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Eroica Fenice

Musica

Stamina degli Heavenblast: metal e ribellione

A febbraio 2018 è stato pubblicato per la Music Force l’album Stamina degli Heavenblast, gruppo heavy metal di Chieti. Gli Heavenblast iniziano la loro carriera nel 1995, producendo due demo (nel 1998 e nel 2000) e due album di power metal: Heavenblast nel 2003 e Flashback nel 2007. Nel 2008 la band si scioglie per poi ricomporsi nel 2011 con dei cambi di formazione, è attualmente formata da Chiara Falasca come voce, Donatello Menna alle chitarre, Matteo Pellegrini alle tastiere e Alex Salvatore alla batteria. Numerose le collaborazioni esterne per Stamina, tra cui Diego Regina e Michele Melchiorre, oltre a cinque voci. Stamina degli Heavenblast: dal power al progressive metal Nove tracce per quaranta minuti di heavy metal: Mind Introuder, Purity, Alice in Psychowonderland, We are State, The Rovers, Don’t clean up this blood, Sinite parvulos venire ad me, Stamina, Canticle of the Hermit. Con Stamina gli Heavenblast lasciano il power metal della formazione precedente, stile caratterizzato da chitarre scatenate, voci roboanti e tematiche di solito mitologiche/fantasy. Dragonfire, Helloween, Manowar e Nightwish sono alcuni esempi di musica power metal. In questo album gli Heavenblast passano al progressive metal, un ibrido tra heavy metal e progressive rock. Di base le caratteristiche del metal (chitarre distorte, ritmo aggressivo e ad alto volume) con aggiunte del rock progressivo: suoni particolari, sperimentazioni stilistiche, contaminazioni con altri generi, brani più lunghi della media e tematiche che spaziano dalla mitologia all’introspezione. Ne sono esempi Dream Theater e Fates Warning. Stamina: traccia per traccia Il disco, a tema ribellione e libertà, si apre con Mind Introuder, breve intro strumentale e sfoggio di tecnica. Ritmo lento e suoni fiabeschi potrebbero trarre in inganno sui contenuti dell’album, ma il brano successivo dissipa ogni dubbio. Riff di chitarra in apertura, batteria onnipresente, poche parti più lente con interventi di strumenti ad arco, duetto ben congegnato tra le due voci femminile e maschile: Purity sintetizza in cinque minuti lo stile dell’intero album. Segue Alice in Psychowonderland a definire ancor più lo stile dell’album: chitarre e batteria martellanti si intrecciano alla voce di Chiara Falasca, quietandosi in ritmi lenti e sognanti solo alla fine del brano. We are state richiama lo stile della intro, lenta strumentale di sottofondo con numerosi interventi di strumenti “non metal” ed un duetto costante tra le due voci del brano. In The Rovers si torna all’heavy metal, voci urlate, chitarre rullanti, qualche momento di dialogo tra le due voci accompagnato da assoli di chitarra e lunghe parti strumentali da ascoltare a tutto volume. Don’t clean up this blood è il brano più lungo dell’album, sette minuti, un inizio con chitarra classica, piano/tastiera ed una struggente voce femminile. Tutto questo lascia subito spazio a cori, riff di chitarra, batteria sempre presente e voce prevalentemente femminile. Sinite parvulos venire ad me ha una particolarità che si nota subito: è in latino. Intro con suoni synth ed invocazioni in latino, prosegue con chitarre in allegria e duetti che richiamano la musica religiosa. S.t.a.m.i.n.a. a tratti è un ritorno al power […]

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Fun & Tech

Proxy online: cos’è e come funziona?

Proxy online, parliamone! In informatica un proxy è un server che fa da intermediario in una comunicazione, frapponendosi tra mittente e destinatario. Una delle parti (o ambedue in alcuni casi) non è a conoscenza di essere in contatto con un proxy, che evita una connessione diretta tra mittente e destinatario. Ricordando che un server è una macchina che riceve richieste di informazioni da uno o più macchine dette client, un proxy è utilizzabile per: protezione dei client/server che ne fanno uso tramite filtraggio dei dati in transito e blocco di quelli sospetti o pericolosi; gestione del carico di lavoro e della banda in uscita di una rete, che il proxy distribuisce tra le macchine della rete cui fa da interfaccia; riduzione del carico di lavoro di un server tramite caching, cioè il proxy ospita una copia dei dati richiesti più frequentemente dall’esterno, in modo da gestire direttamente una parte delle richieste senza caricare nuovamente i dati dal server; offuscamento dell’identità della macchina che si interfaccia col proxy, in modo che le sue richieste risultino effettuate dal proxy (ad esempio per accedere a contenuti geolocalizzati o aggirare censure) In quest’ultimo caso l’utilizzo di un proxy non rende la connessione anonima: si limita ad impedire a chi riceve una richiesta, tramite questo, di conoscere l’IP dell’autore della richiesta, il gestore può sempre ricostruire il traffico completo tra mittente e destinatario ed è a conoscenza dei rispettivi indirizzi dato che tutti questi dati viaggiano attraverso il proxy online. Forward proxy vs reverse proxy Un proxy può essere di due tipologie: forward proxy o reverse proxy, a seconda di se sia posto a “protezione” di client o server. Un forward proxy è frapposto fra una rete di client ed Internet per filtrare il traffico e proteggere i client da attacchi esterni. Un esempio può essere una rete aziendale in cui i dipendenti non possono accedere ad alcuni siti esterni, viceversa chi è all’esterno “vede” solo il proxy e non è a conoscenza della rete interna. Un reverse proxy invece fa da intermediario per proteggere uno o più server, sia per mitigare potenziali problemi di sicurezza che per permettere di richiedere dati da più macchine con un’unica richiesta al proxy, senza connettersi ad ognuna di esse. Proxy online: navigazione e anonimato Una delle tipologie di proxy online più usate è quella dei cosiddetti web proxy, adatti a visitare siti web tramite il protocollo HTTP (quello su cui si basa il web, lo stesso che il vostro browser sta usando per visualizzare questo articolo). Utilizzando un proxy il server visualizza l’indirizzo IP del proxy e non del client che effettua realmente la richiesta: questo può servire ad esempio ad aggirare limitazioni legate alla geolocalizzazione. Ad esempio se un sito web è accessibile solamente dall’Italia per scelta del gestore, un utente nel resto d’Europa non può accedervi. Ma se questi utilizzasse un proxy situato in Italia potrebbe accedere al sito, poiché la richiesta risulterebbe provenire dall’Italia. Altro utilizzo può essere per aggirare eventuali censure: se un sito […]

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Musica

Il sogno e la musica in Saturn’s Children di Alessandro Orlandi

A giugno 2018 è stato pubblicato l’album Saturn’s Children, alias Stilla di stelle nella versione italiana. Trentadue canzoni del cantautore romano Alessandro Orlandi, artista con una variegata biografia che lo vede compositore, cantante, matematico, scrittore ed editore (nel 2016 fonda la La Lepre edizioni musicali per artisti emergenti). In attività dal 1971, ha all’attivo “Né swing, né slow” (1989), “Il bambino e la balena bianca” (2001), “Shades of time” (2001), “Mille sentieri nell’ombra” (2007). Ritorna ora sulla scena dopo oltre dieci anni con un album di trentadue canzoni, sedici in italiano e sedici in inglese, eseguite da una band composta da Alessandro Orlandi, Laura Zara, Claudio e Massimo Rosari ed Egidio Marchitelli. Il titolo “Saturn’s children”, “I figli di Saturno”, è legato alla mitologia per due motivi. Secondo il mito il dio inghiottì e tenne in pancia i figli per anni prima di darli alla luce, e questo rispecchia il lavoro dell’autore sui brani, nel cassetto da anni. L’altro motivo è dovuto al ruolo di Saturno nella mitologia: egli priva l’uomo dell’inessenziale, e questo è lo scopo dell’album “Saturn’s Children”, ricercare l’essenza nei brani. Saturn’s Children: trentadue tracce nel sogno Trentadue le tracce, di cui in inglese: “If love”, “Roots”, “A million of years”, “Arabian Nights”, “Atomic war”, “Overcoming”, “Dream killer!”, “All my dreams”, “Keep all fly away”, “All my life”, Picture show”, “Until the end”, “Dead people”, “A blink of love”, “The black stone”, “Frozen words”. Le sedici italiane invece sono: “Stilla di stelle”, “Cada il re”, “Il bambino e la balena bianca”, “Nessuna stella”, “Solo un blues”, “Acqua e sapone”, “Perdere il cielo a dadi”, “Un segreto tra di noi”, “Ninna nanna in sol”, “Nel dormiveglia”, “Il segreto di Anna T.”, “Attraverso lo specchio”, “Un militante del centrosinistra”, “Non è questa la città”, “Un biglietto per l’America Latina”. L’album è dichiaratamente ispirato a pop e rock angloamericani, il tono che lo pervade è però quasi fiabesco, sognante. La parte principale è costituita dalla narrazione di Orlandi, a tratti più affine ad un racconto orale che ad un canto vero e proprio, come si può notare in Arabian Nights. L’album è pervaso da un tono leggero e sdistaccato, a tratti ironico, anche nei brani che trattano di argomenti più impegnati, come Atomic war, che ipotizza una guerra nucleare e descrive l’inutilità dei singoli nell’evitarla. In altre, come Un militante di centrosinistra emerge anche una vena canzonatoria, sempre immersa nelle atmosfere ovattate e lente che pervadono l’intero album. Questo non esclude la presenza di ritmi più vivaci ed allegri come in Dream Killer!, in questo caso in contrasto con il testo che parla di una “assassina di sogni”. In conclusione Saturn’s Children risulta un interessante connubio di musica sognante e narrazione, ideale per rilassarsi e riflettere, un album da ascoltare con attenzione. Francesco Di Nucci

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Fun & Tech

Deep web: come entrare attraverso la rete Tor

Come entrare nel deep web, la nostra guida semplice e veloce Dark web, deep web, deep internet, cosa indicano questi termini? E come entrare in queste sezioni del web? Partiamo con qualche precisazione. Il web “in chiaro” è quella parte di Internet indicizzata dai motori di ricerca e corrisponde a meno del 5% di tutte le pagine del web. Il deep web invece è costituito dalle pagine liberamente accessibili ma non indicizzate dai motori di ricerca. Quindi come entrare nel deep web? È più semplice di quanto non sembri: le pagine del deep web non appaiono nelle ricerche su Google ed altri motori di ricerca ma basta conoscerne URL o IP per accedervi, non occorre nessun software particolare. Ne fanno parte ad esempio contenuti accessibili solo a pagamento (archivi dei quotidiani), pagine di reti aziendali/universitarie e contenuti su richiesta (come le pagine archiviate da Wayback Machine). Discorso diverso per il dark web, che può essere visto come un sottoinsieme del deep web, pagine non indicizzate dai motori di ricerca e che richiedono particolari software o strumenti per l’accesso, pensati per garantire sicurezza e anonimato delle comunicazioni. Il dark web è costituito da varie reti, o darknet, tra cui Freenet, The Invisible Internet Project (alias I2P) e The Onion Router (TOR, di cui avevamo già scritto). Vediamo quindi come entrare nel deep web, o meglio nel dark web ed in particolare su Tor, probabilmente la più nota e popolare delle darknet. Un piccolo avvertimento, entrare nel dark web non è reato, ma alcune delle attività svolte sulle darknet lo sono (traffico di droga ed armi, hacking su commissione e simili). Inoltre non è detto che la navigazione nel dark web sia sicura, e potrebbero essere necessarie particolari precauzioni. Chi legge e segue queste procedure lo fa a proprio rischio e pericolo. Come entrare nel deep web: rete Tor, come trovare i link I siti presenti su Tor sono accessibili solo a patto di conoscerne il link, che termina in .onion. Esistono vari elenchi di link onion, non ne elenchiamo perché questi link sono continuamente soggetti a cambiamenti. Tor2Web Come accedere al deep web in modo veloce e senza particolari conoscenze tecniche? Tor2Web è un servizio che permette di accedere ai siti siti su Tor senza utilizzare software particolari. Praticamente i domini di Tor2Web fanno da intermediario tra la rete Tor ed il normale web. Come scritto sullo stesso sito di Tor2Web non è un metodo sicuro per connettersi alle reti Tor: facilità d’uso in cambio di rinuncia alla sicurezza.  Tor Browser Tor Browser (in foto) è un browser preconfigurato per accedere alla rete Tor, creato dagli autori del Tor Project, disponibile per Windows, Linux e MacOS, mentre Orbot è l’equivalente per Android. È basato su Firefox ma si connette alla rete Tor e permette di navigare nel dark web come se si stesse utilizzando un normale browser (a patto di utilizzare delle precauzioni). Basta scaricarlo, verificare ed avviare l’installer, il programma è “portable” e può essere installato anche su una chiavetta […]

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Fun & Tech

UE multa Google per 4,3 miliardi: abuso di posizione dominante su Android

A luglio 2018 la Commissione Europea, organo europeo con numerose competenze tra cui l’antitrust, ha inflitto una nuova multa a Google per violazioni delle norme antitrust e pratiche illegali volte a consolidare la posizione dominante di mercato del motore di ricerca Google tramite il sistema operativo Android. La multa ammonta a 4,3 miliardi di euro, ora Google ha 90 giorni di tempo per mettersi in regola, pena nuove multe fino al 5% del giro d’affari medio giornaliero di Alphabet, società principale di Google. È il nuovo record come multa più alta mai sanzionata dalla Commissione Europea, dopo quella da 2,42 miliardi di euro sempre a Google per abuso di posizione dominante riguardo Google Shopping. La cifra record non deve stupire, per Alphabet bastano un paio di settimane per un volume d’affari simile: solo nell’ultimo trimestre ha registrato 32 miliardi di entrate. Google e la multa per Android: le motivazioni Sono tre le pratiche per cui Google è stata sanzionata: ha imposto ai produttori di smartphone l’installazione di Google Search e del browser Chrome come condizione necessaria per l’installazione del Play Store, principale market di applicazioni; ha pagato produttori ed operatori per installare esclusivamente Google Search sui loro dispositivi; ha impedito l’utilizzo di versioni alternative di Android ai produttori che volevano utilizzare il Play Store sui propri dispositivi. Queste pratiche hanno permesso a Google di ottenere il monopolio delle ricerche su dispositivi mobili e soprattutto dei conseguenti ricavi pubblicitari, impedendo l’emergere di eventuali concorrenti. Seguono nel dettaglio queste le motivazioni che hanno portato la Commissione Europea ad imporre la multa record da 4,3 miliardi di euro. Multa a Google per Android: abbinamento delle applicazioni Il Play Store è il principale mercato di applicazioni: per questo gli utenti si aspettano di trovarla preinstallata sui dispositivi, anche poiché non c’è modo di scaricarla legalmente se non già presente. Per i produttori l’installazione del Play Store è quindi una scelta quasi obbligata, che Google ha legato all’installazione di Google Search e del browser Chrome. Queste utilizzano il motore di ricerca della società stessa e poiché gli utenti tendono ad utilizzare le applicazioni predefinite dello smartphone restringe le possibilità della concorrenza (aumentando contemporaneamente gli introiti di Google dovuti all’utilizzo del proprio motore di ricerca). Multa a Google per Android: incentivi per Google Search Tra il 2011 ed il 2014 Google ha incentivato economicamente produttori di dispositivi ed operatori di reti mobili ad installare esclusivamente Google Search sui propri smartphone, ostacolando così la concorrenza. Se i produttori infatti avessero utilizzato applicazioni della concorrenza anche su un solo dispositivo avrebbero perso ogni incentivo economico da parte di Google. Multa a Google per Android: ostruzione all’utilizzo di sistemi Android concorrenti Abbiamo già visto come l’utilizzo delle applicazioni Google sia condizione necessaria per il successo di un dispositivo. Facendo leva su ciò Google ha ostacolato l’utilizzo di versioni alternative di Android, i cosiddetti fork. Se un produttore avesse venduto o progettato anche un solo dispositivo senza un sistema Android autorizzato da Google avrebbe perso la possibilità di preinstallare le applicazioni […]

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Musica

Goodmorning Worldwide, Alien Army dal rap al reggae

“Goodmorning Worldwide“, LP della Alien Army, è uscito il 4 maggio sulle piattaforme digitali come Spotify, a breve sarà disponibile anche in copia fisica. La Alien Army è uno storico collettivo di DJ, nato nel 1996, ed attualmente composto da DjSkizo, Dj Tayone, Dj Zak SimoG, Chryverde, Dj 5l, DjFakser, Dj Mandrayq, Gruff e JohnType. Per questo disco ha collaborato con gli artisti Chapo, Darn, Davide Shorty, Forelock, Inoki Ness, Moder, Nasia Alzhanova, Zantena. L’album ha una forte impronta rap ed hip hop, dovuta ai trascorsi della maggior parte dei partecipanti. Chapo, Darn, Inoki Ness e Zantena fanno parte della crew Rap Pirata; Davide Shorty unisce rap e soul nei suoi lavori; Moder è un MC (Master of Ceremonies) e fondatore del gruppo rap Alleanze Scisse. Gli altri artisti invece hanno influenze diverse sull’album: Forelock si dedica al reggae mentre Nasia Alzhanova è una cantante R&B/Jazz. Grazie all’unione di stili diversi l’album è un viaggio tra sonorità diverse, sottolineato da una voce fuori campo che lo descrive come un viaggio in aereo, con tanto di turbolenze ed indicazioni del capitano. Alien Army e “Goodmorning Worldwide“, dieci tracce per un viaggio nella musica Dieci le tracce dell’album (Intro; Goodmorning Worldwide ft. Inoki Ness; Still Dream It ft. Davide Shorty; Always Different; Nella Notte ft. Davide Shorty, Inoki Ness, Chapo, Darn, Zantena; Moving On ft. Nasia Alzhanova; Come fi Murder ft. Forelock, Moder; Promossi ft. Chapo, Darn; Tempo ft. Davide Shorty, Inoki Ness; Alien Beats ft. Inoki Ness) per mezz’ora di durata. Goodmorning Worldwide: alcune tracce Apre l’album la traccia omonima, Goodmorning Worldwide, che fa parte del filone hip hop dell’album: base dell’Alien Army e rime multilingue di Inoki Ness. Ritmo martellante, trombe, scratching e suoni distorti per un brano che in fondo richiama la “vecchia scuola” del rap. Always Different invece è l’unico brano solamente della Alien Army, quasi un esercizio di stile alla consolle da DJ. Un esercizio però molto ben riuscito tra scratching onnipresente, distorsioni, effetti sonori ed un ritmo fluido che sottolineano la natura “diversa” del brano stesso e in generale di tutto l’album. Nella Notte fa parte dei brani rap, opera infatti dei membri della crew Rap Pirata, con parti più melodiche grazie a Davide Shorty. Predominano però le rime ad una discreta velocità su una base molto ritmica, con continui dialoghi tra la parte melodica e quella rap. Lo segue Moving On, dominato dalla voce calda ed avvolgente di Nasia Alzhanova, che immerge l’ascoltatore in un’atmosfera blues, velata da una leggera malinconia. Predomina la parte vocale nel brano, con una base discreta, che accompagna il canto senza mai oscurarlo od essere invadente. “Goodmorning Worldwide” alterna sonorità diverse, nate da un esperimento che prevedeva due settimane di collaborazione tra gli artisti ed ha invece portato ad un LP. Il risultato è molto particolare per la mescolanza dei diversi suoni (ad esempio rap e reggae in Come fi Murder) e non annoia mai l’ascoltatore.

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Recensioni

Muri di sabbia de I Tremendi: miscela di rock ed hip hop

Il 23 febbraio è uscito Muri di sabbia, primo disco de I Tremendi. Band romana formatasi nel 2016, I Tremendi mescolano rock e hip hop, tenendo fede al loro nome con un suono al fulmicotone ed un buon livello di decibel. Cresciuti nella “giungla urbana” della capitale, si presentano con uno stile da banditi western, sono: Christian “DrFunk” Trabucchi, Simone “Pan-Ic” Trabucchi, Gianluca “Gian” Grasselli, Giovanni “King Joe” Narici e Quetzal Balducci; hanno registrato Muri di sabbia presso il Coffee Studio di Roma (finanziandosi anche tramite crowdfunding su Musicraiser). I Tremendi: rabbia e riscatto Sette brani per mezz’ora circa di chitarre arrabbiate e rime a raffica, testi che parlano di disagio giovanile, mancanza di prospettive e ribellione: questa la sintesi dell’album. Sono presenti anche brani relativamente più lenti, come “Ritmo e poesia” o “Baffone”, per un peso maggiore del testo, che hanno però lo stesso spirito “tremendo” del resto dell’album. Sette le tracce: “Muri di Sabbia”, “Ladro D’Istanti”, “Tremendiland”, “Vivo”, “Ritmo e Poesia”, “Seguimi “, “Baffone”. Muri di sabbia: qualche traccia Menzione particolare per alcuni brani, a partire da “Muri di sabbia”. Omonimo dell’album ne rappresenta una sintesi. Musica rabbiosa dall’inizio alla fine, la vita come lotta per inseguire i propri sogni, ostacolati da nemici e muri di sabbia, che non fermano però chi canta. “Tremendiland”, un ritmo allegro per parlare di vita assorbita da social e rete, perdità di umanità e rabbia verso chi sfrutta (Quando perdi trovi umanità / Più di un partito la scuola o la sanità / Non c’è vecchiaia ci ammazzate voi), che porta ovviamente ad una reazione ed alla voglia di superare le difficoltà. “Ritmo e poesia”, inizio da lento e prosieguo con assoli di chitarra, è un invito invito a vivere la vita, tra guerre di interessi e difficoltà del paese. Sempre un invito a lottare (Fuori le zanne), in questo caso per far risorgere la musica. Trattando di problematiche attuali, “Muri di sabbia” non ha un tono pessimistico, anzi. La rabbia fa da stimolo per la denuncia dei problemi e sprona a reagire, sfruttando i colpi incassati per migliorare (come in “Baffone”, che all’inizio ricorda la colonna sonora di un duello da film western). I Tremendi, in “Seguimi”, invitano se stessi e gli altri a partire, lasciandosi la terraferma alle spalle e ad impegnarsi in qualcosa che faccia sentire vivi (in “Vivo”). Un album energico, d’impatto sulla mente dell’ascoltatore (e sui timpani del vicinato), coinvolto nella storia di rabbia e riscatto dei “banditi” Tremendi.

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Attualità

Elon Musk attacca i media: Pravda per giudicare i giornalisti

Elon Musk, noto imprenditore e CEO di Tesla e Space X, ha attaccato via Twitter la stampa proponendo di creare una piattaforma in cui gli utenti possano votare gli articoli, la loro credibilità e la veridicità dei contenuti. La piattaforma si dovrebbe chiamare Pravda (Verità in russo), come il giornale di partito del PCUS (il partito comunista) in Unione Sovietica. (In foto soldato legge la Pravda nel 1941, a Mosca). Gli attacchi sono arrivati in seguito ad articoli che hanno espresso dubbi sulle automobili Tesla, in particolare sui sistemi di guida autonoma, oltre che sulla compagnia stessa, con conti in rosso perenne ed in rotta con i sindacati. Secondo Musk in sintesi il problema non sarebbero le aziende ed i loro prodotti ma la stampa che se ne occupa, che non comprende la bontà delle sue ragioni oppure è al soldo della concorrenza. In realtà è proprio grazie alla stampa che Musk è riuscito a costruire la sua reputazione da innovatore, con la copertura data ad esempio ai lanci della SpaceX ed alle innovazioni introdotte sulle Tesla. Probabilmente è solo un’inquietante provocazione, come la vendita ad inizio anno di 20.000 lanciafiamme a 500 dollari. In questo caso servirebbe ad attirare l’attenzione su Musk stesso e la sua proposta, evitando che salgano alla ribalta i problemi delle sue compagnie evidenziati proprio negli articoli che hanno portato il magnate all’idea di un sito per la valutazione dell’operato dei media. Pravda di Elon Musk: ritorno alla verità di parte? In ogni caso è un’idea pericolosa, la sua eventuale realizzazione sarebbe un attacco alla libertà di stampa. I giornalisti si ritroverebbero sottoposti ad un giudizio costante sul proprio operato, sempre a rischio di attacchi per aver scritto qualcosa di sgradito al pubblico (indipendentemente dalla credibilità degli articoli). Basti pensare a come spesso le discussioni sui social network su temi scottanti sfocino in attacchi personali a danno di sconosciuti che hanno un’opinione diversa. Senza contare il potere che avrebbe il privato che gestirebbe la piattaforma come l’ipotetica Pravda: potrebbe facilmente alterare i risultati per attaccare giornalisti a lui sgraditi. Il risultato sarebbe quasi una gogna 2.0. Le cosiddette “fake news” sono un problema, ma la censura non può e non deve essere la soluzione. Per ricordarlo chiudiamo con i primi due commi dell’articolo 21 della nostra Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.“ Francesco Di Nucci

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Interviste

L’alternative rock de I Pixel: intervista a Andrea Briselli

Perfettamente Inutile è il primo album de I Pixel, band alternative rock di La Spezia. Uscito il 5 marzo per La Clinica Dischi, ruota attorno a vita, arte ed amore, inseriti in un’energica cornice musicale rock. Abbiamo intervistato il cantante Andrea Briselli. Come nascono I Pixel? I Pixel sono nati sul finire del 2013 da un’idea mia e del chitarrista, Alex Ferri. Tuttora siamo i due componenti che sono rimasti dal nucleo iniziale: siamo in quattro e bassista e batterista sono cambiati durante gli anni. Quindi siamo io, cioè Andrea Briselli, Alex Ferri alla chitarra, Nicola Giannarelli al basso e Marco Curti alla batteria. I Pixel e Andrea Briselli: alternative rock spezzino Cinque anni di carriera, una demo, due EP ed un album all’attivo, qual è stato il percorso intrapreso in questi cinque anni? In ogni album abbiamo cercato innanzitutto di migliorarci come musicisti perché se si ascoltano i dischi uno dietro l’altro quello che si può sentire è un miglioramento musicale. Nella prima demo che è uscita nel 2014 stavamo imparando a mettere le nostre mani sugli strumenti, si può dire così. Già da “Niente e Subito” che è il primo EP del 2015 c’è stato un bel cambiamento a livello musicale, poi con “Mondo Vuoto”, che è il secondo EP del 2016, e “Perfettamente Inutile” che è uscito quest’anno siamo rimasti sulla stessa linea, abbiamo preso quello stile e lo abbiamo evoluto. Passiamo all’ultimo album, Perfettamente Inutile prende il nome dalla riflessione sull’utilità pratica dell’arte. Non è però solo questo il tema principale dell’album, sono importanti anche lo svolgersi della vita e l’amore. Come si concordano questi tre temi nell’album? Arte, amore e vita sono complementari tra di loro. Il titolo, “Perfettamente Inutile”, nasce dal fatto che ogni artista che crea un’opera d’arte, piccola o grande che sia, cerca di farlo al meglio delle proprie possibilità, da qui deriva la parte “Perfettamente” del titolo. “Inutile” invece perché le opere d’arte non hanno un riscontro immediato e concreto, le cose che fanno girare il mondo sono altre come la politica per esempio. Per quanto riguarda amore e vita si rischia un po’ di cadere nel banale, sono i temi più trattati nella musica però nei miei testi in generale cerco di trattare di queste cose in modo volutamente esagerato, di non esprimere concetti banali. Nell’album c’è un messaggio che invita a tentare di migliorare la propria situazione però pervaso da una fatalità, come in Nuovo amore via wi-fi e I sogni degli altri: c’è o no una possibilità di miglioramento? La possibilità di miglioramento c’è sempre secondo me. Se si fa una lettura veloce dei testi si potrebbe dire che sono dei testi pessimistici, però viene espressa una linea di ottimismo che va letta tra le righe, sono dell’idea che c’è sempre una possibilità per migliorarsi. Spesso noi ascoltiamo canzoni tristi: Joy Division, gli Interpol, è tutta musica piuttosto melanconica, però è una tristezza che carica, non una tristezza che butta giù. Anche nei testi in cui sono un […]

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Fun & Tech

Millennium Bug, Ariane 5 e Mars Climate Orbiter: i Software disasters più famosi

Millennium Bug e friends, i Software disasters più famosi Anche se il software è virtuale per definizione, errori nella sua progettazione possono aver conseguenze ben reali, che spaziano da perdite economiche a perdite di credibilità. Una lista esaustiva sarebbe ben lunga, eccone alcuni tra i più famosi. Millennium Bug Partiamo dal più famoso errore di tutti i tempi. Prima del 2000 molti software segnavano l’anno utilizzando solo due cifre per ragioni di efficienza, ad esempio 98 al posto di 1998. Nel 2000 però lo 00 sarebbe stato interpretato come 1900 e non come 2000. Nonostante numerose previsioni di catastrofi, il Millennium Bug non ha causato alcun danno: è solo costato una montagna di soldi alle non poche aziende interessate. Con buona probabilità non avrebbe comunque creato gravi danni ma, accortisi per tempo del problema, produttori di software ed enti pubblici sono intervenuti evitando complicazioni. Tranne quella di dover investire ingenti somme per correggere un problema dovuto a una progettazione poco lungimirante, diventata il “Bug” per antonomasia. Mars Climate Orbiter Nel 1998 la Nasa aveva spedito in orbita attorno a Marte il Mars Climate Orbiter, che avrebbe dovuto studiare l’atmosfera marziana. Inspiegabilmente la sonda si inserì in orbita a una quota troppo bassa, finendo per disintegrarsi. La causa della perdita di un investimento da 125 milioni di dollari? I sistemi informatici della Nasa erano progettati per utilizzare le unità di misura del sistema internazionale, mentre uno dei sottosistemi del Mars Climate Orbiter, progettato dalla Lockheed Martin, utilizzava il sistema imperiale (libbre, miglia, galloni ecc.). Incomunicabilità questa tra i sistemi che ha causato l’errore nel calcolo della traiettoria con la conseguente perdita della sonda. Un errore costato alla Nasa un satellite e non poca reputazione. Ariane 5 Non solo la Nasa è incappara in gravi software disasters, due anni prima l’Esa, l’agenzia spaziale europea, aveva perso un razzo Ariane 5 con quattro satelliti a bordo. Meno di un minuto dopo la partenza, questo era stato distrutto dal meccanismo di auto-distruzione per evitare danni in seguito a un cambio inaspettato di traiettoria. Il sistema di guida aveva tentato di convertire in maniera impropria una variabile a 64 bit in una a 16 bit: un po’ come tentare di far entrare un elefante in una 500. Andato in errore il sistema principale, il controllo era passato allora al sistema di backup. Purtroppo questo usava lo stesso software del sistema principale e mandò il razzo decisamente fuori rotta, attivando il sistema di autodistruzione. L’errore nella conversione non era l’unico problema del software: la variabile che aveva scatenato l’errore era legata ad un sistema che in volo sarebbe dovuto essere stato spento, dato che serviva solamente prima del lancio. Solo che i progettisti avevano deciso di mantenerlo acceso per la prima parte del volo, per facilitare un eventuale riavvio del sistema informatico del vettore. Millennium bug, alcuni libri

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Fun & Tech

Cos’è una Loot box? È equiparabile al gioco d’azzardo?

Cos’è una loot box? Nei videogiochi viene definito loot box il meccanismo che permette ai giocatori di acquistare la possibilità di effettuare un’estrazione di oggetti utilizzati nel gioco (armi, skin, mappe ecc.). Secondo la Netherlands Gaming Authority questo potrebbe però violare le leggi sul gioco d’azzardo in Olanda. L’ente ha analizzato il funzionamento delle loot boxes in dieci videogiochi che offrono questa funzionalità, dichiarando che quattro non rispettano le leggi locali sul gioco d’azzardo. I titoli dei videogiochi non sono stati finora divulgati. Loot box: meccanismo non illegale di per sé Per la Netherlands Gaming Authority (alias NGA) non è il meccanismo delle loot boxes ad essere illegale in sé: questo accade solamente se gli oggetti possono essere rivenduti. In tal caso diventa un’estrazione con partecipazione a pagamento, regolata dal caso, che mette in palio oggetti che hanno un valore economico reale: quindi per la legge olandese si tratta di gioco d’azzardo senza le debite autorizzazioni. Le case produttrici hanno tempo fino al 20 giugno per modificare i giochi in modo da rispettare i regolamenti dei Paesi Bassi in materia di gioco d’azzardo, altrimenti scatteranno le sanzioni. Pur non essendo illegale in sé, la NGA mette in guardia sull’utilizzo delle loot boxes nei videogiochi, poiché potrebbero avvicinare persone sensibili, specie tra i più giovani, al gioco d’azzardo. Anche se finora non sono stati riscontrati episodi di dipendenza, le loot boxes sono progettate in modo simile a giochi d’azzardo tradizionali come le roulette e potrebbero pertanto avere gli stessi effetti. Inoltre i produttori di videogiochi non effettuano alcun controllo per tutelare soggetti sensibili come i minori e ciò ha portato ad una presa di posizione della NGA anche su questo. Infatti nella dichiarazione stampa sull’analisi delle loot boxes la Netherlands Gaming Authority ha dichiarato che anche se i produttori degli altri sei videogiochi non hanno violato le leggi sul gioco d’azzardo sono comunque invitati a fare dei cambiamenti. Nello specifico viene raccomandato di rimuovere tutti gli elementi che potrebbero stimolare una dipendenza da gioco d’azzardo: effetti grafici, quasi-vittorie, possibilità di aprire loot boxes a raffica ed elementi analoghi. Questo episodio ha portato alla ribalta l’utilizzo, a volte quasi abuso, sempre più diffuso di loot box e analoghi contenuti a pagamento nella progettazione di videogames. Si stanno diffondendo ormai anche al di fuori dei giochi “free to play” (gratuiti), dove potrebbero anche essere giustificati: se il gioco è gratuito deve pur esserci un guadagno. Meccanismi di questo tipo sono stati introdotti anche in giochi a pagamento, spesso tra lo scontento degli utenti, dato che le loot boxes offrono una “scorciatoia” per avanzare più rapidamente e possono potenzialmente renderlo squilibrato avvantaggiando troppo gli utenti che le utilizzano, a scapito di quelli che acquistano solamente la licenza. Francesco Di Nucci

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Interviste

James and The Butcher, rock ed elettronica: intervista

Plastic Fantastic è il disco d’esordio di James and The Butcher, JatB in breve, singolare terzetto rock in cui il pianista “The Butcher” nasconde la sua identità. Composto da The Butcher (pianoforte, sintetizzatore ed elettronica), Giorgio Corna (alle batterie e al pad) e James Dini (voce e chitarre), è all’esordio con la RNC Music. Plastic Fantastic ruota attorno all’introspezione e ad esperienze di vita trasposte in musica, con sonorità che spaziano dall’elettronica abbastanza spinta di Say My Name al rock duro ed aggressivo di 7th Dimension. Nell’album c’è anche spazio per sonorità più calme come in The Invisible Boy, che vi presentiamo qui. James and The Butcher: intervistati da Eroica Fenice Ma ora lasciamo spazio all’intervista con i JatB. Partiamo con una domanda sulla band, come mai la scelta di The Butcher di presentarsi mascherato e non svelare la propria identità? Portiamo tutti una maschera, la sua semplicemente è meno comune! E poi siamo sicuri che abbia una sola identità? Testi introspettivi e temi che spaziano dall’amore all’inconscio, quale si può considerare il filo conduttore? C’è un messaggio nell’album? Il filo conduttore è l’esistenza nelle sue forme interiori, più intime e di relazione con gli altri, quello che crea cioè una società. Il messaggio è da ricercare nel ponte che ogni ascoltatore trova fra questi due insiemi. Ed è un messaggio decisamente personale, esclusivo. Uno stile che mescola rock con elettronica e tonalità del sintetizzatore, da dove deriva questa musica? È difficile, forse impossibile essere originali oggi. Lo si può essere solo nel senso più proprio del termine, cioè risalenti alle origini. Abbiamo tentato di essere il più fedeli possibile agli ingredienti per formare un piatto se non un unico almeno speciale. Nel track by track leggiamo di tracce ispirate al film Taken, ambientate in atmosfere fantascientifiche/fantasy come Queen of the galaxy, messaggi particolari come “ci schieriamo (…) contro gli antibiotici stessi che guariscono persone che non dovrebbero guarire”. Da dove arrivano queste influenze sulle tracce? Da ascolti, letture ed esperienze di tre persone diverse con percorsi molto diversi. Ma la biodiversità è la condizione necessaria di ogni evoluzione. James and The Butcher è un gruppo all’esordio con Plastic Fantastic, progetti per il seguito? Come si è arrivati alla costituzione della band, quali le storie dei suoi membri? Come detto sopra siamo tre musicisti con percorsi diversi e gusti molto diversificati. Stavamo lavorando per conto di terzi e nei ritagli di tempo ci siamo messi a cazzeggiare con suoni, scrittura e idee. Ci siamo accorti che c’era un fil rouge comune anche se non sapevamo bene quale. Ci abbiamo lavorato ed è nato Plastic Fantastic… Per il futuro ci riserviamo di dire qualcosa quando diverrà presente! Nel frattempo stiamo lavorando alla promozione dell’album e annotiamo qualche idea per il secondo album: forse un live di soli strumenti percussivi in ceramica e cori tibetani, oppure un ensemble di sezioni orchestrali e Harley Davidson… le idee non sono ancora chiare! Francesco Di Nucci

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Musica

Rock e distopia in Karma degli Humana

Un futuro distopico, una ribellione per riscoprire la propria vita e il rock sono i temi principali dell’album Karma degli Humana. Il  secondo album del gruppo è uscito il 23 marzo per la DML – Digital Music Label. Il duo composto da Daniele Iudicone (voce, testi e melodie) e Lorenzo Sebastiani (registrazione, musiche e arrangiamenti), esordisce nel 2012 con l’album Humana e in questo nuovo album combina diversi stili di rock, dal più rabbioso di Kaos al confine con l’elettronica di Perfezione. Particolare la scelta di accompagnare l’album con delle tavole grafiche, per illustrare il mondo futuristico in cui è ambientata la storia narrata. Le tavole sono state realizzate da Umberto Stagni (Alias PastaVolante), autore assieme a Umberto Paganoni del videoclip del singolo Kaos. Karma degli Humana, track by track L’album si apre con Perfezione, titolo quasi ironico visto il mondo distopico descritto nel brano. Tonalità metalliche e suoni al limite dell’elettronica tratteggiano rapidamente l’ambientazione del brano: l’ascoltatore si trova catapultato in un universo popolato da cyborg senza emozioni, dediti solo al lavoro e al consumismo. In questo mondo l’omologazione rappresenta l’ideale di perfezione e chi si oppone è, secondo una voce metallica fuori campo, “da disattivare”. Questa “perfezione” inizia ad infrangersi con Karma, quando i protagonisti si imbattono nel karma, qui dipinto come relazione causa-effetto, iniziando a rendersi conto che c’è qualcosa oltre l’esistenza standardizzata che ha conquistato l’universo. Voglio stare qua mostra come in realtà questa società distopica non sia riuscita ad annientare tutte le emozioni degli umani: la vita ripetitiva e omologata porta ovviamente alla frustrazione, rappresentata da un crescendo di musica assordante con un ritmo oppressivo, periodico come una catena di montaggio. La frustrazione culmina nella voglia di evasione di Paura, emozione prevalente in tutte le persone coinvolte in questa società-ingranaggio, ma l’esempio di qualcuno che si è ribellato è sempre presente e alla fine porta le persone a superare i loro timori. Kaos è sicuramente il pezzo più rumoroso e movimentato dell’album: non poteva essere altrimenti dato che rappresenta il momento in cui la frustrazione e l’alienazione dei cyborg li portano a cercare sfogo in locali e club in cui “regna il caos” delle chitarre urlanti. Al Kaos segue poi Il vuoto, dato che il primo è solo uno sfogo temporaneo, in attesa di tornare nuovamente all’omologazione e all’assenza di rapporti personali. Un vuoto esistenziale che accompagna gli umani dal primo all’ultimo giorno e di cui ben pochi si rendono conto. La base di questa sensazione è una musica inizialmente “leggera”, senza eccessi, che parte in crescendo assieme al crescere della percezione di vuoto interiore. Humana e il Karma: dalla distopia alla ribellione Il ritmo sincopato con inserti elettronici di Invisibile avvolge chi ascolta nella descrizione della gabbia di convenzioni in cui sono rinchiusi tutti gli umani. Alcuni iniziano a rendersi conto di ciò ed escono dalla gabbia per iniziare a vivere dopo anni di tran-tran che ha ridotto la loro vita a mera sopravvivenza. Iniziano finalmente a provare emozioni e questo porta anche lati negativi come traumi […]

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Fun & Tech

Incidente mortale durante test auto a guida autonoma di Uber

Il 18 marzo scorso un’auto a guida autonoma di Uber durante un test ha travolto un pedone a Tempe, Arizona. La donna, di nome Elaine Herzberg, è deceduta in ospedale per le ferite riportate nello scontro. L’auto di Uber viaggiava in modalità autonoma, pilotata dall’intelligenza artificiale ma con un guidatore a bordo per intervenire in caso di emergenza. Il veicolo viaggiava a circa 60 km/h, poco al di sotto del limite, quando il pedone ha attraversato la strada in una zona poco illuminata. L’auto non ha nemmeno iniziato una frenata e dai filmati delle telecamere di bordo il guidatore appare distratto fino a poco prima dell’impatto. Resta finora da accertare di chi sia la responsabilità dell’incidente. Auto a guida autonoma investe pedone Sicuramente Elaine Herzberg stava attraversando in una zona in cui l’attraversamento è vietato, ma ciò non scagiona né il sistema di guida autonoma né il guidatore. Nel filmato delle telecamere di bordo la donna sembra “sbucare dal nulla” ma è stato evidenziato come la capacità di visione della dashcam sia inferiore sia a quella del guidatore sia a quella dei sensori di bordo. Per Ryan Calo, docente in legge all’Università di Washington, “L’idea che il video assolva Uber è essenzialmente scorretta”. Secondo la ricostruzione di Brad Templeton (che ha lavorato dal 2010 al 2013 al progetto di auto a guida autonoma di Google) se il guidatore fosse stato attento alla strada sarebbe potuto intervenire in tempo ed almeno iniziare una frenata. Ancora peggiore la posizione del sistema autonomo, dato che parte dei sistemi di rilevamento sono indipendenti dalla visibilità della strada: il veicolo oltre alle telecamere montava un sistema di rilevazione a onde radar ed un lidar (Laser Imaging Detection and Ranging, rilevamento delle distanze basato sul laser). Per Templeton la ragione è da ricercarsi nel sistema lidar e nella gestione dei dati rilevati, dato che il sistema radar non è adatto a rilevare ostacoli in lento movimento come un pedone. La Velodyne, azienda produttrice del lidar installato sulla Volvo XC90 di Uber, ha dichiarato che il loro sistema ha sicuramente individuato il pedone in attraversamento e quindi la ragione dell’incidente sarebbe da imputare al sistema di gestione dei dati rilevati dai sensori (cioè ad Uber che lo ha realizzato). Secondo voci riferite da Templeton, il sistema lidar potrebbe essere stato spento per effettuare test solo con telecamere e radar, ma al momento non ci sono conferme di questa ipotesi. Uber sospende i test delle auto a guida autonoma Al momento Uber ha sospeso i test delle auto a guida autonoma, anche se nessuno Stato degli USA ha per ora imposto regole più restrittive sui test delle automobili a guida autonoma: il governo federale ha emanato solo linee guida ad adesione volontaria. Questo episodio mette in luce come ci siano ancora enormi margini di miglioramento sulle automobili a guida autonoma, che secondo i sostenitori di questa tecnologia dovrebbero ridurre il numero di incidenti. Anche se attualmente, secondo una ricerca della Morgan Stanley, sulle strade statunitensi in media avviene un […]

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Attualità

Morto Stephen Hawking: la sua vita da Cambridge alla Teoria del tutto

Stephen Hawking, il noto cosmologo e astrofisico, è morto questa notte nella sua casa a Cambridge, all’età di 76 anni. Nella sua vita ha coniugato ricerca, con opere tra le più importanti della cosmologia moderna a partire dalla sua tesi Properties of expanding universes, e divulgazione per il grande pubblico con testi come Dal Big Bang ai buchi neri. Breve storia del tempo. Una malattia degenerativa di cui soffriva sin da giovane aveva costretto l’astrofisico alla paralisi e lo aveva privato della voce: non gli ha impedito di divenire un’icona né essere ottimista. Più volte ha dichiarato: “A parte la sfortuna di contrarre la mia grave malattia, sono stato fortunato sotto quasi ogni altro aspetto“. L’intreccio della sua vita con la ricerca e la malattia è stato narrato nel film La teoria del tutto, storia di sofferenza e d’amore per sua moglie e la scienza. Stephen Hawking, vita e morte di uno scienziato Stephen Hawking nasce nel 1942 ad Oxford, nel Regno Unito. Si laurea a soli vent’anni all’università di Cambridge e allo stesso tempo riceve una diagnosi di atrofia muscolare progressiva che l’avrebbe portato alla paralisi: all’epoca gli erano stati predetti soli due anni di vita. Questo non ferma il suo lavoro di ricerca, dedicandosi in particolare alla storia dell’universo e ai buchi neri ossia regioni dello spazio con un’attrazione gravitazionale talmente forte che nemmeno la luce può sfuggirgli. Eppure nel 1974 il cosmologo pubblicò un articolo su Nature dal titolo Black hole explosions? che ipotizzava che in realtà i buchi neri emettessero radiazioni (poi dette radiazioni di Hawking) che avrebbero poi portato alla loro scomparsa (ipotesi confermata in maniera sperimentale nel 2010). Altro settore a cui ha dedicato le sue ricerche è lo studio delle teorie di Einstein, soprattutto di quelle relative alla gravità e alle singolarità (un punto dello spazio con una densità infinita), concetti strettamente correlati ai buchi neri. Negli anni successivi ha anche continuato a studiare i buchi neri e le loro proprietà, lavorando nel frattempo all’idea di una “teoria del tutto”. Questa teoria, tuttora non ancora realizzata, dovrebbe integrare la teoria della relatività e la meccanica quantistica. Morto il divulgatore Stephen Hawking Ricordiamo Hawking anche per il suo lavoro di divulgazione scientifica in campo fisico e cosmologico. Era un fermo sostenitore del fatto che le scoperte in questo campo dovessero essere comprensibili a tutti: “Se dovessimo scoprire una teoria completa per tutto, dovrebbe diventare comprensibile per tutti, non solo per un gruppo di scienziati“. Il suo primo libro di divulgazione è stato Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo, del 1988, seguito da L’universo in un guscio di noce nel 2001 e da La grande storia del tempo nel 2005. Nel 2014 è uscito il film La teoria del tutto di James Marsh dedicato alla sua vita ed alla sua ricerca. Ha partecipato come ospite a svariati programmi televisivi, apparendo tra gli altri in I Simpson, Star Trek e The Big Bang Theory. Francesco Di Nucci

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Attualità

Strage di Parkland, Trump: armi agli insegnanti

Il 14 febbraio negli Stati Uniti per l’ennesima volta uno (ex)studente armato fino ai denti è entrato in una scuola facendo strage, che d’ora in poi verrà ricordata come strage di Parkland. Il diciannovenne Nikolas Cruz è entrato nel liceo di Parkland, California, con un fucile d’assalto AR-15 (praticamente l’equivalente a stelle e strisce di un kalashnikov). Ha ucciso 17 persone e ferito 14. È stato poi arrestato dalla polizia mentre tentava di fuggire. L’FBI ha poi ammesso di essere a conoscenza del pericolo rappresentato da Cruz e di non aver indagato ulteriormente. La sparatoria ha ovviamente riacceso il dibattito sulla sicurezza e sul controllo delle armi negli USA. La legislazione statunitense è estremamente permissiva in fatto di armi: nella maggior parte degli Stati bastano 18 anni (21 per le pistole) ed un documento d’identità per l’acquisto di fucili come gli AR-15. Per fare un paragone, anche per l’acquisto di alcolici sono necessari 21 anni. Nessun controllo viene effettuato sugli acquirenti: in molti Stati è anche possibile girare armati in pubblico senza particolari autorizzazioni, è persino possibile entrare legalmente in aereoporto con un fucile d’assalto con caricatore da 100 colpi. Si legge infatti nel Secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti: “Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto.” A causa delle pressioni delle lobby delle armi (riunite nella NRA, National Rifle Association) questo viene interpretato come esteso a tutti i cittadini seppur non inquadrati in milizie. Come conseguenza chiunque, inclusi squilibrati e potenziali terroristi purché cittadini statunitensi, ha facile accesso ad armi da guerra. Il risultato è che in media negli Stati Uniti c’è almeno una sparatoria di massa (non meno di quattro vittime) al giorno. Strage di Parkland, la risposta di Trump: più armi Numerosi studenti, particolarmente in Florida e a Washnigton, hanno manifestato per chiedere una regolamentazione delle armi. Alcune scuole hanno risposto minacciando sanzioni per chi partecipasse a manifestazioni del genere, soprattutto in Texas. Il presidente Trump ha dichiarato di voler quindi potenziare i controlli sui precedenti (fedina penale, ecc.) al momento dell’acquisto di un’arma. Molti hanno criticato l’iniziativa come insufficiente: le armi da guerra continuerebbero a circolare e sarebbe comunque possibile procurarsele senza controlli (tramite compravendite tra privati, non soggette agli stessi controlli di un’armeria). Altro provvedimento palliatorio proposto dal presidente: regolamentare i bump stock, accessori che permettono di sparare rapidamente con armi semiautomatiche sfruttando il rinculo. Regolamentazione quasi inutile quando è possibile acquistare armi automatiche. Ultima scandalosa proposta di Trump: armare gli insegnanti al posto di diminuire il numero di armi in circolazione. Secondo il presidente, un 40% di insegnanti armati ed addestrati a portare armi e a reagire agli attacchi renderebbe le scuole più sicure. Una soluzione paradossale che vorrebbe quasi militarizzare le scuole e non ha garanzie di efficacia. Basti vedere lo stesso caso della sparatoria di Parkland: una guardia armata è arrivata sul luogo della sparatoria poco dopo l’inizio ma non è intervenuta. Persino […]

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Interviste

Using Bridge: intervista al gruppo grunge-stoner

Gli Using Bridge sono un quartetto rock grunge–stoner, nato nel 2002. A gennaio 2018 hanno pubblicato l’album Floatin’ Pieces. Abbiamo intervistato Manuel Ottaviani, cantante del gruppo. 1) Gli Using Bridge sono in carriera da sedici anni, quattro dischi contando anche l’ultimo: Floatin’ Pieces. Come sono cambiati il gruppo e la sua musica negli anni? Nasciamo con delle forti influenze anni ’90, con tanto grunge. Quella che si è aggiunta negli anni è la vena stoner, lì si parla più di primi 2000. Nel gruppo si sono avvicendati diversi batteristi dietro ai fusti fino ad oggi e abbiamo fatto praticamente un disco con ognuno. 2) Che fanno gli Using Bridge nella vita? Abbiamo un infermiere, Federico Arcangeli (chitarrista), Alessandro Bernabei (il batterista) lavora come tecnico audio, Simone Antonelli (l’altro chitarrista) fa il fotografo ed organizza viaggi, poi ci sono io disoccupato, figlio della crisi che attanaglia i trentenni d’Italia. Oltre a suonare live dal 2009 organizziamo concerti, eventi e feste nella zona di Rimini sotto il nome di Alternative. 3) Come mai la scelta di cantare in inglese? Parlo per me, poiché i testi al 99% li scrivo io: Federico mi aiuta a dare una sistemata. Altre volte li scrive anche lui, ad esempio in questo disco sua è Run to You. Io sono cresciuto ascoltando gruppi che cantavano in inglese: non è stata una decisione in realtà ma una cosa naturale. Mi piace molto la musicalità che ha l’inglese all’interno di un genere come il rock per il tipo di cadenza che ha: le parole inglesi, le frasi all’interno di un pezzo secondo me risultano più musicali, più facili. 4) Passiamo a Floatin’ Pieces, l’ultimo album del gruppo. I temi principali sono interiorità, ricordi, sentimenti: come mai la scelta di insistere su questi temi? Anche questa è stata una scelta più istintiva che ragionata. Quello che scrivo sono “pezzi di me”. A volte sono delle storie vere, a volte delle emozioni che traduco in storie, dei pensieri, dei ragionamenti su tutto quello che mi capita. 5) Quindi non c’è un messaggio da lanciare? Ogni brano ha un messaggio personale, che non è votato al sociale o altro ma è semplicemente un mio modo di vedere la vita, vedere le cose, e di provare emozioni, che cerco di descrivere alle persone. Succede come per pezzi di altri artisti dove il messaggio è intimo, personale. Mi ci ritrovo, mi ci rispecchio, mi fanno capire qualcosa in più di me. Su due piedi posso pensare che un messaggio, se c’è, è più intrinseco che esplicito. Un messaggio di resistenza e resilienza, di riuscire a resistere portandosi dietro tutti i pezzi che ognuno ha nella propria vita e a volte vorrebbe anche abbandonare per liberarsi di alcuni pesi. Invece portarseli dietro fa in modo che questi pezzi non vengano dimenticati ma costruiscano in realtà la tua storia, la storia di chi se li porta dietro e diventino qualcosa di importante su cui costruire il resto. 6) I pezzi dell’album hanno una loro storia diversa, quale […]

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