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Eroica Fenice

Musica

Intervista a Law in Arm, dj autore di Inside Blue

Inside Blue è l’ultimo singolo dance del dj Law in Arm, nome d’arte di Mauro Lanzieri,  prodotto dalla iM Elettronica, che ha scalato la top chart di Chicago. Law in Arm, dj dagli anni ‘90, negli ultimi cinque anni anche produttore, da Torre Annunziata ha suonato in tutta Italia, lo abbiamo intervistato in occasione di questa scalata alle classifiche. Law in Arm, chi si cela dietro lo pseudonimo? Come mai questo nome? È il nome d’arte di Mauro Lanzieri, ho preso spunto dai miei studi giuridici. Nell’ambito musicale ho iniziato a suonare pianoforte a 8 anni. Figlio degli anni 90, ho sempre covato una grandissima passione per la musica dance. Come deejay ho lavorato in vari locali a Napoli e a Milano, ho suonato alle feste in piazza nella provincia partenopea. Come si arriva da Torre Annunziata in cima alle classifiche di Chicago? Sicuramente abitare in una grande città, come Napoli, dà più opportunità: i dj trovano locali dove suonare con meno fatica, i producer hanno a disposizione più sale di incisione. Questo, però, non deve essere visto come un limite. Vivere in provincia ormai non è più un problema, grazie ai mezzi di comunicazione possiamo arrivare ovunque. Grazie a internet, infatti, siamo connessi globalmente con tutto il mondo da qualsiasi remota città. Il limite è solo quello che eventualmente ci poniamo lasciando che la paura di non farcela decida per noi. Chicago è stata una sorpresa anche per me, non era il mio obiettivo principale, anche perché è una città che ama sonorità molto particolari e raffinate. Ne sono venuto a conoscenza dal direttore artistico di una radio con sede lì, il quale mi ha rivolto le sue congratulazioni. Dopo poco più di un mese mi sono ritrovato al primo posto. Questo penso dimostri che lavorando con professionalità, impegno, costanza e passione i risultati arrivano perché le persone percepiscono tutto ciò. Da dove vengono le sonorità di Inside Blue? Quali sono i lavori precedenti? Il progetto “Inside Blue” nasce dall’idea di coniugare la musica EDM con quella classica. Infatti, oltre la versione Original mix, Inside Blue ha altre due versioni “Radio Edit” e “Vocal mix”, con la voce della soprano Annamaddalena Capasso, in arte The Eternal Diva che ha sposato in pieno la mia idea e ha dato, con la sua professionalità, quel qualcosa in più e di diverso al progetto stesso. Doppio lavoro, da dj e da produttore, quali i lavori realizzati come produttore? Prospettive future per ambedue le carriere? Oggigiorno, pensando ai grandi nomi del settore, fare dj e produttore sembra la stessa cosa, ma non lo è. Un produttore fa anche il dj per promuovere i propri progetti, non necessariamente il contrario. I miei lavori precedenti sono Demostration ed Euphoria che è stata anche utilizzata come sigla di un programma televisivo. Per il futuro, ho da poco firmato un contratto per la mia nuova uscita con una casa discografica di Los Angeles. Stiamo perfezionando i dettagli e il mese prossimo ufficializzeremo il tutto. Sicuramente, poi, seguirà la […]

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Libri

Super Santa for Peace: intervista all’ideatore Stefano Labbia

A febbraio 2019 è stata pubblicata l’edizione digitale di Super Santa for Peace, fumetto supereroistico ambientato nell’universo di Kremisi. Il ricavato della vendita del volume andrà in aiuto delle popolazioni del Messico colpite dal terremoto del settembre 2017. In Super Santa vediamo all’opera quella che è la versione supereroistica di Babbo Natale, in illustrazioni realizzate grazie all’associazione Aster Academy da numerosi artisti, su idea di Stefano Labbia. Scrittore e fumettista classe 1984, autore anche di Killer’s Loop e Kremisi, di prossima uscita, lo abbiamo intervistato. Intervista all’ideatore di Super Santa for Peace, Stefano Labbia In Super Santa vediamo Babbo Natale in versione supereroe che lotta contro il crimine, da dove nasce quest’idea? Questa idea nasce nel 2015 e se è vero che i tratti e le caratteristiche di Santa sono evidenti nel personaggio, non ho fatto altro che pensare, durante tutto il corso della genesi del fumetto, a come poter distaccarmi dalla storia tradizionale e inserendovi elementi nuovi all’interno ma senza snaturarla troppo. Il risultato è un classic comics hero american style che però strizza l’occhio per la composizione delle tavole, per lo stile della narrazione e per i contenuti, a quella che è la tradizione italiana. Super Santa for Peace nasce dalla collaborazione di numerosi artisti, come è stato gestire un progetto del genere? Sicuramente un’esperienza molto… intensa. Gli illustratori partecipanti provengono davvero da ogni parte del mondo: siamo riusciti ad arrivare assieme alla meta grazie allo spirito umanitario del progetto. Io ringrazio tutti i partecipanti, Aster Academy per l’enorme lavoro di logistica svolto ed il prezioso supporto che continua a dare nella diffusione dello stesso. Un grazie speciale va alla Dottoressa Emanuela Mauri di emygraph.it per il prezioso aiuto nell’editing del libro! Qual è il messaggio che vuole portare Super Santa for Peace? Cosa lo differenzia dalle storie di supereroi in stile statunitense? Sicuramente i contenuti. Qui non si tratta di supereroi con superproblemi. O meglio… non solo. Il mondo di Super Santa e Kremisi è affollato di criminali di ogni genere e soprattutto da una popolazione che, da mediocre quale è, ha lasciato a loro il completo dominio, dandogli così non solo modo di dominare la specie intera ma di, letteralmente, fare il bello e il cattivo tempo creando nuovi modi per morire. Il ricavato della vendita andrà ad aiutare le popolazioni colpite dal sisma in Messico nel 2017, come mai questa scelta? L’intero progetto Super Santa for Peace è nato in concomitanza di quel tragico evento. Sentivo l’esigenza di dover fare qualcosa e l’unica cosa che ero in grado di fare in quel momento era di coinvolgere illustratori da ogni parte del mondo e, assieme a un’associazione internazionale culturale, dare vita a questo progetto, nella speranza di poter aiutare le popolazioni colpite dal sisma. Francesco Di Nucci

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Fun e Tech

A cosa servono i Bitcoin? Storia e pareri sulla criptovaluta più famosa

A cosa servono i Bitcoin? Cerchiamo di capirlo insieme! I Bitcoin, saliti alla ribalta un anno fa, quando il loro valore è schizzato a 20.000 dollari, sono una criptovaluta: una valuta digitale, basata sulla crittografia e decentralizzata. In altre parole sono un mezzo di scambio che non esiste in forma “fisica”, che funziona grazie alla crittografia asimmetrica e ad altre tecniche crittografiche e che non è controllato da alcuna autorità statale. A cosa servono i Bitcoin In estrema sintesi i Bitcoin servono alle stesse cose per cui serve una moneta come l’euro: accettare e fare pagamenti, compravendita di beni, scambio con altre valute, utilizzo in strumenti finanziari. Le similitudini finiscono qui. La prima differenza è nel valore: quello di una normale valuta dipende dall’istituzione che lo emette e dalla situazione politico/economica dello Stato, quello del Bitcoin invece è dovuto solo a domanda e offerta. Questo spiega le oscillazioni estreme del suo valore, dai pochi centesimi dell’esordio ai ventimila dollari dell’anno scorso, fino ai circa tremila/quattromila dollari attuali. A causa di quest’estrema volatilità, i Bitcoin non hanno avuto grandissima diffusione, ma sono accettati in una discreta quantità di attività commerciali, soprattutto online. Poiché sono un mezzo di pagamento “anonimo”, per il particolare meccanismo di funzionamento, hanno rivestito e rivestono anche un ruolo in traffici illeciti, in particolare per trasferimenti di denaro nel cosiddetto dark web. Come funzionano Il funzionamento della rete che c’è dietro i Bitcoin non è facile da sintetizzare e spiegare senza tecnicismi, volendo è possibile approfondirlo in diversi livelli di dettaglio, dai più semplici ai più tecnici. Volendo semplificare esiste una rete peer-to-peer dove ogni utente è un nodo e ha un “portafoglio” a cui corrisponde un indirizzo e in cui conserva i suoi Bitcoin. Basta installare un software apposito per crearne uno, non esiste quindi nessun registro che associ un indirizzo ad una data persona. Le transazioni tra indirizzi vengono registrate nella blockchain, una sorta di libro mastro pubblico che è distribuito tra tutti gli utenti che partecipano alla rete Bitcoin. Come tutto ciò che riguarda i Bitcoin, anche questo processo è basato sulla crittografia. Inserire le nuove transazioni nel libro mastro richiede la soluzione di complessi problemi matematici di cui si occupano i cosiddetti miners, che sono utenti che sfruttano la potenza di calcolo dei propri computer per risolvere questi problemi crittografici. In cambio ottengono una ricompensa in Bitcoin al momento della soluzione, in parte dovuta al sistema stesso (che dimezza questa ricompensa ogni quattro anni), in parte dovuta ad una eventuale commissione per eseguire la transazione. Per vari motivi la difficoltà dei calcoli è legata al numero di miners: più cresce, più la difficoltà è alta. Uno dei motivi di questa scelta è per rallentare la creazione di nuova criptovaluta, dato che il numero di Bitcoin che possono essere creati è limitato a ventuno milioni, (di cui diciotto milioni in circolazione) per evitare l’inflazione. Conseguenza di questi limiti è stato l’aumento della capacità di calcolo necessaria per gestire la rete Bitcoin. I problemi sono così […]

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Libri

Royal City Volume 3: ultimo volume della graphic novel di Jeff Lemire

Royal City 3, ultimo capitolo della graphic novel Royal City di Jeff Lemire | Recensione Royal City Volume 3, terzo ed ultimo volume della graphic novel Royal City di Jeff Lemire, è uscito il 24 gennaio per la Bao Publishing. Sceneggiatore e fumettista canadese, tra le opere a cui Lemire ha collaborato o di cui è autore ci sono Essex County, Il saldatore subacqueo, Descender, Plutona, Black Hammer e Niente da perdere. Protagonista dell’ultimo capitolo della trilogia, come nei due volumi precedenti, è la famiglia Pike, la cui storia si dipana tra gli anni ‘90 ed il presente nella città fittizia di Royal City, centro industriale del New Jersey ora in declino. La famiglia Pike è composta dai genitori, Peter e Patty, e dai loro figli Pat, Tara, Richie e Tommy. A causa di un evento inaspettato sono stati costretti a riunirsi a Royal City, dove si trovano a fare i conti con un presente problematico per tutti loro e soprattutto con il loro ancor più problematico passato, al quale tutti sono rimasti ancorati. Infatti Tommy, il più piccolo dei fratelli, è morto nel 1993 in circostanze poco chiare. Eppure tutti i familiari ne vedono il fantasma, seppur ad età diverse, che li accompagna nelle loro vite, come se queste si fossero in parte fermate alla sua morte. Ora anche grazie a lui, o meglio a quello che immaginano di Tommy, i Pike riusciranno finalmente a fare i conti con la propria storia ed andare verso un futuro che appare migliore. Royal City, il volume 3 del romanzo grafico di Jeff Lemire La storia di Royal City si sviluppa su diversi piani temporali e spaziali che interagiscono tra di loro. Innanzitutto si alternano il presente, con tutti i suoi problemi e le storie dei protagonisti, ed il passato, con i suoi eventi tragici e le scelte che hanno portato tutti i personaggi a diventare quello che sono nel presente. Poi c’è un’alternanza tra la realtà, dove i protagonisti cercano di cambiare le loro vite, ed il sogno, quasi delle visioni oniriche, che spesso accompagnano i momenti di riflessione e di ritorno al passato dei personaggi. Sono opera di Jeff Lemire sia la sceneggiatura che i disegni, realizzati in tinte acquerellate, quasi sfumate. Nel fumetto si alternano colori caldi e freddi a seconda delle situazioni rappresentate, tra le sfumature accentuate di sogni e ricordi e la vividezza del presente e delle sue novità. Con quest’ultimo volume di Royal City si chiude la trilogia con i protagonisti che finalmente riescono ad affrontare il loro passato e quasi non ci si accorge dello scorrere delle pagine e delle storie che man mano si intrecciano e scorrono anch’esse verso il finale. Royal City 3 di Jeff Lemire: [amazon_link asins=’8832732041′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’f1a894b1-5d7e-41ec-a820-df4b4773c866′] Immagine dal web: www.amazon.it

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Musica

Hide Vincent e il suo nuovo EP: The House Marring

The House Marring, nuovo EP di Hide Vincent, quattro ballate folk L’11 gennaio è uscito The House Marring, secondo EP di Hide Vincent, alias Mario Perna, musicista e cantautore classe ‘93. Viene pubblicato dalla I Make Records, casa produttrice di Nocera, registrato e arrangiato con l’MR Recording Studio di Salerno. Inizia la sua carriera nel 2012 con una demo autoprodotta, Imperfection, in seguito alla quale entra nel 2015 nell’etichetta che ha prodotto i suoi successivi EP. Segue nel 2017 l’EP di esordio Hide Vincent, poi, a distanza di due anni, il nuovo The House Marring. Quest’ultimo è un lavoro breve, intenso, degno dell’attenzione dell’ascoltatore, sole quattro tracce per un quarto d’ora di ballate folk: Barely Naked, Come Up, Drop The Glass, Home Alone. Una notevole differenza con l’album precedente, composto da ben dieci tracce, rispetto al quale mostra però una maturazione dei suoni e dei contenuti, con The House Marring che è più orientato verso l’intimità ed i sentimenti. The House Marring: ultimo EP di Hide Vincent Il titolo dell’EP letteralmente vuol dire “deturpare, danneggiare la casa”. In questo caso indica la distruzione di quel che si conosce, delle relazioni, di ciò che ostacola il cambiamento, dei legami col passato, fantasmi da affrontare per poter poi finalmente ricominciare e guardare al futuro. The House Marring è costituito da lente ballate, in stile folk/rock, caratterizzato da uno stile pacato ma mai noioso. Apparentemente semplice, in realtà espressivo e ricco di sfumature sonore, quasi sembra finire troppo presto. L’EP The House Marring si apre con Barely Naked, traccia con una voce calda e tendente al malinconico, sullo sfondo di un avvolgente intreccio di chitarra ed archi. La successiva Come Up è caratterizzata invece da una melodia più ipnotica, con l’uso anche di pianoforte e percussioni, un alternarsi di alti e bassi nella voce, di ritmi quasi dilatati e poi più concitati. Il terzo brano, Come Up, è venato della stessa malinconia di Barely Naked, ma con un’apertura al futuro. Melodicamente tornano ad avere nuovamente importanza gli archi, e la voce si fa più calda, quasi ad indicare l’inizio della ricostruzione dopo la distruzione. A chiudere l’EP troviamo Home Alone, melodia di chitarra e percussioni, voce calda in bilico tra la nostalgia per il passato e l’avvicinarsi di un nuovo inizio. The House Marring è un lavoro breve ma completo, meritevole di attenzione, un risultato più che degno dei due anni di lavoro che lo separano dall’EP precedente. Francesco Di Nucci

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Musica

No Time for Beauty di Makoto Holmberg, intervista

No Time for Beauty è il secondo album, dopo il primo EP Slow Night, di Makoto Holmberg, alias Andrea Apicella, uscito il 19 ottobre scorso per la VolumeUP. Cinque tracce di sola musica elettronica strumentale arricchita dal field recording, ne abbiamo intervistato l’autore. 1. Makoto Holmberg, dove e come nasce questo progetto di musica elettronica? Il progetto nasce nel 2015, nella mia stanza, letteralmente. In quel periodo avevo la seria intenzione di fermare quello che era il mio percorso artistico per dedicarmi ad altro. Ho sempre avuto un rapporto di odio-amore con la musica. Quindi i primi lavori come Makoto Holmberg sono nati e si sono evoluti nella mia stanza, senza l’intenzione di pubblicarli. Quando ho capito che non aveva senso trattenere il materiale rinchiuso in un hard disk, allora ho deciso di condividerlo con il mondo. Essendo il mio un linguaggio sonoro molto vicino a generi ascoltati principalmente fuori Italia, sono riuscito a suonare, tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, in improbabili posti, prima in Inghilterra e poi in Germania, presentando i miei improbabili lavori ad altrettanto improbabili serate di musica. 2. Qual è lʼispirazione per lʼalbum “No Time for Beauty”? No Time for Beauty è un progetto che ho sempre sentito dentro. È tutto ciò che fin da ragazzo mi sarebbe piaciuto esprimere in maniera artistica. Quindi l’ispirazione non è partita da un agente esterno, ma semplicemente dalla promessa che mi ero fatto da adolescente nel momento in cui avevo deciso che avrei voluto fare musica. No Time for Beauty: la musica elettronica di Makoto Holmberg 3. Come mai cinque tracce solo strumentali, qual è il loro significato? Parto dal presupposto che la voce sia uno strumento così come lo è un basso, un pianoforte, il suono della pioggia o il rumore bianco. Credo che l’uso della voce nel senso classico del suo significato, cioè con il fine di farla emergere tra gli altri elementi di un brano, costringa chi fa musica ad attenersi a certi standard, sia in termini di resa sonora, di pulizia, sia in termini di strutture. Uno dei miei punti cardine per No Time for Beauty era proprio il non voler ripetermi all’interno dei brani. Nulla suona uguale per più di due volte, anche un semplice beat di batteria ha variazioni, seppur impercettibili, che danno l’idea di qualcosa di spontaneo, di improvvisato, di creato in maniera istintiva. Non penso che in questo genere di musica la presenza di una voce segni un netta differenza. Ci sono tanti elementi, e la voce è solo una di questa, non meno importante, ma neanche più importante. Dipende da ciò che si vuole dire e come lo si vuole dire. 4. In questo album rispetto al precedente c’è una maggior componente umana e di sottofondo grazie anche al field recording, come mai questa scelta? Altre differenze tra i due album? Non amo particolarmente lʼidea del “campionato”, cioè di un elemento che viene tagliato e collocato più volte in una casella. Non mi piace perché è […]

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Musica

Inland Images delle O-Janà, intervista

Inland Images è l’ultimo album del duo O-Janà, uscito l’8 ottobre scorso per la Folderol Records. Duo partenopeo composto da Alessandra Bossa, musicista elettronica e pianista, e Ludovica Manzo, vocalist, che per questo album hanno collaborato con Michele Rabbia, percussionista e batterista, e Eivind Aarset, chitarrista. Le abbiamo intervistate in occasione della pubblicazione di Inland Images, crogiolo di musica elettronica, pianoforte e sperimentazione timbrica. • Come nasce il duo O-Janà, come mai questo nome? L.: Il duo nasce nel 2010, da una collaborazione tra me e Alessandra durante il periodo in cui lei risiedeva a Göteborg in Svezia. Abbiamo iniziato a lavorare su landscape sonori, canzoni e composizioni che prevedevano un ampio spazio per l’improvvisazione e l’uso dell’elettronica, oltre a quello del piano preparato. In una fase iniziale ci siamo dedicate soprattutto alla musica, usando, lì dove volevamo inserire la parola, alcuni testi del poeta inglese Mervyn Peake. Successivamente abbiamo ampliato il nostro lavoro di scrittura anche all’aspetto del testo. Il nome è un gioco di camuffamento della parola napoletana janara, che significa strega. • “Inland Images” combina sonorità mediterranee e nordeuropee, perché questi due mondi così distanti tra loro? L.: Siamo entrambe campane, io vivo a Roma da molto tempo ed Alessandra ha vissuto in Svezia per diversi anni. Siamo cresciute per forza di cose con la melodia mediterranea, abbiamo sviluppato, ognuna in maniera diversa, percorsi di studi e ascolti che ci hanno aperto ad altre realtà, in primis a quella del jazz e della musica classica e contemporanea. Siamo appassionate di musiche strambe, musiche di ieri e di oggi, di ogni forma e provenienza. Inland Images, ultimo album delle O-Janà • L’album include delle sonorità ed atmosfere molto particolari, da dove l’ispirazione? A: L’ispirazione personalmente arriva dalla diversità delle cose che vivo. Luoghi, lingue e città diverse creano una sorta di spaesamento attraverso il quale la creatività cerca di mettere ordine. La suggestione dei paesaggi svedesi unita alla frenesia della metropoli napoletana, in questo caso, ha fatto il suo gioco. La musica che scrivo di solito non si nutre di altra musica ma attinge direttamente dal mio quotidiano. • I temi spaziano da giochi letterari all’amore, dall’inconscio alla poesia, dalla rabbia all’amore, quale il filo conduttore dell’album? L.: Il filo conduttore è la non linearità del mondo interiore, del magico e dell’irrazionale, di ciò che non segue la grammatica del pensiero logico e che si esprime con immagini giustapposte e di ciò che non si può dire, ma che in qualche modo si vuole comunicare. • Progetti per il futuro? A: Dopo la collaborazione con Michele Rabbia e Eivind Aarset stiamo pensando a nuove collaborazioni e a nuove composizioni per il prossimo album. Stiamo preparando un nuovo tour e abbiamo appena vinto un bando promosso dall’Associazione Nazionale I-Jazz che ci porterà nuove date e festival per il 2019 sia in Italia che all’estero. Francesco Di Nucci

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Eventi/Mostre/Convegni

Il Circo Orfei a Napoli per Natale e Capodanno 2018

Il Circo Tradizionale di Moira Orfei sarà a Napoli dal 20 dicembre 2018 al 27 gennaio 2019, al Pareo Park a Licola, tra Giugliano e Pozzuoli. Orari e prezzi sono disponibili sul sito ufficiale. Lo spettacolo è organizzato da Stefano Orfei, (figlio della fu regina dell’arte circense, Moira) in pista come presentatore e domatore (assieme al figlio Manfredi) e dalla sua consorte Brigitta Boccoli, in quest’occasione dietro le quinte come produttrice. Il 20 dicembre, in occasione del primo spettacolo, con la collaborazione di Diocesi e Città metropolitana di Napoli, sono state ospitate 350 persone meno abbienti e 250 bambini i cui genitori sono in missione all’estero per l’Esercito Italiano. Il circo Orfei torna a Napoli con uno spettacolo esclusivo per la città partenopea, per festeggiare il ritorno a Napoli ed i 250 anni del circo: è infatti nel 1768 che nasce il circo moderno, a Londra, per opera di Philip Astley, un ex militare inglese. Il Circo Orfei ha un rapporto particolare con Napoli, come ha ricordato Stefano Orfei al termine dell’esibizione: “Napoli è la città che “facciamo” più spesso, perché Napoli è una città che ama Moira e Moira amava Napoli. E Stefano ama Napoli, come l’amava Moira, perché siamo cresciuti a Napoli (…): la Mostra d’Oltremare, Fuorigrotta, Soccavo, Licola… Conosciamo tutta Napoli: via Marittima negli anni Settanta, mi ricordo quando ero bambino…”. Lo spettacolo del circo Orfei è all’insegna della varietà, un caleidoscopio di due ore con oltre 20 numeri che spaziano dalla giocoleria alle esibizioni con gli animali; con un occhio di riguardo per i più piccoli, per i quali lo spettacolo è stato molto coinvolgente. Circo Orfei a Napoli al Pareo Park (Licola) Come dal nome, il circo Orfei presenta numeri “tradizionali”, ma con alcune particolarità, ad esempio ci sono sì i leoni, ma su di un sidecar assieme a Stefano Orfei, che ha lavorato come assistente del padre con tigri e leoni da quando aveva dieci anni. Tra clown, balli in costumi appariscenti, musica, acrobati, giocolieri, contorsionisti e animali d’ogni specie non manca niente. Numerosi gli artisti presenti che hanno ricevuto premi internazionali, ad esempio al “Festival internazionale del circo di Monte Carlo”, dove quest’anno concorreranno anche alcuni numeri che fanno parte dello spettacolo. Nonostante questo non c’è un numero “di punta” come fulcro: è un insieme godibilissimo di numeri con lo stesso peso che fanno volare via in maniera divertente le due ore dello spettacolo. Un ottimo modo per iniziare l’anno nuovo! Francesco Di Nucci

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Fun e Tech

Le migliori 5 distro Linux per principianti

Quale distro Linux scegliere per un principiante? Esistono diverse decine di distribuzioni Linux (chiamate in modo gergale anche distro Linux ), e questo può disorientare chi si avvicina per la prima volta a questo mondo. Si parla di distribuzioni Linux perché quello che hanno in comune i sistemi operativi basati su Linux è il kernel (la parte del software che gestisce l’hardware), che è Linux. A questo ogni distribuzione aggiunge delle utilità di sistema, un ambiente desktop alias desktop environment (l’interfaccia grafica che si presenta all’utente) e dei software preinstallati (browser, suite per l’ufficio, lettori multimediali ecc.). A seconda del software incluso le distribuzioni Linux possono essere adatte a dei neofiti o meno, in questo articolo abbiamo scelto cinque distribuzioni Linux per principianti. Un avvertimento valido per tutte le distribuzioni: alcuni ambienti desktop hanno un design particolare, diverso dal “tradizionale” design di macOS e soprattutto di Windows. Se si cerca una distribuzione Linux per principianti e non si vuole familiarizzare con un tipo di desktop diverso può essere il caso di non usare ambienti come GNOME o Xfce. Ambienti con un design più tradizionale includono Cinnamon, LXQt, MATE e KDE. Inoltre le applicazioni preinstallate non sono quelle dei sistemi Windows o macOS, ma le loro controparti come software libero. Cinque distribuzioni Linux per principianti elementary OS Nata nel 2011, elementary OS è una distro Linux basata su Ubuntu, da cui deriva la compatibilità hardware e la facilità di trovare supporto. Utilizza Pantheon come un ambiente desktop, che richiama molto l’aspetto di macOS, il sistema operativo dei Mac. Tra i difetti, rimediabili grazie ai software per Ubuntu, la scarsità di applicazioni preinstallate e la scelta di avere un’utilità per l’installazione di programmi (AppCenter) autonoma e con pochi applicativi disponibili. Per scaricarla gratuitamente basta scegliere di “donare” 0$. Linux Mint Nata nel 2006, Linux Mint è basata su Ubuntu e Debian (sistema storico, efficiente e affidabile ma poco adatto ai neofiti). Consente di scegliere come ambiente desktop tra Cinnamon, MATE e KDE. Ha la stabilità e disponibilità di applicazioni di Debian ed Ubuntu, un ottimo numero di applicazioni preinstallate ed un’interfaccia con un design tradizionale e moderno allo stesso tempo. Distribuzioni Linux per neofiti: gli screenshot OpenSuse Nata nel 2005, OpenSUSE è la versione “comunitaria” di SUSE, una distribuzione Linux commerciale. Stabile e ben testata, richiede relativamente poche risorse rispetto ad altri sistemi. Offre Gnome o KDE come ambienti desktop, ed all’installazione offre già un sistema completo grazie alle applicazioni preinstallate. Notevole tra questi YaST, centro di controllo che permette di avere sottomano tutto il necessario alla gestione del sistema. PCLinuxOS Nata nel 2003, PCLinuxOS è pensata come distribuzione Linux per principianti, il suo slogan è “radically simple”, estremamente semplice. Come ambienti desktop propone KDE o MATE, con un’interfaccia semplice e moderna. Ha un’ampia scelta di applicazioni sia preinstallate che disponibili (grazie al gestore di pacchetti Synaptic), fino a qualche anno fa era popolare come scelta per neofiti, oggi non è più così diffusa. Ubuntu e derivate ufficiali Nato nel 2004, Ubuntu […]

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Fun e Tech

Libri in pdf: come scaricarli e leggerli (legalmente)

Libri in pdf, come e dove scaricarli gratis Non tutti sanno che esistono siti per scaricare ebook gratuitamente e legalmente. Questi libri solitamente sono disponibili perché le opere sono finite nel pubblico dominio una volta scaduti i termini di legge, o perché l’autore/la casa editrice le hanno rese disponibili disponibili gratuitamente per promozione. Abbiamo steso una breve e non esaustiva lista online di siti per scaricare libri, sia che siano PDF/ebook senza DRM (“lucchetti digitali” per la tutela dei diritti d’autore) utilizzabili ovunque, oppure ebook con sistemi di protezione (tipicamente quelli dei negozi online), con qualche consiglio per l’uso. Come scaricare libri gratis? Ecco la nostra guida! N.B. Teoricamente questi siti non dovrebbero includere violazioni di copyright, ma è sempre buona norma verificare prima di scaricare. Come scaricare libri in pdf gratis Partiamo dai siti per scaricare ebook completamente in italiano o con una sezione dedicata ai testi in italiano e che rispondono al trittico “libri gratis pdf”. Libri pdf gratis: su questo sito è possibile ricevere un link per ottenere 30 giorni di accesso gratuito alla libreria Amazon per scaricare i libri. Biblioteca della letteratura italiana: una piccola raccolta di classici della letteratura italiana, realizzata da Pianetascuola ed Einaudi. Offre il download di libri pdf gratis senza DRM. LiberLiber: alias Progetto Manuzio, è una raccolta di oltre 4800 pdf libri, 8000 brani musicali e decine di audiolibri, completamente in italiano. Permette il download libri in vari formati senza restrizioni, come EPUB, ODT e PDF; i libri sono sottoposti a diverse licenze che permettono comunque la lettura gratuita del testo. ManyBooks.net: libreria online gratuita nata nel 2004 con testi di Project Gutenberg, è arrivata ad offrire oggi oltre 50.000 ebook gratuiti, con una sezione per quelli in italiano. Permette senza problemi il download libri pdf Negozi di ebook: molti hanno una selezione di testi offerti gratuitamente o nel pubblico dominio, accessibili solitamente tramite registrazione. Possono essere sia utilizzabili liberamente che vincolati tramite DRM e software del negozio. Li troviamo ad esempio su Amazon, Bookrepublic, Feedbooks, Google Play Store, IBS, La Feltrinelli, Mondadori Store e StreetLib (ex UltimaBooks). Project Gutenberg : un progetto per la digitalizzazione di libri nel pubblico dominio. Offre oltre 57.000 testi in più lingue, tra cui l’italiano, utilizzabili senza restrizioni. Wikisource: parte della fondazione Wikimedia (la stessa di Wikipedia), raccoglie testi di pubblico dominio o con licenze libere, ha una sezione completamente in italiano. I libri sono scaricabili gratuitamente in vari formati, ma una parte dei testi non è completa e/o formattata. Come scaricare ebook gratuitamente (siti multilingue) La maggior parte dei siti per il download di libri è in lingua inglese ed offre di solito un catalogo più esteso rispetto a quelli in italiano. In questo caso occorre prestare attenzione alle normative sui diritti d’autore che potrebbero essere diverse da quella italiana. Authorama: una raccolta di libri classici nel pubblico dominio e di testi sotto licenza Creative Commons. Free Computer Books: una raccolta di link a ebook gratuiti di informatica, ad esempio promozioni degli editori. Internet […]

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Musica

From The Roots To A Folded Sky, terzo album dei Virtual Time

From The Roots To A Folded Sky, è il primo album dei Virtual Time pubblicato nel 2018. Primo dei cinque lavori previsti entro un anno, From The Roots to a Folded Sky è uscito il 21 maggio per la Go Down Records, etichetta dell’Emilia-Romagna. I Virtual Time sono una band rock di Bassano del Grappa, in attività dal 2012, composta da Alessandro Meneghini alla batteria, Luca Gazzola alla chitarra, Marco Pivato al basso e dal cantante Filippo Lorenzo Mocellin. Hanno già realizzato altri tre album: Getting Twisted (2013), Long Distance (2016) e Animal Regression (2018, successivo a From The Roots To A Folded Sky). Lo stile dei Virtual Time è dichiaratamente ispirato al rock anni ‘70, dai Led Zeppelin ai Pink Floyd, senza escludere riferimenti moderni come i Muse. Questo si riflette nel disco From The Roots To a Folded Sky che include sonorità folk, rock nonché delle ballate. Il titolo rispecchia l’obiettivo del gruppo, con questo album ed i successivi, di una crescita personale e musicale che li dovrebbe portare dalle basi in cui si trovano fino al cielo. Il termine Folded Sky, cielo ripiegato, è un richiamo agli origami, dove un foglio di carta rimane tale ma assume una forma totalmente nuova. Otto le tracce, per mezz’ora di rock: Charmed, Just You, Beyond The Sun, Alligator, The Others, Folded Sky, Down and Cry, Secrets in your Eyes. From Roots To A Folded Sky, l’album dei Virtual Time Charmed è il brano d’apertura dell’album, con ritmo lento e fiati che ne fanno una ballata sulla natura e le riflessioni sul senso della vita. Just You segue con un ritmo inizialmente da ballata ed un andamento generale più sul rock. Le strumentali di chitarra e basso accompagnano un testo che parla del passato, degli errori commessi da cui imparare ed un futuro cui guardare con fiducia. Beyond The Sun, vede una maggio “aggressività” degli strumenti dovuta ad un ritmo svelto e allegro, che accompagna una lunga amicizia, una continua sfida alle difficoltà e la fiducia in un incontro “al di là del sole”. Alligator narra tra batteria ed assoli di chitarra, con un tono allegro, una storia d’amore finita tragicamente. The Others è una ballata folk, ritmo nuovamente lento e meditativo, un testo che parla appunto “degli altri”, sempre pronti a giudicare e ad essere giudicati, e dei sentimenti che questo causa. Folded Sky si ricollega al tema della crescita, da affrontare senza perdere lo stupore dei bambini, senza rinunciare ai propri sogni in cambio di soldi e con un’allegria ed un’energia che si rispecchiano nel ritmo del brano. Down and Cry, realizzato per l’album Long Distance ma pubblicato ora, è un lento sull’amore e sulle gioie e sofferenze che può provocare. Chiude l’album Secrets in Your Eyes, per le sonorità un ritorno al rock classico, pezzo sulla realtà dietro le apparenze e l’importanza di lottare per le cose importanti nella vita. Francesco Di Nucci

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Libri

Stella di mare di Giulio Macaione: l’illusione delle sirene

Il canto delle sirene e la vita, tutto in bilico tra realtà e fantasia: la storia narrata in Stella di mare di Giulio Macaione. Catanese classe 1983, autore già di Mortén, The Fag Hag, Innamorarsi a Milano, Ofelia, I colori del vicino, Basilicò e Alice: From Dream to Dream. Pubblicato dalla Bao Publishing, Stella di mare è un volume di 176 pagine stampato in bicromia. Siamo a Cefalù, sulla costa della Sicilia, tra maggio e settembre. Il protagonista Stefano vive qui, con la madre e la sorella Luisa, appena lasciata l’università ed in attesa di qualcosa che nemmeno lui conosce. Forse è l’amore inespresso che lo lega ad un’amica che conosce da sempre e che torna in Sicilia d’estate: è la “sirena” che lo ha ammaliato e legato a Cefalù. Una Cefalù dove alcuni dicono di aver veramente incontrato le sirene ed esserne stati vittime, perdendo qualcosa o qualcuno che non è più tornato.Alla fine sarà proprio Stefano a rimanere coinvolto nelle loro storie ed a trovare una via per uscire dall’immobilità che lo attanaglia. Stella di mare: il canto delle sirene realtà o fantasia? Il fumetto di Giulio Macaione scorre lento come l’attesa dei protagonisti, con gli avvenimenti importanti concentrati in brevi intermezzi di lunghi periodi di pausa nelle vite dei personaggi. Il disegno è in soli due colori, non i soliti bianco e nero, ma in tutte le sfumature di giallo e blu. Scelta inusuale, perfetta per rappresentare tanto le giornate abbaglianti ed il sole arroventato della Sicilia, quanto il mare e le notti di tempesta, avvolte dall’oscurità. Nelle rappresentazioni di un passato ormai irrecuperabile, di notti lunghe e di tempesta, di un mare infido, che calpesta le vite di chi osa sfidarlo, domina il blu nelle sue tinte più scure. Nei paesaggi resi abbaglianti dal sole, in un presente da vivere sfidando l’immobilismo dominano invece le tinte calde del giallo, ad indicare che è quella la strada giusta, abbandonando il passato. Stella di mare è una riflessione sul tempo che passa e sulle illusioni che ci facciamo, sul futuro e sui motivi delle nostre scelte. L’amore per la “sirena del nord” che irretisce Stefano è veramente il motivo per cui è bloccato in una perenne attesa, oppure è un pretesto per rimanere a Cefalù? Nel frattempo come sintetizza Vico, vecchio pescatore, “Il tempo non te lo restituisce nessuno, caruso.” Altro punto sono le aspettative che i protagonisti hanno su se stessi, una generazione cresciuta con l’idea di dover fare qualcosa di unico e speciale, mentre non sa che strada intraprendere e rimane impantanata, quando dovrebbe o rassegnarsi ad una vita “ordinaria” e ad un lavoro normale oppure tentare di cambiare lo status quo. Tutto questo accompagnato dalle note di Francesco Bianconi, Lucio Dalla e Cristina Donà, ci lascia alla fine con un dubbio: sono una nostra fantasia, giustificazione per l’immobilità, oppure esistono davvero le sirene? Francesco Di Nucci

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Musica

Divorami: il debutto del duo Manitoba

Divorami, album di debutto del duo rock e R&B Manitoba, è uscito il 9 marzo per la Sugar (produzione esecutiva Woodworm). Grazie al produttore Samuele Cangi ed alla supervisione artistica di Andrea Marmorini i Manitoba pubblicano un album dopo quattro anni di carriera: Filippo Santini e Giorgia Rossi, conosciutisi da ragazzi, formano infatti questo duo nel 2014. L’album fonde stili diversi, rock, elettronica e R&B in dieci tracce, mezz’ora di musica sui temi più disparati. Dal passare del tempo all’amore che divora sono temi impegnativi, eppure l’ascolto di Divorami è piacevole, tutt’altro che pesante. Le dieci tracce che lo compongono sono: Dio nei miei jeans, Stai su, Divorami, Andiamo fuori, Hollywood Pompei, Si ritorna a casa, Mosche, In questo freddo, Glaciale, Aida e Mellotron. Divorami: track by track Dio nei miei jeans è la traccia di apertura dell’album, che descrive un’alba che fa sentire il duo al limite dell’onnipotenza, pronto ad affrontare la vita e a prendere ciò che vogliono. Da qui il titolo, poiché gli autori si sentono onnipotenti come un dio ma nei propri abiti preferiti: i jeans. Stai su è il secondo pezzo dell’album, a cavallo tra il R’n’B e l’elettronica, e parla di amore e fiducia, del cercare un’altra persona per trovare il nirvana e di fidarsi dell’altro. Divorami dà il titolo all’album ed ha un ritmo tranquillo e avvolgente a dispetto dell’argomento: l’amore contrastato. Ispirata alle poesie di Bukowski che trattano di amore lacerante, descrive proprio un rapporto di quelli che fanno male eppure che coinvolgono al punto di non poterne fare a meno. Andiamo fuori è una traccia piena di rock e ribellione, a schiena dritta il duo affronta gli schemi fissi della società ed un uso eccessivo della tecnologia che rappresentano “il nemico” da battere ribellandosi ed uscendo dalla routine. Hollywood Pompei accosta la distruzione di Pompei alla falsità e corruzione di Hollywood, che potrebbe scomparire per i suoi stravizi. Il protagonista, immerso in questo mondo di droga, bigotteria e caos, sogna di diventare come David Bowie ed usare la sua diversità per esprimersi. Si ritorna a casa ha una melodia lenta, ricca di parti vocali. Rappresenta il ritorno a casa dopo una qualsiasi lotta. Non importa quale sia stata la battaglia e quando sia avvenuta, ma il ritorno a casa ed alle cose care permette di ricominciare di nuovo a lottare Mosche è un pezzo al confine tra elettronica e rock, con i protagonisti che assieme si sentono pronti ad abbattere tutti gli ostacoli che li separano, le “mosche” del testo. In questo freddo e Glaciale affrontano tematiche simili, un viaggio assieme nell’inverno, due anime che si cercano tra visioni oniriche che si riflettono nei suoni elettronici dei pezzi. Aida & Mellotron chiude il disco con un ritmo sognante ed un argomento importante: la lotta alla malattia ed il non arrendersi. È basata sulla storia di Aida, bambina figlia di amici del duo, che rischiava di  perdere la vista a causa di una malattia ed ha dovuto imparare a lottare prima ancora […]

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Musica

Stamina degli Heavenblast: metal e ribellione

A febbraio 2018 è stato pubblicato per la Music Force l’album Stamina degli Heavenblast, gruppo heavy metal di Chieti. Gli Heavenblast iniziano la loro carriera nel 1995, producendo due demo (nel 1998 e nel 2000) e due album di power metal: Heavenblast nel 2003 e Flashback nel 2007. Nel 2008 la band si scioglie per poi ricomporsi nel 2011 con dei cambi di formazione, è attualmente formata da Chiara Falasca come voce, Donatello Menna alle chitarre, Matteo Pellegrini alle tastiere e Alex Salvatore alla batteria. Numerose le collaborazioni esterne per Stamina, tra cui Diego Regina e Michele Melchiorre, oltre a cinque voci. Stamina degli Heavenblast: dal power al progressive metal Nove tracce per quaranta minuti di heavy metal: Mind Introuder, Purity, Alice in Psychowonderland, We are State, The Rovers, Don’t clean up this blood, Sinite parvulos venire ad me, Stamina, Canticle of the Hermit. Con Stamina gli Heavenblast lasciano il power metal della formazione precedente, stile caratterizzato da chitarre scatenate, voci roboanti e tematiche di solito mitologiche/fantasy. Dragonfire, Helloween, Manowar e Nightwish sono alcuni esempi di musica power metal. In questo album gli Heavenblast passano al progressive metal, un ibrido tra heavy metal e progressive rock. Di base le caratteristiche del metal (chitarre distorte, ritmo aggressivo e ad alto volume) con aggiunte del rock progressivo: suoni particolari, sperimentazioni stilistiche, contaminazioni con altri generi, brani più lunghi della media e tematiche che spaziano dalla mitologia all’introspezione. Ne sono esempi Dream Theater e Fates Warning. Stamina: traccia per traccia Il disco, a tema ribellione e libertà, si apre con Mind Introuder, breve intro strumentale e sfoggio di tecnica. Ritmo lento e suoni fiabeschi potrebbero trarre in inganno sui contenuti dell’album, ma il brano successivo dissipa ogni dubbio. Riff di chitarra in apertura, batteria onnipresente, poche parti più lente con interventi di strumenti ad arco, duetto ben congegnato tra le due voci femminile e maschile: Purity sintetizza in cinque minuti lo stile dell’intero album. Segue Alice in Psychowonderland a definire ancor più lo stile dell’album: chitarre e batteria martellanti si intrecciano alla voce di Chiara Falasca, quietandosi in ritmi lenti e sognanti solo alla fine del brano. We are state richiama lo stile della intro, lenta strumentale di sottofondo con numerosi interventi di strumenti “non metal” ed un duetto costante tra le due voci del brano. In The Rovers si torna all’heavy metal, voci urlate, chitarre rullanti, qualche momento di dialogo tra le due voci accompagnato da assoli di chitarra e lunghe parti strumentali da ascoltare a tutto volume. Don’t clean up this blood è il brano più lungo dell’album, sette minuti, un inizio con chitarra classica, piano/tastiera ed una struggente voce femminile. Tutto questo lascia subito spazio a cori, riff di chitarra, batteria sempre presente e voce prevalentemente femminile. Sinite parvulos venire ad me ha una particolarità che si nota subito: è in latino. Intro con suoni synth ed invocazioni in latino, prosegue con chitarre in allegria e duetti che richiamano la musica religiosa. S.t.a.m.i.n.a. a tratti è un ritorno al power […]

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Fun e Tech

Proxy online: cos’è e come funziona?

Proxy online, parliamone! In informatica un proxy è un server che fa da intermediario in una comunicazione, frapponendosi tra mittente e destinatario. Una delle parti (o ambedue in alcuni casi) non è a conoscenza di essere in contatto con un proxy, che evita una connessione diretta tra mittente e destinatario. Ricordando che un server è una macchina che riceve richieste di informazioni da uno o più macchine dette client, un proxy è utilizzabile per: protezione dei client/server che ne fanno uso tramite filtraggio dei dati in transito e blocco di quelli sospetti o pericolosi; gestione del carico di lavoro e della banda in uscita di una rete, che il proxy distribuisce tra le macchine della rete cui fa da interfaccia; riduzione del carico di lavoro di un server tramite caching, cioè il proxy ospita una copia dei dati richiesti più frequentemente dall’esterno, in modo da gestire direttamente una parte delle richieste senza caricare nuovamente i dati dal server; offuscamento dell’identità della macchina che si interfaccia col proxy, in modo che le sue richieste risultino effettuate dal proxy (ad esempio per accedere a contenuti geolocalizzati o aggirare censure) In quest’ultimo caso l’utilizzo di un proxy non rende la connessione anonima: si limita ad impedire a chi riceve una richiesta, tramite questo, di conoscere l’IP dell’autore della richiesta, il gestore può sempre ricostruire il traffico completo tra mittente e destinatario ed è a conoscenza dei rispettivi indirizzi dato che tutti questi dati viaggiano attraverso il proxy online. Forward proxy vs reverse proxy Un proxy può essere di due tipologie: forward proxy o reverse proxy, a seconda di se sia posto a “protezione” di client o server. Un forward proxy è frapposto fra una rete di client ed Internet per filtrare il traffico e proteggere i client da attacchi esterni. Un esempio può essere una rete aziendale in cui i dipendenti non possono accedere ad alcuni siti esterni, viceversa chi è all’esterno “vede” solo il proxy e non è a conoscenza della rete interna. Un reverse proxy invece fa da intermediario per proteggere uno o più server, sia per mitigare potenziali problemi di sicurezza che per permettere di richiedere dati da più macchine con un’unica richiesta al proxy, senza connettersi ad ognuna di esse. Proxy online: navigazione e anonimato Una delle tipologie di proxy online più usate è quella dei cosiddetti web proxy, adatti a visitare siti web tramite il protocollo HTTP (quello su cui si basa il web, lo stesso che il vostro browser sta usando per visualizzare questo articolo). Utilizzando un proxy il server visualizza l’indirizzo IP del proxy e non del client che effettua realmente la richiesta: questo può servire ad esempio ad aggirare limitazioni legate alla geolocalizzazione. Ad esempio se un sito web è accessibile solamente dall’Italia per scelta del gestore, un utente nel resto d’Europa non può accedervi. Ma se questi utilizzasse un proxy situato in Italia potrebbe accedere al sito, poiché la richiesta risulterebbe provenire dall’Italia. Altro utilizzo può essere per aggirare eventuali censure: se un sito […]

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Musica

Il sogno e la musica in Saturn’s Children di Alessandro Orlandi

A giugno 2018 è stato pubblicato l’album Saturn’s Children, alias Stilla di stelle nella versione italiana. Trentadue canzoni del cantautore romano Alessandro Orlandi, artista con una variegata biografia che lo vede compositore, cantante, matematico, scrittore ed editore (nel 2016 fonda la La Lepre edizioni musicali per artisti emergenti). In attività dal 1971, ha all’attivo “Né swing, né slow” (1989), “Il bambino e la balena bianca” (2001), “Shades of time” (2001), “Mille sentieri nell’ombra” (2007). Ritorna ora sulla scena dopo oltre dieci anni con un album di trentadue canzoni, sedici in italiano e sedici in inglese, eseguite da una band composta da Alessandro Orlandi, Laura Zara, Claudio e Massimo Rosari ed Egidio Marchitelli. Il titolo “Saturn’s children”, “I figli di Saturno”, è legato alla mitologia per due motivi. Secondo il mito il dio inghiottì e tenne in pancia i figli per anni prima di darli alla luce, e questo rispecchia il lavoro dell’autore sui brani, nel cassetto da anni. L’altro motivo è dovuto al ruolo di Saturno nella mitologia: egli priva l’uomo dell’inessenziale, e questo è lo scopo dell’album “Saturn’s Children”, ricercare l’essenza nei brani. Saturn’s Children: trentadue tracce nel sogno Trentadue le tracce, di cui in inglese: “If love”, “Roots”, “A million of years”, “Arabian Nights”, “Atomic war”, “Overcoming”, “Dream killer!”, “All my dreams”, “Keep all fly away”, “All my life”, Picture show”, “Until the end”, “Dead people”, “A blink of love”, “The black stone”, “Frozen words”. Le sedici italiane invece sono: “Stilla di stelle”, “Cada il re”, “Il bambino e la balena bianca”, “Nessuna stella”, “Solo un blues”, “Acqua e sapone”, “Perdere il cielo a dadi”, “Un segreto tra di noi”, “Ninna nanna in sol”, “Nel dormiveglia”, “Il segreto di Anna T.”, “Attraverso lo specchio”, “Un militante del centrosinistra”, “Non è questa la città”, “Un biglietto per l’America Latina”. L’album è dichiaratamente ispirato a pop e rock angloamericani, il tono che lo pervade è però quasi fiabesco, sognante. La parte principale è costituita dalla narrazione di Orlandi, a tratti più affine ad un racconto orale che ad un canto vero e proprio, come si può notare in Arabian Nights. L’album è pervaso da un tono leggero e sdistaccato, a tratti ironico, anche nei brani che trattano di argomenti più impegnati, come Atomic war, che ipotizza una guerra nucleare e descrive l’inutilità dei singoli nell’evitarla. In altre, come Un militante di centrosinistra emerge anche una vena canzonatoria, sempre immersa nelle atmosfere ovattate e lente che pervadono l’intero album. Questo non esclude la presenza di ritmi più vivaci ed allegri come in Dream Killer!, in questo caso in contrasto con il testo che parla di una “assassina di sogni”. In conclusione Saturn’s Children risulta un interessante connubio di musica sognante e narrazione, ideale per rilassarsi e riflettere, un album da ascoltare con attenzione. Francesco Di Nucci

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Fun e Tech

Deep web (o deepweb): come entrare attraverso la rete Tor

Come entrare nel deep web (o deepweb), la nostra guida semplice e veloce Dark web, deep web, deep internet, cosa indicano questi termini? E come entrare in queste sezioni del web? Partiamo con qualche precisazione. Il web “in chiaro” è quella parte di Internet indicizzata dai motori di ricerca e corrisponde a meno del 5% di tutte le pagine del web. Il deep web invece è costituito dalle pagine liberamente accessibili ma non indicizzate dai motori di ricerca. Quindi come entrare nel deep web? È più semplice di quanto non sembri: le pagine del deep web non appaiono nelle ricerche su Google ed altri motori di ricerca ma basta conoscerne URL o IP per accedervi, non occorre nessun software particolare. Ne fanno parte ad esempio contenuti accessibili solo a pagamento (archivi dei quotidiani), pagine di reti aziendali/universitarie e contenuti su richiesta (come le pagine archiviate da Wayback Machine). Discorso diverso per il dark web, che può essere visto come un sottoinsieme del deep web, pagine non indicizzate dai motori di ricerca e che richiedono particolari software o strumenti per l’accesso, pensati per garantire sicurezza e anonimato delle comunicazioni. Il dark web è costituito da varie reti, o darknet, tra cui Freenet, The Invisible Internet Project (alias I2P) e The Onion Router (TOR, di cui avevamo già scritto). Vediamo quindi come entrare nel deep web, o meglio nel dark web ed in particolare su Tor, probabilmente la più nota e popolare delle darknet. Un piccolo avvertimento, entrare nel dark web non è reato, ma alcune delle attività svolte sulle darknet lo sono (traffico di droga ed armi, hacking su commissione e simili). Inoltre non è detto che la navigazione nel dark web e nei siti deep web sia sicura, e potrebbero essere necessarie particolari precauzioni. Chi legge e segue queste procedure lo fa a proprio rischio e pericolo. Come entrare nel deep web: rete Tor, come trovare i link I siti presenti su Tor sono accessibili solo a patto di conoscerne il link, che termina in .onion. Esistono vari elenchi di link onion, non ne elenchiamo perché questi link sono continuamente soggetti a cambiamenti. Tor2Web Come accedere al deep web in modo veloce e senza particolari conoscenze tecniche? Tor2Web è un servizio che permette di accedere ai siti sulle reti Tor senza utilizzare software particolari. Praticamente i domini di Tor2Web fanno da intermediario tra la rete Tor, quindi i siti del deepweb, ed il normale web. Come scritto sullo stesso sito di Tor2Web non è un metodo sicuro per connettersi alle reti Tor: facilità d’uso in cambio di rinuncia alla sicurezza.  Tor Browser Tor Browser (in foto) è un browser preconfigurato per accedere alla rete Tor, creato dagli autori del Tor Project, disponibile per Windows, Linux e MacOS, mentre Orbot è l’equivalente per Android. È basato su Firefox ma si connette alla rete Tor e permette di navigare nel dark web come se si stesse utilizzando un normale browser (a patto di utilizzare delle precauzioni). Basta scaricarlo, verificare ed avviare l’installer, […]

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