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Riforma Milei sui ghiacciai: danni ad ambiente, economia, società

Riforma Milei sui ghiacciai: danni ad ambiente, economia, società

Nella giornata del 9 aprile 2026 si è cementato un ulteriore mattone nella costruzione di un’Argentina sempre più neoliberista e impopolare. Dopo una prima proposta avanzata nel novembre 2025 e l’approvazione del Senato lo scorso febbraio, la Camera dei deputati ha approvato – con 137 voti favorevoli, 111 contrari e 3 astensioni – la riforma proposta dal presidente Javier Milei della legge N°26.639 del 2010 (Ley de Glaciares), caposaldo della normativa a tutela delle aree glaciali e periglaciali da attività minerarie, petrolifere, industriali (e inquinanti) o atte alla realizzazione di opere infrastrutturali dannose per l’ambiente. La riforma si riallaccia al progetto della Ley de Bases, che introduceva nel 2024 il RIGI (Regime di Incentivo per i Grandi Investimenti), potenziato questo mese dal Super RIGI.

Dato Chiave / Risorsa Statistiche e Impatto in Argentina
Ghiacciai censiti Circa 17.000 (con 36 bacini idrici alimentati)
Riduzione ghiacciai -17% negli ultimi dieci anni
Nuova classificazione normativa Legge N° 27.804 (sostituisce i parametri della N°26.639)
Risorse minerarie strategiche 120 mln tonnellate di rame e 60% delle riserve mondiali di litio (con Cile e Bolivia)
Previsione estrattiva (2050) Aumento del 500% per litio, rame, grafite e cobalto (dati Banca Mondiale)

L’impatto ambientale della riforma Milei: il modello federale

Circa 17.000 i ghiacciai e 36 i bacini idrici da essi alimentati sono quelli che si contano in Argentina su una superficie di oltre un milione di chilometri quadrati – suggeriscono i dati della Fundación Ambiente y Recursos Naturales. Negli ultimi dieci anni, però, si è assistito a un abbassamento del dato del 17%: uno scioglimento di questi ghiacciai dovuto, in prima istanza, al cambiamento climatico. Con la riforma Milei, che introduce la legge N° 27.804, si sferra un ulteriore colpo. Si restringe il ventaglio di definizione delle riserve strategiche di acqua dolce: se prima sottoposte a protezione giuridica in quanto fondamentali per il consumo umano, l’agricoltura, la biodiversità e la ricerca scientifica, ora fanno capo a una tale categorizzazione solo quelle che danno un «contributo idrico rilevante e verificabile». Se prima i ghiacciai godevano della classificazione di beni pubblici nazionali, adesso la discrezionalità è lasciata alle singole province. Ne consegue, inevitabilmente, una certa arbitrarietà, da aggiungersi alla problematicità della stessa definizione di «contributo rilevante»: c’è da chiedersi quale sia il criterio quantitativo di misurazione e, dunque, quale il risultato da attendersi in termini di tutela effettiva del paesaggio.

La periferizzazione economica dell’Argentina di Milei

L’Argentina gode di un grande patrimonio in termini di risorse minerarie, ospitando circa 120 milioni di tonnellate di rame, oltre a ingenti quantità di oro, argento e uranio. Si annovera, inoltre, tra i Paesi del cosiddetto triangolo del litio: insieme a Cile e Bolivia, conserva il 60% delle riserve mondiali di questo minerale alla base del settore elettrico e, dunque, della transizione green delle economie. Stando ai dati della Banca Mondiale sull’estrazione mineraria, entro il 2050 le attività di estrazione e raffinazione di minerali come litio, rame, grafite e cobalto aumenteranno del 500%. L’Argentina sembra confermare questa previsione, impegnandosi a diventare il principale esportatore dell’America del sud, sull’onda di una volontà globale di strappare il monopolio alla Cina. Quella che sembra, però, porsi come soluzione per «il progresso della Repubblica Argentina» e «una politica intelligente e sovrana per lo sfruttamento delle sue risorse» (come fa chiarezza lo stesso presidente), porterà come prevedibile risultato una riallocazione perifericamente intesa delle stesse. Se la riforma Milei prende corpo a partire dalla volontà di ridare vigore all’economia nazionale, si fa con tutta probabilità avvio di una stagione di dipendenza economica dagli IDE (Investimenti Diretti Esteri). Gli investitori stranieri godrebbero di incentivi fiscali, libero accesso al credito nazionale, e di una vera e propria responsabilità elusiva, collocate entro meccanismi di soft law, standard volontari o forme indirette di accountability. La responsabilità giuridica resta dello Stato, che ha il compito di regolare, prevenire e sanzionare le violazioni. Il suolo argentino si fa, così, schiavo di una policy di estrattivismo intensivo, dettato dalla necessità di un governo che, per far fronte al fenomeno inflazionistico e all’ingente debito pubblico ed estero, si fa promotore di tagli al welfare e di misure che valicano il confine della sostenibilità e dello sviluppo – in ogni sua definizione – nel nome della ripresa economica. C’è da chiedersi quanto di una legge che mina l’ambiente e che soggioga l’economia nazionale agli investimenti esteri possa condurre alla ricostruzione delle finanze nazionali.

Le comunità indigene: le vere vittime della riforma Milei

Ambiente ed economia non sono le uniche due parole-chiave per parlare della fallacia di una legge che fa acqua da tutte le parti e che allarma non solamente l’ONU. A soffrire è anche il tessuto sociale, di cui si registra una mobilitazione inaudita. Si infervora, infatti, il dibattito nelle piazze di Buenos Aires, che si popolano ogni mercoledì di manifestanti pronti a rivendicare i diritti delle comunità indigene private, con la nuova legge, di effettivo potere decisionale circa le operazioni estrattive, che si concentrano proprio nelle aree da loro storicamente abitate. Diversi sono diventati gli slogan di questa protesta che si fa sociale, oltre che politica ed economica: «¡No a la mina!», o «La legge sui ghiacciai non si tocca», che è la frase che colorava lo striscione affisso alla Statua della Repubblica, dinanzi al Parlamento, dagli attivisti di Greenpeace, 7 dei quali arrestati. Un altro episodio emblematico è stata la protesta del giugno 2023 a Jujuy, nell’estremo nord, contro la riforma costituzionale a favore dell’industria mineraria e del litio ad opera del governatore Gerardo Morales. Come Jujuy, anche Salta, Neuquén e Río Negro si annoverano tra le zone più colpite dall’estrattivismo. Poco sembra essere cambiato, insomma, dai tempi del panamericanismo e dell’America latina come America’s backyard, e ci si chiede se Buenos Aires troverà il modo di farsi spazio tra le potenze globali senza dipendere da alcuna di queste.

Fonte immagine: Pixabay (Marco Grocha – https://pixabay.com/it/photos/patagonia-ghiacciai-blu-ghiaccio-389306/ )

Fonte immagine: Wikipedia (Germán Romeo Pena / ANRed -https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Protestas_en_Jujuy_en_2023.jpg )

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