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Eroica Fenice

La categoria Riflessioni culturali contiene 4 articoli

Riflessioni culturali

Cos’è il pH: fra acidi, basi e soluzioni

Cos’è il pH? Con la notazione chimica di pH si indica la grandezza di misura dell’acidità e della basicità di una soluzione acquosa. Cos’è il pH e come si misura la potenza d’idrogeno Il pH esprime, precisamente, l’attività degli ioni d’idrogeno ed è rappresentata dalla formula pH= -log [H+]; in base alla concentrazione di tali ioni all’interno delle soluzioni acquose è possibile distinguere, tramite potenziometro (detto anche “piaccametro”, da pHmetro) tra soluzioni neutre (il cui pH è uguale a 7), tra soluzioni acide (il cui pH è minore di 7) e tra soluzioni basiche (il cui pH è maggiore di 7). Il motivo per cui il numero 7 diviene numero di riferimento per la distinzione e il calcolo del pH delle soluzioni risiede nel fatto che si prende come riferimento il seguente prodotto ionico dell’acqua (che nella sostanza acquosa pura presenta bilanciamento della concentrazione degli ioni di idrogeno con la concentrazione degli ioni di idrossido): [H+]= 10-7. Il pH nell’attività macrocellulare e nell’uomo La misurazione del pH risulta di fondamentale importanza – essendo la potenza d’idrogeno responsabile di varie attività macrocellulari e cellulari – anche nella conoscenza medica dell’uomo e nella farmacologia. Nell’uomo il pH non è uguale in valore unitario, ciò vuol dire che in base alla regione dei corpo da studiare, la concentrazione degli ioni è diversa, in seguito alla pluralità dei processi biologici e chimici che avvengono all’interno delle cellule umane; inoltre, il pH risulta essere variabile da individuo a individuo poiché suscettibile a fenomeni tanto endogeni quanto esogeni; il calcolo e la valutazione del pH, quindi, in alcuni casi è cosa assolutamente e strettamente personale, in altri casi si può ragionare per grandi linee e per gruppi. Quando dall’analisi potenziometrica il pH, in un determinato soggetto e per un periodo più o meno variabile, differisce dai valori di riferimento, si parla di alterazione di pH e, rispetto al valore di riferimento, quel determinato ambiente biochimico risulterà ad alterazione acida o basica, a seconda dell’alterazione (minore o maggiore del valore preso come riferimento); ad esempio, di norma, la pelle ha un pH che oscilla fra valori acidi e valori neutri, il sangue ha un pH alcalino (sue alterazioni provocano l’acidosi ematica e l’alcalosi ematica, entrambe nocumento per la salute umana e potenzialmente ferali), e alcalino risulta anche, in condizioni salutari, il pH dei tessuti dell’organismo. Al fine del proprio corretto funzionamento, l’organismo attua meccanismi automatici di equilibrio acido-base che è necessario per la salute umana: squilibri in tal senso, si diceva, portano a problemi di salute di varia intensità che, se alterano il valore di 7,4 del pH ematico, causano gravissime condizioni patologiche, quali l’acidosi metabolica e l’alcalosi metabolica. Il “pH delle emozioni” Cos’è il pH delle emozioni? Partendo dalla definizione di acido – sostanza che, dissociandosi, fornisce ioni idrogeno, oppure che è capace di aumentare la concentrazione degli ioni di idrogeno – e dalla definizione di base – sostanza che, dissociandosi, fornisce ioni idrossile, oppure che è capace di aumentare la concentrazione degli ioni idrossile – si […]

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Tyche nel mondo greco-romano: la dea dell’imperscrutabile

Il concetto di sorte/fortuna, che nella mitologia greca confluisce nella dea Tyche, varia a seconda del contesto filosofico, religioso o letterario. La fortuna è interpretabile in senso “prescrittivo”, come concetto soprannaturale e deterministico, in base al quale vi sono forze che determinano il verificarsi di certi eventi, ed in senso “descrittivo”, ovvero in relazione ad eventi che hanno come esito la felicità o l’infelicità. Essa è, pertanto, il motore imprevedibile e incontrollabile delle circostanze, da lei plasmate in modo non razionalmente motivabile, di cui è impregnata ogni cultura. Dai Greci la Tyche, dea della sorte e del caso, è identificata con il fato ed è definita dal termine μοῖρα, dal verbo μείρομαι, “avere in parte”, dal momento che essi ritenevano che a ciascun uomo toccasse in sorte una porzione della sorte umana. Il termine Tyche, invece, ha la radice di τυγχάνω, “accadere”, che conferisce al termine una connotazione di inevitabilità, ben esemplificata da un passo dell’Aiace di Sofocle: «Aiace, mio signore, non c’è per gli uomini un male più terribile della sorte cui non è possibile sfuggire». La Tyche ne I miti greci di Robert Graves Menzionata nella Teogonia di Esiodo – opera nella quale il poeta delinea la genealogia delle varie divinità – fra le figlie di Teti e di Oceano, è una delle forze primigenie pre-olimpiche che, esclusa dall’Olimpo omerico, in età arcaica figura per lo più subordinata alle divinità principali. Stando a quanto scrive Robert Graves nel suo celebre volume I miti greci, «Tyche è la figlia di Zeus ed egli le diede il potere di decidere quale sarà la sorte di questo o quel mortale. A taluni essa concede i doni contenuti nella cornucopia, ad altri nega persino il necessario. Tyche è irresponsabile delle sue decisioni e corre qua e là facendo rimbalzare una palla per dimostrare che la sorte è cosa incerta». L’autore, inoltre, aggiunge in nota che si tratta di una divinità “artificiale” inventata dai primi filosofi, la cui ruota rappresentava in origine l’anno solare, come indica il suo nome latino, Fortuna (da vortumna, “colei che fa volgere l’anno”), ed era legata al destino del re sacro, sottoposto a una morte rituale allo scadere della sua buona sorte, allorquando avrebbe dovuto procedere alla vendetta sul rivale che l’aveva soppiantato. Il culto della dea Tyche è attestato in Attica dalla prima metà del IV secolo a.C., giacché il nome Ảγαθὴ τύχη, “buona sorte”, compare sempre più assiduamente nelle iscrizioni, e nel corso del IV secolo esso si formalizza e diventa popolare. Iconografia e amplificazione del suo ruolo in età ellenistica  Acquistò invece particolare importanza durante la crisi religiosa dell’ellenismo: Tyche, infatti, rappresentò non soltanto la personificazione del caso, nell’ambito di un pensiero scettico e pessimistico che dubitava delle divinità tradizionali e dei loro interventi provvidenziali, ma anche la forza oscura e sovrana di una divinità superiore a tutte le altre, inaccessibile, reggitrice dei destini secondo un disegno ignoto agli umani. A quest’ultima interpretazione, nettamente mistica, si affiancava quella più laica e storicistica di cui è principale […]

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Ruoli di genere: perché la donna di potere intimidisce?

Che la nostra sia sempre stata una cultura fondata sul patriarcato non è certo un mistero. Anzi, sin dagli albori il ruolo della donna è stato visto come marginale e subordinato alla figura del capo famiglia, il quale doveva provvedere ai bisogni delle persone che facevano parte del proprio nucleo familiare. I ruoli erano definiti: Il padre cacciatore, procacciava la cena, mentre la madre, allevatrice, si occupava di accudire i figli e la casa. Per secoli, le cose si sono svolte in questo modo. Le bambine erano vestite di rosa, venivano dati loro giocattoli che richiamassero il ruolo della donna all’interno della casa, la loro educazione girava intorno l’apprendimento delle buone maniere e la ricerca di un marito. Gli unici compiti che dovevano assolvere erano interni alle pareti domestiche e tale propensione per la cura degli altri ha fatto sì che nel mondo del lavoro le donne riprendessero queste stesse mansioni. Quando quest’ultime si sono conquistate un ruolo nel mondo del lavoro, in seguito alla prima guerra mondiale, le loro occupazioni sono sempre state legate essenzialmente alla cura degli altri. Dall’infermiera alla segretaria, la donna è sempre stata relegata a ruoli marginali, lontana dal potere. Fatto sta che, negli ultimi decenni, con l’emancipazione, la donna ha mosso i primi passi che l’hanno portata a uscire dal suo bozzolo e ad affermarsi anche in ruoli considerati “impegnativi” e tipicamente “maschili”. Nonostante questo, però, c’è chi continua a vederla come emblema della figura fragile e debole, e ciò porta gli uomini -ma soprattutto le donne- a guardare la donna potente e in carriera con disprezzo. La domanda che ci poniamo qui è: perché? Secondo alcuni studi sociologici, questa struttura totalmente asimmetrica -generata nella suddivisione dei lavori- nasce principalmente dall’affermazione del dominio maschile in quasi tutti i campi sociali, nell’epoca in cui alle donne non era consentito di partecipare alla vita cittadina, di votare o di accedere alle università. Questo ha fatto sì che anche la donna vedesse sostanzialmente se stessa unicamente come moglie e madre, incapace di aspirare a qualcosa di completamente diverso per sé. E se per gli uomini la donna potente, stravolge completamente i ruoli di potere, relegando l’uomo a sentirsi minacciato nella sua posizione di capo branco; per quanto riguarda le donne, quest’ultime non si sentono orgogliose della loro coetanea, ma la guardano con disprezzo per ben altri motivi.    

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Notizie assurde e la truffa dell’informazione

Non è inusuale girare per il web e imbattersi, sempre più di frequente, in notizie assurde che vengono spacciate per bere. E quasi sempre, la circolazione di queste notizie è associata a un mero desiderio di guadagno. Per un giornalista, ricercare la notizia che può cambiarti la vita non è facile e non tutti incappano nel colpo di fortuna che può dare una svolta alla carriera. D’altronde, non sempre ciò è necessario. E non sempre le notizie devono essere sensazionali per attirare l’attenzione. A volte, anche qualcosa di assurdo può scatenare l’interesse del lettore.  Ed è su questo che il fenomeno del clickbait fa affidamento. Notizie vere, ma anche notizie assurde e false In questi anni, con il progredire della tecnologia e l’incedere dei social network, la diffusione di notizie si è evoluta al punto di diventare non solo accessibile a tutti, ma una fonte inesauribile di guadagno per coloro che la sfruttano. Tale possibilità ha consentito la nascita di fenomeni come quello del clickbait. Letteralmente soprannominato “esca del click”, il clickbait si fonda su un unico scopo: attirare l’attenzione del lettore con titoli sensazionali, ma privi di reale contenuto, col solo obiettivo di ottenere un guadagno. Notizie assurde, quindi, che si presentano come vere e proprie esche per pesci, le quali indirizzano i malcapitati su siti che, normalmente, non attirerebbero l’attenzione di nessuno. Grazie a questo espediente, editori di siti web riescono a far aumentare le visite al proprio sito con notizie false, e che non presentano alcuna fonte certa, per guadagnare con la pubblicità online. Internet si ritrova, quindi, invaso da notizie che non hanno alcun fondamento e che esistono al solo scopo di ottenere qualche visualizzazione. “Non crederete mai a cosa è successo. Guardate questo video per scoprirlo”, “Sensazionale scoperta nel campo della medicina che rivoluzionerà il mondo della scienza” o “Incredibile! Non crederete ai vostri occhi”. Se vi è capitato di leggere uno di questi titoli, siete sicuramente incappati in “un’esca per click”. Al cui titolo promettente una notizia senza precedenti, è stato associato un articolo senza alcun contenuto e costruito su mera retorica. Tuttavia, cerchiamo di vedere nello specifico alcune di queste notizie assurde. E cos’è che, esattamente, desta l’attenzione del lettore medio. Tra le notizie che possono sicuramente attirare l’attenzione del lettore, vi è l’immancabile annuncio della fine del mondo, la quale fa la sua comparsa almeno una volta ogni tre anni preannunciando il nuovo diluvio universale o la caduta di un meteorite, comparso così dal nulla.Basti pensare alla profezia Maya, inerente al 21 dicembre 2012, emersa dalla decifrazione di un calendario, il quale terminava proprio con la suddetta data. A nessuno venne in mente che probabilmente il calendario, col trascorrere del tempo, non era stato più aggiornato e che, di conseguenza, quella data non stava a indicare alcuna Apocalisse. Eppure, con una notizia di questa portata non si può non attirare l’attenzione e ottenere un numero spropositato di visite sul proprio sito. A ciò si aggiunge la lista infinita di notizie su decessi […]

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