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Il sessismo nei media: analisi del fenomeno e dei suoi effetti

Il sessismo nei media: analisi del fenomeno e dei suoi effetti

Il sessismo si manifesta in forme e situazioni differenti; in particolare, quello esercitato dai media ha un effetto negativo sulla quotidianità della donna, alimentando stereotipi e schemi che la sminuiscono e discriminano.

Forme di sessismo nei mezzi di comunicazione

Ambito Manifestazione del sessismo Conseguenza sociale
Cronaca Nera Minimizzazione e colpevolizzazione della vittima. Normalizzazione della violenza e empatia per il colpevole.
Linguaggio Etichette basate su ruoli familiari (madre/moglie) anziché professionali. Rinforzo degli stereotipi patriarcali e domestici.
Pubblicità Sessualizzazione eccessiva e oggettivazione del corpo. Disturbi alimentari e percezione distorta della bellezza.

Che cos’è il sessismo nei media e come agisce?

L’espressione sessismo viene utilizzata per indicare una qualsiasi forma di discriminazione basata sul sesso e ad esserne oggetto è, in particolare, il sesso femminile. Le donne sono costrette a subire atteggiamenti, parole e comportamenti intrisi di sessismo che, spesso, per abitudine, vengono normalizzati senza neanche rendersi conto della loro gravità. Questo avviene anche perché la comunicazione gioca un ruolo indispensabile nell’influenzare, in modo positivo o negativo, il comportamento degli individui nel quotidiano. Infatti, il modo in cui i media rappresentano le donne, tramite immagini e parole, ha un impatto senza eguali sul modo in cui queste ultime vengono trattate ogni giorno. Spesso i media, che dovrebbero aiutare a migliorare la qualità di vita degli individui che ne usufruiscono, in realtà non fanno altro che alimentare tutti quegli stereotipi sessisti e patriarcali di cui la società è già intrisa.

Come si manifestano gli stereotipi nei giornali e in TV?

In particolare, i notiziari e i giornali italiani sono noti per il loro atteggiamento sessista, evidente soprattutto nei numerosissimi casi di minimizzazione di situazioni estremamente gravi e di colpevolizzazione delle vittime, come avviene per la narrazione dei casi di femminicidio, spesso ricondotti a lapsus momentanei degli assassini. Si tratta di una retorica sbagliata che viene perpetuata dai media e che si è ripetuta nel tempo, fino a divenire sistemica, arrivando addirittura a normalizzare casi di violenza e di abuso e spingendo il lettore a empatizzare con il colpevole. Le parole giocano un ruolo importante nella comunicazione e, spesso, le donne vengono etichettate come madri e mogli, piuttosto che in base al loro impiego o alle loro competenze; questo sminuire continuamente il genere femminile costringe le donne a restare incatenate a tutti quegli stereotipi di genere che le rappresentano solo impegnate a gestire le faccende domestiche, i figli e il marito, e incapaci di aspirare a posizioni di rilievo o a ruoli importanti nella società.

I media tendono anche a rappresentare in modo sbagliato i corpi femminili, promuovendo fisici asciutti e magri, visi scolpiti e bellezze irraggiungibili a cui aspirare, che contribuiscono al dilagare del problema dei disturbi alimentari e del ricorso alla chirurgia estetica, sempre più frequenti nelle giovani donne. Infine, si assiste, soprattutto nelle pubblicità, a una profonda e fastidiosa sessualizzazione della donna, a tratti ridondante e inutile. Difatti, sono molteplici gli esempi di casi in cui la nudità viene utilizzata in modo eccessivo, o giudicante, per attirare l’attenzione del pubblico o per ricondurre la donna solo ed esclusivamente al suo corpo e alle sue forme, tralasciando qualsiasi altra qualità o competenza possegga.

Verso una comunicazione paritaria ed egualitaria

Si evince quindi la necessità di scegliere attentamente i termini e le immagini da utilizzare durante la stesura di un articolo o la realizzazione di una pubblicità, iniziando a sviluppare un atteggiamento paritario e privo di sessismo e di stereotipi di genere. È necessario che i media si aprano alla visione della donna alla pari dell’uomo, quindi altrettanto capace e competente, evitando di sminuire o minimizzare eventi tragici e iniziando a proporre pubblicità e articoli che rappresentino il sesso femminile nello stesso identico modo di quello maschile, cercando di mirare alla qualità piuttosto che alla quantità del pubblico. Una comunicazione egualitaria rappresenta anche un Paese in cui regna la parità, in quanto i media hanno il ruolo di riportare informazioni circa ciò che avviene all’interno della società. Quindi, un Paese in cui all’ordine del giorno ci sono notizie di violenze e di femminicidi, è un Paese in cui ancora regnano le discriminazioni e la disuguaglianza.

Fonte dell’immagine dell’articolo “Il sessismo nei media: analisi del fenomeno e dei suoi effetti”: Wikimedia Commons, Carlotta Cooper

Articolo aggiornato il: 01/01/2026

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