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Eroica Fenice

Donne che contano, trasparenza sui fondi antiviolenza

Ogni  25 novembre, Giornata mondiale per la lotta alla violenza sulle donne, è la data prefissata per fare i calcoli, è il giorno delle donne che contano.
Si tratta di un numero abbastanza complicato da definire, poiché è sempre difficile stabilire con certezza quante siano le donne che ogni anno perdono la vita a causa di un uomo.
Quello che sappiamo con sicurezza, invece, grazie al lavoro effettuato dai Centri Antiviolenza e dalle Case Rifugio, riunite nell’Associazione Nazionale D.i.R.e,  è che le donne rivoltesi per la prima volta ad una di queste strutture sono state 16.678, lo scorso 2014.

La difficile vita dei Centri Antiviolenza

Col passare degli anni, sono sempre più numerosi i Centri che partecipano alla rilevazione, ma ancor di più sono quelli che denunciano l’assenza di progettazione e di interventi strutturali. Malgrado la loro esistenza nel nostro Paese, questi sono ancora confinati nella sfera dell’invisibilità istituzionale, tranne che per alcune regioni e realtà locali.
Dalle statistiche sulle cause di morte, infatti, emerge che il numero dei femminicidi è inchiodato e non si riesce ad intaccarlo. Questo vuol dire che si tratta di un fenomeno strutturale al Paese e, dunque, servirebbero politiche costanti.

Le risorse finanziarie complessive

Sono oltre 16 milioni di euro i fondi stanziati dal Governo per la prevenzione ed il contrasto alla violenza sulle donne in Italia per il biennio 2013/2014, attraverso un decreto noto ai più come decreto femminicidio (decreto legge 93 del 2013, convertito nella legge 119/2013). Di questi 16 milioni di euro, sono circa 2,2 milioni i fondi destinati alle strutture già esistenti, ripartiti equamente tra i Centri Antiviolenza e le Case Rifugio presenti sul territorio nazionale, mentre per la realizzazione di nuove strutture si ipotizza di investire circa 5,5 milioni di euro.

Donne che contano

Le donne che contano non sono quelle che appartengono ad élite, a circoli esclusivi o che i giornalisti rincorrono per uno scoop. Le donne che contano sono quelle che diventano importanti per le istituzioni ed i cui diritti vengono promossi e rispettati. Ma le donne che contano sono anche quelle che si attivano per monitorare cosa fanno le istituzioni, contando appunto i soldi che misurano l’impegno per tutelare i loro diritti, dal momento in cui i conti non tornano: solo dieci amministrazioni locali, infatti, fanno sapere in modo chiaro e trasparente come stanno utilizzando i fondi per contrastare la violenza sulle donne stanziati dal Governo. Per tutti gli altri enti locali, i dati sono irreperibili o molto frammentari .
Si tratta di una mappa con molti buchi neri quella presentata da Donne che contano, piattaforma open data ideata da ActionAid in collaborazione con Dataninja, per monitorare l’utilizzo delle risorse pubbliche destinate a contrastare la violenza sulle donne, promuovendo un’azione di trasparenza nell’assegnazione e nella gestione dei fondi, mediante l’analisi con dati aperti.
Le  varie amministrazioni sono distanti anche nelle strategie adottate. L’analisi di Donne che contano mostra, infatti, che il finanziamento medio per i Centri Antiviolenza e le Case Rifugio va dai circa 60mila euro in Piemonte ai 30mila in Veneto e Sardegna per scendere a 12mila euro in Puglia e nelle ex province di Firenze e Pistoia, fino ai 6mila euro di Abruzzo e Val d’Aosta.

Numeri in crescita

Eppure, l’ultimo dato raccolto da Donne che contano dimostra che il numero delle donne che decidono di denunciare una violenza subita è in costante crescita. Si tratta di un atto di coraggio sostenuto da ActionAid attraverso la sua piattaforma che è insieme un auspicio ed un invito: il primo per le istituzioni, al fine di richiamarle alla loro responsabilità ed agli atti dovuti, per ricordare che tra le priorità dell’agenda politica, la protezione della vita e delle libertà delle donne non può essere dimenticata e disattesa;  il secondo per tutte le donne e gli uomini che vorranno contribuire attivamente a costruire un’Italia più trasparente e responsabile, dove la partecipazione sia un valore ed una condizione imprescindibile all’efficacia delle azioni per tutelare i diritti di tutte e di tutti.

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