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Eroica Fenice

Concorso a cattedra 2016: diario di una barzelletta che non fa ridere

Questa è la storia di un paese nel quale è impossibile realizzare un concorso pubblico che non leda i diritti del cittadino, che non risulti un pasticcio burocratico e un incubo organizzativo. Impossibile bandire un concorso che gratifichi chi ha trascorso gli ultimi anni della sua vita a studiare, prendere abilitazioni e lavorare sodo perché crede fermamente nel valore dell’insegnamento. Questa è la storia di una legge molto sbandierata dal governo Renzi, la 107 del 13 luglio 2015, nota a tutti come “buona scuola che forse, a conti fatti, non sembra poi così “buona” .

La legge 107 ha previsto un piano di assunzione straordinario e, secondo l’articolo 1, comma 114, la realizzazione di un concorso destinato ai soli insegnanti abilitati che, tra annunci e rimandi, prevedeva un bando che sarebbe dovuto esser pubblicato “entro il 1 dicembre 2015″, ma è risultato effettivo solo con il D.M. n. 96  pubblicato il 23 febbraio 2016.

Sorvolando l’iter nevrotico che ha preceduto la pubblicazione del bando di concorso, vediamo cosa è accaduto subito dopo

Una volta pubblicato il bando, in primo piano sono emerse le indicazioni per la procedura di iscrizione al concorso, che, tanto per cambiare, appaiono cavillose e complesse, soprattutto per quel che riguarda la presentazione dei titoli e del servizio (tanto da far sentire gli insegnanti protagonisti di un romanzo kafkiano, ancor prima di affrontarlo questo maledetto concorso a ostacoli). Per quanto riguarda le prove, abbiamo la conferma  che il concorso sarà “computer based”, durerà 150 minuti  e verterà su sei domande aperte e due chiuse in lingua straniera (perché è “ovvio” che chi insegna matematica o latino debba anche essere valutato per una competenza B2 di una lingua europea).

Allegati al bando, vengono pubblicati anche dei programmi che, tra indicazioni disciplinari, pedagogiche e legislative danno l’impressione che in questo concorso potremmo trovarci tutto o niente. Ci saranno richieste nozioni disciplinari ben precise? In che modo verrà valutata la nostra competenza in materia pedagogica? Quante righe dovremmo scrivere? Potremo utilizzare dei dizionari? In base a cosa verremo valutati, e cioè dove sono le tabelle di valutazione? Tutte domande che rimangono senza risposta.

Per quel che riguarda le date, si legge che le prove si svolgeranno a partire dal 28 aprile e che le sedi saranno pubblicate il 12 aprile. Ma, a dir la verità, nessuno ha creduto che le date previste dal bando sarebbero state davvero rispettate, visti i tempi biblici del Ministero, la difficoltà di organizzare un concorso “computer based” e soprattutto l’impossibilità di trovare commissari. La gran parte dei 165mila candidati che hanno presentato domanda pensa alla storia di “A lupo! A Lupo!” e tutti sperano che il concorsone sarà rimandato all’estate, considerando le assurde premesse e soprattutto l’impossibilità di studiare dei programmi, quanto mai indefiniti, in due mesi. Ma invece il lupo è proprio dietro l’angolo, questa volta.

Il 12 aprile, mentre gli  uffici regionali scolastici  (USR) sono alla ricerca disperata di commissari da reperire, in una situazione di caos assoluto, la ministra Giannini fa capire che il concorso “s’ha da fare” a tutti i costi e nei tempi previsti. Poco importa delle legittime proteste, se non si trovano i commissari, se ancora non si scioglie la riserva dei non abilitati che hanno presentato ricorso per partecipare al concorso -che, tra l’altro, farebbero aumentare in maniera esponenziale il numero dei candidati-, poco importa se, in fin dei conti, questa storia del concorso appare sempre più una questione strettamente politica, relativa all’efficacia, almeno apparente, delle riforme promosse dal governo Renzi.

Crollasse il mondo, le prove del concorso si faranno dal 28 aprile al 31 maggio, si comincerà con la scuola secondaria per poi passare alla primaria. I più sfortunati, cioè quelli che si vedranno costretti a fare una prova dopo poco più di due settimane, sono gli insegnanti di storia dell’arte e di italiano. Poche ore dopo le comunicazioni del Miur e le vaghe comunicazioni sullo svolgimento della prova, gli USR  cominciano a pubblicare i luoghi delle prove e tutto risulta molto diverso rispetto ai concorsi tradizionali. I candidati sono “sbattuti” in aule multimediali in giro per la regione scelta, a chilometri di distanza dal proprio domicilio: per quel che riguarda la Campania, per fare un esempio, chi è di Avellino si trova a Napoli, chi di Ischia a Capri, chi di Salerno a Caserta e viceversa. Ma c’è un’anomalia che risulta assai curiosa: i candidati non sono divisi per cognome come al solito, ma in base alla data di nascita. C’è chi allora urla al complotto di voler favorire insegnanti più giovani o più anziani, ma, anche se la cosa appare assai strana, in tutta Italia ci si preoccupa di organizzarsi, dati i tempi così stretti, per raggiungere il luogo di destinazione, magari prenotando un hotel nei pressi della scuola per potersi presentare minimamente lucidi alle 8,00 del mattino e non sconvolti da ore di viaggio.

Concorso 2016: quando la follia non ha limite

Ma ecco che accade l’incredibile, ciò che rende ancor di più questa storia paradossale e scandalosa, e che potrebbe essere l’oggetto di una “commedia all’italiana” dalle grasse risate, se non fossimo proprio noi gli attori inconsapevoli dell’intreccio. Sabato 16 aprile gli USR (che probabilmente si sono resi conto che secondo il bando la divisione tra i candidati non va fatta in modo anagrafico ma per cognome) rettificano le date e rimescolano nuovamente le carte di questo gioco al manicomio. Sempre per citare la nostra Regione Campania, chi era stato destinato ad una sede a Benevento si sposta a Napoli, chi ad Ercolano viene mandato a Capua, chi era destinato ad Avellino viene mandato a Nola e via dicendo. Gli USR di tutta Italia si giustificano con un “mero errore tecnico” e a farne le spese siamo sempre noi. Inoltre i problemi non sono finiti perché, sempre per rispettare il bando e quindi  per rimanere almeno in una parvenza di legalità, una comunicazione del 16 aprile renderebbe impossibile far cominciare gli esami il 28 dato che il bando garantisce un preavviso di almeno 15 giorni per l’indicazione delle sedi. E chissà che nei prossimi giorni non accada qualche altro mirabolante evento, come uno spostamento delle sedi il giorno prima della prova, visto l’andazzo e l’incompetenza organizzativa.

Alla luce di tutto ciò, verrebbe davvero la voglia di boicottare questo concorso. Per esser stati preso in giro, per esser stati trattati in maniera indecorosa non solo dal punto di vista professionale ma soprattutto dal punto di vista umano e civico, e per non far parte di questo meccanismo perverso  che è, nei fatti, ben lungi da un rinnovamento basato su un piano di assunzioni trasparente, chiaro e meritocratico ma che, visto dall’interno, risulta  una farsa mal architettata dallo Stato.

Viola Castaldo