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Eroica Fenice

Un piccolo ristorante vegano a Napoli: 'O Grin

Un piccolo ristorante vegano a Napoli: ‘O Grin

‘O Grin – etico &’ buono è un take away “un po’ folle” sito in Napoli, via Mezzocannone 83, che da quasi un anno offre specialità alimentari 100% biologiche e vegane.

I fondatori sono tre semplici ragazzi, Luigi, Imma e Stefano, che hanno deciso di restare coerenti con i loro principi etici – sostenibilità ambientale e avversione verso l’inutile ed eccessivo consumismo promosso dalle aziende multinazionali – applicandoli ad un lavoro che permettesse loro di preservare uno stile di vita ecosostenibile. I tre si sono incontrati nell’ambito del volontariato sociale e ambientale e dopo qualche anno decidono di aprire il locale, mostrando che esiste un’alternativa al consumismo sfrenato a costi decisamente minori di quanto ci si possa aspettare.

Nel tentativo di conoscere meglio il progetto inaugurato dal locale, ho rivolto alcune domande a Luigi, uno dei fondatori.

Intervista a Luigi, fondatore del piccolo ristorante vegano a Napoli

Tutte le persone dello staff sono vegane?

No, di cinque persone che lavorano qui, soltanto due sono vegane, mentre io ho scelto di non mangiare carne. Non mi definisco però vegetariano, non mi piacciono le etichette; preferisco semplicemente mangiare come piace a me: sono Luigi e non mangio carne, tutto qui. Gli altri sono onnivori, anche se lavorando qui pian piano stanno modificando il loro regime alimentare e di conseguenze anche il loro stile di vita. Del resto uno degli intenti nell’aprire il locale era proprio quello di cercare di modificare gli stili di vita delle persone e, devo dire, qualcosa si sta già muovendo in questa direzione.

Come mai aprire un punto di ristorazione solo vegano e non anche vegetariano?

Beh, solo vegano perché volevamo lanciare un messaggio chiaro rispetto ad un determinato tipo di alimentazione, poiché crediamo l’alimentazione vegana segua dei regimi molto più etici: la natura viene sfruttata in modo diverso, mentre non c’è sfruttamento degli animali. Rispetto ai vegetariani l’approccio cambia molto; la produzione di latte, che i vegetariani consumano senza problemi, implica uno sfruttamento su scala industriale dell’animale, che in natura solo se gravido produce latte. Esistono invece allevamenti dove le femmine di bovini e ovini vengono inseminate al solo scopo di produrre latte e continuo a chiedermi quale sia il senso di tutto ciò.

Come si inserisce in questo contesto il bookcrossing?

Con il bookcrossing intendiamo ampliare il messaggio che vogliamo veicolare e che parte dall’apertura di questo locale, fino ad arrivare ad un contesto di condivisione del sapere. L’idea è quella di mettere a disposizione delle risorse, in modo che le persone possano accedervi attraverso uno scambio: prendo un libro, te ne porto un altro, permettendo ad idee e cultura di circolare. A noi piace molto questo tipo di approccio.

Quali sono gli ingredienti maggiormente utilizzati?

Verdure, che la fanno da padrone. Inoltre a caratterizzare l’alimentazione vegana sono il seitan, il tofu, tanta frutta secca e cereali. Piatti e posate invece sono fatti di fibra di cellulosa.

Il latte che utilizzate è latte di soia, ma come fate a sapere che la soia utilizzata non proviene dagli stabilimenti della Monsanto?

Se così fosse non ci piacerebbe affatto e non la compreremmo neanche! La soia che compriamo è certificata come biologica e il bio non è OGM. La Monsanto invece è una multinazionale che produce OGM. Va detto che la soia è stata modificata geneticamente nel corso della storia e al giorno d’oggi è difficile trovare soia non geneticamente modificata. Tuttavia esistono anche tipi di soia coltivati in un determinato modo e che non rientrano nelle batterie di sementi della Monsanto. Da questo punto di vista cerchiamo di essere dei consumatori critici e consapevoli, ragion per cui non vedrai mai qui dentro un prodotto di una multinazionale, ma soprattutto di alcune multinazionali che proprio non ci piacciono. Tra le nostre bibite, ad esempio, ce ne sono solo di biologiche. Coerentemente con l’etica che guida il nostro impegno, non acquistiamo prodotti che noi stessi non consumeremmo.

A proposito di bibite, cosa rispondete a clienti che vi chiedono il caffè?

All’inizio facevamo il caffè con la moka napoletana, ma dopo un po’ di tempo ci rendemmo conto che non era possibile continuare, la tecnica che utilizzavamo per farlo richiedeva una preparazione molto lunga, quindi l’abbiamo eliminato.

Che ne pensate dei propositi di sostenibilità promossi dall’Expo 2015?

Consideriamo l’Expo come una sorta di grosso “carrozzone mangiasoldi” gestito da persone discutibili e probabilmente corrotte. Inoltre, a dispetto dei principi di sostenibilità professati, gli sponsor dell’evento sono tutto fuorché sostenibili e ciò dà luogo ad un controsenso. Preferiamo invece appoggiare il NoExpo, un evento parallelo che porta avanti istanze cui ci sentiamo molto più vicini.

Finita questa piacevole chiacchierata, Luigi mi offre una tisana al mirtillo, decisamente bollente, zuccherata con un dolcificante al retrogusto di liquirizia, dopodichè mi congedo ringraziandolo di cuore.

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