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Eroica Fenice

L'amico perduto, uno sguardo sincero sull'Indonesia | Iperborea editore

L’amico perduto, uno sguardo sincero sull’Indonesia | Iperborea

Un romanzo di formazione, con un pizzico di autobiografismo, un vero capolavoro della letteratura olandese, pubblicato per la prima volta nel 1948, L’amico perduto della scrittrice Hella Haasse è stato finalmente edito in Italia da Iperborea, per la traduzione di Fulvio Ferrari.

Due ragazzi, uno figlio di un proprietario di piantagioni olandese, l’altro figlio di uno dei servi indigeni, crescono insieme nella tropicale Giava, attualmente una delle isole più popolose al mondo e dove si trova Giacarta, capitale dell’Indonesia. 

Siamo durante il colonialismo olandese, un periodo storico che durò ben tre secoli fino a quando l’Indonesia riuscì ad ottenere l’indipendenza, solo dopo la Seconda guerra mondiale. In realtà tutto ciò viene ne L’amico perduto visto di traverso, riflesso attraverso l’amicizia dei due, in forma di memoriale: il ricordo rivive, potente, con una nostalgia e un’incomprensione verso un destino che era, nel momento in cui Haasse scrisse il romanzo, completamente attuale.

Urug era il mio amico. Quando ripenso alla mia infanzia e agli anni della giovinezza, inevitabilmente sorge dentro di me l’immagine di Urug”. I giochi nella natura incontaminata, il rudjak comprato in attesa del treno che li portasse a scuola, le confidenze in sondanese, la spensieratezza delle mille avventure immaginate insieme. Fino a che inevitabilmente, l’innocenza dei due amici viene interrotta da un episodio funesto, la morte per annegamento del padre di Urug; da quel momento, con l’incombenza dell’età adulta e la forza del colonialismo alle spalle, il destino dei due amici è destinato a separarsi. Pagina dopo pagina, il lettore si accorge che ricordare il passato per il protagonista, di cui non viene mai detto il nome, è anche un modo per comprendere il presente, per cercare di dare risposte ai suoi quesiti irrisolti: cosa ha portato la loro amicizia a spegnersi, cosa li ha portati appunto a perdersi? Ma soprattutto, come ci si può sentire stranieri nella terra dove si è nati?

L’amico perduto (edito da Iperborea), un dialogo tra due mondi diversi

Ciò che Hella Haasse è riuscita a raccontare nel suo romanzo più importante è, ancora oggi, la sintesi di molti aspetti che condizionano la società odierna; una modernità che trova una perfetta dimora nelle pubblicazioni di Iperborea: non solo attenzione alla trama, ma quanto in essa influisca il periodo storico che ne fa da cornice e il luogo dove viene svelata, in questo caso l’Indonesia, la cui bellezza esisteva anche molto prima dell’arrivo del colonialismo. La discriminazione, il disprezzo per la diversità, il pregiudizio, la stupida ed immotivata superiorità, sono aspetti che così come la stessa Haasse visse probabilmente ed inconsapevolmente in prima persona (figlia di un olandese, trascorse la sua infanzia nelle Indie dove studiò, finchè a vent’anni decise di trasferirsi ad Amsterdam), vivono nella quotidianità dei due piccoli amici.

Alla ricerca di un posto nel mondo, Urug riesce a suo modo a trovare un’identità, cosa sulla quale il protagonista si interroga fino alla fine, e che sembra essere l’espediente delle sue evocazioni; tra i ricordi – così vividi e particolareggiati, che servono alla Haasse per raccontare l’ambiente e la vita nelle Indie coloniali – primeggiano i momenti in cui i genitori cercano di imporgli l’allontanamento da Urug, o quando la sua educazione, da europeo, deve per forza di cose distinguersi (essere migliore in realtà) da quelle dell’amico, il quale viene ad un certo punto della storia collocato sotto l’ala protettrice di una vecchia proprietaria che si è sempre rammaricata di non avere avuto nessuno di cui occuparsi e a cui dedicare tutte le sue finanze. Così i due crescono, e il momento della separazione per il lettore appare più vicina.

Oltre ad un’attenzione nel racconto della vita nelle Indie olandesi al di là dell’impatto che il colonialismo ebbe e ha avuto poi nel futuro dell’Indonesia, L’amico perduto è un romanzo pieno di dolcezza, ma anche amarezza, che si riflette in tutti i personaggi, dovuta ad una condizione sociale e storica impossibile da cambiare; da lì gli interrogativi del protagonista, che probabilmente non avranno mai risposta.