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Eroica Fenice

Sì al referendum, no alle trivelle evi

Sì al referendum, no alle trivelle

La campagna di sensibilizzazione per la partecipazione al referendum sulle trivelle del 17 aprile in questi giorni è stata, fortunatamente, ampia: i social network e i vari canali media hanno permesso di conoscere una molteplicità di punti di vista, perché alle votazioni si vada con discreta consapevolezza, indipendentemente dal voto.
Che cosa si chiede effettivamente di votare? In soldoni, dove l’intero decreto è riportato sulla Gazzetta Ufficiale, viene chiesto al cittadino italiano di prendere una decisione: volere – o non volere – abrogato l’articolo che prevede che i pozzi già autorizzati vengano usati «per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale» (dove le normative europee prevedano non vengano dati in concessione per più di 30 anni).

Che conseguenze avrà la decisione presa con il referendum sulle trivelle?

I pozzi italiani sono collocati a 12 miglia dalla costa, una vicinanza eccessiva e non più concessa nel momento in cui si decida di aprire nuovi giacimenti. Per di più, quelli attivi sono già un centinaio. Porre un limite di tempo permetterebbe a questi pozzi – le cui risorse in realtà sono sufficienti all’intera nazione per sole sette settimane – di diminuire progressivamente e chiudere. Come se non bastasse la tecnica utilizzata per l’estrazione è quella dell’esplosione ad aria compressa (airgun), le cui onde possono alterare e distruggere la flora e la fauna marine. Potrebbe, infatti, essere una delle cause di morte dei mammiferi e dei cetacei a volte trovati spiaggiati sui litorali.
Il Mar Mediterraneo, su cui si sta cercando di intervenire, è comunque un mare piccolo e non ricco di correnti: il petrolio inquinerebbe e danneggerebbe le nostre coste in maniera irreversibile e il pericolo non riguarda solo la popolazione marina, ma anche noi. E direttamente. Molti dei disastri petroliferi sono conservati nella memoria umana e digitale e hanno creato non indifferenti distruzioni degli ecosistemi. In natura esistono ormai tantissime varietà di fonti di energia rinnovabile come l’acqua, il vento, il sole e dobbiamo puntare verso alternative che possano sostituire – o ridurre, per cominciare – l’uso del carbone, del petrolio e del gas. Ovviamente ne risentirebbe il guadagno economico, ma ne gioverebbe tutto il nostro pianeta e noi per primi. Quindi sì, votiamo sì per non avere le trivelle.