Il Venezuela, oggi, rappresenta un Paese intrappolato in una gabbia autoritaria, dove lo strumento centrale di governo è la repressione. Le istituzioni democratiche sono state pian piano trasformate in un regime dittatoriale solido che causa enormi difficoltà a milioni di cittadini, i quali si riuniscono in un malcontento diffuso. Tra il 2024 e il 2025, il Venezuela è diventato l’emblema della crisi democratica e si irrigidisce sempre di più attraverso il controllo istituzionale e la repressione del dissenso.
Venezuela oggi e la figura di Maduro
Nicolás Maduro è il leader del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) e il rafforzamento del suo potere rappresenta, secondo molti, una delle cause principali della crisi politica venezuelana. Nel 2025, Maduro ha ottenuto il suo terzo mandato presidenziale attraverso delle elezioni che sono state oggetto di accuse importanti: irregolarità nel conteggio dei voti, mancanza di trasparenza e limitazioni poste all’ opposizione. Nonostante ciò, con il suo terzo mandato, ha consolidato il suo apparato politico, rendendo ormai impossibile qualsiasi tipo di alternanza democratica. Secondo molti, il reale vincitore delle elezioni presidenziali sarebbe stato Edmundo Gonzáles Urrutia, candidato dell’opposizione. Dopo le elezioni, Urrutia ha dichiarato di essere il vincitore e ha rivendicato la vittoria, considerando le elezioni fraudolente. Tuttavia, quest’ultimo è stato oggetto di un mandato d’arresto. Le figure più tenaci e popolari dell’opposizione, come María Corina Machado e Leopoldo López, sono state escluse dal processo politico attraverso intimidazioni e condanne giudiziarie. Da una parte il governo accusa i leader dell’opposizione di favorire le potenze straniere, creare caos all’interno del paese e di agire non nell’interesse dei cittadini ma seguendo gli ordini dei governi stranieri per indebolire il Venezuela. Dall’altro lato, gli oppositori sostengono fermamente che il governo utilizzi queste accuse per eliminare qualsiasi tipo di opposizione. Infatti, accusando gli oppositori di essere dei “traditori”, il governo trova il modo di eliminarli, arrestandoli ed escludendoli dalle elezioni.

Un punto fondamentale riguarda la mancanza di proteste e manifestazioni popolari, che un tempo erano molto più frequenti. La ragione di questa astensione è che partecipare a queste proteste può avere delle conseguenze molto gravi come violenze, perdita del lavoro e addirittura l’arresto. Per questo motivo, molti cittadini, nonostante siano scontenti della situazione, preferiscono non esporsi pubblicamente. La repressione, inoltre, si manifesta anche attraverso l’uso dei sussidi come leva coercitiva: in parole più semplici, chi si oppone al governo rischia di perdere i sussidi alimentari, l’accesso ai servizi pubblici e carburanti, che per i cittadini sono fondamentali per combattere l’inflazione.
Aspetto economico e geopolitico
L’economia venezuelana si trova in una condizione disastrosa, rappresentando una delle più fragili del continente. Maduro giustifica le difficoltà interne attraverso le sanzioni internazionali che hanno contribuito a un declino del PIL, dimostrando che il Venezuela è solo vittima dell’aggressione straniera. La verità, però, è che gran parte della crisi economica è dovuta alla cattiva gestione e alla corruzione. Dal punto di vista geopolitico, il governo venezuelano utilizza il petrolio, una delle sue ricchezze più importanti, come leva per ottenere aiuti, accordi o sostegno politico soprattutto da parte di Paesi come Russia, Cina e Cuba. Tuttavia, restano molto tesi i rapporti con Stati Uniti, Unione Europea e molti Paesi dell’ America Latina, i quali criticano la situazione politica venezuelana e hanno imposto sanzioni e limitazioni.
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