L’accoglienza al Trump-bis: alleati e rivali del tycoon

L'accoglienza al Trump-bis: alleati e rivali del tycoon

La vittoria di Donald Trump alle presidenziali del 5 Novembre 2024 è stata udita forte e chiara non solo negli States, ma in tutto il mondo politico. L’avvento del Trump-bis rimescola le carte nel mazzo della politica internazionale, l’accoglienza al secondo mandato del tycoon nel mondo è diversificata: dalla calorosa accoglienza dei governi di centrodestra sparsi per l’Europa, alla cautela tipica della Cina di Xi Jinping ed infine al silenzio radio che proviene da Mosca in attesa dei passi che l’amministrazione Trump muoverà verso il presidente ucraino Zelensky, che ribadisce speranzoso il proseguo dei finanziamenti militari a stelle e strisce, conscio però di ritrovarsi con un interlocutore ben differente rispetto al passato.

Reazioni in UE al Trump-bis

In Unione Europea, le reazioni degli esponenti di governo sono varie fra loro. Le figure cardine dell’Unione Europea, come Ursula von der Leyen accolgono il risultato delle presidenziali USA con solennità istituzionale e sottolineando la più che semplice alleanza che lega l’UE e gli USA forse rammentando lo spettro dei dazi doganali sull’economia europea, mentre gli alleati del tycoon spendono sin da subito i propri complimenti al neopresidente, è questo il caso del primo ministro ungherese Viktor Orbán che alla vigilia della sua Presidenza del Consiglio dell’UE già proponeva uno slogan, modificato all’occorrenza, che consolidava i buoni rapporti con Trump: il famigerato «Make Europa Great Again».

Trump-bis in ottica cinese

Da Pechino, apparentemente non traspare alcuna positiva o negativa accoglienza al Trump-bis, anche se la promessa di dazi doganali esorbitanti (intorno al 50-60%) al commercio con la Cina potrebbe arrecare un notevole danno alle attività economiche cinesi. Chiusa una porta si aprirebbe però un portone: il protezionismo statunitense spalancherebbe nuovamente le vie dell’Europa alla Cina. Xi Jinping ha dalla sua l’esperienza del primo mandato trumpiano e quindi la possibilità di giocare d’anticipo e da una posizione di vantaggio considerando il proprio predominio sulle risorse spendibili nell’industria tecnologica. Appare invece in standby all’orizzonte la questione taiwanese, che a meno di imprevedibili sconvolgimenti rimarrà stabile nella sua precarietà, ma con la concreta possibilità di rendere meno efficaci le contromosse cinesi sul piano dell’approvvigionamento di risorse tecnologiche .

 Fronte ucraino

Da Kiev e da Volodymyr Zelensky traspare il bisogno di un rinnovato consolidamento dell’impegno statunitense, attraverso aiuti di natura militare per contrastare le incursioni ed i bombardamenti russi su territorio ucraino. Nessun segnale positivo o negativo dal fronte russo, le relazioni tra i due Paesi sono pressoché nulle, ma suscettibili di reset nel caso di un posizionamento critico di Trump nei confronti del presidente ucraino e del coinvolgimento USA nel conflitto. Putin attende al varco, ma con scarsa trepidazione le notizie che arriveranno dalla Casa Bianca, consapevole che difficilmente una qualsivoglia azione statunitense porterà a uno sbilanciamento decisivo della Russia nei propri rapporti con gli USA e ad un ridimensionamento della cosiddetta “operazione speciale” avviata nel febbraio 2022

Fonte immagine: Wikimedia Commons

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