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Eroica Fenice

Il sindaco di Barcellona? Attivista dei centri sociali

Domenica 24 maggio la Spagna ha votato per le elezioni amministrative: Ada Colau ha vinto le elezioni municipali della città di Barcellona, divenendone così il sindaco, con la lista civica Barcelona en Comù, fortemente sostenuta dal partito Podemos, guidato da Pablo Iglesias. Ma chi è questa donna che, commentando i risultati elettorali, ha annunciato: ”In questa città non esisteranno più cittadini di serie B!” e che era considerata dal governo catalano, fino a qualche tempo fa, ”una pericolosa attivista, una donna spigolosa con cui è difficile trattare”.

Ada Colau ha 41 anni, un figlio di tre e una laurea in filosofia. Proviene da una famiglia della media borghesia barcellonese e si occupa di politica sin dai tempi dell’università. Da sempre impegnata per i diritti umani, ha preso parte a numerose battaglie, tra cui le mobilitazioni contro la prima Guerra del Golfo,  i cortei contro le campagne militari di George W. Bush e le manifestazioni degli Indignados. Nel 2012 pubblica, insieme all’economista e compagno di vita Adrià Alemany, il libro Vite ipotecate. Di fatti, la più grande battaglia portata avanti dalla Colau è quella per il diritto alla casa: è cofondatrice del movimento Plataforma de Afectados por la Hipoteca, nato nel 2009 e  che nel 2013 ha presentato un progetto di legge popolare che chiedeva la dilazione dei pagamenti delle rate dei mutui perché, complice la crisi economica, molte famiglie spagnole non erano più in grado di pagarle e si ritrovavano così senza casa.

Nel momento in cui scrivo non sono invece ancora certi i risultati delle elezioni municipali della capitale, Madrid, ma ci sono altissime possibilità che a salire sul carro del vincitore sia Manuela Carmena, settantunenne dal passato degno di nota. Ex giudice e membro del consiglio generale della magistratura, nel 2014 ha pubblicato un libro dal titolo: ”Perché le cose possono essere differenti: riflessioni di un giudice”.  Nel 1965 entrò a far parte del Partito Comunista di Spagna. Durante la dittatura franchista, difese, in qualità di avvocato, i diritti dei detenuti e degli operai, e più tardi, come giudice, quelli dei prigionieri dell’Eta, l’organizzazione armata basca dalla quale subì minacce.  Nel 1986 ricevette il premio  nazionale Diritti Umani. E’ fondatrice dell’impresa solidale ”Yayos emprendedores” che commercializza manufatti dei detenuti, come per esempio scarpe di stoffa: grazie a quest’esperienza viene a conoscenza delle disagiate condizioni dei detenuti. Tra i punti del suo programma politico vi sono: la fornitura di luce e acqua a tutti coloro che non possono permettersele, un piano per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e uno per la riduzione dell’inquinamento, il blocco dei pignoramenti e degli sfratti e la possibilità di garantire delle soluzioni abitative alternative, affinché nessuno possa ” dormire alle intemperie dopo essere stato sfrattato”

-Il sindaco di Barcellona? Un’attivista dei centri sociali-