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Eroica Fenice

Gabriele Del Grande e la libertà da difendere

Gabriele Del GrandeGabriele Del Grande, giornalista e regista italiano, è in stato di fermo in Turchia dal 10 aprile senza che alcuna accusa sia stata formalizzata.

Gabriele del Grande viene fermato il 9 aprile mentre si trova in una zona militare, non delimitata con filo spinato, nella provincia di Hatay, ai confini della Siria e viene portato in un centro di detenzione amministrativo. Dopo aver informato la compagna dell’accaduto tramite un messaggio, si perdono le sue tracce e dal 10 aprile viene portato e posto in stato di fermo nel centro di detenzione amministrativo turco di Mugla, nonostante la mancata formalizzazione di un’accusa. Il 14 aprile le autorità turche impediscono al console italiano un incontro con Gabriele e, successivamente, lo impediranno anche al legale e al viceconsole. Il 19 aprile Angelino Alfano, Ministro degli Esteri, richiede il rilascio immediato del giornalista italiano senza successo. Nella stessa giornata Gabriele riesce a contattare telefonicamente la famiglia e afferma: «La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. Non mi è stato detto che le autorità italiane volevano mettersi in contatto con me. Da stasera entrerò in sciopero della fame».

Il senatore Luigi Manconi, facendo notare una chiara violazione della convenzione di Vienna, ha affermato: «Non esistono prove o conferme che volesse passare dalla Turchia alla Siria, così come non esiste conferma o prova che egli abbia avuto un colloquio con persone sospettate di terrorismo. Sono bufale che circolano, oltretutto in forma non ufficiale, che mirano a screditare la figura di uno scrittore che stava facendo il suo mestiere».

Durante una conferenza organizzata presso Palazzo Madama, Valerio Mastrandrea ha letto la lettera che i familiari e la compagna di Gabriele hanno scritto affinché le autorità competenti si attivino. Nella parte finale della stessa i familiari scrivono: «Chiediamo al ministro Alfano, ai parlamentari e ad ogni rappresentante del popolo italiano di mobilitarsi con noi, di fare tutto quello che è in loro potere per riportare Gabriele a casa dalla sua famiglia, dai suoi bambini. Chiediamo di pensare se al posto di Gabriele ci fosse un vostro figlio, un vostro fratello, compagno, sareste disposti a fargli subire una tale angheria? Noi contiamo su di voi, in qualità di nostri rappresentanti. Noi contiamo sulla Vostra volontà di intervenire perché questa brutta vicenda possa risolversi al più presto.  Noi contiamo su di Voi».

Chi è Gabriele Del Grande?

Chi sia Gabriele Del Grande lo spiega la compagna e madre dei suoi bambini, Alexandra D’Onofrio: «Lui va zaino in spalla e chiacchiera, passa ore a parlare con le persone nella loro lingua senza mediatori, in maniera spontanea. Non va alla ricerca dello scoop, ma di quanto ci può fare riflettere».
Gabriele Del Grande, 35 anni, nato a Lucca e laureatosi in Studi Orientali presso l’università di Bologna, è giornalista, blogger e regista. All’interno del suo blog e osservatorio Fortress Europe, documenta tutte le notizie riguardanti i migranti morti in mare durante i viaggi per raggiungere l’Europa dal 1988 al febbraio dello scorso anno. Tra i suoi lavori più importanti emerge il documentario Io sto con la sposa in cui si racconta la storia di cinque palestinesi e siriani scappati dalla guerra, sbarcati a Lampedusa e, che per proseguire il loro viaggio senza documenti in Europa, organizzano un finto corteo nunziale.

La vicenda di Del Grande riaccende i riflettori sulla situazione Turca che, dopo il fallito tentativo di golpe dello scorso luglio, sembra progressivamente degenerare. In seguito agli avvenimenti della scorsa estate, Erdogan ha dato vita ad un lungo processo per accentrare il potere nelle sue mani: percorso che inizia con gli arresti volti a limitare la libertà di stampa ed espressione e che si conclude con la riforma costituzionale approvata dal popolo turco il 16 aprile. Come fa notare Marco Ansaldo, la detenzione di Gabriele Del Grande potrebbe diventare una carta da giocare per la Turchia che da mesi ha ingaggiato un braccio di ferro con l’Europa su vari temi, tra cui le questioni dei migranti e degli accordi commerciali. Del resto da due mesi è detenuto nelle carceri turche Deniz Yucel, corrispondente del quotidiano Die Welt, considerato da Ankara una spia a tal punto da spingere Erdogan ad affermare che non verrà mai estradato, nonostante le pressioni della Merkel.

Come scritto da Roberto Saviano: «L’arresto di Gabriele riguarda tutti noi non solo perché Gabriele è innocente. […] Per Erdogan i diritti più elementari, come quello della libertà di espressione, sono semplicemente dettagli e chi li rivendica è un nemico dello sviluppo del Paese. Queste tesi potrebbero essere messe nella bocca di tutti quei leader del mondo che invece di rispondere alle critiche politiche delegittimano chi le pronuncia. Ecco perché la vita di Gabriele riguarda la nostra vita […] Difendere Gabriele equivale a difendere nel mondo la libertà d’espressione».

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