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Una nuova scoperta archeologica a Pompei, riemerge il calco di un cavallo

Una nuova scoperta archeologica a Pompei, riemerge il calco di un cavallo

Recentemente è stata effettuata una nuova scoperta archeologica a Pompei, il calco integro di un cavallo è stato rinvenuto presso Civita Giuliana, nell’area settentrionale del sito archeologico di Pompei, al di fuori delle mura: si tratta di «un ritrovamento eccezionale che sta facendo il giro del mondo», come ha avuto modo di spiegare Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali, ancora più sorprendente perché avvenuto casualmente, nell’ambito di operazioni volte a captare alcuni passaggi segreti illecitamente realizzati dai “cacciatori di antichità”. Proprio al fine di individuare tali cunicoli clandestini utilizzati per il furto e il contrabbando di reperti antichi, da svariati mesi il Parco Archeologico di Pompei era al lavoro congiuntamente alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, agli investigatori del Comando Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata e del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli: un lavoro di squadra, dunque, il cui intervento di scavo, messo in atto nel corso delle indagini, ha consentito di recuperare la straordinaria sagoma integra di un cavallo pompeiano. L’operazione, infatti, ha fatto riemergere svariati ambienti di servizio di una grande villa suburbana eccezionalmente conservata e una tomba, risalente al periodo successivo al 79 d.C., con i resti inumati di un defunto, di sesso maschile, di età stimata tra i 40 e i 55 anni.

Una nuova scoperta archeologica a Pompei, le parole degli archeologi

«Tra i vari ambienti è emersa una stalla con resti equini» spiega Greta Stefani, archeologa: si tratta di una mangiatoia esclusivamente visibile mediante il proprio calco in gesso, giacché plausibilmente costruita in materiale deperibile. «L’individuazione di un vuoto causato dal deperimento del materiale organico all’interno dello strato denominato “tuono” – continua – ha consentito la realizzazione del calco in gesso»: la tecnica del calco, ideata a Pompei dall’archeologo Giuseppe Fiorelli nella seconda metà del XIX secolo e nuovamente sperimentata con successo da Massimo Osanna, direttore generale del Parco Archeologico, consiste proprio nel riempimento del vuoto di sedimento, prodotto dal deterioramento di materiale organico. La villa ha, altresì, restituito numerosi reperti, ovvero anfore, utensili da cucina e il calco di un letto.  

Una nuova scoperta archeologica a Pompei, riemersa la sagoma integra di un cavallo pompeiano 

Il cavallo è disteso sul fianco sinistro, volge lo sguardo dal fianco destro, ha un’altezza al garrese di circa 150 centimetri e i resti ossei ne denotano una discreta ossificazione correlabile a un esemplare adulto. L’esame autoptico della morfologia della sagoma, delle proporzioni, dell’altezza e dell’impronta dell’orecchio sinistro ha rilevato peculiarità che rendono ragionevole l’identificazione dell’animale con un Equus ferus caballus, piuttosto che con un mulo o un bardotto. Inoltre, in virtù del fatto che i cavalli antichi dovevano avere una taglia ridotta rispetto agli esemplari attuali, tale cavallo recuperato nel sito pare essere di notevoli dimensioni per l’epoca; a ciò si aggiunga che è stata rilevata la presenza di finimenti in ferro nell’area del cranio, muniti di borchie in bronzo. Alla luce di ciò, pare verisimile il ruolo e il valore elevato di tale animale, che indurrebbe a ipotizzare l’esistenza di esemplari altamente selezionati nell’area pompeiana nel lontano 79 d.C.: «Si tratta di un cavallo di razza, che probabilmente non era usato per lavori rurali ma da corsa – precisa, infatti, il direttore Massimo Osannae ciò sarà oggetto di studio»

Altri due resti equini si aggiungono al primo eccezionale calco

Altre ossa sono state rinvenute in questi giorni e, dopo il primo cavallo, sono riemersi altri due esemplari all’interno della medesima stalla della villa romana di Civita Giuliana: del secondo cavallo sono state, al momento, recuperare solo le zampe, a causa del crollo della galleria; il terzo equide, invece, da un primo esame condotto dall’archeozoologa Chiara Corbino, sembrerebbe appartenere presumibilmente allo stesso tipo di quello di cui è stato realizzato il calco in gesso. Dalle loro caratteristiche, dunque, si tratterebbe di cavalli importanti, destinati alla corsa e alla rappresentanza, trovati bardati con finimenti di pregio e con i resti delle briglie – indicatori dello status sociale elevato del padrone – e «pronti probabilmente – racconta Osanna – a essere montati per darsi alla fuga; ecco perché non possiamo escludere che, proseguendo lo scavo, fuori dalla stalla potremmo trovare sia i resti di un carro sia i resti ossei di quegli uomini che si apprestavano a scappare dalla furia dell’eruzione del 79 d.C.».

Ragion per cui, il Parco Archeologico lavora a completare l’esplorazione, auspicandosi un sempre maggior numero di rinvenimenti nel sito. «Un ringraziamento particolare – ha entusiasticamente concluso il ministro Franceschini – va a tutti i professionisti della tutela del Ministero dei Beni Culturali, che a Pompei stanno ottenendo grandi risultati utilizzando le tecniche tradizionali e sperimentandone di nuove. Di loro si sta parlando con ammirazione in tutto il mondo»

La nuova scoperta archeologica a Pompei ha entusiasmato tutti!