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Moda sostenibile

Moda sostenibile ed etica: un importante passo verso il futuro

Moda sostenibile: perché è importante il cambiamento concreto e concettuale nella moda, al fine di tutelare i lavoratori, i consumatori e l’ambiente e come intervengono al riguardo i capisaldi del settore.

La sostenibilità risulta essere un tema caldo dei nostri giorni ed è la parola chiave della moda, il secondo settore al mondo per inquinamento, causato dal fenomeno della “fast fashion”, così definito per la rapidità di produzione e la brevità di durata del capo prodotto. Altro aspetto di tale fenomeno, da non sottovalutare, è lo sfruttamento minorile, e non solo, dei lavoratori, i quali per far fronte ai fulminei ritmi di produzione lavorano con turni estenuanti, guadagnando dei salari bassissimi, in condizioni di scarsa igiene, in luoghi periferici del mondo, in quanto le grandi aziende, da sempre, ricorrono alla produzione dislocata per abbattere i costi ed ottenere maggiori guadagni, tenendo le proprie attività illecite lontane da occhi indiscreti. Basti pensare che, secondo lo studio effettuato da Report, la produzione di denim è localizzata per il 24% in Cina, per il 18% in Pakistan, per il 12% in Turchia e seguono India e Giappone.

L’enorme impatto ambientale del settore tessile è causato dalle emissioni di CO2 delle fabbriche, dal dispendio di acqua durante la produzione (a tal proposito per una maglietta dal costo di 5€ occorrono 3.900 litri d’acqua) e da alcune sostanze nocive e non biodegradabili, contenute negli indumenti, che non vengono smaltite correttamente e si accumulano nelle acque reflue o, in taluni casi sulla pelle, causando malattie nel lungo periodo: parliamo di sostanze come i coloranti, i clorobenzeni, il piombo, il mercurio e il cromo. Pertanto è chiaro che il problema non riguardi solo l’industria, bensì gli stessi consumatori, che in grande maggioranza, ignorando l’entità del problema, finiscono per sovvenzionare tali processi produttivi, tramite l’acquisto di capi dal prezzo vantaggioso e dalla semplice reperibilità, contribuendo a finanziare il disastro ambientale. Tante aziende inneggiano all’acquisto compulsivo, vero e proprio cancro della nostra epoca consumistica, proponendo capi a prezzi stracciati che convincono il cliente, ma nascondono il lavoratore sottopagato e non includono i costi per la tutela ambientale.

La moda sostenibile nasce proprio dalla necessità di portare un vero cambiamento e attinge all’ecosostenibilità e all’etica per esprimere il proprio concept. Essa ha l’intento di rivoluzionare il settore in modo tale da instaurare un rapporto equilibrato tra l’ambiente, i lavoratori e i consumatori. Tra i principali obiettivi vi è l’utilizzo di sostanze biodegradabili e naturali, provenienti da filiere controllate, allo scopo di ottenere capi di qualità e di inquinare drasticamente meno; migliorare le condizioni lavorative nelle fabbriche, garantendo uno stipendio e delle forme di tutela concrete; incentivare il consumatore all’acquisto consapevole, evitando un’eccessiva produzione di indumenti; contribuire all’iniziativa del singolo, a partire da semplici azioni quotidiane per la salvaguardia dell’ambiente.

A tal proposito, negli ultimi anni vi sono diversi brand low-cost che hanno intrapreso un percorso, seppur ancora lungo, volto alla sostenibilità, tra questi è possibile citare Zara, H&M, Benetton e molti altri, i quali si sono impegnati a migliorare le proprie tecniche produttive e a segnalare sull’etichetta dell’indumento l’utilizzo di materiali di origine naturale. Anche i mostri sacri della moda hanno preso a cuore tale questione e tra questi in prima linea vi è Stella McCartney, la quale ha affermato: “Durante il nostro momento di pausa globale, mi sono trovata a chiedermi cosa faccio e perché lo faccio. Come possiamo tornare tutti più consapevoli? In una notte insonne ho pensato cosa davvero devo fare. Poi l’ho condiviso con il mio team, ed è diventato un manifesto“.

Il manifesto di cui parla la stilista, in una recente conferenza digitale, tenutasi per la presentazione della nuova collezione SS21, è il “Manifesto della Moda Sostenibile dalla A alla Z“, una sorta di guida in ordine alfabetico di intenti futuri sulla sostenibilità per diventare più responsabili, volendo giungere alla totale diminuzione dei rifiuti e dell’utilizzo di materie prime, ponderando la scelta di materiali vegani senza rinunciare alla qualità e al lusso che contraddistingue il brand.

Numerosi sono i progetti sociali lanciati per sensibilizzare l’opinione pubblica, come ad esempio il progetto di Greenpeace o il nostrano “CambiaMODA”, ai quali ciascun individuo prende parte tramite piccoli accorgimenti come gli acquisti second hand o vintage, informando i conoscenti sul tema e valutando accuratamente l’utilizzo del capo al passo con i trend, di cui si sente il bisogno. Le facce della stessa medaglia sono l’etica dell’individuo e la sostenibilità delle filiere.

Fonte immagine: AltroStile.net

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