Versace venduta a Michael Kors. È la fine del Made in Italy?

Versace Michael Kors

Era già nell’aria da qualche giorno e ormai sembra cosa fatta. La casa di moda milanese Versace è stata venduta all’americana Michael Kors per 2 miliardi. Un altro pesante colpo al celebre “Made in Italy” che, soprattutto nel campo della moda, aveva sempre rappresentato un fiore all’occhiello per l’economia del nostro paese.

La Gianni Versace Spa viene fondata a Milano nel 1978. Lo stilista lavora sin da bambino nella sartoria di famiglia a Reggio Calabria, decidendo poi di trasferirsi nel Nord Italia per inseguire i suoi sogni. Sarà proprio qui che nel corso degli anni riuscirà a trasformare la sua passione in un vero e proprio lavoro, che lo porterà a vestire le donne più belle di ogni tempo (prima fra tutte, Lady Diana) e a solcare le passerelle del Prêt-à-porter. Gianni crea così un’azienda riconosciuta in tutto il mondo.

A lui si affiancano anche gli altri membri della famiglia Versace nella direzione aziendale: la sorella Donatella e il fratello Santo.

Le mode cambiano, gli anni passano, il vintage assume nuove sfaccettature ma i capi a marchio Versace continuano a essere un punto di riferimento per il business del fashion.

Una forte battuta d’arresto ci sarà dopo l’uccisione di Gianni Versace, assassinato il 15 luglio del 1997 a Miami da Andrew Cunanan. La sorella minore Donatella diventa così direttore creativo del brand e traghetta l’azienda nel nuovo millennio. Fra alti e bassi, si arriva alla Milano Fashion Week 2018 tenutasi la scorsa settimana per presentare le collezioni spring/summer 2019. Come sempre, è durante quest’evento che la Versace SPA presenta la propria linea.

Quest’anno però i coloratissimi capi presentati in passerella sono stati oscurati da una notizia davvero esplosiva. L’americana Michael Kors Holdings, quotata anche a Wall Street, ha infatti acquistato il 100% della casa di moda milanese per circa 2 miliardi. Un colpo davvero grosso per l’azienda statunitense, che già lo scorso anno aveva acquisito anche il marchio di scarpe Jimmy Choo. Una vera e propria scalata al successo la sua.

Diverse indiscrezioni erano già trapelate nelle ultime 24 ore ma ora si ha la certezza che l’accordo sia stato ormai concluso e firmato. Stanno già emergendo infatti le prime dichiarazioni ufficiali da parte delle due aziende coinvolte: “Lo stile iconico di Donatella è al centro dell’estetica del design di Versace. Lei continuerà a guidare la visione creativa dell’azienda. Sono entusiasta di avere l’opportunità di lavorare con Donatella sul prossimo capitolo di crescita di Versace” ha detto John D. Idol, Chairman e Chief Executive Officer di Michael Kors Holdings. Dal canto suo, Donatella ha affermato: “Santo, Allegra e io siamo consapevoli che questo prossimo passo consentirà a Versace di raggiungere il suo pieno potenziale“.

Alla chiusura delle operazioni finanziarie non esisterà più la Gianni Versace SPA, ma il “Capri Holdings Limited“, il nuovo nome che l’azienda americana ha deciso di dare a questa sua nuova piccola creatura.

Ma che fine farà il “Made in Italy”? Versace e gli altri brand italiani divenuti proprietà di stranieri

L’azienda creata da Gianni Versace non è però la sola a essere passata sotto il controllo di colossi stranieri, pare che il “Made in Italy“, anno dopo anno, stia ormai perdendo tutti i suoi pezzi da 90.

La Parmalat SPA, fondata nel 1961 in un piccolo caseificio a Collecchio (Parma), da luglio 2011 è controllata per l’80,30% dalla francese Lactails. Lo stesso si può dire della cara vecchia Fiat, oggi facente parte del gruppo industriale Fiat Chrysler Automobiles, una multinazionale italo-statunitense di diritto olandese. Un altro caso ancora è l’AC Milan, che il 13 aprile 2017 fu ceduta all’imprenditore cinese Li Yonghong, che divenne così nuovo presidente del club. Circa un anno dopo però, il club calcistico ha subito un nuovo ribaltone societario: il 21 luglio 2018 infatti il fondo d’investimento americano Elliott è subentrato all’inadempiente Li Yonghong, nominando Paolo Scaroni nuovo presidente del club rossonero.

I gioielli dell’imprenditoria italiana stanno ormai subendo continue battute d’arresto, le aziende straniere stanno assumendo il controllo in diversi settori e il livello di competizione è diventato davvero molto alto. Risulta quindi veramente difficile restare a galla senza una buona base economica, stabile e duratura.

Il “Made in Italy” sta davvero esalando i suoi ultimi gloriosi respiri? Cosa resterà alla fine?

A proposito di Federica Squillante

Classe 1993, nata a Sarno in provincia di Salerno. Amo il mare, la pizza ed un buon piatto di pasta al pomodoro. La costiera amalfitana è il mio posto felice, soprattutto la piccola e splendida Cetara. Sono del segno della bilancia, non mi arrabbio quasi mai ma cambio umore continuamente. Sogno da sempre di fare della scrittura il mio lavoro e per questo all’università ho deciso di studiare comunicazione: prima la triennale al campus di Fisciano e poi la magistrale a Bologna. Nel rosso e dotto capoluogo emiliano ho scoperto nuovi sapori e colori, ho imparato ad apprezzare i tortellini in brodo e a vivere in città. Sono un’inguaribile romantica e una femminista convinta. Ho sempre con me un buon libro nel mio inseparabile zainetto nero. Pagherei oro per stringere la mano a Luciano De Crescenzo e Andrea Camilleri. Seguo troppe serie tv ma nonostante ciò continuo a cercarne sempre di nuove. Meredith Grey è la mia persona.

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