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Eroica Fenice

Il Collegio

Il Collegio. La scuola ai tempi della televisione

Ci chiediamo spesso fin dove il mezzo televisivo, nel suo lavoro di destrutturazione di ogni simbolo della società, del costume e della cultura, possa spingersi. Questa domanda se la sono fatta forse in molti quando, nel 2016, la RAI aveva annunciato un nuovo reality con protagonisti gli adolescenti. Non si tratta però di un reality qualsiasi, ma de Il Collegio.

Il Collegio: struttura del format

Ideato da Magnolia e giunto alla sua seconda edizione, Il Collegio si pone un compito all’apparenza impossibile. Prendere un gruppo di ragazzi tra i 14 e i 19 anni, privarli di ogni comodità dei tempi odierni e sottoporli alla dura disciplina di un collegio italiano degli anni ’60.

Il risultato che si ottiene è facilmente prevedibile. Fin dalla prima puntata i giovani studenti dovranno lasciare da parte i loro adorati smartphones, abiti, accessori di bellezza e ogni invenzione tecnologica e atteggiamento culturale post 1960, per fare i conti con gli strumenti e le ferree regole di un modello di scuola che i loro genitori hanno vissuto personalmente.

E così, tra cucchiaiate di olio di fegato di merluzzo, pasti a base di interiora d’animali, episodi di indisciplina, manifestazioni di pura asinaggine da parte degli studenti, si consuma quello che viene più volte definito un “esperimento” che ha uno scopo ben preciso: preparare i ragazzi all’esame di terza media che quest’anno (in base agli spazi cronologici della trasmissione) coincide con quello del 1961.

Una “missione” per nulla necessaria ed obsoleta

Il pubblico sembra diviso riguardo a Il Collegio. Se una buona parte acclama il programma e ne loda l’intenzione educativa, votata a far imparare un po’ di sana educazione ai nostri indisciplinati adolescenti tutti “filtri ed ignoranza”, c’è chi tuttavia constata con amarezza l’ennesimo pugno in faccia subito dall’istituzione scolastica.

Il programma ideato da Fabio Calvi (il regista televisivo che ci ha regalato programmi come il Grande Fratello), vorrebbe far passare come giusta l’idea che ai ragazzini bastino due urla nelle orecchie e la schiena dritta per acquisire disciplina. Allora, dagli eoni del tempo e dello spazio, togliamo i residui di naftalina a professori dallo sguardo glaciale, a sorveglianti inquisitori e il gioco è fatto.

La verità è che così non si ottiene nulla, se non due risultati controproducenti. Il primo è che si alimenta sempre di più il nostalgico anacronismo di quella generazione dei nostri genitori, che si vantano di come ai loro tempi “si vivesse meglio” e che continuano a demonizzare ogni innovazione tecnologica che ha portato la terza rivoluzione industriale. Solo perché tuo figlio passa 24 ore al giorno, pasti e bisogni fisici compresi, con gli occhi incollati al tablet a vedere i video del suo youtuber preferito, non significa che tutta la tecnologia sia da condannare (perché non tutta viene usata necessariamente per scopo ludico).

Il secondo risultato riguarda invece la nostra istituzione scolastica, già flagellata ed umiliata da tagli, riforme scellerate (l’ultima, l’alternanza “scuola-lavoro”) e metodi di educazione che distruggono anche il più nascosto residuo di amore per la sapienza insito nelle giovani menti. Con l’illusione della riproposta di un modello educativo datato e inapplicabile nel nostro attuale sistema scolastico (si salverebbero soltanto le lezioni di economia domestica e di lavori manuali, che nel reality vengono proposti), si fa passare un messaggio chiaro: “Cara scuola del 2000, hai fallito la tua missione. Non sei riuscita nella missione di difenderti dalle offese che gli ultimi governi ti hanno lanciato contro e adesso noi ti sbeffeggiamo con un reality dal nome Il Collegio!”.

Società da reality

Il successo de Il Collegio ha reso sempre più evidente non soltanto lo stato di salute dell’istruzione pubblica, ma anche quello dell’intera società.

Se vuoi avere successo in Italia, non ti serve studiare come un forsennato per tanti anni e acquisire un titolo di studio la cui utilità sarà quella di rimanere inchiodato al muro all’interno di una cornice. Puoi ottenere lo stesso successo subito ed in fretta, grazie ad una cosa chiamata “reality”.

Vuoi diventare uno chef famoso? Basta partecipare a Masterchef, senza che ti iscrivi ad una scuola di cucina professionale. Il tuo sogno è quello di diventare un cantante? La giuria di X-Factor attende solo te e in barba ai conservatori. Vuoi ottenere soldi, donne e fama senza muovere neanche un muscolo del viso? La tua carriera ideale è quella del tronista di Uomini e Donne (una corporatura fisica tendente al muscoloso e una scarsa conoscenza delle regole basilari della grammatica e della sintassi sono non necessarie, ma fortemente consigliate).

E per Il Collegio? Quale messaggio promozionale si potrebbe mai ideare? Una cosa del tipo: “Ti piacerebbe provare l’ebrezza di subire su te stesso i duri precetti e le infrangibili regole dell’educazione scolastica vissuta dai tuoi genitori? Il cancello de Il Collegio attende soltanto te! Contribuisci anche tu a rendere ancor più ridicola un’istituzione già irrisoria di suo come la scuola!”

Ci dispiace soltanto per Giancarlo Magalli che si è abbassato a fare lo speaker ufficiale della trasmissione. Ma in tempi di carestia, anche la carne dei ratti è saporita.

Ciro Gianluigi Barbato