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Eroica Fenice

Empatia televisiva: identificarsi con le storie della tv

Una grande varietà di storie, personaggi, emozioni e sensazioni; ebbene sì, questo è il fantastico e inebriante mondo della televisione e del cinema in generale. Soffermatevi per un attimo a pensare alla meravigliosa bellezza di Julia Roberts in ‘Pretty woman’, al coraggio e alla perseveranza degli eroi di ‘Pearl Harbor’, oppure all’ animo nobile dei protagonisti della tanto seguita miniserie Rai ‘Braccialetti rossi’. I personaggi e le storie del piccolo e del grande schermo non ci lasciano mai indifferenti: ci viene infatti spontaneo partecipare emotivamente alle loro storie attraverso la cosiddetta empatia televisiva.

Quanti di voi non hanno desiderato indossare anche solo per un attimo quelle vesti, quanti di voi non avrebbero teso una mano ai ragazzi dei braccialetti rossi o semplicemente regalato loro un sorriso? Un intrecciarsi di storie in cui i protagonisti della realtà si affiancano a quelli immaginati dagli autori televisivi. Il telespettatore non è passivo bensì si impegna in un vero e proprio processo attivo di decodifica. Non si limita semplicemente, a osservare le storia, ma le “percorre” con la propria sensibilità, la propria storia. L’essere attivo significa fare una vera e propria “cernita multimediale”, saper scegliere e valutare ciò che è più vicino a noi, alle nostre esigenze  e non a caso le ricerche empiriche parlano di veri e propri “stili di consumo mediale”. Questi stili sono indicativi delle scelte di fondo che ogni telespettatore visivo va compiendo giorno dopo giorno. Perché accade tutto questo? Perché preferiamo o denigriamo dei personaggi piuttosto che altri? Il grande neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, eccellenza italiana, spiega il meccanismo dell’empatia con un’ intuizione chiave:  i “neuroni a specchio”. Va a lui il merito di aver individuato queste cellule, concentrate soprattutto nella parte sinistra del cervello, rivoluzionando non solo la neurofisiologia, ma anche la psicologia, la pedagogia, la sociologia e l’antropologia.

Si tratta di una particolare classe di neuroni che si attiva sia quando una persona compie un’azione sia quando la vede fare. Permettono, in altre parole, di capire subito quel che fanno gli altri. Un meccanismo fondamentale non solo per apprendere attraverso l’imitazione, ma anche per rendere partecipe l’osservatore delle emozioni altrui. È il meccanismo dell’empatia (dal greco en ‘dentro’ e pathos ‘sentimento’), che ci permette di commuoverci se vediamo uno spettacolo drammatico o di immedesimarci nell’azione in campo della squadra del cuore. Nonostante la grande scoperta dei neuroni a specchio che sembra vigente su qualsiasi teoria, non possiamo non menzionare Sigmund Freud. Secondo Freud infatti, durante la visione di un film, vengono inconsapevolmente chiamati in causa due meccanismi di difesa: l’identificazione e la proiezione. In psicoanalisi l’identificazione è uno dei meccanismi di difesa più utilizzati, mediante il quale un individuo plasma il suo modo di essere mutuando da un altro individuo parti, atteggiamenti, comportamenti di quest’ultimo. Durante la visione di un film, i processi identificativi sono particolarmente attivi: lo spettatore sa di potersi permettere questo, in quanto la durata dell’identificazione con il personaggio non è prolungata per tempo, si limita all’intervallo della visione. L’identificazione si attua nei confronti di un qualsiasi personaggio che ci risuona in maniera differente, più intima e profonda. Attraverso l’identificazione il cinema e la televisione permettono allo spettatore di immedesimarsi con personaggi e consentono la soddisfazione di impulsi che, nella realtà, non sarebbe mai portati a soddisfare.

La proiezione è un meccanismo di difesa che consiste nello spostare sentimenti, caratteristiche proprie, parti di sé, desideri, che generalmente si rifiutano o non si riconosce come propri, su altri oggetti o persone. Anche se il meccanismo dell’identificazione è quello che maggiormente agisce durante la visione di un film, la proiezione è ugualmente potente, in quanto lo spettatore attribuisce molto spesso ai personaggi di un film emozioni e sentimenti che più o meno consciamente sono suoi. La proiezione è quello che noi utilizziamo quando dobbiamo definire la qualità dei personaggi e il loro comportamento: il bello, il buono, il cattivo e via dicendo.

A questo punto mi sorge spontanea una domanda: di quali film, fiction serie tv hanno bisogno le nostre anime in questo periodo storico per niente roseo? Forse avremmo bisogno di fiction più vicine, più comprensive e dedite alle nostre emozioni, sensazione e paure. Infatti una fiction come quella dei braccialetti rossi ha “incollato” milioni di persone dinanzi allo schermo, essendo triste ma piena di messaggi a contenuto morale. Evidentemente in questa società in cui i valori sembrano scarseggiare essi appaiono tuttavia riecheggiare nelle nostre menti e nei nostri cuori.

Hai letto: L’empatia televisiva

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