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Eroica Fenice

Pompei crolla ancora: incuria o fatalità?

“Pompei è uguale ad ogni altra città. La stessa antica umanità. Che si sia vivi o morti non fa differenza”. (Herman Melville)

Non si argina la conta dei danni che, a causa del maltempo, hanno ancora una volta colpito gli Scavi di Pompei. L’ultimo crollo ha investito pochi giorni fa il Tempio di Venere e il muro della tomba di Lucius Publicius Syneros della necropoli di Porta Nocera. La muratura del Tempio, scalfita da alcune lesioni, era già stata puntellata: a causa dei crolli l’area è stata chiusa al pubblico. Alto 1,70 metri e lungo 3,50 metri circa, il muretto della tomba era stato costruito per raccogliere il terreno in cui venivano collocate le sepolture. È stata disposta la chiusura al pubblico di tutti gli accessi alla necropoli fino al completamento delle esamine del caso e alla riparazione del muretto. Un crollo avvenuto durante la notte che desta maggiore scalpore in seguito ai danni che avevano già diverse volte colpito il sito archeologico nel corso del 2013.

Gli scavi di Pompei rappresentano un patrimonio archeologico inestimabile. Hanno infatti riconsegnato i resti dell’antica città che, sepolta da ceneri e lapilli durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. , continua ad essere una delle più grandi testimonianze dei costumi, delle abitudini e della vita romana.

Cominciati per volontà di Carlo III di Borbone, dal 1997 gli scavi sono entrati a far parte della lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO e rappresentano uno dei siti archeologici più visitati. Un patrimonio sopravvissuto due millenni, rimasto sepolto 1700 anni cosa che se da un lato, in seguito alla tragica eruzione del 79, ha fermato per sempre la vita di uno dei più attivi centri romani, dall’altro ha permesso alla città di Pompei, grazie al compatto strato di materiale eruttivo, di giungere fino a noi.
Gli scavi dunque riportano alla luce momenti di vita del passato, memorie di una città eterna e cristallizzata nell’attimo stesso in cui è stata fermata e riproducono un quadro dal fascino indescrivibile.

Giungono spontanee alcune legittime domande. A chi imputare la colpa? Perché non si riesce a salvaguardare un patrimonio così importante? Restiamo a guardare mentre Pompei continua a sbriciolarsi sotto i nostri occhi?

Il crollo del 6 Novembre 2010 che, a causa di infiltrazioni di acqua piovana, aveva portato al cedimento della Domus Gladiatori , aveva già creato scalpore tra i media di tutto il mondo eppure non è stato l’ultimo. Nel Novembre 2013 è toccato alla domus numero 21, alla Casa del Torello di Bronzo e alle Terme Centrali e il 13 dicembre 2013 ad un muro di una bottega di via Stabiana e ad una porzione di intonaco nella Casa della Fontana Piccola. Crollo dopo crollo la furia della pioggia sembra inarrestabile ma è chiaro che qualcosa si poteva e si doveva fare.

È certamente naturale assistere ad episodi di questo genere ma è la mancanza di protezione di un tale tesoro ad essere non naturale e non comprensibile. “Naturale” in quanto dovrebbe essere innata la tendenza dello Stato a voler proteggere e salvaguardare il proprio patrimonio culturale, storico e artistico. Risulta inaccettabile assistere ad un danno del genere dovuto, per giunta, alla mancata manutenzione e soprattutto all’incuria di chi dovrebbe occuparsene.
Il neoministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, si trova dunque a dover fare i conti con una corsa contro il tempo se si vogliono davvero salvaguardare gli scavi altrimenti destinati a danni inevitabili.
Dei 105 milioni di euro stanziati per Pompei dall’ Ue ne è stato impiegato solo un terzo. “Sono fondi che devono essere spesi entro il 2015 oppure li perdiamo: sono state fatte 16 gare fino ad oggi e altre otto sono in corso”, affermano i tecnici della soprintendenza. Eppure soltanto da pochi giorni era stato terminato uno dei cinque cantieri del “Grande progetto Pompei”. Infatti la conclusione del recupero della Domus del Criptoportico, dopo 380 giorni di lavoro, ha risanato i danni che erano stati causati ma il destino irriverente non ha tardato a palesarsi e i crolli avvenuti in questi giorni hanno acceso un nuovo campanello d’allarme.

Incuria o fatalità?

Non mancano certamente ostacoli burocratici dovuti ai rallentamenti per l’assegnazione dei lavori attraverso gare d’appalto e ai controlli seppur necessari della Dia di Napoli contro le infiltrazioni camorristiche; intanto diversi sono stati i ministri che se ne sono occupati in questi anni: Sandro Bondi, Massimo Bray e l’attuale ministro Franceschini.
Il presidente di Italia Nostra, associazione per la salvaguardia e la conservazione dell’ambiente e del territorio in Italia, ha invece scritto in una nota che ”La domus inaugurata pochi giorni fa ha impegnato 380 mila euro dei 105 milioni disponibili e non è tollerabile che, a 5 mesi dal decreto Valore Cultura la nuova governance non si sia ancora insediata. È tempo di dimostrare che l’Italia può gestire quella che ormai è un’emergenza quotidiana e che fino ad oggi è stata affrontata con rilevante incapacità di gestione”.

Si tratta certamente di un crollo già temuto ed annunciato, sono giustificate le grida d’allarme e di sdegno degli archeologi e dei cittadini; intanto crollo dopo crollo attendiamo con la speranza che maggiore tutela venga in futuro garantita ad uno dei simboli più autorevoli del patrimonio artistico italiano.

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