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Eroica Fenice

tesoro vichingo

Tesoro vichingo riemerso grazie a un bambino

È di poche settimana fa la sorprendente notizia di una scoperta sui generis, avvenuta in Germania: non una équipe di specialisti, ma la curiositas di un archeologo dilettante e di un tredicenne ha consentito di far riemergere un tesoro vichingo di tutto rispetto, verosimilmente appartenuto al leggendario re Harald Blåtand, meglio conosciuto come Aroldo I “Dente Azzurro”, uno degli ultimi re Vichinghi e il primo sovrano a unificare, dal punto di vista sia politico che religioso, il frammentario regno di Danimarca, nel I sec. d.C. esteso alla sola penisola dello Jutland.

La casualità del ritrovamento non sminuisce la sua portata: si tratta, infatti, di un rinvenimento notevole, che si compone di centinaia di monete d’argento, collane intrecciate, anelli, perle, spille e perfino un martello di Thor, il monile della mitologia norrena carico di significati simbolici, teologici o teorico-sapienziali.

L’inattesa scoperta è stata effettuata dal giovane Luca Malaschnitschenko e dal suo insegnante René Schoen, entrambi appassionati di archeologia che, alla ricerca di tesori sull’isola di Rügen, nel Mar Baltico, setacciando con un metal detector un terreno agricolo, lo scorso gennaio hanno rinvenuto quello che dapprima era apparso un insignificante pezzo di alluminio e che, invece, si è poi rivelato essere, a un esame più accurato, un esemplare d’argento del prezioso “bottino”, vecchio di mille anni.

I due, avendo intuito, dopo aver ripulito il reperto dai residui terrosi, di aver individuato qualcosa di notevole, si sono diretti all’istante presso l’Istituto Archeologico di Meclemburgo-Pomerania per far valutare la moneta da archeologi professionisti, i quali hanno immediatamente compresero che Luca e il professor René si erano imbattuti in un reperto di grande valore storico ed hanno conseguentemente stabilito di predisporre una spedizione per esaminare a fondo il campo dell’isola tedesca.

Un raro e preziosissimo tesoro vichingo

L’isolata e insolita scoperta, pertanto, stando ai media tedeschi, ha dato l’avvio a un’operazione ufficiale delle autorità archeologiche tedesche, partita nelle prime settimane di aprile 2018. Gli scavi, che si sono concentrati su un’area di 400 metri quadrati, hanno consentito in pochi giorni di far riaffiorare alla luce dal sito in analisi un vero e proprio tesoro, ricco di monili e suppellettili, che è stato ritenuto il patrimonio appartenente al sovrano Aroldo I, che regnò tra il 958 e il 986 sull’attuale Danimarca, sul Nord della Germania, sulla Svezia meridionale e su parte della Norvegia, presumibilmente occultato dal suo entourage dopo una sconfitta sul campo: il tesoro vichingo, pertanto, potrebbe essere stato sotterrato verso la fine degli anni ’80 del IX secolo quando, a causa di una rivolta capeggiata dal figlio Sweyn Barbaforcuta, Aroldo fuggì in Pomerania, dove morì nel 987. La moneta più antica del tesoro è risultata essere un dirham di Damasco risalente al 714 d.C.; mentre la più recente, pare sia un centesimo del 983 d.C.

Si tratta di «Una scoperta unica nel suo genere», come l’ha definita la squadra di archeologi del Meclemburgo-Pomerania che ha condotto lo scavo dopo la segnalazione, diretta da Michel Schirren, intervistato dall’agenzia tedesca DPA: stando alle autorità tedesche, dunque, la fortuita scoperta si è rivelata essere il ritrovamento più importante relativo a quel periodo storico.

Il tesoro vichingo del riunificatore del regno dei Danesi

Re Harald, soprannominato “Bluetooth”, ovvero “Dente Azzurro” probabilmente per l’usanza vichinga di alcuni guerrieri di dipingere la dentatura di blu, è ricordato come il sovrano che unificò il frammentario e bellicoso regno di Danimarca, anche grazie alla strategica introduzione del cristianesimo: le sue capacità diplomatiche sono state commemorate traendo da lui la denominazione della nota tecnologia wireless in grado di mettere in comunicazione più dispositivi, il cui logo è costituito per l’appunto dall’intersezione di rune nordiche che rappresentano le iniziali H e B. 

Si è trattato della più grande rivelazione della loro vita per il professor Schoen e il giovane Luca, i quali hanno dato l’input alla eccezionale scoperta grazie alla loro passione, che senza dubbio continueranno a coltivare, stimolati anche dall’eco mediatica internazionale sul ritrovamento del tesoro del re. Frattanto, non è escluso che nei terreni limitrofi possano trovarsi altri preziosissimi reperti da disvelare.