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Eroica Fenice

Luca AuanaSgheps Fiorentino, comicità napoletana doc

AuanaSgheps, una intervista al nuovo fenomeno del web

Irriverente, smaliziato, napoletano doc. Luca Fiorentino, meglio noto come Auanasgheps, è, sicuramente, uno dei personaggi che meglio hanno saputo interpretare i bisogni comici della rete. Nella sua seguitissima e commentatissima pagina Facebook, così come nel suo blog, ogni giorno non mancano status e post che mettono in risalto la genialità del giovane event manager. Il linguaggio da lui utilizzato, un ibrido tra l’ italiano e il “napoletano dei quartieri”, ricco di espressioni popolari e colorite, è specchio della realtà attuale del napoletano medio che si trova, inerme, a interpretare, in un modo tutto suo, il continuo evolversi della città, la cui unica vera certezza è il paradosso tra la bellezza e il disagio. Nato a Cercola, Luca Auanasgheps si sta ritagliando una fetta crescente di pubblico nel panorama comico napoletano dove, ora come ora, oltre ai comici da palcoscenico, sono sulla cresta dell’onda numerosi e ben più talentuosi youtubbers (vedi i Tha Jackal).

Chi è Luca e chi, invece, AuanaSgheps?

“Luca è uno che pensa un sacco di fatti arravogliati. AuanaSgheps è quello che li trascrive, a pane e puparuoli.”

Parlaci di Zabbaglione.

È un capolavoro, oltre che l’unico caso al mondo di opera prima che l’autore fa di tutto per nascondere ai parenti, invece di usare costoro come primi (ed unici) acquirenti.

(A novembre dovrebbe uscire il secondo libro, che probabilmente si chiamerà “Questo è meglio del primo”.)

Dicono che i comici non sappiano più far ridere. Che ne pensi di Colorado caffè, ad esempio?

Prima di tutto Colorado, così come Made In Sud, Zelig e programmi di questo tipo, non fa satira, ma comicità semplice, senza pretese intellettuali, quindi chi li accusa di non proporre un intrattenimento più sofisticato già è fuori strada.

Non sarà l’avanspettacolo intelligente di Cochi e Renato, né i varietà non-sense di Arbore e Frassica, e neppure il cabaret demenziale di Aldo, Giovanni e Giacomo, ma non si può certo dire che non facciano ridere il pubblico generalista, anzi.

Questi programmi sono seguiti da milioni di persone, tra cui il pizzettaro da cui ho mangiato ieri sera, che ha dimenticato la mia parigina nel forno proprio perché stava pariando a ciuccio davanti alla televisione.

Per quanto mi riguarda il problema al momento non è questo tipo di  trasmissioni, ma chi le critica senza proporre qualcosa di realmente nuovo (non a caso tutti gli pseudo-autori satirici italiani che incentrano i loro monologhi sulla guerra a sti programmi, alla fine risultano insopportabilmente stantii). 

Napoli: cosa ami e cosa odi di questa città.

Odio la quasi assoluta mancanza di mezzi pubblici notturni.

Detesto i fanatici – dal calcio alle credenze fantareligiose, fino all’ottusa difesa a priori dell’orgoglio napulegno – e soprattutto chi alimenta ‘sti fanatismi per il proprio tornaconto, ovvero i giornalisti mentecatti, bizzuochi, i politici d’accatto, e quei cantanti sgamati c’o sole e l’ammore sempre in bocca.

Amo le tarantelle dove alla fine non succede mai niente, perché i duellanti si stanno sempre accorti a farsi “mantenere”.

Adoro i modi di dire coloriti che spiegano concetti prolissi con due parole (tipo l’incredibile “puozz’ sculà”), e apprezzo infinitamente gli automobilisti che, se li tamponi leggero leggero, scendono dall’auto e ti dicono “uagliò, sciolt”, invece di prendere la targa e correre al pronto soccorso già sapendo la tipologia di collarino che il medico gli dovrà prescrivere.

Nella vita ci vuole la bucchina della pacienza, il culo dei femminielli e gli spaccimma dei soldi”. E il talento?

Da queste parti l’ultimo che ha avuto un talento veramente mostruoso è stato Massimo Troisi.

Troisi era uno che piaceva a tutti, un po’ come Leonardo Da Vinci,  la cento euro trovata a terra, o Freddie Mercury (io non ho mai sentito a nessuno parlare male di Freddie Mercury, a parte Gei-Acs).

E Gei-Acs è l’eccezione che si può tranquillamente chiavare na funa ‘ngann.

Il guaio è che Troisi prima è morto, e poi è arrivato a Hollywood.

E magari sognava di conoscere il suo attore ‘mericano preferito, e non ha fatto a tempo.

E quindi puoi avere tutto il talento che vuoi tu, ma se la ciorta non ti aiuta, staicazz che riesci a conoscere al grande Mitch di Baywatch.

Abbiamo un po’ tutti seguito il tuo “live” di Sanremo. AuanaSgheps dacci un tuo giudizio “a freddo” sul Fazio bis.

Sanremo fa schifo, perciò è bellissimo.

È una rassegna di kitsch estremo, democristianità ovunque, ipocrisia buonista, trash alto livello, per questo lo seguo ogni anno.

Io però, da fedelissimo spettatore, pretendo un ritorno al Festival delle cariatidi storiche, ma quelle vere, non i pezzotti.

Mai più un Festival senza Albano, Totocutugno o le trovate di Pippobbaudo.

Voglio professionisti dello squallore, no a ‘sti quattro cantanti pigliati dai talent. O i presentatori con le emorroidi.

Ciao.

Ringraziamo Luca AuanaSgheps per l’intervista!