Otto Warmbier: lo studente prigioniero in Corea del Nord

Otto Warmbier: lo studente prigioniero in Corea del Nord

La Corea del Nord è nota per essere un paese molto controverso, palcoscenico di eventi sconvolgenti che difficilmente accadrebbero altrove. È un luogo caratterizzato da leggi molto rigide, aspetto che lo rende particolarmente pericoloso. Qui si è consumata una vicenda straziante che vede come protagonista un giovane studente americano: Otto Warmbier. Questa è la sua tragica storia.

Chi era Otto Warmbier?

Otto Warmbier: lo studente prigioniero in Corea del Nord
Foto di Otto Warmbier – Wikipedia (foto fatta dalla famiglia di Otto)

Otto Warmbier nasce il 12 dicembre 1994 a Cincinnati, in Ohio. Vive in una famiglia estremamente amorevole e studia presso la Wyoming High School per poi iscriversi all’Università della Virginia. Otto è sempre stato descritto come uno studente modello, estremamente sveglio e ambizioso; era un ragazzo molto popolare, vivace e amato da tutti. Viaggiare era una delle sue grandi passioni. Il suo desiderio era quello di esplorare il mondo entrando in contatto con tutte le culture esistenti, ma purtroppo questa sua passione sarà anche la sua rovina. Decise di intraprendere un programma di studi a Hong Kong e, mentre si trovava in viaggio verso la Cina (nel 2015), scoprì l’esistenza di un’agenzia che organizzava visite guidate in Corea del Nord. Mosso dalla curiosità, decise di partecipare. Tuttavia, viaggiare in Corea del Nord non è semplice: ci si può recare solo ed esclusivamente tramite queste agenzie e, inoltre, per gli americani un viaggio del genere è ancor più rischioso, date le controversie e gli scontri politici che caratterizzano i due paesi. Ciononostante, la curiosità di Otto era molto più forte della sua paura, e decise quindi di intraprendere questo viaggio, ignaro di quello che gli sarebbe successo.

Il viaggio fatale in Corea del Nord

Otto Warmbier: lo studente prigioniero in Corea del Nord
Hall dell’hotel Yanggakdo a Pyongyang, Corea del Nord – Wikimedia Commons (Bjorn Christian Torrissen)

Otto intraprese questa avventura che inizialmente sembrò essere estremamente divertente e stimolante. Riuscì a instaurare un ottimo legame con gli altri compagni di viaggio e insieme trascorsero il Capodanno in Corea del Nord. Il gruppo alloggiava allo Yanggakdo International Hotel (l’unico hotel in cui potevano alloggiare turisti stranieri) ed è proprio qui che ebbe luogo la tragedia. Attorno a questo hotel era diffusa una leggenda: pare che ci fosse un piano nascosto, il quinto, impossibile da raggiungere. Per i turisti che hanno visitato il paese, trovare il piano nascosto era diventata quasi una sfida, e Otto e il suo gruppo di certo non si tirarono indietro. In realtà, come testimoniano i turisti che hanno trovato questo quinto piano, non c’era nulla di particolarmente rilevante: era semplicemente un’area riservata allo staff, la cui unica particolarità era la presenza di un quantitativo esorbitante di manifesti di propaganda. Otto, mosso dalla curiosità, si mise alla ricerca di questo piano segreto. Purtroppo, però, il quinto piano dello Yanggakdo International Hotel sarà la sua rovina.

L’arresto, la condanna e l’inizio dell’incubo

La Corea del Nord è un paese dittatoriale che presenta leggi severissime. Una delle più importanti stabilisce che qualsiasi oggetto che ritrae la figura del leader supremo non debba essere assolutamente danneggiato; le conseguenze per un reato di questo tipo possono essere estremamente gravi. Una sera, Otto Warmbier, dopo aver bevuto in compagnia, decise di mettersi alla ricerca del famoso quinto piano. Una volta giunto nel luogo desiderato, vedendo la grande quantità di manifesti, Otto decise di staccarne uno con l’intento di portarlo con sé come souvenir, ignaro che quello fosse uno dei reati più gravi che potesse commettere. Otto venne ripreso dalle telecamere di sicurezza dell’hotel e, poco prima di ripartire, fu rintracciato e arrestato dalla polizia nordcoreana. L’agenzia di stampa locale dichiarò inizialmente di averlo arrestato per aver commesso un “atto ostile contro il governo”. Due mesi dopo, una rete televisiva nordcoreana trasmise un processo fittizio in cui Otto Warmbier, privo di un avvocato, cercava disperatamente di convincere la corte a restituirgli la libertà, affermando di essersi pentito per aver commesso “l’errore più grande della sua vita”. Tuttavia, i suoi sforzi furono inutili: 16 giorni dopo, venne condannato a 15 anni di lavori forzati in campi di prigionia, noti per essere luoghi di atroci torture e sofferenze, come documentato da diverse organizzazioni per i diritti umani (leggi un approfondimento della BBC sulla vicenda).

Dalla detenzione alla tragedia: la triste fine di Otto Warmbier

Nel giugno 2017, dopo poco più di un anno dall’inizio della detenzione, il regime nordcoreano dichiarò di aver deciso di liberare Otto Warmbier per permettergli di ritornare negli Stati Uniti. I genitori erano felicissimi della notizia, dato che per più di un anno non avevano avuto tracce del figlio. Quando, nella notte del 13 giugno 2017, Otto arrivò a Cincinnati, le sue condizioni di salute erano allucinanti. Venne ricoverato d’urgenza e i medici scoprirono che il ragazzo era entrato in coma solo due mesi dopo la sua condanna. Il povero Otto si trovava in uno stato vegetativo: era in grado solo di respirare e chiudere le palpebre, ma non mostrava alcun segno di consapevolezza o di comprensione del linguaggio. I medici non riuscirono a comprendere la causa del coma e, per quanto abbiano cercato di salvargli la vita, per Otto Warmbier non c’era più niente da fare. Il 19 giugno 2017, la famiglia diede il consenso ai medici di staccare la spina, permettendo al giovane ragazzo di porre fine alle sue atroci sofferenze. La famiglia di Otto cercò in tutti i modi di ottenere giustizia, ma purtroppo il loro desiderio non venne mai pienamente realizzato. Ad oggi non si sa cosa sia successo effettivamente in quel campo di prigionia; ad ogni modo, il povero Otto ha pagato con la vita una bravata giovanile.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia (sconosciuto)

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