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Eroica Fenice

La categoria Musica contiene 23 articoli

Musica

Cuccurucucù Paloma: il mondo grigio e blu di Battiato

Cuccurucucù Paloma è uno dei brani più celebri di Franco Battiato. Più che una canzone, come succede spesso per il cantautore, è un vero e proprio testo poetico, dal significato profondo. Il titolo deriva dall’onomatopea del verso delle colombe in lingua spagnola; il significato della canzone si basa sulla perdita di una persona amata e sulla sofferenza ad essa collegata. La canzone fu scritta dal cantautore messicano Tomás Méndez nel 1954. Nel corso degli anni, il brano è stato utilizzato come colonna sonora in svariate opere cinematografiche. Cuccurucucù Paloma: significato, temi e filosofia di vita La canzone è una sorta d’elegia liceale, un romanzo di formazione “de minimis”, uno scorcio dell’io giovane, che esprime una profonda vocazione per la persona (l’io poetico) e poi per amore (Paloma). Nelle canzoni, la primogenitura del richiamo colombale appartiene al messicano Mendez (1954), seguita qualche anno dopo dal più noto song di Harry Belafonte, il re del calypso. Il Cuccuruccucù di Franco Battiato rappresenta il primo e riuscito esempio di rivisitazione del testo conciniano. La rivoluzionaria rielaborazione del Maestro catanese Ovviamente nel caso di Franco Battiato, si tratta, così come per altri celebri testi, di canzoni filosofiche. L’illimitato è associato, tramite un parallelismo e attraverso la metafora, all’Infinito Leopardiano, in un susseguirsi di concetti che richiamano alla mente diverse suggestioni; in questo modo si crea, nel caso del cantautore italiano, un rapporto sospeso tra narratore ed ascoltatore. È come se fossero annunciati più concetti contemporaneamente, e non si riesce mai a comprendere quale sia quello principale. Tanti i temi che s’intrecciano tra loro, e difficilmente se ne viene a capo; forse è proprio questa la bellezza infinita della musica di Battiato. Tutto ciò contribuisce a rendere le canzoni dell’autore incommensurabili, con parole che sfiorano i caratteri insiti nell’io, con filosofia e raziocinio. Una connessione con l’universo, di cui Cuccurucucù Paloma rappresenta il fulcro di un’indagine narrativa e stilistica, nel modo in cui avviene nella poesia. Ricordiamo che Franco Battiato, super conosciuto e molto apprezzato nell’ambito musicale non solo italiano, era un artista impossibile da etichettare, così come accade in questa canzone. Anche in Cuccurucucù Paloma viene fuori l’immagine di un intellettuale che ha sempre guardato la società e il mondo da un punto di vista personale e originale. Chi non ricorda Battiato? Chi non ne conserva le note in mente? Chi non si lascia ancora suggestionare dalle amabili note che proferiva il cantautore? E ancora i suoi testi volutamente ermetici, evocativi ed irriverenti, se non spensieratamente e (solo apparentemente) paradossali. Se Cuccurucucù Paloma nasce come un fonema evocativo, il testo ricorda gli anni della giovinezza, quella che ancora rievoca ascoltandola oggi. Il testo, celebre e reinterpretato da numerosi artisti attuali, è un racconto per immagini, ma anche elementi tra loro dissociati, talvolta strani, inconciliabili, immersi in precisi contesti storici. Le note del basso e della batteria sono talmente affascinanti e coinvolgenti che rendono la canzone quasi comprensibile a tutti. Cuccurucucù Paloma non è una canzone che s’impara a memoria, come si è soliti fare con i testi della musica moderna, […]

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Riflessioni culturali

Perché iscriversi al Liceo classico: motivi e falsi miti

Iscriversi al Liceo classico è una scelta che riguarda sempre più studenti; infatti, secondo alcuni studi recentemente realizzati, tra i ragazzi intervistati, una percentuale piuttosto alta rivela di aver scelto tale indirizzo di studio o di averlo frequentato. Si tratta di una scuola superiore di secondo grado che, grazie allo studio di materie umanistiche e scientifiche, rappresenta un connubio perfetto per riscoprire la storia, rintracciando i segni del passato nel presente. Ma perché iscriversi al Liceo classico?  In questo momento, sembrerebbe che proprio tale indirizzo di studio sia quello che meglio aiuti i ragazzi a prepararsi alle sfide che li attendono. Grazie all’insegnamento della filosofia, ma anche le tantissime ore dedicate allo studio dell’italiano, gli studenti che scelgono il liceo classico riescono ad ottenere una preparazione ad ampio spettro. Inoltre, sono tanti gli insegnanti che sottolineano quanto lo studio delle materie classiche aiuti a ridimensionare la propria visione del mondo, aprendo a nuovi orizzonti. La scuola costituisce un immenso patrimonio culturale e pedagogico, di notevole spessore e quindi la scelta, soprattutto della scuola secondaria, è di particolare importanza. Indipendentemente dalla scelta, un istituto superiore di secondo grado dev’essere in grado di coinvolgere ed invogliare gli studenti ad apprezzare l’enorme rilevanza della cultura, dal linguaggio alla lettura, dalla matematica alla fisica, all’italiano, dalle materie artistiche all’educazione fisica. Ovviamente, va da sé che ogni scuola possa presentare dei livelli di complessità differenti, come nel caso del suddetto liceo classico. Una volta iscritti, il liceo (in questo caso classico) diventerà una sorta di “seconda casa”, in un percorso sicuramente dinamico ed impegnativo. Inoltre, sarà possibile svolgere una serie di materie extra-scolastiche, che daranno vita ad un percorso di studio ancor più interessante e stimolante. Liceo classico: tra falsi miti e modernità Uno dei luoghi comuni più diffusi è la convinzione che al Liceo classico non si studi la matematica. Nulla di più errato: l’insegnamento di tale materia è ovviamente previsto, anche se si affianca alle materie tradizionali, quindi a quelle di indirizzo: latino e greco antico. Il Liceo Classico è sicuramente la scelta migliore per chi ama le materie umanistiche, ma durante il percorso di studi sono presenti anche scienze, matematica e fisica, oltre alle lingue straniere come l’inglese. Tante materie, molte discipline mnemoniche che però diventeranno sempre più apprezzate. Iscrivendosi al Liceo classico, ovviamente, la mole di studio aumenterà rispetto ad un altro istituto superiore, ma si raggiungeranno degli obiettivi sorprendenti; esercitando molto la mente, infatti, tutto diventerà ponderato, ragionato e qualsiasi situazione o scelta che si paleserà ai nostri occhi potrà apparire più semplice. Comprovato è che studiando il greco e il latino, e in particolare traducendo le cosiddette versioni, si abitua il cervello all’attenzione al dettaglio e alla risoluzione di problemi complessi. Dunque, grazie allo studio approfondito ed analitico del latino e del greco (verso i quali spesso converge la maggior parte dei dubbi circa la scelta di questo indirizzo di studio), delle materie letterarie e della storia si scoprirà la vera identità dell’essere umano, lontano da come lo si vede […]

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Riflessioni culturali

Anabattisti: storia del movimento religioso

Gli Anabattisti furono i componenti di un movimento religioso nato nell’ambito della Riforma Protestante; il nome dei membri del movimento nasce dall’uso di ribattezzare gli adepti. Storia dell’anabattismo: elementi cardine e caratteristiche  In Italia, l’Anabattismo si diffuse a partire dal 1549, espandendosi rapidamente soprattutto nei territori del centro Italia. Ciò accadde soprattutto perché dal punto di vista prettamente religioso, proprio nel nostro Paese, la Riforma Protestante giunse molto precocemente; già dagli anni Venti del Cinquecento, infatti, circolavano i libri dei riformatori.  La predicazione di Martin Lutero non rimase circoscritta esclusivamente alla Germania ma si estese a tutta l’Europa ed ebbe due conseguenze principali: la nascita di nuove dottrine e l’adozione di quest’ultime in diversi Stati. Tra le nuove dottrine, spicca l’Anabattismo, diffuso inizialmente soprattutto in Svizzera e anche in Germania, con un andamento diverso.  I primi anabattisti, furono guidati a Zurigo da Conrad Grebel e si opposero fortemente alle idee del riformatore Ulrich Zwingli. Una serie di questioni, di cui almeno quattro rintracciabili, riguardano vari fattori. La prima si concentrava sul rifiuto del battesimo dei bambini, ritenuto “sbagliato” poiché un bambino non ne comprende il significato vero e proprio e quindi in un certo senso è “costretto” a riceverlo. La seconda opposizione, invece, riguardava la netta separazione tra l’autorità dello Stato e quella della chiesa; la terza sosteneva un più rapido e radicale processo di de-cattolicizzazione, rispetto ai tempi proposti da Zwingli e dai suoi collaboratori. Infine, la quarta questione riguardava la non violenza, e il rifiuto di qualsiasi azione armata. Si trattava certamente di persone colte, intellettuali, per quanto concerne i gruppi formatisi in alcune città; nelle campagne invece, andò concretizzandosi un profondissimo settarismo che condusse poi ad una vera e propria riforma sociale. Ovviamente questo dualismo tra cosiddetti colti e popolo, giustifica le diverse e tante contraddizioni che caratterizzano il movimento Anabattista. In modo molto simile a quello dei luterani, gli Anabattisti sottolineavano l’importanza della fede personale in Dio opponendosi a ogni ritualismo; si organizzarono in comunità di convertiti dal nuovo battesimo con connotazioni fortemente egualitarie e antigerarchiche. Forti della loro condizione di veri credenti, puri e incontaminati, gli anabattisti rifiutavano di riconoscersi cittadini d’uno Stato e di riconoscere a esso un qualsiasi potere in materia religiosa. Anabattisti: diffusione rapida ma “a macchia d’olio” Mentre si diffondeva velocemente in questi territori, alcuni anabattisti abbandonarono gradualmente il concetto della non-violenza, impadronendosi con la forza della città di Münster dove fu imposto il battesimo a tutti i cittadini adulti. Coloro che rifiutavano il sacramento vennero cacciati dalla città. Ricordiamo che il movimento anabattista fu duramente perseguitato dalle classi aristocratiche e dai primi riformatori; Lutero e Zwingli utilizzarono la stessa parola “Anabattista” come termine spregiativo per indicare ogni gruppo protestante radicale di tendenza eterodossa (ossia riguardanti gruppi di persone che professano dottrine ma anche opinioni, diverse da quelle accolte come vere e quindi giuste). La parola Anabattista col tempo perse il reale significato, e da esso nacquero altre chiese come quella degli Amish, dei Mennoniti. La posizione degli anabattisti comportava una frattura […]

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Culturalmente

Lectio difficilior e lectio facilior: significato

Lectio difficilior e lectio facilior sono due locuzioni latine che trovano largo impiego nel campo filologico. Cosa si intende, allora, con lectio difficilior e lectio facilior? Lectio difficilior e lectio facilior: il significato Prima di chiarire il significato delle due locuzioni latine di lectio facilior e lectio difficilior, par bene partire dal significato che il termine latino lectio assume: in italiano, il termine lectio – corrispettivo di “lezione”, “lettura” – indica in filologia, in critica testuale, la restituzione scritta di elementi minimi o complessi della frase all’interno di un codice (manoscritto). Il lemma lectio nella forma di locuzione lectio difficilior (letteralmente “lezione – o lettura – più difficile”) viene ad indicare in filologia e in critica testuale un procedimento per cui, nella stesura di un’edizione critica di un testo, di fronte alla presenza di due o più lezioni dissimili ma con pari autorità (varianti), si sceglie quella che presenta la difficoltà intrinseca maggiore: da qui, quindi, letteralmente la lezione più difficile, la “lectio difficilior”. Tale difficoltà può essere intesa del punto di vista semantico, dal punto di vista morfologico, dal punto di vista morfosintattico, dal punto di vista lessicale; tale scelta viene motivata dal seguente assunto: sembra più probabile che nell’atto della copia di un codice, di un manoscritto, si possa sostituire – o sbagliare a trascrivere – una parola difficile, rara, ricercata linguisticamente piuttosto che fare il contrario (ossia sostituire involontariamente una parola banale o semplice, facile, con una dotta, con una “più difficile”). Il contrario della lectio difficilior è, appunto, la lectio facilior (letteralmente “lezione più facile”); tale locuzione sta ad indicare una lezione più facile che con maggiore probabilità – secondo il criterio della potior e melior – è suscettibile a variazione: in definitiva e nell’atto pratico, insomma, come si diceva prima, l’esatto opposto della lectio difficilior. Lectio facilior e lectio difficilior, inoltre, sono criteri filologici che si applicano in caso di recensio aperta. A questo punto bisogna chiarire ulteriori concetti propri del linguaggio e del ragionamento filologico: collatio, recensio, stemma. Lectio, collatio, recensio e stemma: i significati, in sintesi, di alcuni dei termini fondamentali della critica testuale Le locuzioni latine di lectio facilior e lectio difficilior si legano direttamente alla pratica filologica della collatio (collazione), a cui a loro volta afferiscono strettamente il concetto di recensio e in diretta linea consequenziale l’altrettanto fondamentale concetto dello stemma codicum. La recensio – termine latino che in italiano trova il suo corrispettivo in recensione, rassegna, esame, disamina – è la fase principale del lavoro di edizione critica di un testo, che consiste nella ricerca e scelta della lectio ritenuta migliore, dunque da preferire, fra le varianti conosciute di uno stesso codex (codice, manoscritto) al fine di restituire l’esatta lezione di quel testo; la fase della recensio è successiva alla fase della collatio (in italiano “collazione”, “confronto”, “raffronto”): con essa vengono praticamente confrontati, dal filologo che li ricerca e ritrova, tutti gli esemplari traditi di un codice, al fine di operare la recensio e quindi l’edizione critica dello stesso codice. […]

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Riflessioni culturali

Mbappè: avere 22 anni nella cultura del giovane per forza

È la nuova star nascente del calcio internazionale, Kylian Mbappè, incoronatosi come prossimo candidato al pallone d’oro dopo l’ottima prestazione contro il Barcellona. Mbappè è giovanissimo, ha 22 anni e già sguazza nel successo come un giocatore para-normale con tanto talento e una buona dose di fortuna. È strano: a 22 anni uno non sa mica molto della propria vita, forse neanche sa da dove cominciare esattamente. E non essere mediocri è essere vivi, nei momenti giusti, nelle tappe in cui uno deve stare, confinato lì ma perché è il corso delle cose, naturale, obbligato. Sviare una tappa è complicato, potrebbe significare bruciarsi, saltare i pezzi e poi ritrovarsi a quarant’anni a fare la vita di uno che ha vissuto il doppio o la metà ma non quarant’anni. Perché funziona così. Mbappè è un genio, gioca a calcio in una maniera che gli viene facile, è un vero prodigio e dopo la notte del sedici non c’è un solo francese a non conoscere il suo nome. Pure se è nato quasi ieri. Che non è del tutto sbagliato, perché i giovani devono mangiarsi il mondo, lo devono prendere a calci (e lui ci sta proprio dentro, letteralmente). Però questa cultura del giovane per forza e del “quanto prima” rischia poi di invecchiarli questi giovani tanto che il quanto prima può diventare prima del tempo. Uno è bombardato da “tutto e subito” per così tanti anni che poi finisce per stancarsi o si sente di meno se si dimentica l’avverbio per strada. Non è questo, non dev’essere questo. Mbappè merita tutta la fama che si sta godendo adesso ma merita pure di fermarsi se le cose non andranno sempre forte. E non sarà fare un passo indietro ma fare esattamente i passi che gli spettano, tutti, tutti. Perché ha vent’anni e il successo e le cose immediate non sono clementi con chi della vita non ha visto ancora molto. È un campione nel campo ma la vera sfida è non sentirsi arrivato o pressato da una società impaziente, senza cura della persona, che le persone le vuole già fatte e confezionate, addirittura demonizzando il fallimento, che è una parte essenziale dello scoprirsi. Ma questo non riguarda solo uno che ha avuto una buona serata in un grande stadio, perché le buone serate le hanno tutti, si sa, anche senza stadio. Riguarda ognuno di noi perché ci si ripete all’infinito di fare in fretta ma mai di vivere appieno soltanto e basta.

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Riflessioni culturali

Codice Barbaricino: la legge secondo i pastori ed i banditi sardi del passato

Il Codice Barbaricino è un codice morale e comportamentale, tramandato oralmente dal tessuto pastorale e dal Banditismo sardo fin dai tempi antichi e di cui ne parla, negli anni Cinquanta, il filosofo Antonio Pigliaru con la pubblicazione del libro La vendetta barbaricina come ordinamento giuridico che fece una prima analisi di ciò, dato che in precedenza mai nessuno ne aveva parlato o messo qualcosa su carta che riguardasse questo argomento. Codice Barbaricino: le leggi a trasmissione orale Il Codice Barbaricino, detto anche ”della vendetta”, è composto da 23 articoli suddivisi a loro volta in 3 capitoli: ”I princìpi generali” (dall’articolo 1 al 10), ”Le offese” (dall’articolo 11 al 17) e ”La misura della vendetta (dall’articolo 18 al 23). La parte iniziale è un’introduzione, la parte centrale di queste leggi definisce le offese subite, dall’insulto personale al furto e all’omicidio mentre l’ultima parte spiega le relative sanzioni. Il tema principale, dunque, sulla quale è focalizzato questo ordinamento giuridico è, senza dubbio, la vendetta. Di questo non se ne avvale solo la comunità dei fuorilegge, bensì tutta la società è venuta ad osservare questa norma e, ovviamente, tutto ciò è ben diverso dal processo penale dello Stato Italiano. Si parla infatti, fin dai primi anni del Novecento di ”Processo Sardo” che si oppone in fase processuale al processo Italiano. L’ambito agro-pastorale in cui questo codice si è sviluppato è dunque un po’ degradato, distante dal centro urbano dell’isola e facente parte di quella zona sarda in cui vigeva la mentalità il cui scopo della legge era quello sì di rendere giustizia, ma tutelando in primis l’onore e la dignità dei singoli individui. Ad esempio una famiglia che riceveva un furto di bestiame da un’altra, era autorizzata a commettere lo stesso furto per tornare ad una situazione di parità. Alcuni studiosi hanno analizzato il fenomeno e ritenuto che ciò sia un codice naturale di diritto, riconosciuto dalla popolazione ed attivato contemporaneamente alla ”Carta de Logu” (che è invece l’atto istituzionale dei due). Alla base della creazione si crede che ci sia un vissuto psicosociale sofferente per quella che venne considerata una colonizzazione e, nei periodi migliori, una scarsa tutela dell’individuo da parte dello Stato, che negli anni in questione non era presente o lo era troppo poco. Un Codice di leggi, dunque, di una popolazione abbandonata a se stessa e costretta a dirigersi e a difendersi da sola secondo questo tipo di processo che, seppur molto primitivo, costituiva il loro solo punto valente di appoggio. Fortunatamente però nel XXI secolo, grazie alla presenza più forte dell’ordinamento giuridico della Repubblica italiana, questo Codice ha perso di significato anche se, in alcuni casi, come spiega l’antropologo Barchisio Bandinu, si fa ancora ricorso a questo sistema. Immagine in evidenza: Pixabay

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Riflessioni culturali

Giovani e lockdown: come intrattenersi in casa

Giovani e lockdown: in questo periodo particolarmente difficile, stare in casa è l’unica soluzione. Il problema però è trovare qualcosa da fare e scegliere tra diverse attività. Certo, nulla potrà sostituire le uscite con gli amici, le serate trascorse al bar, una pizza in compagnia. Ma esistono diverse attività piacevoli da svolgere in casa e che possano intrattenere soprattutto i più giovani. No alla movida: come intrattenere il tempo? Tra le diverse attività apprezzate e amate dai giovani, per quanto sedentarie, troviamo l’utilizzo dei videogiochi. Nonostante si possa pensare il contrario però, l’esercizio fisico sembra appassionare sempre più giovani. Una buona notizia, soprattutto perché sempre più medici affermano che proprio lo sport contribuisca ad aumentare l’autostima, e soprattutto aiuti a limitare quel senso di frustrazione che questo prolungato momento di forzato isolamento può generare. È fondamentale tra le varie cose, cercare di svolgere attività che stimolino la propria curiosità, e soprattutto che non annoino. Le stime affermano che circa una persona su cinque, nel corso delle giornate di Lockdown si dedica a hobby e attività quali bricolage e cucito, praticato anche da un numero piuttosto elevato di ragazze che sembrano apprezzarlo. Oltre alle attività da svolgere, è opportuno creare uno spazio che sia esclusivamente personale, magari arrendendolo secondo i propri gusti, con colori tenui, libri, quadri, poster, e quant’altro possa contribuire a creare un ambiente confortevole, ricordando che in ognuno di noi é nascosto un artista che aspetta solo di venire fuori. La cosiddetta e famosa “vena artistica” può espletarsi in modo semplice. Giovani e lockdown: attività da svolgere in casa Tra le tante attività con cui impiegare il tempo, un suggerimento valido è quello di imparare a suonare uno strumento da autodidatta, e magari mediante i video-tutorial presenti in rete. La musica accompagna da sempre le giornate di ragazzi e adulti, e dedicarsi ad uno strumento musicale, potrebbe diventare una passione vera e propria. Sempre nell’ambito delle attività da autodidatta, è possibile dedicarsi alla creazione di qualche aggeggio o creare qualcosa dal nulla, impiegando esclusivamente la propria immaginazione e oggetti di riciclo. In famiglia, assumono molta importanza i giochi da tavolo, i quali sembrerebbero in disuso, ma in realtà sono fortemente apprezzati e permettono di trascorrere del tempo insieme, svagandosi e divertendosi in compagnia. Giovani e lockdown: quando non si può uscire, trova qualcosa di interessante da fare in casa Uscire di casa non è possibile, e lo si può fare solo fino ad una determinata ora, evitando però gli assembramenti, un cambiamento notevole, soprattutto per i tanti ragazzi, abituati a trascorrere del tempo con i propri coetanei. In questo, non aiuta nemmeno la cosiddetta didattica a distanza, che sta creando non pochi problemi da questo punto di vista. Si può pensare a quanti faticano a socializzare, e che in questo momento sono in casa, soli, in balìa delle solite attività. Una cosa è certa, non bisogna innalzare dei muri, è opportuno lasciarsi andare, essere creativi, anche con nuove attività da svolgere con curiosità e interesse. Non è detto che […]

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Riflessioni culturali

Testi sacri: le opere religiose più importanti della storia dell’umanità

I testi sacri, anche conosciuti come ”sacre scritture”, sono dei documenti o delle opere letterarie ritenute sacre dalle religioni e movimenti spirituali. Sono ritenute interamente divini o parzialmente ispirati in origine; in alcune religioni i fedeli usano titoli come ”Parola di Dio” per indicare le sacre scritture, in altre, come nel Buddhismo, questi scritti iniziano con l’invocazione ”Così ho udito”, indicando con ciò che tale opera è ritenuta diretto insegnamento del Buddha Sakyamuni. Anche i non credenti spesso scrivono in maiuscolo i nomi delle sacre scritture come segno di rispetto o per tradizione. Gli atteggiamenti riguardo ai testi sacri differiscono da religione a religione: alcune rendono disponibili i propri testi scritti con la massima libertà, mentre altre sostengono che i segreti sacri devono rimanere nascosti a tutti tranne che al leale e all’iniziato (esoterismo); altre ancora fanno entrambe le cose, rendendo pubblici alcuni testi e riservandone altri ad una cerchia ristretta di iniziati. La maggioranza delle religioni promulgano norme che definiscono i limiti dei testi sacri e che controllano o impediscono cambiamenti e aggiunte. Le traduzioni dei testi devono ricevere il benestare ufficiale, ma la lingua originale con cui era stato compilato il testo ha spesso la preminenza assoluta. Testi sacri: i maggiori scritti nel corso dei secoli Tra i testi maggiori ricordiamo: Buddhismo: tradizionalmente indicati come ”Tripitaka” (tre canestri) sono attualmente raccolti in tre canoni ovvero il Canone pali, il Canone cinese e il Canone tibetano, così denominati in base alla lingua degli scritti. I canoni buddhisti raccolgono gli insegnamenti, i sermoni, le parabole e i detti di Siddharta Gautama (il Buddha), le regole di vita all’interno del Sangha (la ”comunità” dei fedeli, sia monaci che laici) e le tecniche per il raggiungimento del Nibbana, ovvero l’ ”estinzione”, intesa come liberazione dal samsara, l’eterno ciclo karmico di nascita, morte e rinascita a cui sono soggetti gli esseri senzienti. Cristianesimo: la Bibbia è il testo sacro della religione cristiana, formata da libri differenti per origine, genere, composizione, lingua, datazione e stile letterario, scritti in un ampio lasso di tempo, preceduti da una tradizione orale più o meno lunga e comunque difficile da identificare, racchiusi in un canone stabilito a partire dai primi secoli della nostra era. Il cristianesimo riconosce nel suo canone ulteriori libri scritti in seguito al ”ministero” di Gesù. La Bibbia cristiana risulta divisa in ”Antico Testamento” corrispondente alla Bibbia ebraica e ”Nuovo Testamento” che descrive l’avvento del Messia e le prime fasi della predicazione cristiana. La parola ”Testamento” presa singolarmente significa ”patto”, un’espressione utilizzata dai cristiani per indicare i patti stabiliti da Dio con gli uomini per mezzo di Mosè (antico testamento) e poi per mezzo di Gesù  (nuovo testamento). Islam: il Corano è considerato dai musulmani il loro testo sacro, trasmesso parola per parola da Dio (Allah). I musulmani ritengono che Maometto abbia ricevuto il Corano da Dio attraverso l’Arcangelo Gabriele, che glielo avrebbe rivelato in lingua araba. Per questo i fondamentali liturgici islamici sono recitati in tale idioma in tutto il mondo musulmano. Dopo la […]

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Riflessioni culturali

Indoeuropeo/protoindoeuropeo: l’origine comune delle lingue indoeuropee

L’indoeuropeo, indicato anche nello specifico ”protoindoeuropeo”, è la protolingua che, secondo gli studi di linguistica comparativa, costituisce l’origine comune delle lingue indoeuropee. A partire dal 2000 a.C. si attestano somiglianze tra queste lingue che hanno imposto agli studiosi di assumere la consapevolezza che vi sia stata una lingua parlata circa 7000 anni fa che è la protolingua preistorica dalla quale derivano tutte le altre e che per convenzione viene chiamata proto-indoeuropeo. Grazie al metodo comparativo, negli anni, i linguisti hanno cercato di ricostruire, se pur in maniera ipotetica, una documentazione più arcaica di questa lingua dandone anche una grammatica ed un lessico. La prima formulazione coerente dell’ipotesi avvenne in Germania. Indoeuropeo: una famiglia linguistica allargata Appartengono con certezza alla famiglia linguistica indoeuropea diverse sottofamiglie linguistiche (come se fossero dei rami che partono dal tronco comune, il protoindoeuropeo) a loro volta differenziate in lingue e dialetti: lingue anatolitiche come il luvio, l’ittita, il palaico, il licio, il lidio, il cario (oggi estinte); i dialetti del greco come lo ionico-attico, il dorico, l’eolico, l’arcado-cipriota, il greco di nord-ovest, il panfilio; l’Indo-iranico comprendente il ramo Indo-ario (lingue indoeuropee parlate in India) e l’iranico (lingue indoeuropee dell’Iran). In età antica è testimoniato dall’avestico e dal sanscrito vedico; le lingue celtiche diffuse dal I millennio a.C. nell’Europa atlantica dalla Spagna all’Irlanda e oggi a rischio di estinzione; le lingue italiche diffuse in origine in Italia centro-meridionale e nord orientale e rappresentate, nel I millennio a.C., dal latino, dall’osco-umbro, dal venetico e da altri dialetti minori; le lingue germaniche, di cui è certo che già intorno alla metà del I millennio a.C. fossero diffuse in Europa centro-settentrionale fra il Baltico e il bassopiano sarmatico, le loro prime attestazioni scritte risalgono al V secolo d.C.; l’armeno, parlato in Armenia e noto a partire dal V secolo d.C.; il tocario, nei suoi due dialetti estinti A e B (tocario orientale e tocario occidentale), si è estinto da molto tempo ed è documentato nel Turkestan cinese intorno al 1000 d.C.; l’illirico, una lingua poco nota e diffusa a suo tempo nei Balcani occidentali; le lingue slave, discese tutte da una protolingua (il paleoslavo), già lingua liturgica della chiesa ortodossa in Europa orientale; le lingue baltiche, comprendenti l’antico prussiano, estinto nel XVIII secolo, nonché due lingue vive, il lituano ed il lettone; l’albanese; infine una serie di parlate estinte e poco note come il frigio, il tracio, il daco-misio, il messapico, il ligure e i dialetti Macedoni e dei Peoni. Analizzando la lingua dal punto di vista tipologico, si può affermare che il proto-indoeuropeo, nella fase tardo-unitaria, era una lingua flessiva o fusiva, con un alto grado di sinteticità (quantità di morfemi per parola). La ricostruzione interna permette tuttavia di intravedere una fase di poco più remota, in cui la protolingua mostrava ancora in gran parte l’aspetto di una lingua agglutinante. Le tendenze che hanno determinato la trasformazione tipologica sembrano ancora in parte attive nella fase più arcaica di molte delle lingue figlie. Fonte immagine: Google immagini

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Attualità

Design italiano: le tappe salienti del Made in Italy

Quando parliamo di design italiano facciamo riferimento a tutte le forme di disegno industriale, realizzate in Italia in ogni settore della progettazione e che hanno reso la produzione italiana riconoscibile agli occhi del mondo. Arredi, progettazione urbana, fashion e prodotti Made in Italy hanno posto le basi per un modo di progettare “all’italiana” caratterizzato da un processo di innovazione industriale e tecnologica capace di coniugare la tradizione con la modernità. La nascita del design italiano Tutto ha inizio con la Rivoluzione Industriale, avvenuta in Italia in ritardo rispetto agli altri paesi europei. Dopo l’Unità d’Italia, nonostante il lento consolidamento dell’industria cotoniera e degli opifici, soprattutto al nord, non si poteva ancora parlare di industrializzazione. Dal 1880 iniziarono a svolgersi in Italia fiere ed esposizioni di settore e iniziò a crearsi una certa cultura del design industriale tramite le prime forme di educazione all’argomento. Nel 1863 viene fondato il Politecnico di Milano. Intorno al 1910 la ricerca e la sperimentazione italiana sull’asse dell’autovettura e dell’aereo diventano centrali. È in questo periodo che nascono la FIAT (1899), la Lancia (1908) e l’A.L.F.A. (1910). L’Italia diventa subito famosa per questa declinazione del disegno industriale. La Ricostruzione Futurista dell’Universo estese le istanze di rinnovamento al mondo dell’arredo, che si caratterizza per la linea che esprime velocità e per il colore. Nasce il concetto di abitare svelto, creato con tecniche costruttive veloci e semplici, aiutate dagli impieghi successivi del tubo di metallo curvato che permette la creazione di arredi molto industriali. Negli anni ’30 il modello del Taylorismo di concretizzò nella produzione della Fiat Topolino, progettata da Dante Giacosa. Nel campo meccanico la Olivetti – soprattutto sotto la direzione dell’illuminato erede Adriano – ebbe notevole sviluppo nel settore delle macchine da scrivere, la Necchi in quello delle macchine per cucire. Le date convenzionali scelte per ricordare la nascita del disegno industriale vero e proprio in Italia sono quelle della fondazione della Biennale di Monza del 1930 e della Triennale di Milano nel 1933. Si tratta del periodo del primo elettrotreno, dei primi elicotteri e, dopo la seconda guerra mondiale, dell’aumento esponenziale della produzione di massa. In questo periodo la popolazione italiana inizia a familiarizzare appieno con i prodotti di massa grazie all’immissione sul mercato di articoli di arredamento prodotti in serie. Gli anni d’oro per il design Made in Italy Il 1947 vede la consacrazione internazionale del design italiano con la VIII Triennale di Milano; è da quest’anno che il made in Italy comincia a conoscere il suo successo a livello internazionale. Proprio un anno prima veniva brevettata la Vespa della Piaggio, dell’ingegnere Corradino D’Ascanio, che sancisce l’inizio del successo dello scooter, un nuovo mezzo di trasporto per gli spostamenti di breve distanza. È invece del 1947 la sua eterna rivale, ovvero la Lambretta della Innocenti, disegnata da Cesare Pallavicino. Si tratta di invenzioni iconiche per il mondo del design mondiale e di veri e propri oggetti che hanno cambiato il modo di vivere e di pensare delle persone. Fu durante gli anni ’50 che […]

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