Oltre il buio: Blind Vision per l’Istituto Colosimo di Napoli

Oltre il buio: Blind Vision per l'Istituto Paolo Colosimo di Napoli

Oltre il buio: Blind Vision per l'Istituto Colosimo di Napoli«Più nel buio l’anima è divina» Recita così la scritta sulla porta d’ingresso dell’Istituto Paolo Colosimo di Napoli, una struttura vissuta,  dall’arredo ottocentesco ma arricchita da qualcosa di cui ancora oggi può farsi vanto. Procedendo verso l’ala est del complesso, si entra in una sala su cui vegliano gli occhi attenti del busto di Tommasina Colosimo. È stata posta lì quella materna figura a protezione di un tesoro che merita grande cura, quella stessa che ancora oggi si richiede a gran voce.

L’Istituto Paolo Colosimo è un centro di assistenza per non vedenti o ipovedenti; questo potrebbe cambiare drasticamente la nostra prospettiva: in quella sala, protette in teche sicure, ci sono le testimonianze di vita e di lavoro dei convittori dell’istituto: tornitori, ceste di vimini, tessuti dai disegni variegati. Per non parlare dei loro numerosissimi trofei in vari sport.
Cosa proviamo? Tenerezza nei confronti di coloro che vengono quasi isolati dalla società? Tristezza per questa assenza che incombe sulle loro vite? «Più nel buio l’anima è divina».

La cecità è per noi immersione nel buio, un buio che possiamo solo vagamente immaginare quando a prima mattina apriamo gli occhi e le tapparelle sono tutte abbassate, e torniamo bambini imparando nuovamente a camminare, tastando il pavimento o allungando le mani per non urtare lo spigolo di turno.

Ma cosa vuol dire davvero? A interessarsi a questi e ad altri interrogativi l’artista napoletana Annalaura di Luggo, da sempre interessata all’osservazione di sguardi nella loro fattezza estetica così come nella loro capacità di dare luce: da questa ha trovato la spinta creativa per un lavoro che ormai porta avanti da anni, e le sue mostre e istallazioni sono in varie parti del mondo. Mancava però ancora un tassello a quel suo percorso artistico già arduo, ed è proprio quello che ha cambiato il suo modo di vedere il mondo.

Quando ha pensato al progetto di fotografare gli sguardi di coloro che per la società uno sguardo non hanno, era consapevole del grande passo che stava per compiere, ma solo quando ha conosciuto le meravigliose persone che lei con orgoglio oggi chiama amiche ha compreso che quell’assenza di percezione visiva non voleva dire apatia nei confronti del mondo. Il suo progetto Blind Vision, presentato il 27 Aprile e riproposto ancora il 10 maggio con la collaborazione di Wine&Thecity, è il frutto di fiumi di parole, di sensazioni olfattive, uditive tramite le quali è stato possibile instaurare un rapporto di complicità con giovani e non dell’istituto. Forte della sua vivacità, Annalaura ha immerso in quello che credeva buio pesto le sue mani sicure, le stesse mani con le quali ha accarezzato il volto di Michela, una delle voci giovanili di questa esperienza, o con le quali ha applaudito Ivan Dalia, pianista, ma non vedente.

Non vedente ma non nel buio. La mostra all’Istituto Paolo Colosimo

Ecco la cecità. Per noi il buio, l’assenza, la disabilità. Per le voci di Blind Vision luce, presenza, diversa abilità. Il buio è difficile da esorcizzare, così come il senso dell’assenza. Annalaura risponde a questo modificando le parole di “è senza” come “essenza”. Se qualcuno ancora si domanda «perché a me?» qualcun altro risponde «preferisco essere felice per tutta la vita sapendo che ho molto altro». L’espressione “diversamente abile” talvolta ci intimorisce, e ci chiudiamo a riccio non sapendo come agire nei confronti di chi definiamo tale, ed è stato proprio questo circolo vizioso ad aver imprigionato i non vedenti: il loro mondo è invisibile ai più. Siamo forse noi a non vedere quali grandi ricchezze siano le loro vite. L’istallazione di Annalaura di Luggo si preoccupa di smantellare i luoghi comuni, di sotterrare i pregiudizi e di portare a galla l’uomo, con le sue paure ma con le sue speranze, con le sue disabilità ma con i suoi sogni.

L’incontro del 10 maggio ha sensibilizzato ancora di più i “normodotati”, portandoli a scavare in quell’inquietante buio, per trovare ben altro. Si è già accennato alla presenza dei sommelier di Wine&Thecity. In onore di Blind Vision è stata infatti organizzata un Blind wine tasting, una degustazione al buio del vino Di Meo. Perché nel buio prendono vita tutti i sensi che mai sfruttiamo e si “guarda” in modo diverso: con il tatto, con l’olfatto, con l’udito… E in questo caso con il palato. Ascoltando il percorso di degustazione guidata gli spettatori hanno vissuto un’esperienza sensoriale immersi in una nuova luce.

Una delle ragazze dell’istituto intervistata da Annalaura di Luggo ha trovato supporto in una famosa citazione da Il piccolo principe: «L’essenziale è invisibile agli occhi» Perché ogni giorno la nostra mente si affolla di immagini e non pensiamo a ciò che è davvero importante. Oltre la materia, oltre il buio, lo spirito e l’energia che esso sprigiona.

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A proposito di Carolina Borrelli

Carolina Borrelli (1996) è iscritta al corso di dottorato in Filologia romanza presso l'Università di Siena. Il suo motto, «Χαλεπὰ τὰ καλά» (le cose belle sono difficili), la incoraggia ogni giorno a dare il meglio di sé, per quanto sappia di essere solo all’inizio di una grande avventura.

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