L’Eliseo in bilico: cosa ha provocato la caduta del governo Bayrou

Immagine del presidente del consiglio uscente, prima della caduta del governo Bayrou

La Francia, seppur con la sua storia politica controversa, è sempre stata di ispirazione nel contesto democratico europeo. Il simbolo più imponente è il palazzo dell’Eliseo. Quest’ultimo, infatti, è sempre stato un perno saldo della democrazia francese. Nelle ultime settimane, però, tutto è cambiato: il governo è crollato. La caduta del governo Bayrou segna non solo la fine di un esecutivo, ma l’emergere di una Francia in tensione: i cittadini sono stanchi e smarriti e la situazione economica non è delle migliori.

Le cause profonde della caduta

Per capire la caduta del governo Bayrou, bisogna partire dai dati, in particolar modo dai numeri:

  • In primo luogo, parliamo di debito pubblico. Quest’ultimo ha superato il 113-114% del PIL, con il deficit che viaggia su cifre vicine al 5-6%. La Francia non se la sta passando benissimo. Bayrou, primo ministro da dicembre 2024, ha proposto misure severe come tagli di spesa, riforme, eliminazione di due giorni festivi, congelamento delle pensioni, ecc. Tutto ciò con l’obiettivo di rimettere in riga i conti di uno Stato che, secondo lui, rischiava il collasso fiscale.
  • In secondo luogo, dietro la questione finanziaria c’è un grande malessere sociale. Le proteste si sono diffuse ormai in tutto il territorio. Nell’atto pratico, esiste un movimento di cittadini chiamato “Bloquons tout” (“Blocchiamo tutto”) che esprime rabbia contro un’austerità percepita come ingiusta e contro una politica che appare lontana, denunciando, per esempio, il taglio delle festività lavorative.

Alla fine, Bayrou ha puntato tutto su una mozione di fiducia per la sua manovra finanziaria, ma il parlamento ha detto no: 364 voti contro 194. La caduta del governo Bayrou è avvenuta così, con un’evidente frammentazione politica che non permetteva alcun tipo di riforma strutturale.

Reazioni, conseguenze e scenari futuri

Come al solito (i francesi non si smentiscono mai), la risposta è arrivata immediata e rumorosa. Strade e piazze sono gremite di manifestazioni: il capo d’accusa è principalmente il malessere sociale, già in fermento, che si è amplificato. Cittadini e sindacati hanno sfruttato l’occasione per chiedere un cambio di rotta immediato.

Per l’Eliseo e per il presidente Macron, è un momento decisivo: bisogna scegliere tra nominare un nuovo primo ministro che possa costruire una maggioranza o rischiare tutto con elezioni anticipate. Nessuna scelta è priva di rischio. Il timore è che la caduta del governo Bayrou indebolisca la Francia non solo al suo interno, ma anche a livello europeo: infatti, un Paese instabile può perdere credibilità, può essere soggetto a pressioni fiscali e sociali esterne ma, soprattutto, può vedere aumentare i tassi d’interesse sui suoi titoli di Stato, e gli effetti si riverberano oltre le sue frontiere. Infatti, si vede già uno spiraglio di governo tecnico, con il macroniano Lecornu che potrebbe essere il nuovo primo ministro.

I settori più vulnerabili, come pensionati, fasce sociali a reddito medio-basso e piccole imprese, vedono le misure di austerità non come numeri sulle carte, ma come tagli alla loro vita concreta. La politica, allora, non può più limitarsi ai temi macroeconomici: bisogna investire sulla struttura sociale per migliorare la condizione pubblica del popolo francese.

Perché questa crisi parla anche all’Italia e all’Europa

La cosa interessante è che anche l’Italia può essere contagiata, non in termini di caduta del governo, ma piuttosto economici: i mercati finanziari osservano e lo spread dei titoli di Stato francesi sale. Di conseguenza, la fiducia negli esecutivi deboli cala e l’Europa tutta si interroga sul futuro della stabilità democratica nei suoi Stati membri.

Ma forse la lezione più importante è che la politica non può ignorare il buon senso: il governo deve pensare anche all’aspetto sociale, non solo a quello economico. Dato che il cittadino non accetta più che le decisioni economiche siano prese altrove, bisogna fare in modo che il governo intervenga. La caduta del governo Bayrou è allora anche un avvertimento: se la Quinta Repubblica può apparire fragile, allora tutto è possibile.

La caduta del governo Bayrou segna, quindi, uno spartiacque nella storia politica francese recente. È la conferma che le crisi economiche sono direttamente collegate a quelle sociali, e si reclama stabilità. Per l’Eliseo il futuro non è più scontato come prima. Ora sta a piccole decisioni fare la differenza: se scegliere una politica basata sul dialogo o continuare imperterriti a pensare al dato economico, senza contare sulla struttura sociale.

Fonte dell’immagine in evidenza: https://www.info.gouv.fr/

Altri articoli da non perdere
20 febbraio 1962: John Glenn orbita intorno alla Terra
20 febbraio 1962: John Glenn orbita intorno alla Terra

Il 20 febbraio 1962, John Glenn, astronauta della NASA, vola in orbita intorno alla Terra nello spazio, durante la missione Mercury-Atlas Scopri di più

Cambiamenti climatici 2025: cause, dati IPCC e soluzioni politiche
cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici sono variazioni a lungo termine del sistema climatico terrestre determinate prevalentemente da interferenze antropogeniche, in particolare l'emissione Scopri di più

Canada day: le origini il 1 luglio 1867
Canada day: le origini il 1 luglio 1867

Il Canada Day è la festa nazionale canadese che si celebra ogni 1° luglio per commemorare l'anniversario della Confederazione. Questa Scopri di più

L’assassinio di Eliza Stefania Feru – primo femminicidio del 2025
L’assassinio di Eliza Stefania Feru - primo femminicidio del 2025

In provincia di Perugia, più precisamente a Gualdo Tadino, si è tristemente consumato il primo femminicidio del 2025, con l’assassinio Scopri di più

30 luglio 1965: Lyndon B. Johnson firma la legge Medicare
30 luglio 1965

Il 30 luglio 1965, il presidente Lyndon B. Johnson firma la legge Medicare, istituendo un sistema di assistenza sanitaria nazionale Scopri di più

Narrazione della violenza di genere: quando il linguaggio fa la differenza
Narrazione della violenza di genere: quando il linguaggio fa la differenza

La narrazione della violenza di genere richiede un approccio coscienzioso e un linguaggio preciso per evitare di rafforzare stereotipi dannosi. Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Federico Maciocia

Vedi tutti gli articoli di Federico Maciocia

Commenta