ricostruire il traffico completo tra mittente e destinatario ed è a conoscenza dei rispettivi indirizzi dato che tutti questi dati viaggiano attraverso il proxy online. Forward proxy vs reverse proxy Un proxy può essere di due tipologie: forward proxy o reverse proxy, a seconda di se sia posto a “protezione” di client o server. Un forward proxy è frapposto fra una rete di client ed Internet per filtrare il traffico e proteggere i client da attacchi esterni. Un esempio può essere una rete aziendale in cui i dipendenti non possono accedere ad alcuni siti esterni, viceversa chi è all’esterno “vede” solo il proxy e non è a conoscenza della rete interna. Un reverse proxy invece fa da intermediario per proteggere uno o più server, sia per mitigare potenziali problemi di sicurezza che per permettere di richiedere dati da più macchine con un’unica richiesta al proxy, senza connettersi ad ognuna di esse. Proxy online: navigazione e anonimato Una delle tipologie di proxy online più usate è quella dei cosiddetti web proxy, adatti a visitare siti web tramite il protocollo HTTP (quello su cui si basa il web, lo stesso che il vostro browser sta usando per visualizzare questo articolo). Utilizzando un proxy il server visualizza l’indirizzo IP del proxy e non del client che effettua realmente la richiesta: questo può servire ad esempio ad aggirare limitazioni legate alla geolocalizzazione. Ad esempio se un sito web è accessibile solamente dall’Italia per scelta del gestore, un utente nel resto d’Europa non può accedervi. Ma se questi utilizzasse un proxy situato in Italia potrebbe accedere al sito, poiché la richiesta risulterebbe provenire dall’Italia. Altro utilizzo può essere per aggirare eventuali censure: se un sito […]

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Musica

Il sogno e la musica in Saturn’s Children di Alessandro Orlandi

A giugno 2018 è stato pubblicato l’album Saturn’s Children, alias Stilla di stelle nella versione italiana. Trentadue canzoni del cantautore romano Alessandro Orlandi, artista con una variegata biografia che lo vede compositore, cantante, matematico, scrittore ed editore (nel 2016 fonda la La Lepre edizioni musicali per artisti emergenti). In attività dal 1971, ha all’attivo “Né swing, né slow” (1989), “Il bambino e la balena bianca” (2001), “Shades of time” (2001), “Mille sentieri nell’ombra” (2007). Ritorna ora sulla scena dopo oltre dieci anni con un album di trentadue canzoni, sedici in italiano e sedici in inglese, eseguite da una band composta da Alessandro Orlandi, Laura Zara, Claudio e Massimo Rosari ed Egidio Marchitelli. Il titolo “Saturn’s children”, “I figli di Saturno”, è legato alla mitologia per due motivi. Secondo il mito il dio inghiottì e tenne in pancia i figli per anni prima di darli alla luce, e questo rispecchia il lavoro dell’autore sui brani, nel cassetto da anni. L’altro motivo è dovuto al ruolo di Saturno nella mitologia: egli priva l’uomo dell’inessenziale, e questo è lo scopo dell’album “Saturn’s Children”, ricercare l’essenza nei brani. Saturn’s Children: trentadue tracce nel sogno Trentadue le tracce, di cui in inglese: “If love”, “Roots”, “A million of years”, “Arabian Nights”, “Atomic war”, “Overcoming”, “Dream killer!”, “All my dreams”, “Keep all fly away”, “All my life”, Picture show”, “Until the end”, “Dead people”, “A blink of love”, “The black stone”, “Frozen words”. Le sedici italiane invece sono: “Stilla di stelle”, “Cada il re”, “Il bambino e la balena bianca”, “Nessuna stella”, “Solo un blues”, “Acqua e sapone”, “Perdere il cielo a dadi”, “Un segreto tra di noi”, “Ninna nanna in sol”, “Nel dormiveglia”, “Il segreto di Anna T.”, “Attraverso lo specchio”, “Un militante del centrosinistra”, “Non è questa la città”, “Un biglietto per l’America Latina”. L’album è dichiaratamente ispirato a pop e rock angloamericani, il tono che lo pervade è però quasi fiabesco, sognante. La parte principale è costituita dalla narrazione di Orlandi, a tratti più affine ad un racconto orale che ad un canto vero e proprio, come si può notare in Arabian Nights. L’album è pervaso da un tono leggero e sdistaccato, a tratti ironico, anche nei brani che trattano di argomenti più impegnati, come Atomic war, che ipotizza una guerra nucleare e descrive l’inutilità dei singoli nell’evitarla. In altre, come Un militante di centrosinistra emerge anche una vena canzonatoria, sempre immersa nelle atmosfere ovattate e lente che pervadono l’intero album. Questo non esclude la presenza di ritmi più vivaci ed allegri come in Dream Killer!, in questo caso in contrasto con il testo che parla di una “assassina di sogni”. In conclusione Saturn’s Children risulta un interessante connubio di musica sognante e narrazione, ideale per rilassarsi e riflettere, un album da ascoltare con attenzione. Francesco Di Nucci

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Fun & Tech

Deep web (o deepweb): come entrare attraverso la rete Tor

Come entrare nel deep web (o deepweb), la nostra guida semplice e veloce Dark web, deep web, deep internet, cosa indicano questi termini? E come entrare in queste sezioni del web? Partiamo con qualche precisazione. Il web “in chiaro” è quella parte di Internet indicizzata dai motori di ricerca e corrisponde a meno del 5% di tutte le pagine del web. Il deep web invece è costituito dalle pagine liberamente accessibili ma non indicizzate dai motori di ricerca. Quindi come entrare nel deep web? È più semplice di quanto non sembri: le pagine del deep web non appaiono nelle ricerche su Google ed altri motori di ricerca ma basta conoscerne URL o IP per accedervi, non occorre nessun software particolare. Ne fanno parte ad esempio contenuti accessibili solo a pagamento (archivi dei quotidiani), pagine di reti aziendali/universitarie e contenuti su richiesta (come le pagine archiviate da Wayback Machine). Discorso diverso per il dark web, che può essere visto come un sottoinsieme del deep web, pagine non indicizzate dai motori di ricerca e che richiedono particolari software o strumenti per l’accesso, pensati per garantire sicurezza e anonimato delle comunicazioni. Il dark web è costituito da varie reti, o darknet, tra cui Freenet, The Invisible Internet Project (alias I2P) e The Onion Router (TOR, di cui avevamo già scritto). Vediamo quindi come entrare nel deep web, o meglio nel dark web ed in particolare su Tor, probabilmente la più nota e popolare delle darknet. Un piccolo avvertimento, entrare nel dark web non è reato, ma alcune delle attività svolte sulle darknet lo sono (traffico di droga ed armi, hacking su commissione e simili). Inoltre non è detto che la navigazione nel dark web e nei siti deep web sia sicura, e potrebbero essere necessarie particolari precauzioni. Chi legge e segue queste procedure lo fa a proprio rischio e pericolo. Come entrare nel deep web: rete Tor, come trovare i link I siti presenti su Tor sono accessibili solo a patto di conoscerne il link, che termina in .onion. Esistono vari elenchi di link onion, non ne elenchiamo perché questi link sono continuamente soggetti a cambiamenti. Tor2Web Come accedere al deep web in modo veloce e senza particolari conoscenze tecniche? Tor2Web è un servizio che permette di accedere ai siti sulle reti Tor senza utilizzare software particolari. Praticamente i domini di Tor2Web fanno da intermediario tra la rete Tor, quindi i siti del deepweb, ed il normale web. Come scritto sullo stesso sito di Tor2Web non è un metodo sicuro per connettersi alle reti Tor: facilità d’uso in cambio di rinuncia alla sicurezza.  Tor Browser Tor Browser (in foto) è un browser preconfigurato per accedere alla rete Tor, creato dagli autori del Tor Project, disponibile per Windows, Linux e MacOS, mentre Orbot è l’equivalente per Android. È basato su Firefox ma si connette alla rete Tor e permette di navigare nel dark web come se si stesse utilizzando un normale browser (a patto di utilizzare delle precauzioni). Basta scaricarlo, verificare ed avviare l’installer, […]

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Fun & Tech

UE multa Google per 4,3 miliardi: abuso di posizione dominante su Android

A luglio 2018 la Commissione Europea, organo europeo con numerose competenze tra cui l’antitrust, ha inflitto una nuova multa a Google per violazioni delle norme antitrust e pratiche illegali volte a consolidare la posizione dominante di mercato del motore di ricerca Google tramite il sistema operativo Android. La multa ammonta a 4,3 miliardi di euro, ora Google ha 90 giorni di tempo per mettersi in regola, pena nuove multe fino al 5% del giro d’affari medio giornaliero di Alphabet, società principale di Google. È il nuovo record come multa più alta mai sanzionata dalla Commissione Europea, dopo quella da 2,42 miliardi di euro sempre a Google per abuso di posizione dominante riguardo Google Shopping. La cifra record non deve stupire, per Alphabet bastano un paio di settimane per un volume d’affari simile: solo nell’ultimo trimestre ha registrato 32 miliardi di entrate. Google e la multa per Android: le motivazioni Sono tre le pratiche per cui Google è stata sanzionata: ha imposto ai produttori di smartphone l’installazione di Google Search e del browser Chrome come condizione necessaria per l’installazione del Play Store, principale market di applicazioni; ha pagato produttori ed operatori per installare esclusivamente Google Search sui loro dispositivi; ha impedito l’utilizzo di versioni alternative di Android ai produttori che volevano utilizzare il Play Store sui propri dispositivi. Queste pratiche hanno permesso a Google di ottenere il monopolio delle ricerche su dispositivi mobili e soprattutto dei conseguenti ricavi pubblicitari, impedendo l’emergere di eventuali concorrenti. Seguono nel dettaglio queste le motivazioni che hanno portato la Commissione Europea ad imporre la multa record da 4,3 miliardi di euro. Multa a Google per Android: abbinamento delle applicazioni Il Play Store è il principale mercato di applicazioni: per questo gli utenti si aspettano di trovarla preinstallata sui dispositivi, anche poiché non c’è modo di scaricarla legalmente se non già presente. Per i produttori l’installazione del Play Store è quindi una scelta quasi obbligata, che Google ha legato all’installazione di Google Search e del browser Chrome. Queste utilizzano il motore di ricerca della società stessa e poiché gli utenti tendono ad utilizzare le applicazioni predefinite dello smartphone restringe le possibilità della concorrenza (aumentando contemporaneamente gli introiti di Google dovuti all’utilizzo del proprio motore di ricerca). Multa a Google per Android: incentivi per Google Search Tra il 2011 ed il 2014 Google ha incentivato economicamente produttori di dispositivi ed operatori di reti mobili ad installare esclusivamente Google Search sui propri smartphone, ostacolando così la concorrenza. Se i produttori infatti avessero utilizzato applicazioni della concorrenza anche su un solo dispositivo avrebbero perso ogni incentivo economico da parte di Google. Multa a Google per Android: ostruzione all’utilizzo di sistemi Android concorrenti Abbiamo già visto come l’utilizzo delle applicazioni Google sia condizione necessaria per il successo di un dispositivo. Facendo leva su ciò Google ha ostacolato l’utilizzo di versioni alternative di Android, i cosiddetti fork. Se un produttore avesse venduto o progettato anche un solo dispositivo senza un sistema Android autorizzato da Google avrebbe perso la possibilità di preinstallare le applicazioni […]

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Musica

Goodmorning Worldwide, Alien Army dal rap al reggae

“Goodmorning Worldwide“, LP della Alien Army, è uscito il 4 maggio sulle piattaforme digitali come Spotify, a breve sarà disponibile anche in copia fisica. La Alien Army è uno storico collettivo di DJ, nato nel 1996, ed attualmente composto da DjSkizo, Dj Tayone, Dj Zak SimoG, Chryverde, Dj 5l, DjFakser, Dj Mandrayq, Gruff e JohnType. Per questo disco ha collaborato con gli artisti Chapo, Darn, Davide Shorty, Forelock, Inoki Ness, Moder, Nasia Alzhanova, Zantena. L’album ha una forte impronta rap ed hip hop, dovuta ai trascorsi della maggior parte dei partecipanti. Chapo, Darn, Inoki Ness e Zantena fanno parte della crew Rap Pirata; Davide Shorty unisce rap e soul nei suoi lavori; Moder è un MC (Master of Ceremonies) e fondatore del gruppo rap Alleanze Scisse. Gli altri artisti invece hanno influenze diverse sull’album: Forelock si dedica al reggae mentre Nasia Alzhanova è una cantante R&B/Jazz. Grazie all’unione di stili diversi l’album è un viaggio tra sonorità diverse, sottolineato da una voce fuori campo che lo descrive come un viaggio in aereo, con tanto di turbolenze ed indicazioni del capitano. Alien Army e “Goodmorning Worldwide“, dieci tracce per un viaggio nella musica Dieci le tracce dell’album (Intro; Goodmorning Worldwide ft. Inoki Ness; Still Dream It ft. Davide Shorty; Always Different; Nella Notte ft. Davide Shorty, Inoki Ness, Chapo, Darn, Zantena; Moving On ft. Nasia Alzhanova; Come fi Murder ft. Forelock, Moder; Promossi ft. Chapo, Darn; Tempo ft. Davide Shorty, Inoki Ness; Alien Beats ft. Inoki Ness) per mezz’ora di durata. Goodmorning Worldwide: alcune tracce Apre l’album la traccia omonima, Goodmorning Worldwide, che fa parte del filone hip hop dell’album: base dell’Alien Army e rime multilingue di Inoki Ness. Ritmo martellante, trombe, scratching e suoni distorti per un brano che in fondo richiama la “vecchia scuola” del rap. Always Different invece è l’unico brano solamente della Alien Army, quasi un esercizio di stile alla consolle da DJ. Un esercizio però molto ben riuscito tra scratching onnipresente, distorsioni, effetti sonori ed un ritmo fluido che sottolineano la natura “diversa” del brano stesso e in generale di tutto l’album. Nella Notte fa parte dei brani rap, opera infatti dei membri della crew Rap Pirata, con parti più melodiche grazie a Davide Shorty. Predominano però le rime ad una discreta velocità su una base molto ritmica, con continui dialoghi tra la parte melodica e quella rap. Lo segue Moving On, dominato dalla voce calda ed avvolgente di Nasia Alzhanova, che immerge l’ascoltatore in un’atmosfera blues, velata da una leggera malinconia. Predomina la parte vocale nel brano, con una base discreta, che accompagna il canto senza mai oscurarlo od essere invadente. “Goodmorning Worldwide” alterna sonorità diverse, nate da un esperimento che prevedeva due settimane di collaborazione tra gli artisti ed ha invece portato ad un LP. Il risultato è molto particolare per la mescolanza dei diversi suoni (ad esempio rap e reggae in Come fi Murder) e non annoia mai l’ascoltatore.

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Musica

Muri di sabbia de I Tremendi: miscela di rock ed hip hop

Il 23 febbraio è uscito Muri di sabbia, primo disco de I Tremendi. Band romana formatasi nel 2016, I Tremendi mescolano rock e hip hop, tenendo fede al loro nome con un suono al fulmicotone ed un buon livello di decibel. Cresciuti nella “giungla urbana” della capitale, si presentano con uno stile da banditi western, sono: Christian “DrFunk” Trabucchi, Simone “Pan-Ic” Trabucchi, Gianluca “Gian” Grasselli, Giovanni “King Joe” Narici e Quetzal Balducci; hanno registrato Muri di sabbia presso il Coffee Studio di Roma (finanziandosi anche tramite crowdfunding su Musicraiser). I Tremendi: rabbia e riscatto Sette brani per mezz’ora circa di chitarre arrabbiate e rime a raffica, testi che parlano di disagio giovanile, mancanza di prospettive e ribellione: questa la sintesi dell’album. Sono presenti anche brani relativamente più lenti, come “Ritmo e poesia” o “Baffone”, per un peso maggiore del testo, che hanno però lo stesso spirito “tremendo” del resto dell’album. Sette le tracce: “Muri di Sabbia”, “Ladro D’Istanti”, “Tremendiland”, “Vivo”, “Ritmo e Poesia”, “Seguimi “, “Baffone”. Muri di sabbia: qualche traccia Menzione particolare per alcuni brani, a partire da “Muri di sabbia”. Omonimo dell’album ne rappresenta una sintesi. Musica rabbiosa dall’inizio alla fine, la vita come lotta per inseguire i propri sogni, ostacolati da nemici e muri di sabbia, che non fermano però chi canta. “Tremendiland”, un ritmo allegro per parlare di vita assorbita da social e rete, perdità di umanità e rabbia verso chi sfrutta (Quando perdi trovi umanità / Più di un partito la scuola o la sanità / Non c’è vecchiaia ci ammazzate voi), che porta ovviamente ad una reazione ed alla voglia di superare le difficoltà. “Ritmo e poesia”, inizio da lento e prosieguo con assoli di chitarra, è un invito invito a vivere la vita, tra guerre di interessi e difficoltà del paese. Sempre un invito a lottare (Fuori le zanne), in questo caso per far risorgere la musica. Trattando di problematiche attuali, “Muri di sabbia” non ha un tono pessimistico, anzi. La rabbia fa da stimolo per la denuncia dei problemi e sprona a reagire, sfruttando i colpi incassati per migliorare (come in “Baffone”, che all’inizio ricorda la colonna sonora di un duello da film western). I Tremendi, in “Seguimi”, invitano se stessi e gli altri a partire, lasciandosi la terraferma alle spalle e ad impegnarsi in qualcosa che faccia sentire vivi (in “Vivo”). Un album energico, d’impatto sulla mente dell’ascoltatore (e sui timpani del vicinato), coinvolto nella storia di rabbia e riscatto dei “banditi” Tremendi.

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Attualità

Elon Musk attacca i media: Pravda per giudicare i giornalisti

Elon Musk, noto imprenditore e CEO di Tesla e Space X, ha attaccato via Twitter la stampa proponendo di creare una piattaforma in cui gli utenti possano votare gli articoli, la loro credibilità e la veridicità dei contenuti. La piattaforma si dovrebbe chiamare Pravda (Verità in russo), come il giornale di partito del PCUS (il partito comunista) in Unione Sovietica. (In foto soldato legge la Pravda nel 1941, a Mosca). Gli attacchi sono arrivati in seguito ad articoli che hanno espresso dubbi sulle automobili Tesla, in particolare sui sistemi di guida autonoma, oltre che sulla compagnia stessa, con conti in rosso perenne ed in rotta con i sindacati. Secondo Musk in sintesi il problema non sarebbero le aziende ed i loro prodotti ma la stampa che se ne occupa, che non comprende la bontà delle sue ragioni oppure è al soldo della concorrenza. In realtà è proprio grazie alla stampa che Musk è riuscito a costruire la sua reputazione da innovatore, con la copertura data ad esempio ai lanci della SpaceX ed alle innovazioni introdotte sulle Tesla. Probabilmente è solo un’inquietante provocazione, come la vendita ad inizio anno di 20.000 lanciafiamme a 500 dollari. In questo caso servirebbe ad attirare l’attenzione su Musk stesso e la sua proposta, evitando che salgano alla ribalta i problemi delle sue compagnie evidenziati proprio negli articoli che hanno portato il magnate all’idea di un sito per la valutazione dell’operato dei media. Pravda di Elon Musk: ritorno alla verità di parte? In ogni caso è un’idea pericolosa, la sua eventuale realizzazione sarebbe un attacco alla libertà di stampa. I giornalisti si ritroverebbero sottoposti ad un giudizio costante sul proprio operato, sempre a rischio di attacchi per aver scritto qualcosa di sgradito al pubblico (indipendentemente dalla credibilità degli articoli). Basti pensare a come spesso le discussioni sui social network su temi scottanti sfocino in attacchi personali a danno di sconosciuti che hanno un’opinione diversa. Senza contare il potere che avrebbe il privato che gestirebbe la piattaforma come l’ipotetica Pravda: potrebbe facilmente alterare i risultati per attaccare giornalisti a lui sgraditi. Il risultato sarebbe quasi una gogna 2.0. Le cosiddette “fake news” sono un problema, ma la censura non può e non deve essere la soluzione. Per ricordarlo chiudiamo con i primi due commi dell’articolo 21 della nostra Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.“ Francesco Di Nucci

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